
Naturalmente, sarebbe banale sostenere che una singola postura possa “svelare” la personalità con precisione
Il modo in cui ci sediamo dipende anche dalla comodità, dall’abbigliamento, dal contesto, dalle abitudini, dalla cultura, dalla presenza degli altri e perfino da eventuali fastidi fisici. La ricerca sul comportamento non verbale mostra però qualcosa di interessante: tendiamo spontaneamente a utilizzare le informazioni corporee per formarci impressioni sugli altri, e alcune dimensioni posturali – per esempio espansività e contrazione – vengono effettivamente associate alla percezione di dominanza, status e sicurezza. Questo non significa che una postura produca automaticamente un certo tratto o addirittura specifiche modificazioni ormonali: le celebri ipotesi più forti sul “power posing”, per esempio, non hanno retto bene alle successive repliche.
Per questo il test che segue va letto in modo diverso
Non chiederti semplicemente “come tengo le gambe?”, ma osserva la configurazione complessiva che senti più tua: quanto spazio prende il corpo, quanto è composto, quanto rimane vigile, quanto si orienta verso l’esterno e quanto sembra creare una sorta di piccolo confine protettivo.
Guarda la foto in alto e scegli la posizione che assumi più frequentemente quando sei abbastanza a tuo agio da non dover pensare a come stai seduto. Non scegliere quella che ritieni più elegante o corretta: cerca quella nella quale il tuo corpo finisce spontaneamente.
Una precisazione importante: non c’è alcuna distinzione di genere nei sei profili. Nell’immagine compaiono uomini e donne esclusivamente per rendere la rappresentazione più varia. La posizione numero 1 non è “femminile”, così come la numero 4 non è “maschile”. Uomini e donne possono riconoscersi indistintamente in qualsiasi postura. Le norme culturali legate al genere possono certamente influenzare il modo in cui impariamo a occupare lo spazio – e la ricerca suggerisce che le aspettative sociali vadano considerate quando si studia il comportamento posturale – ma non esiste una corrispondenza per cui una di queste configurazioni appartenga a un genere specifico.
Come ti siedi rivela la tua personalità
Adesso torna all’immagine in alto, osserva quale posizione hai scelto e leggi il profilo corrispondente
1. Gambe incrociate: controlli molto più di quanto lasci vedere
La prima posizione combina due elementi apparentemente opposti: il corpo rimane presente e visibile, ma una parte viene contemporaneamente raccolta e contenuta. Non stai cercando di scomparire, ma nemmeno ti abbandoni completamente allo spazio. È una configurazione che può appartenere a persone capaci di muoversi molto bene nei contesti sociali perché hanno sviluppato un buon livello di automonitoraggio: osservano ciò che accade, leggono rapidamente il clima della situazione e regolano di conseguenza il proprio comportamento.
Probabilmente ti piace mantenere un certo controllo sull’immagine che offri di te
Non significa necessariamente essere artificiosi. Piuttosto, prima di mostrare qualcosa di molto personale, vuoi capire dove ti trovi e chi hai davanti. Puoi essere cordiale, disponibile, perfino molto comunicativo, senza per questo concedere immediatamente accesso alla parte più vulnerabile di te.
C’è quindi una distinzione importante tra socievolezza e accessibilità emotiva. Potresti possedere la prima molto più della seconda. Le persone possono avere l’impressione di conoscerti bene perché sai conversare, ascoltare e stare nella relazione; in realtà sei tu a decidere quali stanze del tuo mondo interno lasciare aperte.
Il tuo possibile punto cieco? Trasformare la compostezza in autocontrollo permanente. Quando senti di dover essere sempre adeguato, ragionevole o “al posto giusto”, può diventare difficile riconoscere ciò che provi prima ancora di stabilire se sia opportuno mostrarlo.
2. Caviglia sul ginocchio: hai bisogno di sentirti libero di scegliere
Questa posizione occupa più spazio e rompe maggiormente la simmetria. Il corpo appare rilassato, ma nello stesso tempo comunica una certa autonomia territoriale: non cerca di restringersi per adattarsi completamente all’ambiente.
Se l’hai scelta, potresti avere un rapporto molto forte con l’indipendenza. Non necessariamente perché tu voglia fare tutto da solo, ma perché hai bisogno di percepire che le tue decisioni provengano davvero da te. Tollerare regole e vincoli non ti è impossibile; diventa più difficile quando li percepisci come arbitrari, invasivi o privi di una ragione convincente.
Hai probabilmente una discreta capacità di sostenere il confronto e una certa resistenza alla pressione sociale
Quando tutti pensano una cosa, non è detto che tu senta automaticamente il bisogno di adeguarti. Prima vuoi capire se quella posizione coincide con la tua.
Nelle relazioni questa caratteristica può essere molto preziosa: tendi a non confondere facilmente l’intimità con la fusione. Ma proprio qui può trovarsi il tuo punto vulnerabile. Difendere l’autonomia può diventare, in alcuni momenti, un modo per difendersi dalla dipendenza. Potresti chiedere aiuto più tardi del necessario, minimizzare quanto tieni a qualcuno oppure sentire una particolare irritazione quando percepisci che un’altra persona sta acquisendo troppo potere sul tuo equilibrio emotivo. Non temi necessariamente la vicinanza. Potresti temere maggiormente ciò che la vicinanza potrebbe renderti necessario.
3. Gambe unite e mani raccolte: prima osservi, poi ti concedi
Qui il corpo riduce lo spazio occupato, mantiene una forte simmetria e concentra mani e gambe verso il centro. È probabilmente la postura con il grado maggiore di contenimento corporeo tra le sei.
Se l’hai scelta, potresti essere una persona molto sensibile alle caratteristiche del contesto. Quando entri in una situazione nuova non la invadi: la studi. Osservi il tono delle persone, ciò che è consentito, ciò che potrebbe disturbare, quello che gli altri si aspettano. Possiedi probabilmente una buona capacità di considerare le conseguenze delle tue azioni e raramente sei completamente inconsapevole dell’effetto che produci sugli altri.
La qualità più preziosa di questa configurazione è spesso la capacità di non agire immediatamente ogni impulso
Sai aspettare, valutare, trattenere una reazione finché non hai informazioni sufficienti. Dietro una persona apparentemente tranquilla può esserci quindi un’attività mentale sorprendentemente intensa.
Ma esiste anche un’altra possibilità. Se durante la crescita hai imparato che essere composto, educato, poco ingombrante o facilmente gestibile rendeva le relazioni più sicure, potresti avere interiorizzato un’equazione silenziosa: occupare poco spazio significa creare meno problemi.
Da adulto questo adattamento può trasformarsi in eccessiva autocensura. Potresti pensare molto a come dire qualcosa, aspettare il momento perfetto, chiederti se stai esagerando e finire per esprimere un bisogno soltanto quando è diventato molto intenso. La domanda interessante, per te, potrebbe essere: sono davvero riservato per temperamento oppure, in alcune relazioni, sto ancora cercando di essere facile da accogliere?
4. Gambe aperte: difficilmente chiedi permesso per esistere
Questa è la configurazione più espansiva dell’immagine. Le gambe sono distanti, il torace non viene protetto, le braccia rimangono libere e il corpo utilizza senza particolare esitazione lo spazio disponibile. Le posture espansive vengono effettivamente percepite dagli osservatori come segnali di maggiore dominanza e status, anche se questo non autorizza a dedurre automaticamente il carattere di una persona dalla sua posizione.
Se hai scelto questa figura, tuttavia, è possibile che tu abbia una caratteristica interessante: tendi a correggerti meno mentre esisti. Non passi continuamente il tuo comportamento attraverso il filtro di ciò che gli altri potrebbero pensare. Questo può renderti spontaneo, diretto e piuttosto leggibile.
Probabilmente affronti i problemi andando verso di essi
Quando qualcosa non funziona, la tua prima tendenza può essere intervenire, discutere, modificare la situazione. Possiedi quindi una maggiore inclinazione all’azione rispetto alla ruminazione.
Ma l’espansività ha anche un rovescio. Chi è abituato a occupare naturalmente spazio può accorgersi meno rapidamente di quanto ne stiano occupando gli altri. Non perché sia necessariamente egocentrico, ma perché ciò che per te è semplice spontaneità può essere vissuto da una persona più trattenuta come intensità.
Nelle relazioni potresti avere bisogno di ricordare che non tutti manifestano immediatamente disagio, dissenso o bisogno. A volte il silenzio dell’altro non significa accordo: significa semplicemente che l’altro impiega più tempo di te per prendere posizione.
5. Corpo leggermente di lato: sei presente, ma conservi sempre una via d’uscita
Questa è forse la postura psicologicamente più ambivalente tra le sei. Il corpo partecipa alla situazione, ma non si dispone completamente frontalmente. Una parte rimane orientata altrove. Non è necessariamente chiusura: può essere una forma raffinata di regolazione della distanza.
Se l’hai scelta, potresti essere molto bravo nel percepire le sfumature. Non hai sempre bisogno di essere al centro dell’interazione per comprenderla; spesso osservi meglio proprio quando puoi mantenere una piccola posizione laterale. Potresti accorgerti rapidamente delle incoerenze, degli imbarazzi, dei cambiamenti di tono e di ciò che le persone comunicano senza dirlo direttamente.
Hai probabilmente bisogno di una particolare combinazione: vicinanza senza invasione
Ti piacciono le relazioni profonde, ma apprezzi enormemente quelle nelle quali non devi essere continuamente disponibile, spiegarti o renderti emotivamente reperibile.
Questo può produrre una personalità estremamente autonoma sul piano interno, ma anche una caratteristica meno evidente: quando una situazione diventa troppo intensa potresti spostarti mentalmente prima ancora di farlo fisicamente. Cambi argomento, relativizzi, osservi da fuori ciò che stai provando oppure cerchi rapidamente un altro punto su cui concentrare l’attenzione.
La tua competenza è saper prendere distanza. La questione è capire quando quella distanza è libertà e quando diventa protezione dall’essere raggiunto davvero.
6. Piegato in avanti: la tua mente è quasi sempre un passo avanti
A differenza delle altre figure, qui il corpo non sta semplicemente occupando uno spazio: sembra prepararsi a fare qualcosa. Il busto viene proiettato in avanti, i piedi sono ben appoggiati, le mani si raccolgono e l’intero assetto riduce la distanza tra pensiero e azione.
Se hai scelto questa postura, potresti avere una forte orientazione al compito. Quando qualcuno ti racconta un problema, la tua mente inizia rapidamente a cercare collegamenti, possibilità, scenari e soluzioni. Essere coinvolto per te significa spesso attivarti.
Probabilmente possiedi una buona capacità di concentrazione e difficilmente rimani completamente passivo davanti a ciò che ti riguarda. Ma questa stessa caratteristica può diventare faticosa quando si trasforma in vigilanza anticipatoria: prevedere ciò che potrebbe accadere, prepararsi alla difficoltà successiva, pensare alla risposta prima che la domanda sia arrivata.
Questa organizzazione potrebbe nascere semplicemente da un temperamento energico e orientato all’azione
In altre può avere una storia più profonda: aver imparato presto che essere attenti, competenti e pronti rendeva l’ambiente più gestibile.
Per questo potresti essere sorprendentemente bravo nelle emergenze e molto meno bravo nella quiete. Quando non c’è niente da risolvere, può comparire una sottile inquietudine: la sensazione che dovresti comunque fare, capire o prevedere qualcosa. Il tuo punto di crescita non consiste nel diventare meno competente. Consiste nel fare esperienza del fatto che non tutto ciò che conta richiede immediatamente una risposta.
Il dettaglio più interessante non è come ti siedi quando sei solo
C’è un ultimo esperimento che può rendere questo test molto più interessante. Non osservare soltanto quale postura scegli abitualmente: chiediti con chi cambia.
Potresti sederti come nella figura 4 con gli amici e ritrovarti improvvisamente nella figura 3 davanti a un genitore. Potresti essere una figura 6 sul lavoro e diventare una figura 5 quando una relazione diventa emotivamente intensa. Oppure potresti scoprire che con alcune persone il tuo corpo occupa spontaneamente più spazio, mentre con altre si contrae senza che tu abbia preso alcuna decisione consapevole.
Ed è proprio qui che il linguaggio corporeo diventa psicologicamente interessante.
Perché la postura più significativa non è necessariamente quella che descrive la tua personalità generale. A volte è la trasformazione del corpo da una relazione all’altra a raccontare qualcosa di molto più profondo: dove senti di poter essere spontaneo, dove inizi a controllarti, dove ti prepari alla minaccia, dove senti di dover essere impeccabile e dove, finalmente, il corpo smette di negoziare la propria presenza.
Nel mio libro “Lascia che la felicità accada” torno spesso proprio su questo punto: molte delle modalità con cui oggi ci muoviamo nelle relazioni, chiediamo spazio, ci tratteniamo o ci adattiamo non nascono nel presente. Sono il risultato di apprendimenti molto più antichi, costruiti quando abbiamo imparato cosa fosse necessario fare per sentirci accolti, riconosciuti e sufficientemente al sicuro.
Per questo conoscerci non significa soltanto capire perché siamo fatti così. Significa iniziare a distinguere ciò che ci appartiene davvero da ciò che abbiamo imparato a fare per adattarci. Perché alcune strategie ci hanno protetto, ma non è detto che debbano continuare a guidare ogni nostra relazione.
Il mio libro nasce anche da qui: dal tentativo di riconoscere quei meccanismi automatici che ancora oggi restringono il nostro spazio interno e dalla possibilità di costruire un modo più libero di stare con noi stessi e con gli altri. Se senti che molte delle tue reazioni sembrano precederti, come se il corpo sapesse già cosa fare prima ancora che tu possa scegliere, potrebbe essere il libro giusto per te. Lo trovi a questo link su Amazon e in tutte le librerie d’Italia…ti aspetto tra le pagine.
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ℹ️ Nota importante
I test pubblicati su Psicoadvisor non hanno alcuna finalità diagnostica o terapeutica. Pur essendo elaborati con cura non sostituiscono in alcun modo un colloquio con un professionista della salute mentale. Il loro intento è stimolare riflessione, introspezione e autoascolto. Crediamo che ogni persona possa beneficiare di momenti di contatto con il proprio mondo interiore, anche attraverso strumenti leggeri, evocativi e simbolici come questo.
Come sempre, se senti che alcune tematiche toccano corde profonde o irrisolte, il miglior modo per prenderti cura di te è parlarne con uno psicologo o una psicoterapeuta di fiducia. La conoscenza di sé è un viaggio prezioso — e ogni piccolo passo conta.