
Magari sappiamo cosa ci farebbe stare bene, sappiamo cosa dobbiamo fare, ad esempio, fare quella telefonata a quella persona, andare a correre, cucinare sano, parlare chiaro con qualcuno, occuparsi della casa, ecc. eppure finiamo sempre per fare qualcosa di diverso da quello che noi stessi riteniamo la cosa giusta e la cosa buona.
Evidentemente dobbiamo ipotizzare la presenza dentro di noi di un’altra parte che “ci vuole male”, che non vuole prendersi cura di noi, che ci danneggia attraverso pensieri, più o meno consapevoli, del tipo “lascia perdere”, “tanto a che serve?!”, “sarà il solito fallimento” “anche questa volta non riuscirai” “non sei all’altezza” “che provi a fare?” “è tutto inutile” “non hai diritto a prenderti cura di te” e chissà quanti altri pensieri auto-sabotanti simili che frenano “da dentro” la possibilità di volerci bene…
In questi casi un primo livello di intervento per migliorare la situazione ovvero per aiutare la persona a sviluppare pensieri e azioni nella direzione del benessere è quello di renderla consapevole di questo “dialogo interiore” tra le parti che fanno il tifo per il sé (impegnati e prenditi cura di te) e le parti avversarie, belligeranti, ma sempre parti interne, che boicottano, che remano contro, che tengono la persona al palo, che la vogliono far essere, pensare e agire come ha sempre fatto per ottenere i risultati che ha sempre ottenuto ovvero sofferenza emotiva, bassa autostima, problemi di relazione, ecc… I soliti problemi che si porta appresso da tempo immemore. La verità del piffero. Quando è difficile cambiare…
A volte questo tipo di intervento sullo “scontro tra parti di sé” può essere sufficiente per aiutare la persona a rendersi conto di quale teatro conflittuale interiore sia attivo e darle la giusta scossa per dar retta alle parti di sé “positive” e cominciare ad agire di conseguenza…
In altri casi, invece, questo non basta. Magari cominciamo ad agire dando retta alle parti supportive che ci vogliono far stare bene e agire per migliorare la qualità della nostra vita… ma prima o poi finiamo per abbandonare l’impresa, smettiamo di fare qualcosa di buono per noi stessi e ricaschiamo in vecchie abitudini disfunzionali di pensiero e azione, finendo per provare le solite emozioni dolorose e per vivere relazioni e contesti di vita pieni di malessere, frustrazione, delusione, rabbia, tristezza, angoscia, senso di colpa, vergogna ecc.. Ci ricasco sempre…