
«un giorno capiranno chi sono davvero»
Allora, quel “un giorno capiranno chi sono davvero”, non è un pensiero che nasce dal nulla: è una strategia di sopravvivenza. Perché, un tempo, quando eravamo vulnerabili e dipendevamo dal mondo adulto, “essere visti”, poteva fare la differenza tra la vita e la morte. O meglio, tra l’accudimento/sicurezza oppure la trascuratezza/l’incertezza. Questo articolo parla proprio di quel bisogno rimasto in sospeso che urla ancora vivo in noi. E come si esprime? Talvolta mediante fantasie eroiche che costruiamo ancora da adulti per sopravvivere all’indifferenza e alla svalutazione, e della possibilità adulta di restituirci quell’importanza che abbiamo sempre cercato altrove.
La nostra identità nasce dallo sguardo dell’altro. Quando un bambino viene visto, ascoltato, toccato con presenza, il suo cervello registra un messaggio chiaro: io esisto, io conto, io merito. Si tratta di un imprinting sul quale verte il nostro intero senso di identità. Quando quella considerazione non arriva, il bisogno non sparisce. Si amplifica. Diventa una ricerca continua con un radar puntato verso l’esterno. Diventa un’aspettativa inconscia che porta la mente a inseguire conferme e approvazioni.
Cosa possono dirci le nostre fantasia
Questo bisogno condiziona anche le nostre fantasie. Le fantasie eroiche -cioè quelle che ci vedono protagonisti risolutori in situazioni di allarme- non sono fughe innocue della mente: sono strumenti mentali che ci aiutano a sentirci completi, a sperimentare controllo e a costruirci una storia di valore personale.
Quando immaginiamo scenari, quando ci vediamo in certe situazioni, quando anticipiamo un futuro, non stiamo solo fantasticando.
Stiamo rivelando ciò che ci manca, ciò che temiamo e ciò che desideriamo. E queste immagini non restano in testa. Condizionano tutto:
- le aspettative
- il modo in cui leggiamo i comportamenti degli altri
- l’umore
- il livello di sicurezza interna
- persino lo stato del corpo, che si prepara a ciò che la mente immagina (livelli ormonali, difese immunitarie, produzione di neurotrasmettitori)
La fantasia non è mai solo fantasia. È regolazione corporea, è memoria, un tentativo di equilibrio. Per questo vale la pena fermarsi un momento e chiedersi: che tipo di fantasie ricorrenti abita la mia mente? Domanda semplice che possono fornirti risposte potentissime che parlano dei tuoi veri bisogni. Ripensa, con tanta sincerità, alle fantasie più ricorrenti. La tua mente insiste su cosa?
- Immagini di riscatto?
- Scene in cui qualcuno finalmente ti nota?
- Dialoghi che non hai mai avuto?
- Situazioni in cui ti vendichi o ti fai valere?
- Scene in cui salvi delle persone?
- Momenti in cui hai successo?
- Immagini in cui chi ti ha ferito si pente?
- Fantasie di perfezione, dove finalmente tutto fila liscio e tu non sbagli niente?
- Film mentali in cui vinci, trionfi, sorprendi tutti?
- Scenari di abbandono, in cui vieni lasciato e allora ti prepari al peggio
O magari fantasie più intime, ma anche più rare perché, se quelle appena elencate sono vaghe, riguardanti il futuro… queste ti riportano lì, al centro di un dolore già vissuto.
- essere amato da qualcuno che oggi non può amarti
- Protetto e rassicurato da qualcuno che non c’è stato
- Essere visto da un genitore che non ha saputo farlo
- Lodato per qualcosa che nessuno ha mai valorizzato
- Cambiare un evento doloroso e umiliante
Queste fantasie mentali non sono capricci. Sono indicatori emotivi. Come premesso, sono il modo in cui la mente cerca di compensare una carenza. Gli scenari che ritornano, tornano per un motivo… e sono preziosi, perché ti comunicano esattamente ciò che la tua consapevolezza non riesce a dirti. C’è una verità importante: le fantasie che ripeti sono la mappa delle tue ferite. E anche la mappa dei tuoi bisogni. Quando inizi a osservarle come informazioni, cambia tutto perché puoi cominciare ad ascoltare ciò che ti vogliono dire. E soprattutto, puoi iniziare a darti finalmente ciò di cui hai bisogno.
Restituirci da soli l’importanza che abbiamo sempre cercato fuori
Per quanto un tempo questo pensiero “un giorno tutti capiranno quanto sono speciale” ti abbia protetto, ti abbia tenuto al sicuro dalla trascuratezza e dall’invalidazione… Oggi non ti serve più. Può essere doloroso staccarsi dai meccanismi difensivi del passato, perché significa prendere atto che non avverrà, non saranno gli altri a farti sentire importante. Non lo faranno perché solo da soli possiamo restituirci quell’importanza, quel senso di scopo, quel senso di valere che abbiamo a lungo cercato fuori. È qui che avviene la trasformazione. Ma bada bene. Non serve rinunciare al bisogno, serve “solo” imparare a soddisfarlo in modo nuovo, adulto, autonomo. Perché tu non sei più quel bambino messo da parte, escluso e posto ai margini.
Come possiamo iniziare? Prima di tutto facendo chiarezza in noi stessi. Magari dando un nome definito a quel bisogno mai riconosciuto e mai soddisfatto. Quando sentiamo il bisogno di impressionare qualcuno, di ottenere approvazione, di essere riconosciuti, proviamo a dirci:
“Questa è una parte di me che desidera essere vista.” Ripetiamocelo anche quando ci sentiamo in soggezione al cospetto di qualcuno che, in qualche misura, riteniamo più “importante di noi”. Perché anche lì il meccanismo che emerge da quel sentire è lo stesso (io piccolo, insicuro, inferiore… gli altri grandi e gli unici che possono validarmi… lo stesso autoinganno).
Il lavoro emotivo non consiste nel remarsi contro, ma nell’accogliere. Ascoltare ciò che quella immaginazione (o quella sensazione di inferiorità) sta cercando di dirti o di proteggere. Più si ascolta la ferita, più impari a coltivare una sicurezza interiore.
Pratica forme di auto-rassicurazione
Vedere il proprio valore significa:
- trattarsi con la stessa cura che ci si aspetta dagli altri
- accogliere le emozioni invece di giudicarle
- concedersi il diritto di sbagliare
- non ignorare i propri bisogni
- rispettare i propri tempi
- non costringerci a performance che ti distruggono
- smettere di cercare approvazione da chi non può offrirla
Queste pratiche restituiscono lentamente al sistema nervoso la funzione originaria: la capacità di rassicurarsi attraverso la presenza di sé. Purtroppo, cercando la felicità altrove (in un riscatto, in un merito, in un successo) finiamo per diventare assenti a noi stessi. Senza rendercene conto, continuiamo a donarci l’assenza che abbiamo subito da bambini, ma questa volta siamo noi gli unici responsabili.
Quando impariamo a essere presenti a noi stessi, a rassicurarci, siamo in grado di costruire un valore che non dipende dagli altri, ne’ dal confronto, ne’ da quanto riusciamo a stupire qualcuno. Il valore adulto non nasce dalla compensazione di un vuoto. Emerge nella continuità delle nostre scelte, nella coerenza, nella cura che ci dedichiamo, nella qualità delle relazioni che costruiamo. È un lavoro continuo che può regalarci grandi soddisfazioni ed è l’unica via per trasformare la propria vita in un luogo che possa davvero rappresentarci e rispecchiare i nostri valori.
E… un giorno, non ne sentirai più il bisogno
Arriverà un giorno diverso da quelli delle tue fantasie. Non sarà un giorno in cui il mondo ti noterà. Non sarà un giorno in cui gli altri finalmente capiranno quanto vali… Sarà un giorno silenzioso, quasi impercettibile. Ti sveglierai e sentirai che il bisogno di dimostrare qualcosa a qualcuno si è attenuato. Ti accorgerai che non stai più cercando conferme da occhi distratti. Ti sorprenderai nel provare calma dove prima c’era inquietudine. Sarà il giorno in cui ti sentirai completo, integro, appagato… senza testimoni. Perché la tua rivincita, non è quella che hai immaginato per tanto tempo ma è l’unica che possa appagarti davvero.
E non perché hai fatto qualcosa di straordinario, ma perché hai smesso di credere che il tuo valore debba essere certificato da qualcuno che non è te. Quel giorno non avrai più bisogno di riscatto. Non perché la vita sia diventata perfetta, ma perché finalmente avrai iniziato a restituire dignità a quella parte di te che è sempre stata invisibile. Avrai guarito le tue ferite e solo così la felicità può accadere.
Se hai voglia di tornare a sentirti integro, completo, degno… e affermare il tuo posto nel mondo nonostante i carichi pesanti del passato, ti consiglio caldamente la lettura del mio ultimo libro «lascia che la felicità accada – Lezioni di educazione emotiva per imparare a vivere e viversi meglio». Un testo che ti prende per mano e ti restituisce tutto ciò che il mondo non ti ha dato… o meglio, sarai tu a donarlo a te stesso. A dispetto di ogni vissuto. Puoi trovare il libro in tutte le librerie d’Italia o a questa pagina amazon, è il libro più consigliato da psicologi e psicoterapeuti.
Autore: Anna De Simone, psicologo esperto in psicobiologia
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