Comportamenti tipici dei genitori che causano problemi ai figli (anche adulti)

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Dott.ssa in biologia e psicologia. Esperta in genetica del comportamento e neurobiologia. Scrittrice e founder di Psicoadvisor

Parlo spesso di famiglia disfunzionale perché ognuno di noi cresce e si forma in un sistema familiare in cui i legami che instaura finiscono per segnarlo e forgiare (in modi non sempre evidenti) la sua personalità. Sì, la nostra personalità inizia a formarsi entro i legami che abbiamo stretto con gli altri componenti della nostra famiglia d’origine. Come sono i legami che hai oggi con i tuoi genitori? Conflittuali? Sereni? Paritetici? Mentre tu rifletti sul modo in cui i tuoi genitori si relazionano a te (e viceversa), voglio portare alla luce alcuni comportamenti disfunzionali che troppo spesso passano inosservati.

In un sistema familiare equilibrato, quando emergono problemi, questi si affrontano usando una comunicazione aperta, vagliando diverse opzioni e soluzione e soprattutto, se necessario, senza paura di chiedere aiuto all’esterno. Insomma, le problematiche, di qualunque natura esse siano, vengono accolte come parte del gioco, come qualcosa di inevitabile che di certo può creare scompensi ma che di certo può essere superato “lavorando insieme” e “comunicando” in modo chiaro.

Quando in famiglia sono presenti genitori disfunzionali, fin da piccoli, siamo esposti a un modo di gestire i conflitti e le problematiche completamente inopportuno. Tale modalità, si ripercuote inevitabilmente sui figli. In che modo? Vediamo i cinque comportamenti tipici dei genitori disfunzionali che causano disagi psicologici ai figli.

L’elefante nella stanza

Nelle famiglie disfunzionali la presenza di un problema viene negata. Se c’è un problema, non se ne parla, si finge di nulla oppure si minimizzano gli effetti. Se un bambino mostra un legittimo disagio, questo verrà ignorato sistematicamente, fin quando quel bambino, divenuto adolescente, non ne potrà più e troverà altri modi per richiamare attenzione su di sé o per sopperire al disagio.

La negazione ha due facce. Da un lato i genitori fingono che va tutto bene e dall’altro, possono ammettere che qualcosa sia andato storto ma senza modificare nulla nella loro condotta, vanno avanti dando per assodato che tanto non capiterà di nuovo (cosa improbabile se non si fa nulla per…!). Vivere in una famiglia disfunzionale significa vivere in una casa ricca di elefanti che però, nessuno sembra vedere. Eppure gli effetti si sentono eccome.

I genitori si dipingono come vittime

Ecco un’altra nota dolente. La spina nel fianco di molti bambini adultizzati: i genitori si comportano come se fossero ingiustamente trattati e così ottengono un’inversione dei ruoli per la quale è il bambino a doversi assumere delle responsabilità. In realtà, i genitori disfunzionali mascherano con il vittimismo la loro irresponsabilità. Qualche esempio?

Una madre infelice, incapace di riuscire a lasciare il marito, incolperà i figli per questo. Un genitore depresso e sopraffatto dallo stress, accuserà la famiglia di essere la causa del suo disagio. Un papà che beve troppo, incolperà moglie e figli… Le casistiche sono infinite ma il copione è lo stesso. Il genitore che non riesce ad assumersi la responsabilità della sua inerzia nei confronti della vita, colpevolizza i figli. Proietta nei figli le sue colpe. Se nel primo comportamento tipico ho parlato di negazione, questo è un altro meccanismo di difesa del tutto disfunzionale, la proiezione.

Quando in famiglia ci sono due bambini, è davvero raro che il genitore disfunzionali adoperi il meccanismo di proiezione con entrambi nelle medesime modalità. Attenzione, quel genitore sarà disfunzionale con entrambi i figli, ma proietterà le sue colpe solo in uno, in genere il più vulnerabile della famiglia! Quel bambino, presto o tardi, non ne potrà più. Sarà trasformato nel capro espiatorio, si sentirà escluso nel suo stesso sistema familiare, crescendo, non si sentirà parte di niente. Si sentirà solo anche se in compagnia, penserà di essere difettoso, quando in realtà non ha mai avuto la possibilità di apprendere il “senso di appartenenza” perché la sua famiglia non gliel’ha implicitamente insegnato. Non solo, quel figlio si sentirà responsabile per tutto.

Trattano i figli come subordinati

Non importa quanti anni tu abbia, quanti traguardi tu abbia tagliato, tu eri e resterai, un loro subordinato. Nelle famiglie disfunzionali ci sono ruoli rigidi e i legami sono sempre gerarchici. Ciò significa che i bisogni di uno sono più importanti di quelli di un altro. La famiglia non è un sistema di anelli ben coesi che si supportano a vicenda, ma un sistema in cui il bene di uno si verifica a discapito di un altro. C’è sempre un’ultima ruota del carro che viene lasciata a se stessa. Anche da adulti, i genitori disfunzionali continuano a trattarti come un bambino e usano la scusa della nostalgia o dell’apprensione (…). In realtà, continuano a vederti come qualcosa che appartiene a loro. Cioè, tu non sei tuo, non hai una tua identità a sé, sei una loro proprietà. Molto triste.

Come premesso nel paragrafo precedente, in alcuna famiglie disfunzionali i ruoli rigidi che si instaurano sono di vittima e soccorritore. Pertanto ci sarà un debole che va compreso (sempre e comunque) e un altro, ritenuto il responsabile della situazione (in genere il bambino adultizzato) che dovrà contenere, mitigare, supportare e… sopportare.

Le alleanze e la triangolazione

Non c’è mai fine al peggio. Hai presente quando andavi alle scuole elementari e le bambine sparlavano alle spalle di qualcuno? Nelle famiglie disfunzionali si verifica qualcosa del genere, ma molto più complesso. Non solo il “parlare male di…” diventa una forma di socializzazione, diviene anche un mezzo manipolatorio.

Il genitore disfunzionale può “arruolare” un figlio come confidente (anche parlargli di temi inappropriati per la sua età) oppure arruolarlo contro un altro membro della famiglia. Il bambino, in ogni caso, subisce delle forti pressioni affinché si schieri da una parte. Nelle famiglie disfunzionali, infatti, esistono fazioni. Non c’è un nucleo coeso ma ci sono alleanze forzate dove i bambini vengono usati e ne ottengono la peggio (imparano, infatti, che non ci si può fidare di nessuno, neanche di chi dice di amarti).

La triangolazione è usata dai genitori per, ancora una volta, evitare di guardare in faccia la realtà e assumersi la responsabilità dei propri problemi. Il bambino diviene la discarica degli stati emotivi degli adulti. Anche se ora stenti a crederci, sappi che se hai un genitore preferito con il quale hai un rapporto conflittuale, probabilmente è quello ti è stato imposto e non quello che hai scelto deliberatamente tu.

Trasformano la famiglia in un club chiuso

Ormai è chiaro. I genitori disfunzionali usano i figli in tanti modi. Negano, proiettano, affidano al bambino la responsabilità della propria felicità e talvolta, addirittura la responsabilità della riuscita (più spesso del fallimento) del loro matrimonio! Lo so, è molto triste ma è ciò che succede in un elevato numero di famiglie.

I bambini che crescono in sistemi famigliari come questo potrebbero migliorare la loro condizione stringendo legami extra-familiari in grado di fare da modello. Questo difficilmente avviene. È raro che un bambino cresciuto con genitori disfunzionali riesca ad avere un altro adulto di riferimento. I genitori disfunzionali trattano la famiglia come un “club chiuso”, un circolo esclusivo ben distante dalla società. Un club che grida “noi siamo diversi ma stiamo bene, siamo normali”, insomma, un club dall’apparente benessere ma pieno di menzogne e contraddizioni. I problemi ci sono ma si negano. Così anche i sentimenti di disagio, disorientamento e paura dei bambini vengono negati, vengono negati così bene che alla fine anche il bambino crederà di star vivendo un’infanzia “normotipica”, anche se nella sua infanzia non c’è nulla di funzionale.

I genitori disfunzionali trasformano la famiglia in un club chiuso perché, per la loro visione, tutto ciò che è esterno alla famiglia non va bene. Questa tendenza è ancora più forte nelle famiglie in cui si consumano veri e propri abusi (psicologici, sessuali, fisici…). L’abuso diviene un segreto da mantenere che grava sulle esile spalle della malcapitata vittima. Per un bambino abusato, tutto sommato, è più semplice ritenersi parte attiva nel determinare l’abuso piuttosto che vittima innocente. Se il bambino riuscisse a identificarsi come vittima innocente, crollerebbe l’idealizzazione che faticosamente si è costruito del genitore abusante. Ecco perché chi è vittima di un abuso, spesso non si descrive come tale: farlo farebbe riaffiorare l’angosciante passività con cui le esperienze traumatiche si sono consumate. Sì, gli abusi sono veri e propri traumi.

Gli effetti sui figli

Quando i bambini sono sottoposti a deprivazioni, invalidazione, ingiustizie, perdite e abusi, possono sopravvivere solo violentando i propri sentimenti. Possono sopravvivere solo negando se stessi e allontanandosi da ciò che provano. Il dolore e la rabbia devono essere soppressi o negati perché quei bambini, per necessità, devono rimanere nella casa in cui sono nati, devono continuare a stare vicini agli adulti da cui dipendono, anche se questi sono la fonte di quel dolore e rabbia.

Il bambino, dapprima farà qualsiasi cosa per ottenere approvazione e affetto e questo significa sacrificare se stesso, il proprio senso d’identità, sacrificare cosa sente dentro; tutto questo per far emergere un’identità che ben s’incastra nel sistema familiare, anche se distante da ciò che è realmente. Ecco perché molti adulti continuano a essere insoddisfatti di sé, non sono ciò che avrebbero voluto, non stanno lasciando emergere la loro vera identità ma stanno incoraggiando ancora il riflesso di un sistema familiare disfunzionale.

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Autore: Anna De Simone, psicologo esperto in neuropsicobiologia
Autore del libro bestseller “Riscrivi le pagine della tua vita” – Rizzoli
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