7 strategie (dello psicoteraputa) per migliorare l’intimità di coppia

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Quando si parla di intimità, è abbastanza frequente che venga confusa o accorpata alla sessualità. In realtà non sono necessariamente la stessa cosa, pur essendo in relazione tra loro.
Per meglio comprendere, basti pensare che è possibile fare sesso senza che ci sia un reale coinvolgimento intimo tra le persone, così come può esserci intimità tra due persone, senza che necessariamente ci siano incontri fisici.

L’intimità include aspetti diversi (fisici, mentali, emotivi) che possono essere sperimentati in rapporti e contesti differenti. Generalmente gli uomini sembrano avere più difficoltà a stabilire intimità con l’altro, probabilmente per un condizionamento culturale per cui il maschio deve apparire forte, autonomo, razionale, con emozioni controllate e non esternabili.

Al di là delle differenze di genere, l’intimità è qualcosa di non predefinito, ma si costruisce all’interno della relazione, attingendo da una dimensione interiore personale. A tal proposito, va da sé che esperienze precoci (e non) traumatiche possono incidere in maniera significativa nel nostro modo di vivere e sentire l’intimità, fino a rappresentare, in certi casi, una vera e propria minaccia.

Come coltivare l’intimità di coppia?

Ma quando una coppia può considerarsi intima? Per Sternberg (1986) intimità significa sentirsi vicini, uniti, desiderare il bene dell’altro, poter contare sull’aiuto dell’altro in caso di bisogno, comprendersi reciprocamente, condividere noi stessi con l’altro, darsi sostegno emotivo, rispettarsi e avere fiducia. Ogni persona ed ogni coppia attribuisce il suo personale significato al concetto di intimità, ma alcune componenti – che fanno di un legame un’unione intima – sono generalizzabili.

Capacità di vedere il buono nell’altro

Questa capacità va in controtendenza rispetto all’abitudine di notare ciò che non funziona nel partner e nella coppia. Riconoscere ciò che si apprezza e si ama nell’altro e utilizzare affermazioni, apprezzamenti e affetto per comunicarglielo, spiana la strada verso la vera intimità.

Possiamo partire dal chiederci quante volte diciamo al nostro partner di essere felici che lui/lei faccia parte della nostra vita, o che “ci piace”. Per poi riflettere su quando è stata l’ultima volta che abbiamo espresso un apprezzamento verbale per le azioni dell’altro. Al contrario, quando è stata l’ultima volta che abbiamo mosso una critica? Se le critiche sono più numerose degli apprezzamenti, per migliorare l’intimità di coppia, è necessario imparare a invertire la rotta.

Di frequente le coppie che incontriamo, pur avendo anni di relazione “intima”, mostrano un’enorme difficoltà nel mettere in evidenza quali siano le qualità che appartengono al proprio partner. Devono pensarci e ripensarci prima di poter elencare uno o due qualità che, in maniera evidente, vengono esplicitate senza neanche troppa convinzione o alludendo ad un difetto connesso a quella stessa qualità (per esempio: “è un gran lavoratore” lasciando intendere che questo è anche un difetto, in quanto il lavoro è ciò che lo rende poco presente in famiglia).

Attenzione e cura

Curare il rapporto, dare ascolto e accogliere l’altro permette alla relazione di rinnovarsi ogni giorno. Prendersi cura dell’altro, preoccuparsi del benessere psicofisico e dei sentimenti dell’altro, significa semplicemente considerare il partner non un prolungamento di sé stessi, ma una persona con bisogni propri.

Presenza di confini protettivi

La coppia è un sistema sociale inserito in altri sistemi sociali, pertanto influenza ed è influenzata dalle forze provenienti dalle famiglie d’origine, dai contesti lavorativi, dal sottosistema dei figli. È fondamentale che entrambi i partner contribuiscano a creare e curare intorno alla coppia dei confini che ne sanciscano l’identità. È molto frequente notare nella pratica clinica, quanto questo – sebbene appaia un punto banale e scontato – sia quello più fragile nelle coppie non sufficientemente intime.

Spesso la coppia cede, più o meno consapevolmente, molti dei propri spazi alle famiglie di origine; è abbastanza frequente che le scelte vengano prese mettendo dentro le aspettative, le idee, i bisogni di una o di entrambi i nuclei familiari di provenienza.

In altri casi, sono i figli ad essere “messi dentro” al sottosistema genitoriale, per cui la coppia non ha più alcun spazio per sé: la presenza dei figli diventa uno “strumento” utile a creare distanza dal proprio partner, senza mai problematizzare in modo esplicito la relazione. È spesso questa la motivazione per cui in moltissime coppie, man mano crescono i figli, aumentano le difficoltà: la progressiva perdita della funzione genitoriale, dovrebbe condurre ad un nuovo investimento nella dimensione di coppia, ma talvolta la distanza accumulata diventa eccessiva al punto che risulta più facile imboccare strade diverse.

Coltivare aree di piacere personali e di coppia

Uno dei presupposti più importanti dell’intimità di coppia è la capacità di vivere una dimensione di intimità personale. Ciò significa che ognuno nella coppia deve poter avere chiaro quali sono i propri bisogni e le proprie aspettative, in buona sostanza prima che la coppia possa definire un confine con l’esterno, ciascuno deve avere chiaro il proprio di confine e, soprattutto, non dimenticare di rispettarlo e proteggerlo.

Nelle nostre terapie questo è spesso il lavoro più complesso da affrontare, poiché è molto diffusa l’idea che più si condividono le passioni, gli spazi ed i pensieri, più la coppia vive intimità. Di fatto quello che accade è un appiattimento tra i due, nonché una negazione dell’individualità, con l’effetto di un allontanamento progressivo oltre che da sé stessi, anche dall’altro.
Se riusciamo ad essere intimi con noi stessi, a connetterci con le nostre parti più profonde, possiamo capire come muoverci anche nelle relazioni con gli altri. Cosa accogliere e cosa non autorizzare. È quando i membri della coppia riescono a fare questo fondamentale passaggio, che potranno diventare realmente capaci di condividere.

Interdipendenza

Non ha a che fare con la dipendenza reciproca, ma con la capacità di appoggiarsi all’altro, pur restando autonomi, quando si sente il bisogno di farlo. Le persone dipendenti in genere ricercano l’altro perché sentono di non possedere le risorse necessarie per fronteggiare le situazioni. Si cade in un rapporto genitore-figlio in cui uno dei due si assume le responsabilità per entrambi, con la conseguente sensazione di carico emotivo (ma anche di una gratificazione legata al potere ed al sentirsi indispensabile nella coppia).

L’altro membro della coppia, generalmente vive un senso di incapacità (ma anche la gratificazione di non prendere troppe decisioni, delegandole all’altro). C’è differenza tra un «Mi manca, mi rende felice, ma ne posso fare a meno» e «senza lui/lei non posso vivere». Nel primo caso si è in cammino verso l’interdipendenza, nel secondo si rimane incastrati in un ruolo di dipendenza, tipico del rapporto genitore – figlio.

Condivisione emotiva

L’emozione più facilmente espressa nella coppia è la rabbia che spesso viene usata per coprire altri sentimenti (frustrazione, inadeguatezza, tristezza). Il dolore, invece, è lo stato d’animo più spesso occultato, talvolta perché considerato indice di debolezza, altre volte perché si ha la sensazione che l’altro non possa accedere adeguatamente a quel vissuto, in quanto viene ritenuto emotivamente incapace di comprendere fino in fondo (“tu non mi puoi capire!”). La condivisione del dolore apre la possibilità di aumentare la comprensione e l’empatia nella coppia, laddove c’è la disponibilità da parte dell’uno di mettersi a nudo e dell’altro di accogliere. C’è da dire che accade molto spesso anche che il dolore venga “gridato” all’altro/a, e che quest’ultimo/a si trovi in piena difficoltà nel decodificarlo e nel contenerlo: alcuni dolori che sembrano appartenere alla coppia, talvolta sono ben più antichi e risulta inappropriato chiedere all’altro, di capirlo, di consolarlo, o addirittura di guarirlo.

Perdono: Il risentimento, la rabbia, l’amarezza spesso presenti nella relazione di coppia, possono scaturire dalle ferite che i partner si infliggono l’un l’altro e che non vengono perdonate.
La rabbia cronica ha ricadute negative sulla relazione, ma può essere altrettanto tossica per la salute fisica e mentale dell’individuo che la prova. La rabbia fa crescere la reattività allo stress e il rischio di sviluppare malattie organiche come quelle cardiovascolari.
La ricerca psicologica ha dimostrato che perdonare ha l’effetto di alleviare stress, ansia e rabbia, facilitando il superamento del passato, la possibilità di vivere pienamente il presente e ristabilendo una funzionale progettualità futura.
Per la coppia perdonare può significare avere un’autentica possibilità di riconciliazione che passa dal dare senso all’evento o all’azione, che ha provocato la ferita dolorosa, e dalla possibilità di integrare nel proprio vissuto nuove considerazioni e punti di vista. Attenzione, perdonare non significa sminuire o dimenticare il danno subito, perdonare è un processo complesso e spesso doloroso, ma che porta notevoli benefici alla persona che perdona più che a quella che viene perdonata.

Va da sé che non tutte le dimensioni generalmente sono sempre ed in ugual misura presenti nella vita di una coppia. La relazione vive cicli di vita e in alcune fasi è fisiologico che alcune di queste siano più fragili ed altre più forti. Ad esempio, la nascita dei figli porta un’inevitabile riduzione degli spazi per la coppia; ciò che è fondamentale è che questi stessi spazi possano ridefinirsi gradualmente e progressivamente.

È anche vero che alcune parti possono restare a vita meno forti di altre e non per questo la coppia è destinata al fallimento. Chiaramente – facendo riferimento a queste sette dimensioni – laddove prevalgono le aree di fragilità, bisognerebbe interrogarsi sulla possibile situazione di crisi di coppia più o meno latente.

Riscontriamo con grande frequenza la situazione in cui le coppie chiedono aiuto quando la distanza tra loro sembra incolmabile; è fondamentale, invece, acquisire più precocemente possibile i segnali di un malessere nella coppia, così da attivare le giuste misure preventive.

Autrici: Serena Pedi & Antonella Megna, Psicologhe e Psicoterapeute – Consulenti Sessuologhe e Ipnotiste. Ricevono online e in studio di Parlermo.