Le maschere che ci rendono prigionieri della nostra vera identità

“Prima di giudicare la mia vita o il mio carattere mettiti le mie scarpe, percorri il cammino che ho percorso io. Vivi il mio dolore, i miei dubbi, le mie risate. Vivi gli anni che ho vissuto io e cadi là dove sono caduto io e rialzati come ho fatto io”.

Ebbene sì, questo aforisma di Luigi Pirandello è più che mai molto attuale: spesso, facciamo l’errore di giudicare le persone in base a ciò che si dice di loro…..e questo ci porta ad essere meno autentici, insomma ad indossare una maschera.

Cosa significa portare una maschera?

Quando nasciamo, in quell’istante, siamo noi stessi. Piangiamo perchè abbiamo freddo e siamo spaesati, ma il calore del petto di nostra madre ci conforta, poi , se i nostri genitori amano sognare e pianificare, cominciano le catene ai piedi. “Tu da grande mi darai tante soddisfazioni!”

Siamo stati educati a compiacere, a non essere amati per quello che siamo ma per quello che facciamo… perché “siamo bravi”, “siamo buoni”, siamo tante altre cose… la famiglia, la società, la scuola ci hanno messo addosso una specie di imprinting, cioè una serie di schemi a cui ci siamo adeguati e che
ci hanno condizionato a indossare determinate maschere.

Insomma, per essere all’altezza dei loro sogni, ci tocca fingere, indossare una maschera. Portare una maschera significa nascondere qualcosa e, in un certo senso, lo si fa comunque per proteggersi in quanto ci si sente vulnerabili.

Può essere una richiesta di amore, anche inconscia, nel senso che si indossa una maschera per mostrarsi “migliori” di come ci riteniamo, in funzione delle aspettative e degli schemi che abbiamo su noi stessi e che pensiamo gli altri abbiano su di noi. Ci poniamo, cioè, in quella che pensiamo essere la maniera più “accettabile” per poter ricevere l’amore di cui abbiamo bisogno… Anche se, in realtà, non è possibile mostrarsi migliori di quello che si è, nel senso che ognuno è il meglio di sé. Chi è veramente se stesso è il massimo che possa essere.

Perdere la propria autenticità

Di solito portiamo diverse maschere nel corso della giornata. Sono maschere che ci permettono di adattarci alla nostra vita quotidiana, al lavoro e alle nostre relazioni sociali. Dietro tali maschere, in molti nascondono le proprie debolezze, le delusioni e le perdite difficili da accettare spesso celate dietro sorrisi di circostanza.

Ecco perché tante volte ci sentiamo dire “sto molto bene, sono felice, le cose vanno alla grande”. E in effetti ci vediamo obbligati a rispondere così perché non a tutti interessano le nostre battaglie interne o i nostri problemi.

Ebbene, anche se è vero che questi sono meccanismi di difesa che usiamo abitualmente, sarebbe meglio non sentirci obbligati ad indossare così tante maschere.

Come posso accorgermi delle mie maschere?

Il primo avviso è il disagio, che sentiamo in modo immediato, senza pensarci. Queste maschere pesano molto e in realtà sentiamo benissimo quando c’è un’incongruenza e il disagio che ne deriva. “Incongruenza” significa pensare una cosa e dirne un’altra, voler fare qualcosa e fare qualcos’altro
ancora… tutto ciò crea distonia, crea un’interruzione del “canale” all’interno di noi… ma la persona sa molto bene quando sta dicendo una cosa e ne pensa un’altra, lo sente da qualche parte, è come avere una piccola spia che si accende.

E nel momento in cui ascoltiamo l’incongruenza e il disagio, che c’è sempre, è come se ci prendessero per mano e ci portassero verso l’uscita di un labirinto, permettendoci di tornare integri, congruenti (quindi unici, veri) nei pensieri, nelle parole e nelle nostre opere.

Liberarci dalle maschere per mostrarci in piena libertà e in tutta la nostra autenticità

Può darsi che molti vi giudicheranno basandosi sulle apparenze. In ogni caso si tratta pur sempre del loro punto di vista e della loro opinione e, come tali, non vi definiscono come persona. Non hanno nulla a che vedere con voi.

Ricordate sempre che le critiche potranno colpirvi e farvi del male solo se voi stessi lo permetterete. Dobbiamo essere noi stessi i veri giudici, gli unici individui che hanno diritto di esprimere un giudizio sulla nostra persona. La cosa più importante è sentirci bene con noi stessi, in perfetto equilibrio con tutto ciò che abbiamo passato. Tranquilli ogni volta che ci guardiamo allo specchio, rendendoci conto degli errori fatti e delle esperienze vissute.

Se ci limitiamo a nascondere ogni giorno emozioni e preoccupazioni, prima o poi emergerà il nostro malessere. La maschera cadrà lasciandoci una sensazione di frustrazione, di rancore non risolto. Non ne vale la pena.

A meno maschere corrisponderà più libertà. Permettetevi di dire che siete ciò che si vede, anche se in un modo o nell’altro conserverete sempre qualcosina per voi stessi. Ci sono cicatrici che non si possono vedere, ferite ancora aperte che ci impediscono di voltare pagina. Ebbene se non riuscite a voltare pagina, forse la cosa migliore è cambiare direttamente libro.

Con ciò voglio dire che ci sono momenti cruciali in cui è necessario cambiare…lasciarci alle spalle determinate situazioni e determinate persone. Quando ci sbarazziamo dai legami negativi, nasce l’autentica libertà. Siamo pronti per iniziare di nuovo, per guarire dalle ferite, per riempirci di nuove aspirazioni che potrebbero mettere in moto le nostre vite.

“Non sono tutto ciò che vedi, né vedi tutto ciò che sono”.

È chiaro che solo noi stessi ci conosciamo in tutta la nostra essenza, ma è sempre più sano mostrarci al mondo con pienezza e libertà, nel modo più sincero possibile. Mostratevi con i vostri valori, i vostri pensieri e le vostre emozioni. Mostratevi senza alcuna maschera anche se a volte sarete costretti a pronunciare verità scomode.Non importa. Tutto ciò vi aiuterà a sentirvi molto meglio.

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Dottoressa in psicologia, esperta e ricercatrice in psicoanalisi. Admin del sito

2 Commenti a “Le maschere che ci rendono prigionieri della nostra vera identità”

  1. Luigi D Errico

    Giu 26. 2018

    Stupenda lettura

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  2. Nadine Maria

    Apr 26. 2018

    Grazie Dottoressa per questa lettura interessante. Anche per le citazioni di Pirandello. Distinti saluti.

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