Comportamenti tipici delle persone pessimiste

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Dottoressa in psicologia, esperta e ricercatrice in psicoanalisi. Scrittrice e fondatore di Psicoadvisor

“La mente è un mondo a sé, e da sola può rendere il paradiso un inferno e l’inferno un paradiso” John Milton. Questo aforisma rende appieno come un processo di pensiero può invalidare la nostra vita! Fin dai tempi più antichi, l’uomo ha fatto esperienza di pensieri negativi che arrovellano la mente. Tuttavia, è il modo in cui decidiamo di maneggiare questi pensieri che fa la differenza. Il mal di vivere interiorizzato porta con sé numerose conseguenze, la prima, probabilmente la più sottovalutata, è un’anestesia emotiva pervasiva che stempera qualsiasi emozione, ovattando e schermando la persona da ogni qualsivoglia sensazione. Da qui scatta la necessità di provare “emozioni forti” mentre le preziose mezze misure vengono completamente ignorate.

La persona si sente emotivamente labile con facilità al pianto, emergono pensieri di autosvalutazione e colpa, pessimismo, pensieri negativi e calo di autostima Questo è l’inizio del processo depressivo e che può anche rimanere come tale per anni. Tantissime persone vivono in questo stato di anestesia emotiva continua senza neppure saperlo, che non viene diagnosticata poiché non ha grosse evidenze patologiche: in qualche modo si riesce a vivere.

Cause del pessimismo interiorizzato

Quando il mal di vivere si cronicizza, nella maggior parte dei casi è segno che abbiamo una ferita antica che non si è rimarginata, a cui non abbiamo prestato ascolto e che, verosimilmente, non sappiamo nemmeno di avere.

Le ferite più insidiose si formano generalmente in epoche precoci della nostra vita, spesso a causa di relazioni problematiche con un genitore o un’altra figura di attaccamento o all’interno di un’intera famiglia patologica. E’ bene però precisare che il mal di vivere interiorizzato dovrebbe essere visto da una prospettiva bio psicosociale e pertanto considerare che non c’è un’unica causa dietro la sua comparsa. Le principali cause  sono:

  1. Fattore biologico : cause genetiche, anomalie nei sistemi di neurotrasmissione e problemi endocrini.
  2. Fattore psicologico: assenza dei rinforzi positivi, esperienze e  comportamenti  disfunzionali o negativi appresi nel corso della vita.

Come possiamo alleggerirci dal pessimismo?

Alleggerirsi di certi atteggiamenti mentali, significa attivare nuovi modi di approcciare le cose, diventare consapevoli dei pensieri negativi con i quali carichiamo la vita. Ma quali sono le “pesantezze” da smaltire? Ecco alcuni atteggiamenti mentali e comportamenti delle persone pessimiste

1. Ruminare troppo

Preoccuparsi in modo ossessivo per qualcosa che deve avvenire, (molto spesso fattore predittivo diretto del fallimento) con ipotesi ripetitive del tipo “se io, se poi… “, sprecando preziose risorse ed energie utili ad elaborazioni più fruttuose. Oppure rimuginare sulle cose, ingrandirle, farle esplodere, dargli potere dentro di noi.

La ruminazione cerca di rispondere ricorsivamente alla domanda” perché?” (Perché è successo a me? Perché mi comporto allo stesso modo? perché non riesco a cambiare?). Più ci si interroga su eventi del passato o disagi permanenti del presente e più ci si deprime perché non si trovano le soluzioni. Perciò il sottile messaggio della domanda: “perché?” consiste nel senso di incapacità o sfortuna che si crede di avere e ciò è una rovina per la nostra autostima e vita emotiva.

2. Essere abitudinari

Le abitudini sono i principali agenti limitanti dello sviluppo personale in termini di cambiamento. Quante volte ci è capitato di sentirci come se vivessimo dentro una catena di montaggio? Ripetiamo le nostre azioni con immutabile costanza e la vita sembra ridursi ad una prevedibile sequenza di schemi già visti. L’abitudine entra lentamente nella nostra vita e condiziona i nostri gesti e lentamente iniziamo a rinunciare a nuove idee e nuovi propositi.

3. Farsi sopraffare dai vecchi ricordi

Fino a quando giudichiamo i ricordi in maniera negativa, fino a che continuiamo ad avere paura che possa succedere qualcosa di brutto, finché non accettiamo ciò che ci è capitato, insomma fino a quando un ricordo o un pensiero qualunque non viene reinterpretato in chiave positiva o esperienziale, noi non guariamo dai ricordi e pensieri negativi.

Se pensiamo sempre alla stessa cosa dolorosa che ci è capitata tanto tempo fa, non facciamo altro che rivoltare ogni volta il coltello nella ferita: la ferita si riapre proprio a causa dei nostri pensieri di oggi! E diventiamo sempre più depressi.

4. Fare vittimismo

Cercare di continuo fuori da noi i motivi dei fallimenti, covare rancori, atteggiarsi da vittima o pensare di essere sempre vittima, pensare di non avere controllo su quello che ci accade.. Tutto ciò crea in noi il bisogno di un cuscino adiposo per reggere meglio i colpi della vita, fare zavorra, segnare la nostra presenza, nascondersi nelle insicurezze.

5. Avere un dialogo interno svalutante

Il “dialogo interno” è quella sorta di voce interiore che ci accompagna in tutto quello che facciamo. Esso è formato dai pensieri che formuliamo sul mondo. Poiché il dialogo interno costituisce di fatto un insieme di messaggi che inviamo a noi stessi, se è prevalentemente di matrice negativa, esso rischia di sabotare gravemente il nostro benessere: può ridurre il nostro senso di efficacia, diminuire le nostre capacità di performance e abbassare il nostro potenziale. I pensieri auto-svalutanti più comuni includono frasi del tipo: “Non posso…”, “Non sono bravo abbastanza!”, “Non riesco…”, “Mi mancano certe caratteristiche…”, “Fallirò!” etc. Ti piacerebbe che un tuo amico continuasse a ripeterti “Non avrai mai successo”, “Non sei bravo abbastanza”, “Sei troppo insicuro”, “Fallirai”?

Considereresti questa persona un vero amico? Ovviamente no! Dunque, perché parli a a te stesso in questo modo? Ingaggiarsi continuamente in pensieri auto-svalutanti è come avere un amico crudele che cerca in ogni modo di sabotarti. Così facendo, diventi il peggior nemico di te stesso.

6. Assumere comportamenti pessimistici

Una tra le più controproducenti forme di pensiero consiste nel partire da una situazione e vedere solo il lato negativo, o addirittura ipotizzare il peggio. Per molte persone, guardare il bicchiere mezzo vuoto è un’attitudine abituale e automatica. Pensiamo per esempio ad un treno fermo o a una giornata di pioggia. Per alcune persone, questi eventi sono solo esperienze negative, terribili.

In realtà, non c’è nulla di positivo o di negativo nel traffico o nel tempo!! E’ il modo in cui si sceglie di guardare le circostanze che rende la situazione positiva o negativa, e questa scelta può immediatamente renderci più forti o più deboli, più felici o più tristi, potenti o vittime. Partendo dalla stessa situazione, possiamo guardare il treno fermo come la possibilità di ascoltare musica rilassante o una giornata di pioggia come l’occasione per andare a casa a berci una buona tazza di cioccolata calda leggendo un bel libro. Dipende tutto da come scegliamo di osservare il momento.

7. Fare paragoni con gli altri

Uno dei più facili e comuni modi per sentirsi tristi e insoddisfatti è paragonare se stessi agli altri, in particolare con persone irraggiungibili. Spesso tendiamo a fare confronti con persone che ricevono un sacco di complimenti, che sono molto attraenti, che fanno molti soldi, o che hanno moltissimi contatti sui social. Quando ci troviamo a desiderare quello che hanno gli altri, e ci sentiamo invidiosi, inferiori e inadeguati, molto probabilmente stiamo mettendo in atto paragoni sociali negativi.

Vari studi in letteratura (a partire da Aspinwall & Taylor 1993 e Collins 1995) hanno mostrato che le persone che attuano abitualmente confronti negativi con gli altri soffrono più frequentemente di stress, ansia, depressione e pensieri auto-svalutanti.

8. Rimuginare sul passato

Dovremmo imparare dal passato, non farci schiacciare da esso. Può capitare che circostanze avverse della vita ed episodi personali negativi possano bloccarci, farci diventare insicuri nelle scelte e non farci riconoscere nuove brillanti opportunità. Tuttavia, mentre ciò che è avvenuto nel passato non può essere modificato, abbiamo la possibilità di dare una nuova forma a quello che deve ancora accadere. Il primo passo è quello di rompere col passato e dichiarare che siamo noi, non la nostra storia, ad essere in gioco adesso. Goethe ci ricorda “Niente vale più di questo giorno”. Non soffermiamoci sul passato: facciamo scelte migliori oggi e andiamo avanti.

9. Sentirsi impotenti a qualsiasi evento

È frequente incontrare sulla propria strada persone difficili. Di fronte a questi individui che cercano continuamente la sfida, è facile arrivare a credere che loro siano forti e noi le vittime, e che con il loro comportamento aggressivo abbiano il controllo su di noi.

Molti nostri atteggiamenti di fuga, anche se giustificati, sono notevolmente influenzati dalla convinzione della propria debolezza. La chiave per cambiare questa falsa credenza di essere vittime di un prepotente è spostarsi dalla condizione di passività a quella di attività. Se abbiamo a che fare con un narcisista, un passivo-aggressivo, un manipolatore, un intimidatore o un controllante, ci sono molte strategie che posiamo utilizzare per fronteggiare la situazione.

10. Avere difficoltà a perdonarsi

Tutti noi commettiamo errori nella vita. Quando guardi indietro alle tue azioni passate, ci sono decisioni e gesti che rimpiangi di aver fatto? Ci sono stati errori sfortunati di giudizio che hanno causato dolore a te e agli altri? Beh, ti posso assicurare che di rimpianti ne abbiamo tutti noi!  Perdona te stesso. Tutti facciamo errori. Gli errori non sono permanenti, ma sono momenti isolati. Impara a dire a te stesso: ho fatto un errore, ma questo non fa di me una persona cattiva.

E POI….

Ci sono tanti altri atteggiamenti che limitano la nostra creatività e ci zavorrano, rendendo molto difficile la possibilità di essere felici nonostante il nostro impegno. Poiché questa condizione di malessere ha un decorso lento, insidioso e tendente ad aggravarsi se non trattata tempestivamente, è importante rivolgersi a uno specialista (psicologo- psicoterapeuta) per comprendere le cause della sofferenza e trovare delle strategie funzionali per affrontarla.

RICORDA….

Anche se hai smarrito la strada, è necessario innanzitutto credere nella possibilità di un cambiamento, di un altro modo di essere e di vivere la tua esistenza. Quindi non trascurare mai i sintomi del “mal di vivere” e trova il coraggio nel chiedere aiuto, perché è dall’aiuto che si intraprende la strada verso un maggiore benessere.

Si nasce due volte, la prima quando vieni al mondo e la seconda, quando decidi di volerti bene

Questa celebre frase è la citazione di apertura del mio primo libro e anche l’aforisma di chiusura del mio secondo manuale di psicologia. Allora, inizia ogni giorno con un sentito e profondo «mi voglio bene». Non devi pronunciarlo, ma devi sentirlo, puoi imparare a sentire l’amore che nutri per te stesso perché egli è già lì, da qualche parte.

Come avrai capito, quando riuscirai a far entrare le scienze psicologiche nella tua vita, tutto assumerà un significato diverso, riuscirai a sperimentare modalità di esistere del tutto inedite e ti sorprenderà scoprire quanti meravigliosi doni può tenderti il tuo “groviglio”. Mi sono presa due anni per scrivere i due manuali di psicologia che io stessa avrei voluto leggere prima ancora di iscrivermi alla facoltà di Psicologia! Adesso sta a te. I titoli sono: «Riscrivi le Pagine della Tua Vita» e «d’Amore ci si Ammala, d’Amore si Guarisce». Se ti senti solo, ti consiglio di iniziare da questo: d’Amore ci si Ammala, d’Amore si Guarisce, mentre se sei molto sensibile e le emozioni sono troppo intense, inizia dal primo. Li trovi in tutte le librerie o su Amazon, a questo indirizzo:

A cura di Ana Maria Sepe, psicologo e fondatrice della rivista Psicoasvisor
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