Comportamenti apparentemente innocui che causano sofferenza al figlio

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Dottoressa in psicologia, esperta e ricercatrice in psicoanalisi. Scrittrice e fondatore di Psicoadvisor

Accudire un bambino è certamente impegnativo ma farlo bene non è poi così difficile come sembra. In fondo, un bimbo vuole solo essere amato e sentire al sicuro al cospetto della sua mamma (e del suo papà). Prendersi cura di un bambino diviene difficile quando è in primis il genitore a non essersi sentito amato e a non sentirsi ancora al sicuro. Essere genitore, infatti, è molto complicato perché prima è stato difficile essere figli. Ogni figlio di ieri è il genitore di oggi e porta con sé tutti i fardelli emotivi riconducibili a un’infanzia lontana. Purtroppo, quando ci sono in ballo trascuratezze emotive, mancanze e torti subiti, il tempo si ferma; per quanto possa essere lontana la loro origine, quelle ferite non guarite risuonano ancora nel presente con inevitabili conseguenze sul legame genitore-figlio.

Un genitore che porta dentro di sé un bambino ferito, probabilmente, ferirà a sua volta (e involontariamente) suo figlio. Molti genitori si ripromettono di non fare gli stessi errori dei genitori, in effetti mantengono questa promessa perché ne commettono di diversi: non è un copione esatto che si ripete, gli errori commessi non saranno gli stessi della generazione precedente. Prima che qualche genitore possa cadere nei sensi di colpa, ecco subito una buona notizia: le ferite non sono un destino! Ognuno di noi, una volta adulto, ha il sacrosanto dovere di guarire se stesso e costruirsi una vita appagante. Anche tu puoi iniziare a guarire dal tuo passato, fare introspezione e spezzare finalmente la catena intragenerazionale delle scomode eredità emotive.

Comportamenti che causano sofferenza al figlio

Un bambino ha bisogno di sentirsi al sicuro, sentirsi amato e riconosciuto nella sua identità. Qualsiasi comportamento genitoriale che possa violare questi bisogni, causa inevitabilmente sofferenza al figlio. In questo testo vedremo quelli che sono i comportamenti nocivi più diffusi, spesso attuati senza la piena consapevolezza delle ripercussioni che si avranno. Un bambino in sviluppo è plasmabile dalla condotta genitoriale.

Identificazione eccessiva

Alcuni genitori irrisolti proiettano se stessi nel figlio. Vedono il figlio come un’opportunità di riscatto oppure come un sé in miniatura che deve seguire le proprie orme e così, si identificano eccessivamente in lui/lei. A causa di questa identificazione, s’impedisce al figlio di riconoscersi pienamente nella sua identità.

Per un genitore, è naturale gioire per i successi di un figlio, è meno naturale, invece, sentire quei successi come propri. Un esempio? Tuo figli vince un premio scolastico e tu sei felice come se quel premio fosse tuo. Ancora, un amico di banco insulta tuo figlio e tu reagisci come se avesse offeso te. Ripeto, è naturale essere in sintonia con il proprio figlio, è meno naturale quando ci sostituiamo involontariamente a lui con le nostre reazioni emotive.

La perdita di confini emotivi tra l’identità del genitore e quella del figlio, renderà difficile al figlio strutturare una propria identità indipendente. Il risultato? Crescendo, potrà sentire il desiderio di allontanare il genitore perché lo percepisce come un intruso nella sua vita. Oppure, potrà identificarsi anch’egli nel genitore non sviluppando mai un’identità personale.

A volte si crea un effetto ancor più paradossale. Se al figlio capita una qualsiasi sventura, il genitore può affermare frasi come «ci sto più male io che tu», commettendo un doppio errore: non solo non gli consente di identificarsi nella sua identità e nei suoi vissuti, ma invalida anche le sue emozioni!

Invalidazione emotiva

La cosa più difficile che deve fare un genitore è… contenere le emozioni del figlio quando queste si fanno troppo intense. Attenzione però! Il contenimento si opera con le rassicurazioni. Un figlio piange perché è spaventato? Strilla perché vuole un giocattolo? È euforico perché ha visto il suo animale preferito? Ecco, un genitore ha il dovere di contenere questi stati emotivi senza ammonire, semplicemente rassicurando il figlio sulla fonte di paura, elargendo attenzioni che si spingono oltre il giocattolo del momento, calmando il bambino e condividendo momenti di serena gioia. Il genitore diventa il regolatore esterno delle emozioni del bambino. È in questo modo che mamma e papà ci insegnano a esprimere emozioni e bisogni una volta adulti. Tu come riesci a esprimere le tue emozioni? Riesci a riconoscere di cosa hai bisogno e comunicarlo in modo puntuale?

Molte persone, si aspettano che l’altro capisca da solo di cosa ha bisogno perché, in realtà, non hanno mai imparato a esprimere le proprie emozioni. I bambini non sono mai troppo sensibili, semmai, sono meravigliosamente sensibili. Ecco perché vanno sempre rassicurati e non ammoniti.

Frasi come «smettila di piangere sennò succede questo o quello» oppure «ma sei scemo! Smettila di fare i capricci» o ancora «Ma proprio non lo vuoi capire eh?» si tratta di un bambino, cosa può capire dello stress genitoriale?! Le emozioni del bambino vanno accolte, calmate e contenute, mai ammonite o represse.

Innescano competizione

Alcuni genitori hanno sviluppato la competitività come modalità relazionale con il resto del mondo, figli compresi. Questi genitori tendono a vivere ogni «no» del figlio come una sfida personale. Ogni richiesta del bambino può trasformarsi in un braccio di ferro. Le cose non migliorano crescendo dove la competizione genitore-figlio può essere più tangibile. La cosa buffa è che questi genitori “percepiscono” e sono convinti che sia il figlio a voler competere e a sfidarli, ma non è affatto così! Non esistono lotte di potere. Il bambino, dal suo canto, vedrà il genitore come inaffidabile e non riuscirà a sentirsi al sicuro nel legame.

Incoerenza tra dire e fare

Un genitore che chiede al figlio di parlare con calma senza alzare la voce o perdere le staffe, dovrebbe egli in primis rispettare questi buoni precetti. La coerenza nella relazione che si instaura tra genitore e figlio è tutto. I bambini, poiché sono piccoli, non hanno ancora imparato a gestire le emozioni e meno che mai, non riescono a mantenere la calma. L’autocontrollo e l’autoregolazione sono conquiste importanti. Se gli mostri come reagire alle avversità in modo assertivo, come mantenere la calma e come manifestare le proprie emozioni in modo funzionale, il bambino sarà in grado di seguire il tuo esempio non le tue parole.

Tentare di compensare l’altro genitore

In famiglia non dovrebbero essere ruoli rigidi eppure, capita spesso che ci sia un genitore permissivo e un altro severo. In questo modo il bambino può essere disorientato tra due estremi opposti, senza mai comprendere quale sia la misura giusta.

Molti genitori cercano di essere più morbidi o più severi, per compensare le modalità educative del compagno. Così facendo, però, interferiscono con la relazione che il figlio sta stringendo con l’altro genitore. Il bambino ha bisogno di imparare a negoziare scambi (comportamentali, affettivi, comunicativi) con entrambi i genitori senza interferenze esterne. Come co-genitore puoi mediare questi scambi ma non puoi compensare ponendoti all’estremo opposto dell’altro.

Non ascoltare

I genitori, spesso, presi dalla foga comunicativa, parlano e parlano quando invece dovrebbero rallentare e fermarsi ad ascoltare il figlio. Quando tuo figlio viene da ta afflitto per un problema, non vuole consigli o lezioni, vuole solo essere ascoltato. Approfitta della situazione per fare domande su come e cosa. Un bambino ascoltato, si sente validato nelle sue emozioni, si sente al sicuro nel legame genitoriale.

Umiliazioni

Fare una ramanzina al figlio perché è caduto dalla bicicletta, significa umiliarlo, significa fargli capire che non avete mai creduto in lui, soprattutto quando il rimprovero è accompagnato dal classico «te l’avevo detto!» che implicitamente significa te l’avevo detto che non ce l’avresti fatta, o te l’avevo detto che non sei buono a nulla. Anche le burle possono essere molto dolorose. Per esempio, un genitore che prende in giro il bambino perché piange spesso o perché ha fatto la pipì a letto, può essere svilente.

Amore con la condizionale

Alcuni genitori affermano apertamente «se fai questo, non ti voglio bene più». Altri genitori, trasmettono questo messaggio in modo implicito, facendo capire al bambino con mezzi manipolatori che lo accetteranno solo se… si rende accettabile! In pratica, questi bambini non avranno mai modo di conoscere l’accettazione e l’amore incondizionato. Da adulti, finiranno per trovare legami dove vengono apprezzati e amati per ciò che riescono a fare e a dare al partner e non per ciò che sono.

Non esiste il genitore perfetto

Tutti commettiamo errori, non esiste il genitore perfetto ma esiste il genitore risolto, cioè colui che guardandosi dentro riesce a vedere una persona completa e appagata e, guardandosi fuori, riesce a vedere suo figlio, riconoscerlo e accettarlo nella sua individuale identità. Un buon genitore è desideroso di educare suo figlio ma non di imporsi su di lui, sostituendosi sistematicamente alla sua volontà.

Sai, ho scritto un libro che spiega esattamente come si sviluppa l’identità di un figlio a partire dalle condotte genitoriali. S’intitola «Riscrivi le Pagine della Tua Vita», è un manuale di psicologia camuffato da libro sulla crescita personale. Ti consiglio di leggerlo. Lo trovi in tutte le librerie o su Amazon, a questa pagina. Buona lettura e buon lavoro introspettivo!