Comportamenti tipici di chi vuole ferirti in modo subdolo

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Dottoressa in psicologia, esperta e ricercatrice in psicoanalisi. Scrittrice e fondatore di Psicoadvisor

Ci sono ferite che si vedono e ferite che restano invisibili agli occhi, ma lasciano cicatrici profonde nell’anima. A volte il dolore non arriva in modo diretto, con un’aggressione esplicita o parole dure, ma si insinua lentamente, con gesti sottili, allusioni velate, manipolazioni silenziose. È il veleno invisibile dell’aggressione subdola, quella che non sempre sappiamo riconoscere subito ma che, col tempo, mina la nostra sicurezza, il nostro benessere emotivo e perfino la nostra autostima.

Chi usa questi comportamenti gioca con la sottigliezza, si nasconde dietro la cortesia, usa il sarcasmo mascherato da ironia, e spesso riesce a farci dubitare di noi stessi. Si tratta di atteggiamenti che possiamo incontrare ovunque: nelle relazioni personali, sul lavoro, in famiglia o persino tra amici. Saperli individuare è il primo passo per difenderci e proteggerci, riconoscendo i segnali prima che diventino tossici.

Comportamenti tipici di chi vuole ferirti in modo subdolo

Essere vittima di questi comportamenti può generare confusione, ansia e una sensazione di inadeguatezza. Spesso non si riesce subito a dare un nome a ciò che si prova, ma il disagio è reale. Questi schemi manipolativi sono spesso messi in atto da persone che desiderano avere controllo sugli altri senza assumersi la responsabilità delle proprie azioni. Possono farlo per insicurezza, per bisogno di potere o semplicemente perché hanno imparato a relazionarsi in modo tossico. In ogni caso, riconoscere queste dinamiche è essenziale per proteggere la propria salute emotiva e stabilire confini sani. In questo articolo analizzeremo i comportamenti tipici di chi vuole ferire in modo subdolo, con esempi concreti e strategie per smascherarli e neutralizzarli.

Il sarcasmo mascherato da umorismo

Uno dei modi più comuni per colpire qualcuno in modo subdolo è l’uso del sarcasmo. Frasi come “Ma certo che sei bravissimo… a fare pasticci!” oppure “Dai, non te la prendere, stavo solo scherzando!” sono tipiche di chi vuole ferire senza esporsi apertamente. La vittima si sente sminuita, ma se prova a ribattere rischia di passare per permalosa. Questo tipo di aggressione passiva può logorare lentamente l’autostima.

Il sarcasmo non è solo un modo di parlare, ma una vera e propria strategia per indebolire l’altro senza assumersene la responsabilità. È una comunicazione ambigua, in cui il messaggio negativo è camuffato da leggerezza, impedendo alla vittima di reagire apertamente senza essere accusata di esagerazione.

Come difendersi:

  • Non lasciarti ingannare dalla scusa del “sto solo scherzando”. Se un commento ti ferisce, hai il diritto di farlo notare.
  • Rispondi con calma e sicurezza: “Se era uno scherzo, non mi ha fatto ridere” o “Preferisco i complimenti sinceri”.

2. Il silenzio punitivo

Il silenzio può essere una potente arma di manipolazione. Alcune persone, quando vogliono ferire senza affrontare direttamente un conflitto, si chiudono nel mutismo, ignorano, fanno finta di non vedere. Questo comportamento trasmette un messaggio chiaro: “Non vali abbastanza da meritare la mia attenzione”. È una forma di controllo emotivo che può generare ansia e senso di colpa nella vittima.

Il silenzio punitivo non è semplice distanza o bisogno di tempo per riflettere. È un’arma usata per far sentire l’altro in colpa, per creare insicurezza e per ribadire un potere implicito nella relazione. Chi lo mette in atto spesso sa di ferire, ma continua a farlo perché ottiene una reazione: ansia, sottomissione, ricerca disperata di riconciliazione.

Come difendersi:

  • Non rincorrere chi usa il silenzio per manipolarti. Se hai fatto qualcosa di sbagliato, chiariscilo; altrimenti, non sentirti obbligato a inseguire chi ti ignora.
  • Mantieni la tua dignità e non permettere che il silenzio altrui ti faccia dubitare del tuo valore.

3. Il gaslighting: farti dubitare della tua percezione

Il gaslighting è una tecnica di manipolazione in cui una persona cerca di farti dubitare della tua memoria, delle tue emozioni o della tua percezione della realtà. Frasi come “Ma dai, non è mai successo”, “Te lo stai inventando” o “Sei troppo sensibile” sono segnali tipici di questa tattica. L’obiettivo è destabilizzare l’altro, farlo sentire insicuro e dipendente.

Questo tipo di comportamento è particolarmente insidioso perché lavora sulla mente della vittima, facendole perdere fiducia nelle proprie capacità di giudizio. Chi pratica il gaslighting spesso lo fa con un’abilità raffinata, rendendo difficile individuare il problema. La vittima può arrivare a mettere in discussione i propri ricordi e sentimenti, fino a credere di essere lei stessa in errore.

Come difendersi:

  • Fidati del tuo istinto e dei tuoi ricordi. Se senti che qualcosa non quadra, probabilmente hai ragione.
  • Se possibile, tieni traccia degli eventi per avere riferimenti chiari e contrastare eventuali tentativi di manipolazione.
  • Non permettere a nessuno di sminuire le tue emozioni o esperienze.

4. Il complimento avvelenato

Alcune persone sanno essere straordinariamente abili nel dare “complimenti” che, in realtà, sono critiche travestite. Frasi come “Sei bravissima a fare il tuo lavoro, considerando che non hai molta esperienza” o “Che bel vestito! Non avrei mai pensato che ti sarebbe stato bene” sono esempi perfetti. L’intento è quello di abbassare l’autostima dell’altro, ma senza esporsi apertamente.

Questa tecnica è particolarmente insidiosa perché, a prima vista, sembra gentilezza. Tuttavia, il sottotesto è sempre svalutante e lascia nella vittima una sensazione di inadeguatezza o insicurezza. Spesso chi usa questi falsi complimenti cerca di apparire amichevole o di mantenere una facciata di correttezza, ma in realtà sta cercando di minare la sicurezza dell’altro.

Come difendersi:

  • Chiedi spiegazioni: “Cosa intendi esattamente con questa frase?” Spesso, di fronte a una richiesta di chiarimento, chi usa questi mezzi subdoli si trova in difficoltà.
  • Riconosci la manipolazione e non reagire emotivamente: Non lasciare che questi commenti ti influenzino. Chi li usa lo fa per farti sentire insicuro, ma tu hai il potere di non dargli peso.
  • Riafferma il tuo valore: Rispondi con sicurezza, senza cadere nel gioco della provocazione. Per esempio: “Grazie per il complimento, lo prendo per quello che è.”

5. Il vittimismo manipolatorio

Un’altra strategia subdola è il vittimismo eccessivo. Alcune persone si mettono costantemente nel ruolo della vittima, facendo sentire gli altri in colpa e ottenendo così attenzioni e favori. Usano frasi come “Dopo tutto quello che ho fatto per te, mi tratti così?” oppure “Sei davvero crudele con me”. Questo tipo di comportamento è emotivamente estenuante e può indurre sensi di colpa ingiustificati.

Il vittimismo manipolatorio è particolarmente pericoloso perché sfrutta il senso di empatia dell’altro per ottenere vantaggi. Chi lo pratica non assume mai la responsabilità delle proprie azioni, ma cerca di attribuire agli altri il peso delle proprie sofferenze. Questo comportamento può creare dinamiche relazionali tossiche, in cui la vittima si sente costantemente in dovere di giustificarsi o di riparare torti inesistenti.

Come difendersi:

  • Riconosci il gioco manipolatorio: Se ti rendi conto che una persona tende sempre a mettersi nel ruolo della vittima, chiediti se sta cercando di influenzare le tue emozioni per ottenere qualcosa.
  • Non lasciarti coinvolgere dai sensi di colpa: Ognuno è responsabile delle proprie emozioni e del proprio benessere. Non spetta a te “salvare” chi non vuole assumersi le proprie responsabilità.
  • Mantieni i tuoi confini: Rispondi con empatia ma con fermezza, chiarendo che non puoi farti carico di problemi che non ti appartengono.

6. L’isolamento sociale

Un comportamento tipico di chi vuole ferire in modo subdolo è cercare di isolare la vittima dagli altri. Questo può avvenire screditando le sue amicizie, creando tensioni o diffondendo pettegolezzi. L’obiettivo è rendere la persona più vulnerabile e dipendente. Può manifestarsi anche attraverso atteggiamenti più sottili, come escludere qualcuno da conversazioni importanti, non coinvolgerlo in eventi o farlo sentire inadeguato in un gruppo sociale.

L’isolamento sociale può avere effetti devastanti sull’autostima della vittima, portandola a dubitare di se stessa e del proprio valore nelle relazioni. È un comportamento particolarmente pericoloso nelle dinamiche familiari e lavorative, dove la vittima può sentirsi sola e senza supporto.

Come difendersi:

  • Mantieni le tue relazioni indipendentemente da ciò che gli altri dicono.
  • Non lasciarti influenzare da chi cerca di metterti contro le persone a cui tieni.
  • Costruisci una rete di supporto solida, fatta di persone che ti apprezzano e ti sostengono.

7. La falsa gentilezza

Infine, c’è chi finge di essere gentile mentre, in realtà, sta cercando di controllarti o ferirti in modo sottile. Queste persone possono offrirti aiuto non richiesto per poi fartelo pesare, oppure usare parole dolci per poi avanzare richieste che non puoi rifiutare.

La falsa gentilezza è pericolosa perché confonde la vittima, che si sente in dovere di ricambiare senza accorgersi di essere manipolata. Chi la pratica sa come fare leva sulla gratitudine e sulla sensibilità altrui per ottenere vantaggi personali.

Come difendersi:

  • Impara a dire no senza sentirti in colpa.
  • Fai attenzione a chi sembra eccessivamente generoso senza un motivo chiaro.
  • Chiediti sempre se un gesto gentile ha un secondo fine nascosto.

Perché alcune persone usano questi comportamenti?

Chi mette in atto questi atteggiamenti manipolatori lo fa spesso per motivi profondi, legati alla propria storia personale, alle proprie insicurezze o a un bisogno inconscio di controllo sugli altri. Alcuni dei motivi principali possono essere:

  • Paura di non essere abbastanza: Chi si sente insicuro può cercare di abbattere l’autostima altrui per sentirsi superiore.
  • Modelli familiari tossici: Crescere in ambienti in cui la manipolazione è la norma può portare a replicare questi schemi senza rendersene conto.
  • Bisogno di controllo: Alcune persone trovano difficile avere relazioni basate sul rispetto reciproco e preferiscono mantenere un dominio sottile ma costante.
  • Mancanza di empatia: Alcuni individui non riescono a percepire il dolore altrui, oppure non se ne curano.

Comprendere queste cause non significa giustificare il comportamento manipolatorio, ma può aiutare a riconoscere che il problema non sta in noi, bensì in chi lo mette in atto.

Proteggi la tua luce

La sottigliezza di questi comportamenti può renderli difficili da individuare, ma una volta che impariamo a riconoscerli, diventiamo più forti e meno vulnerabili. La chiave è la consapevolezza: se qualcosa ci fa stare male, probabilmente c’è un motivo. Non dobbiamo accettare dinamiche tossiche solo perché non sono apertamente aggressive.

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A cura di Ana Maria Sepe, psicologo e fondatrice della rivista Psicoasvisor
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