8 errori apparentemente innocui che ti rendono una persona insicura

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Dottoressa in psicologia, esperta e ricercatrice in psicoanalisi. Scrittrice e fondatore di Psicoadvisor

L’insicurezza pone le radici nella bassa autostima, una forza vampirizzante che ci fa sentire vulnerabili di fronte a qualsiasi cosa. Fin da giovani ci mettono in allerta su qualunque cosa, su cosa è meglio mangiare, bere, come vestirsi e come ci si deve comportare. Incominciamo fin da piccoli a capire ciò che ci fa stare male, ciò che ci traumatizza nel profondo ma nessuno ci insegna a dover cercare sempre un lato positivo della vita, una lezione che possa farci crescere.

Le nostre emozioni ci bloccano e ci fanno concentrare solo sulle cose negative, facendo sì che ogni banalità ci danneggi direttamente: un giudizio malevolo sul  lavoro, una presa in giro sul nostro aspetto fisico…  Il cervello le rinsalda nel tempo..  Di conseguenza, potremmo facilmente essere insicuri per cose del tutto normali, come:

  • l’aspetto fisico
  • il peso
  • la statura
  • la carriera professionale
  • lo stipendio
  • il possesso di un’auto
  • la natura di un rapporto personale

Per superare l’insicurezza non è sufficiente dire a se stessi “voglio migliorare”. Per cambiare il nostro modo di gestire noi stessi e gli altri è necessario eliminare le regole interne che derivano dalla sensazione di scarsa accettazione, paura di non piacere e l’emotività che accompagna questi “comandamenti”.

La poca autostima esercita nel cervello ansia sociale, la paura di essere al centro dell’ attenzione, di fare qualsiasi cosa non ritenuto normale agli occhi degli altri. L’aver paura di sbagliare non è sempre un male, tuttavia essere insicuri di se stessi, ci porta ad aver paura anche di deludere noi stessi e gli altri. Insomma, dietro questo meccanismo, facciamo pensieri del tipo ”Di sicuro il mio aspetto non mi aiuta ad avere una relazione!, oppure ”Se al colloquio facessi una brutta figura?”, “Non credo di essere all’altezza di…”

8 errori che ci rendono sempre più insicuri

Sentirsi insicuri fa parte della vita. Avere quella sensazione interiore di incertezza aiuta le persone a conoscere le proprie potenzialità e a sfidare le proprie capacità, ed è funzionale al benessere mentale e psicologico delle persone. Se rielaborata, l’insicurezza può quindi essere vista come un momento di crescita. Il problema è che questo non sempre succede. A volte questa insicurezza blocca le persone e le fa sentire incapaci. In questo caso si attiva uno schema disfunzionale inconscio, automatico e involontario, che non consente di vivere serenamente la propria vita. Quelli che seguono sono errori comuni apparentemente innocui che tuttavia ci creano nuovi problemi di autostima.

1. Diamo importanza al giudizio degli altri

Pensiamo che se gli altri ci apprezzano e ci approvano miglioreremo la nostra considerazione di noi stessi. Siamo portati a pensare che se curiamo il proprio aspetto fisico, ad esempio, l’abbigliamento o altri dettagli esteriori la nostra autostima cresce. Questo è un errore perché questo atteggiamento si può ripercuotere contro noi stessi, perché:

  1. Il giudizio degli altri diventa fondamentale per la nostra autostima, e questo ci rende deboli
  2. Non miglioriamo davvero la nostra autostima: in effetti stiamo solo cercando di avere apprezzamenti dalle persone con cui entriamo in contatto.
  3. Il giudizio degli altri si basa su cosa vedono di noi, su elementi superficiali, pertanto è un sistema che dura poco, solo fino a che gli altri continuano ad apprezzarci.
  4. Se la nostra autostima dipende da cosa dicono gli altri di noi, allora è finita: dipenderemo sempre da loro.. e questo ci condizionerà in ogni aspetto della nostra vita.
  5. In realtà è proprio quando teniamo conto del giudizio degli altri, che la nostra autostima è più debole
  6. Se appoggiamo la nostra autostima agli altri, anche se all’apparenza non sembra, sarà inevitabile andare sulle montagne russe. Oggi l’autostima sale, domani scenderà, in base all’umore di chi ci circonda. Questo è uno dei peggiori errori che possiamo commettere.

Esempio

Caio sa di essere una persona insicura, per compensare quando sta con gli amici mette abiti griffati, un buon profumo….pensa insomma che questo suo look possa aiutarlo. Poi capita che va al supermarket senza curare il suo aspetto e incontra un suo conoscente. Ecco, la sua autostima starà sotto i piedi e se la terrà per un bel po’.

Come ci rendiamo conto che stiamo commettendo questo errore?

  • Quando quello che pensano gli altri di noi influenza il nostro umore.
  • Quando facciamo certe scelte in funzioni degli altri per evitare di scontrarci con il loro parere
  • Quando crediamo in ciò che facciamo semplicemente perchè sono gli altri a crederci. Allo stesso modo se nessuno crede in ciò che facciamo, nemmeno noi stessi avremo fiducia nelle nostre capacità.
  • Quando usiamo un linguaggio che non ci appartiene, parole, termini che utilizzano le persone che ci sono vicine.

2. Ci misuriamo in base ai nostri risultati

Secondo errore grave: basare il proprio valore sui propri risultati: “Se vinco vuol dire che valgo, se perdo no”. Perché è un grosso errore? In primo luogo i risultati che otteniamo dipendono dal metro con cui li misuriamo; vittoria e sconfitta sono concetti abbastanza relativi. Oggi possiamo non raggiungere un obiettivo ma questo non significa che non lo raggiungeremo mai! Ebbene sì, le sconfitte sono i momenti migliori per imparare, migliorare e poter poi raggiungere i nostri obiettivi.

Ovviamente se viviamo ogni sconfitta perdendo fiducia nelle nostre capacità, stiamo diventando i nostri peggiori nemici. I nostri risultati sono condizionati da tanti fattori che non possiamo controllare, per cui non sono mai espressione autentica del nostro valore.

Esempio pratico

Caio si iscrive all’università con i migliori propositi. Le cose vanno abbastanza bene i primi tempi. Sostiene gli esami in programma, segue i corsi e per i primi due anni di studio tutto fila liscio. Purtroppo poi le circostanze cambiando, difficoltà esterne e interne (stati d’ansia, emotività, lutto, relazione finita male…) incidono fortemente sui suoi profitti universitari fino a paralizzarlo. Non segue più i corsi, i mesi passano e l’idea di fare un esame diventa sempre più lontana, più difficile da realizzare e intangibile. Il traguardo, la laurea, diventa una meta lontanissima, impossibile da raggiungere per Caio.

Come capiamo che stiamo commettendo questo errore?

  • Pensiamo bene o male di noi in base ai nostri risultati.
  • Evitiamo di parlare delle sconfitte, le nascondiamo se possiamo
  • Ci vantiamo con tutti dei nostri successi
  • Non è che abbiamo vinto o perso: noi pensiamo di essere vincenti o perdenti.
  • Abbiamo fiducia in noi se otteniamo solo buoni risultati, altrimenti pensiamo di essere degli incapaci

3. Facciamo paragoni

Abbiamo la cattiva abitudine di confrontarci con gli altri. Stabiliamo se valiamo in funzione del paragone che facciamo tra noi e alcune persone. Il paragone ci porta a valutare se siamo meglio o peggio di qualcuno. Innanzitutto il paragone si basa sui risultati. Non abbiamo altri elementi su cui basarci. I risultati sono qualcosa di evidente e facile da cogliere. Così confrontiamo quello che abbiamo fatto tu con quello che hanno fatto gli altri e valutiamo chi è migliore.

Il paragone è un giudizio superficiale che non tiene conto di un sacco di variabili che non vediamo! La nostra storia, le nostre esperienze, le nostre emozioni, le scelte, i sentimenti, e tanto altro che non entra in gioco. In più, il paragone si basa sempre sul giudizio degli altri: chi ha deciso cosa è meglio in una certa situazione? In base a cosa posiamo stabilire se siamo migliori o peggiori di altri? Semplicemente, in base ad aspetti che gli altri, hanno definito importanti e corretti.

Esempio

Se Tizio si è laureato prima di Caio non significa che è più bravo.  Cosa sappiamo veramente di questo Tizio? Che privilegi ha avuto? Caio magari non si è ancora laureato ma nel frattempo ho guadagnato un bel po’ di soldini: ha avuto altre gratificazioni, ha avuto successo su altri fronti.

Come capiamo che stiamo commettendo questo errore?

  • Quando osserviamo il nostro percorso personale, lo confrontiamo con quello di persone simili a noi per età, cultura, istruzione, livello economico, città e via dicendo.
  • Quando per sentirci miglio, ci paragoni a chi, simile a noi, ha fatto peggio.
  • Quando ci sentiamo peggiori, pensando a chi, simile a noi, ha fatto meglio.
  • Quando tiriamo spesso in ballo gli altri: “Loro lo hanno fatto e io no” oppure “Perché dovrei farlo se loro non lo fanno?”.
  • Quando non sappiamo apprezzarci per quello che valiamo veramente, ma ci apprezziamo se superiamo qualcuno in quel determinato campo.

4. Ci focalizziamo su problemi e mancanze

L’autostima risente del modo in cui osserviamo chi siamo e le nostre capacità. Un errore grave è pensare sempre in negativo quando riflettiamo su di noi; pensiamo più spesso agli errori che abbiamo commesso che non ai successi ottenuti. Sappiamo bene cosa non ci riesce,  ma non abbiamo presente le cose in cui eccelliamo. Pensiamo soprattutto a cosa ci manca  e consideriamo ovvie e banali, le cose che possediamo e ci arricchiscono.

Esempio

Caio non è riuscito a laurearsi ma ora gestisce un locale che gli da gratificazioni notevoli

Come capiamo che stiamo commettendo questo errore?

  • Se ci chiedono di elencare 10 difetti, ci viene facile
  • Se ci chiedono di elencare 10 pregi dobbiamo pensarci un sacco, e forse non li troviamo
  • Parliamo spesso dei nostri problemi, delle difficoltà o di quello che ci manca e vorremmo, ma non abbiamo
  • Ci lamentiamo spesso
  • Anche negli altri vediamo più difetti che pregi.

5. Ci scusiamo troppo in fretta e troppo spesso

“Scusa il disturbo”, “Mi dispiace …”, “Scusa, se ho…”, “Scusa se mi sono permesso”…“Scusa, spero di non aver sbagliato” Chiediamo scusa anche quando non è nemmeno giustificato! L’atto di scusarsi deve essere tempestivo e significativo. Non deve essere un esercizio continuo e quasi maniacale, in cui in qualche modo affiora e viene prefigurata una certa mancanza di fiducia.

  • Perché dire sempre mi dispiace?
  • Hai fatto qualcosa di sbagliato?

Nella maggior parte dei casi, no, non l’hai fatto! C’è bisogno di chiedere scusa per condividere i tuoi pensieri? Prima di usare queste parole, prendi in considerazione se sono necessarie.

L’insicurezza, nelle sue varie forme può essere un ostacolo molto insidioso per la nostra felicità

Se riesci ad avere fiducia in te, ad approvarti ogni giorno e ogni momento, ti sentirai continuamente bene. E una volta che avrai imparato a credere nel tuo VALORE, potrai imparare ad amare e ad accettare gli altri. Non credere di poter amare qualcuno se non ami te stesso. Tu non sei su questa terra per far piacere a qualcuno. Sei chiamato a vivere la tua vita a e percorrere la tua strada. E’ dall’amore di se stessi che bisogna partire. “Amare se stessi è una avventura meravigliosa. E’ come imparare a volare. Amare se stessi vuol dire essere consapevoli di avere un valore che niente e nessuno può alterare o sminuire. Non c’è bisogno, quindi, di convincere gli altri del nostro valore, l’importante è accettarsi interiormente indipendentemente dalle opinioni esterne.

Abbiamo ombre e luci, siamo efficienti e talvolta pigri, siamo coraggiosi e talvolta pavidi, siamo brillanti e imbranati, determinati e arrendevoli, siamo questo e anche quello! Siamo complessi, tutti diversi e meravigliosamente unici. Non siamo altro che perfettamente imperfetti….e tutto questo ci restituisce alla nostra umanità!

A cura di Ana Maria Sepe, psicologo e fondatrice della rivista Psicoasvisor
Autore del libro Bestseller “Riscrivi le pagine della tua vita” Edito Rizzoli
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