Chi ha vissuto queste esperienze nell’infanzia da adulto avrà difficoltà ad apprezzarsi

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Dottoressa in psicologia, esperta e ricercatrice in psicoanalisi. Scrittrice e fondatore di Psicoadvisor

Ti senti diversa da come vorresti essere. Al posto di successo, affetto, consensi, sembra che il mondo ti comunichi ostilità, durezza, disapprovazione. C’è qualcosa dentro di te che non ti fa sentire pienamente soddisfatta: non ti senti mai abbastanza, la tua stessa vita non è abbastanza, i tuoi risultati sul lavoro non sono abbastanza e c’è sempre quella sensazione che dovresti lavorare di più, impegnarti più duramente perché è così difficile trovare la vera soddisfazione! Eppure metti cura, cerchi di fare del tuo meglio, ti impegni per essere accettata, accolta, ben voluta.

Tutto questo tuo “sentirti sbagliata” pone le sue radici nell’infanzia

Se il messaggio più o meno implicito che hai ricevuto quando eri piccola  è stato screditante, disconfermante del tuo valore, resterai convinta di non valere e leggerai il tuo vissuto con questa lente interpretativa. In altre parole, se sei convinta di non valere, di non piacere, di essere sbagliata, leggerai ogni dato che ti arriva con questo codice.

Conseguenze del tuo sentirti sbagliata, la coazione a ripetere

Se i tuoi genitori ti hanno lasciato piangere per tutta la notte da sola, senza che nessuno si preoccupasse di te, ti consolasse, ti prestasse le dovute attenzioni e cure, inevitabilmente ti sei sentita abbandonata. Quell’esperienza di abbandono e solitudine hanno avuto un impatto forte sull’inconscio e condizionato le tue esperienze da adulta. Un esempio per rendere meglio il concetto!

Magari un tuo conoscente non ti saluta perché è nervoso, ed ecco che se hai il copione di te stessa come indegna e sbagliata tenderai a interpretare il dato come un segno di ostilità, un giudizio nei tuoi confronti. In pratica è come si procedesse per verifiche. Abbiamo una teoria implicita su noi stessi, ad esempio “Sono sgradevole, non piaccio a nessuno”, il nostro iter cognitivo ci porterà a trovare una conferma di quanto crediamo, e le informazioni provenienti dall’esterno verranno organizzate in modo da costruire una prova di quanto pensato. In pratica ciò che più si teme, si finisce col crearlo da soli. Prigionieri di una profezia autorealizzante.

Quindi, più oggi ti ostini a voler essere abbastanza, a sentire il bisogno di essere amata e più in passato ti hanno fatto sentire come se non valessi nulla. Non ci credi? Non mi meraviglia.

9 esperienze infantili che ti hanno segnato

La maggior parte delle persone non riesce nemmeno a riconoscere le avversità che ha dovuto fronteggiare durante l’infanzia, non è consapevole del dolore sperimentato, delle invalidazioni subite e delle sofferenze interiori patite in quanto tali. E’ per questo motivo che ti riporto degli esempi pratici di modelli educativi ed esperienze comuni che avrebbero potuto invalidarti e non consentirti di sviluppare un nucleo realizzativo, la tua autostima, il tuo amor proprio.

1. Sei stata paragonata agli altri

I genitori o altre figure di riferimento (compresi insegnanti), spesso commettono l’errore di paragonare in modo esplicito, un bambino all’altro al fine di indurre un cambiamento comportamentale. “Guarda Laura, lei sì che è una brava bambina, tu sei solo una bambina capricciosa” o peggio “Hai visto Luca come è stato bravo oggi? Vorrei avere una figlio come lui”. “Se Simona è riuscita a prendere un buon voto, perché tu no?”.

Quando il caregiver (figura accudente) confronta negativamente il suo bambino con gli altri, gli impone un ambiente competitivo assegnandogli, di partenza, il posto da perdente. E’ inutile dire che questo innesca insicurezza, dubbi, diffidenza e anche la credenza di non essere abbastanza buono. Un bambino così educato, cresce con la tendenza intrinseca a confrontarsi costantemente con gli altri, sentendosi “inferiore” (non sono mai abbastanza) o “superiore” (narcisismo per compensazione).

2. Sei cresciuta all’ombra di  un fratello privilegiato

La disparità di trattamento tra fratelli può lasciare una serie di ferite difficili da sanare. In alcuni contesti, il figlio minore è portato inconsapevolmente a competere per conquistare l’amore materno. Quando vi è una differenza di trattamento tra fratelli, l’amore non viene condiviso tra i consanguinei ma diviso, avendo la percezione che un fratello sia privilegiato.

I bambini non possono comprendere le dinamiche che spinge un genitore a favorire un figlio o semplicemente a trattarlo in modo differente, così si autoconvincono di non valere abbastanza da meritare le attenzioni del genitore al pari del fratello. Per maggiori informazioni ti consiglio di leggere i miei articoli:

3. Hai dovuto soddisfare aspettative irrealistiche

A volte i genitori lo fanno in modo esplicito: pretendono che il bambino sia il primo della classe, il più educato, il bambino perfetto… altre volte lo fanno in modo più subdolo e sottile. Un genitore può avere pretese malsane e, al momento del bisogno o quando il bambino è colto in fallo, partono con frasi tipo “come è possibile che mi disubbidisci? Con tutto quello che ho fatto per te?”. In entrambi i casi il bambino inizierà a non sentirsi abbastanza o addirittura a sentirsi responsabile per le insoddisfazioni dei genitori.

4. Hai dovuto prenderti tu cura di tua madre

Se da piccola hai percepito tua madre come fragile o come una vittima, probabilmente c’è stata un’inversione dei ruoli e non hai mai sperimentato la giusta dimensione di sicurezza, di cure e di amore.

Se sei cresciuta con una “madre fragile/depressa”, non hai mai ricevuto la giusta protezione e fin da bambina hai cercato di comportarti da adulta per consolare e proteggere tua madre. E’ inutile dire che hai iniziato a sentirti responsabile per ogni cosa che andava storta nella sua vita e così hai maturato di non essere abbastanza per renderla felice. Sentimento che non ha mai smesso di accompagnarti.

5. Ti hanno sempre assegnato un ruolo da subordinata

Purtroppo molti genitori vedono il bambino come un subordinato, qualcosa di legittima proprietà e, di conseguenza, lo trattano come tale. Questo contesto è davvero drammatico: il ruolo del figlio non cambia nel tempo, anche in età adulta, il genitore continuerà ad avere pretese e continuerà a trattare il figlio in modo subordinato.

Alcuni bambini crescono con lo scopo di soddisfare i bisogni dei genitori e non viceversa come la realtà dovrebbe essere! Quando un bambino fallisce e non riesce a soddisfare le aspettative del genitore, viene colpevolizzato in modo implicito o esplicito. Non c’è da sorprendersi se questi bambini crescono con un senso del sé distorto.

6. Non ti è stata insegnata l’autonomia

Spesso un genitore commette l’errore di sostituirsi al figlio in ogni sua mansione e in ogni sua scelta. Il bambino, in questo contesto, non si sentirà mai abbastanza sicuro di esplorare la vita, prendere decisioni o commettere errori. Questi bambini crescono con la credenza di non essere competenti, questo fenomeno è chiamato “impotenza appresa”.

Il genitore attua un meccanismo consapevole o inconsapevole (a volte consapevolmente, per rendere il bambino dipendente e manipolabile) e come risultato finale si ritroverà con un adulto che non diverrà mai pienamente indipendente dallo stesso genitore. Il genitore dovrà così continuare a soddisfare i bisogno del figlio. Questa dinamica deriva da un’antica e irrisolta paura dell’abbandono del genitore che così facendo vincola il figlio a sé.

7. Semplicemente non sei stata amata nel modo giusto

Un bambino con genitori amorevoli e in sintonia con i suoi bisogni, cresce con la consapevolezza di essere degno di attenzioni, amabile e sicuro di esplorare il mondo che lo circonda. Al contrario, un bambino che cresce con genitori non in sintonia con i suoi bisogni, si convincerà di non essere meritevole, di non essere abbastanza.

8. Hai subito critiche nascoste

Molti genitori hanno un approccio nefasto e negativo nei confronti della vita o nello specifico con i figli; così, anche un complimento può essere percepito come un’offesa, soprattutto quando la personalità è in fase di costruzione.

Quando queste critiche nascoste arrivano da una mamma o da un papà, il risultato è più devastante: ogni critica celata funziona per risonanza e attiva un meccanismo che ti indurrà a pensare che, per quanto tu possa sforzarti, non sarai mai abbastanza… perché è così che le stesse frasi ti hanno fatta sentire da bambina.

9. Hai subito il trattamento del silenzio

Ricordi che da bambina, quando avevi uno screzio con tua madre o tuo padre, lei/lui si comportavano come se tu non esistessi? Come se tu fossi invisibile? Ti ignoravano per mostrare quanto fossero delusi di te.

Se pensi di non essere abbastanza

Lasciare andare le antiche credenze apprese e i ruoli che ti sono stati assegnati durante l’infanzia può essere estremamente difficile, al punto che molte persone credono di non essere in grado di farlo: non c’è da stupirsi, nessuno ci ha mai insegnato a credere in noi stessi!

Se pensi di non piacere, i dati salienti per te saranno quelli atti a darti conferma di ciò. Se ritieni che non sei degna di amore, di accettazione, andrai dunque a cogliere fra le righe quei segnali, di per sé neutri, che però possono essere usati come prove per la tua idea precostituita. Tuttavia, devi sapere che chi si sforza di migliorare se stesso e soprattutto di affrontare un passato doloroso, alla fine avrà le sue grosse ricompense: autonomia, soddisfazione, senso di completezza, capacità di individuare e perseguire i propri obiettivi e… sì, anche autentica felicità.

Affinché questo accada, devi avere il coraggio di guardarti dentro con onestà, apprendere a sostare nello spazio scomodo delle scoperte delle tue antiche ferite, e accettarle. Da quest’accettazione nasce una forza nuova, la paura del giudizio altrui lascerà spazio a una verità, autenticità, che solo chi può permettersi di essere se stesso fino in fondo conosce.

Ti invito a leggere Il mio libro “Riscrivi le pagine della tua vita“

Se hai voglia di fare introspezione, guardarti dentro e metterti davvero in gioco, sappi che ho scritto un libro, ed è il libro che io stessa avrei voluto leggere tantissimi anni fa, prima ancora di diventare una psicologa. S’intitola «Riscrivi le Pagine della Tua Vita». C’è una persona che non dovrebbe deluderti mai: quella persona sei tu! Ricorda: anche tu meriti la tua fetta di felicità in questa vita, abbi il coraggio di allungare la mano per prenderla! È tua, ti spetta di diritto. Il libro puoi trovarlo in libreria e a questa pagina Amazon.

A cura di Ana Maria Sepe, psicologo e fondatrice della rivista Psicoasvisor
Autore del libro Bestseller “Riscrivi le pagine della tua vita” Edito Rizzoli
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