Frasi tipiche di chi ormai ti tiene in pugno

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Dottoressa in psicologia, esperta e ricercatrice in psicoanalisi. Scrittrice e fondatore di Psicoadvisor

Le parole hanno un potere immenso: possono costruire, rafforzare e dare vita a relazioni profonde, ma possono anche manipolare, sottomettere e intrappolare. Quando qualcuno esercita il controllo su di noi, non lo fa sempre con gesti eclatanti o con imposizioni palesi. Molto più spesso, il dominio si costruisce attraverso parole scelte con cura, frasi dette con apparente innocenza che, poco a poco, erodono la nostra autostima, la nostra sicurezza e la nostra capacità di autodeterminazione.

In una relazione sana, che sia sentimentale, familiare, lavorativa o amicale, ogni persona ha il diritto di esprimersi liberamente e di essere accettata per ciò che è. Tuttavia, in dinamiche relazionali tossiche, uno dei due tende a imporsi sull’altro, sfruttando tecniche di manipolazione che, nel tempo, rendono la vittima sempre più insicura e dipendente. Il problema è che spesso queste dinamiche si instaurano in modo subdolo, quasi impercettibile, e quando ci si rende conto di essere intrappolati in una relazione di potere sbilanciata, può essere difficile trovare una via d’uscita.

Frasi tipiche di chi ormai ti tiene in pugno

Come si fa a capire se qualcuno ha preso il controllo della nostra vita senza che ce ne accorgessimo? Un primo segnale importante è il linguaggio che utilizza. Esistono frasi che, ripetute nel tempo, minano la nostra autonomia, ci fanno sentire sbagliati o incapaci, insinuano dubbi nelle nostre percezioni e nelle nostre emozioni. Queste frasi hanno un comune denominatore: non servono a costruire un rapporto sano, ma a mantenere un potere su di noi.

In questo articolo analizzeremo alcune delle frasi più tipiche di chi ormai ci tiene in pugno, svelandone il vero significato e il meccanismo psicologico che si cela dietro di esse. Inoltre, esploreremo le cause profonde di questi comportamenti, per comprendere cosa spinge alcune persone a manipolare gli altri.

1. “Lo faccio per il tuo bene”

Dietro questa frase si nasconde un sottile ricatto emotivo. Viene usata per giustificare comportamenti invadenti, scelte imposte, critiche costanti. Quando qualcuno ci dice che sta agendo per il nostro bene, spesso sta insinuando che noi non siamo in grado di capire cosa sia giusto per noi stessi. In realtà, nessuno può sapere cosa è meglio per noi più di noi stessi. Questa frase serve a farci dubitare delle nostre capacità decisionali e a renderci dipendenti dal giudizio dell’altro.

2. “Se mi amassi davvero, lo faresti”

Qui entriamo nel campo della manipolazione affettiva. Questa frase fa leva sul senso di colpa e sul bisogno di dimostrare il nostro amore o la nostra lealtà. Il messaggio sottinteso è chiaro: se non fai quello che voglio, significa che non mi ami abbastanza. Ma il vero amore non si misura con la sottomissione né con il sacrificio imposto. Nessuno dovrebbe mai sentirsi costretto a dimostrare il proprio affetto accettando condizioni che lo fanno stare male.

3. “Sei troppo sensibile/esagerato/a”

Questa è una classica frase di gaslighting, una tecnica di manipolazione psicologica che porta la vittima a dubitare delle proprie percezioni e delle proprie emozioni. Se qualcuno ci dice ripetutamente che siamo troppo sensibili o che esageriamo, alla lunga iniziamo a credere di essere noi il problema. Invece, è solo un modo per sminuire i nostri sentimenti e giustificare atteggiamenti scorretti.

4. “Senza di me, non ce la faresti”

Un altro modo per mantenere il controllo su qualcuno è fargli credere di essere incapace di farcela da solo. Questo tipo di frase viene spesso usata in relazioni tossiche, sia sentimentali che professionali o familiari. Serve a minare la nostra autostima e a creare una dipendenza psicologica, facendoci credere che abbiamo bisogno di quella persona per sopravvivere.

5. “Dovresti ringraziarmi”

Quando qualcuno ci ricorda costantemente tutto ciò che ha fatto per noi, spesso lo fa con un secondo fine: farci sentire in debito. È un modo per esercitare controllo e farci accettare situazioni che altrimenti non tollereremmo. Se una persona aiuta qualcuno, lo fa per scelta e senza aspettarsi nulla in cambio. Se invece ci viene rinfacciato un aiuto, significa che dietro c’era un’intenzione nascosta.

6. “Nessun altro ti amerà come me”

Questa è una frase che serve a creare paura e insicurezza. L’obiettivo è farci credere che non troveremo mai nessuno che possa amarci allo stesso modo, e quindi dobbiamo rimanere legati a chi pronuncia questa frase, anche se ci fa soffrire. È una tecnica di manipolazione potente, perché gioca con una delle nostre paure più profonde: quella di non essere abbastanza.

7. “Dovresti sentirti fortunato/a ad avermi”

Anche questa frase mira a farci sentire inadeguati e a instillare la paura di perdere l’altro. Il messaggio implicito è che non meritiamo la persona accanto a noi e che, se ci lasciasse, non troveremmo mai qualcuno di migliore. In una relazione sana, entrambe le persone dovrebbero sentirsi fortunate e apprezzate, senza che uno dei due usi questa frase come arma di controllo.

8. “Mi fai sempre arrabbiare”

Questa è una classica frase usata per spostare la responsabilità. Se qualcuno si arrabbia, è perché ha una propria reazione emotiva e un proprio modo di gestire le situazioni. Nessuno è responsabile delle emozioni altrui. Quando qualcuno ci dice che lo facciamo arrabbiare, sta scaricando su di noi la colpa delle sue reazioni e sta cercando di farci sentire in colpa per qualcosa che, in realtà, è sotto il suo controllo.

9. “Non troverai mai nessuno che ti sopporti”

Ancora una volta, questa è una frase che mira a minare l’autostima. Ci fa sentire difettosi, difficili da amare, quasi un peso per gli altri. L’obiettivo è farci credere che dobbiamo rimanere con quella persona perché nessun altro sarebbe disposto ad accettarci. In realtà, ogni persona merita di essere amata e rispettata per ciò che è, senza dover subire umiliazioni o svalutazioni.

10. “Ti conosco meglio di quanto tu conosca te stesso/a”

Questa frase può sembrare affettuosa, ma nasconde un’insidia: ci toglie la possibilità di autodeterminarci. Nessuno può conoscerci meglio di noi stessi. Se qualcuno ripete questa frase con insistenza, sta cercando di imporre la propria visione su di noi, facendoci dubitare delle nostre percezioni, dei nostri desideri e delle nostre decisioni.

Le cause di questo comportamento

Perché alcune persone sentono il bisogno di controllare gli altri? La manipolazione non nasce dal nulla, ma affonda le sue radici in dinamiche psicologiche profonde, spesso legate a insicurezze personali e a esperienze del passato. Ecco alcune delle cause più comuni:

  1. Bassa autostima e bisogno di controllo – Chi esercita la manipolazione spesso ha una profonda insicurezza e sente il bisogno di controllare gli altri per sentirsi potente. Il dominio sugli altri diventa un modo per compensare un senso di inadeguatezza.
  2. Paura dell’abbandono – Alcuni manipolatori temono così tanto di essere lasciati soli che cercano di rendere il partner o la persona a loro vicina dipendente emotivamente, in modo da scongiurare qualsiasi possibilità di separazione.
  3. Modelli appresi nell’infanzia – Spesso chi manipola è stato a sua volta vittima di dinamiche tossiche in famiglia. Se da bambini si è vissuto in un ambiente in cui l’amore veniva usato come strumento di potere, è probabile che da adulti si riproducano gli stessi schemi.
  4. Narcisismo e bisogno di superiorità – Alcuni individui sviluppano un atteggiamento narcisistico che li porta a voler dominare gli altri per sentirsi superiori e confermare il proprio valore.
  5. Paura della vulnerabilità – Mostrare i propri sentimenti significa esporsi, e alcune persone non vogliono correre questo rischio. Per proteggersi, preferiscono mettersi in una posizione di forza e manipolare l’altro per non sentirsi mai in svantaggio.

Se leggendo questo articolo hai riconosciuto frasi che qualcuno ti ha detto, prenditi un momento per riflettere: quella relazione è davvero sana? Ti senti rispettato/a e valorizzato/a? Meriti relazioni basate sulla libertà, sull’amore reciproco e sulla crescita, non sul controllo e sulla paura. Non lasciare che le parole di qualcuno ti tengano in pugno: il potere sulla tua vita appartiene solo a te.

Non stai leggendo questo articolo per caso!

Se ancora stai leggendo questo articolo forse vuoi davvero il meglio per te! E io sono qui, anche se virtualmente, per ricordartelo e per aiutarti a riflettere:  vuoi dedicarti a una persona completamente cieca di fronte ai tuoi lati migliori? A qualcuno del tutto incapace di esprimere qualsiasi apprezzamento rispetto a ciò che sei e che potresti essere? NO, NON LO VUOI.

Accettare e tollerare la mancanza di rispetto, soprattutto se reiterata, vuol dire concedere all’altro accesso illimitato al tuo spazio vitale e il potere di ferirti, rafforzando così il messaggio che lo stesso permesso potrà essere accordato anche nel futuro. Il rispetto è speculare, perché se è vero che l’altro ti manca di rispetto, è anche vero che tu in parte glielo permetti e questa è una responsabilità di cui devi farti carico.

Dovresti chiederti: che cosa vale davvero la pena per me? Come sto usando il mio tempo? Questa domanda puoi ignorarla, oppure iniziare a rifletterci seriamente. Certo, non puoi controllare il comportamento dell’altro, ma puoi operare delle correzioni sul tuo. Ciascuno ne ha la capacità.

Tu puoi farlo…perché accettare e chiudere una relazione d’amore dolorosa significa avere rispetto per te stessa/o. Vuol dire difendere e preservare la tua individualità imparando a stabilire dei limiti. Vuol dire chiarire cosa sei disposta/o a tollerare e cosa no in una relazione per poi fissare dei confini ben precisi, che, se oltrepassati porteranno a delle conseguenze.

Accontentarsi è sbagliatissimo e se ci rifletti, lo sai anche tu!

La vita è unica e non è fatta per essere sopportata, non ci dobbiamo accontentare in amore, dobbiamo piuttosto imparare ad accogliere l’amore che meritiamo. Nel mio ultimo libro «Il mondo con i tuoi occhi», ti parlo di relazioni ma, ancora di più, ti parto di te e di cosa puoi fare per te stesso per costruirti relazioni appaganti, lavorando sui carichi emotivi che ti porti dal passato. Come ti ho spiegato, le nostre esperienze ci rendono ciò che siamo ma noi non siamo impotenti. Sono molte le cose che puoi fare per te stesso e che puoi spiegare al tuo partner, nozioni che fino a oggi ignori. Perché come scrivo nell’introduzione del libro “Puoi continuare a guardare il mondo come ti hanno insegnato oppure con i tuoi occhi”.  Nel libro, troverai molti esercizi psicologici pratici che potranno aiutarti in mondo tangibile fin da subito. Per tutte le informazioni sul libro “Il mondo con i tuoi occhi“, ti rimando a questa pagina Amazon.

A cura di Ana Maria Sepe, psicologo e fondatrice della rivista Psicoasvisor
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