Cosa non dicono mai a se stesse le persone resilienti

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Dottoressa in psicologia, esperta e ricercatrice in psicoanalisi. Scrittrice e fondatore di Psicoadvisor

Le parole hanno un peso! Cade in errore chi pensa al linguaggio solo come a uno strumento “neutro” che utilizziamo per esprimerci e per comunicare con gli altri: le parole sono capaci di molto di più. Hanno un loro peso e potere, e per questo sono in grado di incidere profondamente nella realtà che ci circonda. Infatti, la parola e la rappresentazione mentale che associamo a essa, crea inevitabilmente alcune neuro-associazioni che si traducono in ancore sensoriali attraverso le quali formiamo le nostre convinzioni e le nostre credenze. Attraverso le parole, la mente cerca e crea dei significati. Questi sono come un invito a entrare dentro noi stessi alla ricerca di un senso.

Ognuno di noi è scrittore della propria vita

Le parole sono come semi e ogni volta che parli con te stesso è come se le stessi piantando nel terreno della tua anima. Ogni terreno vuole le sue piante, come ogni anima vuole le proprie parole!  Ad esempio se in una situazione fastidiosa in cui avresti potuto replicare resti zitto, ma poi passi la successiva mezz’ora a ripensare: “Ecco, mi faccio sempre mettere i piedi in testa, non so farmi valere, avrei dovuto dirgliene quattro!”.

Questo è il classico caso di dialogo chiuso, ripetitivo, condizionato dal passato ed è il modo peggiore di parlare a te stesso, perché non ti consente di affrontare le situazioni nel modo migliore… è come se fossi tu stesso ad amplificare un senso di incapacità, come se lo stessi coltivando dentro di te.

Ecco, tutte le volte che fai questo, stai dicendo al tuo cervello che non hai le capacità fisiche e psichiche per superare quella sfida, scatenando così la cosiddetta profezia che si auto-avvera. Si crea così un circolo vizioso, un loop senza fine di fallimenti, che abbassa sempre più i tuoi livelli di autostima e autoefficacia… e aumenta la probabilità di conseguire altri insuccessi futuri.

La comunicazione con gli altri

Quello che diciamo da adulti, il modo in cui ci esprimiamo e ci rapportiamo all’altro ci caratterizza ed identifica. Le parole, infatti, possono determinare la nostra felicità, influendo sulle emozioni e sugli stati d’animo. Le parole possono ferire, innervosire, alterare oppure possono fortificare, calmare, sostenere e rassicurare chi le pronuncia e chi le ascolta e riceve. Oltre al loro peso, bisogna fare attenzione a chi le pronuncia.

Una mamma o un papà che rivolgendosi al proprio figlioletto lo appellano gratuitamente con un “cretino, sei un  idiota”, è come se lo sparassero puntando al cuore. Le parole, entrano dall’orecchio, ma prima di arrivare al cervello per essere decodificate, passano per il cuore. E qui che si compie la magia o il danno. Lo stesso bambino di prima, basterebbe chiamarlo con uno dei tanti vezzeggiativi che noi genitori usiamo, cucciolo, amore mio,…. per farlo crescere sicuro e in tutta serenità.

10 frasi  da non rivolgere contro se stessi

Con le parole pensiamo, ci parliamo attraverso una voce interiore, ma non in modo casuale. Immaginiamo 2 uomini, uno accanto all’altro, i quali devono alzarsi, gestire l’ansia di parlare davanti ad una platea ed iniziare a parlare. Ora immaginiamo che nei minuti precedenti il primo dica a sé stesso qualcosa del tipo: “Non vedo l’ora che sia finita, già so che farò una figuraccia, non ne sono in grado”. Il secondo, invece: “Sono in grado di gestire la situazione, ho l’occasione di far vedere le mie capacità…Sì, andrà tutto bene”

La performance, al netto dei contenuti sarà influenzata dalle parole che i 2 uomini dicono a sé stessi? In che modo? Quelle parole influenzeranno il loro comportamento a migliorarsi, a mettersi nuovamente alla prova o ad abbandonare del tutto una esperienza simile? Ebbene, possiamo ben capire come la psiche si basi profondamente sulle parole e sull’uso che se ne fa, perché esse stesse danno forma al proprio mondo.

Pertanto, se ci rivolgiamo a noi stessi con un linguaggio positivo e sicuro, il nostro comportamento ci darà un risultato altrettanto positivo e sicuro. Nel momento in cui ci rivolgiamo a noi stessi con un linguaggio debilitante, il risultato sarà di palesare un comportamento debilitante. Esaminiamo il valore negativo di queste parole dolorose e grigie:

“Non ce la faccio”
“Sono sbagliato/a”
“Mi aspettavo cose diverse dalla vita”
“Sono un’incapace”
“Non sarò mai felice”
“Sono sfortunato/a”
“Voglio cambiare vita”
“Sono destinato/a a essere solo/a”
“Capitano tutte a me”
“Se mi succede qualcosa di brutto?”

Queste affermazioni (o frasi simili) sono ferite che nessuna persona deve mai infliggere a se stessa: dentro di noi c’è un’anima, un’energia vitale, che merita di essere sostenuta e potenziata con l’atteggiamento positivo.

“NON CE LA FACCIO” O “SONO SBAGLIATO” O “VOLEVO UN’ALTRA VITA”, SONO FRASI NEGATIVE E PERDENTI

Chi le pronuncia cerca un nascondiglio, vuole giustificarsi perché nel momento stesso in cui lascia spazio a simili affermazioni sta già deponendo le armi, si sta già arrendendo, si sta già abbandonando allo sconforto. Frasi siffatte pongono un limite insormontabile alla forza del cuore. Chi pietosamente si piega sui propri dolori e sulle proprie frustrazioni anziché rintracciare nella vita le emozioni positive innesca un meccanismo interiore per cui facilita l’emersione (prevalente o esclusiva) del negativo.

“Sono sicuro che ne verrò fuori”;
” Ce la possiamo fare”;
“Ci riusciremo, devo solo crederci”

al contrario, sono frasi rigeneranti, positive e libere, capaci cioè di dare a chi le pronuncia ed a chi le riceve una rinnovata speranza. Anche quando tutto sembra grigio e le forze quasi vengono meno, bisogna reagire e non arrendersi mai! Bisogna proporsi un fine ultimo e organizzare un’azione sulla base dello scopo…. la felicità non starà tanto nel risultato quanto nell’impegno profuso. Voglio cambiare vita” è una frase da non pronunciare mai, è una frase vuota, completamente priva di qualsivoglia obiettivo: la vita non si cambia a parole si affronta con l’agire e l’agire pretende sogni, traguardi e pianificazioni.

Curare il proprio linguaggio è un requisito fondamentale per condurre una vita migliore. Le persone di successo hanno un linguaggio diverso, non usano affermazioni fallimentari perché sono consapevoli del potere che le parole hanno su di loro.

Le parole positive ci spingono all’azione

L’utilizzo di parole e frasi positive, attivano una reazione neuronale a catena che ci spinge all’azione. In aggiunta, come scoperto da un esperimento condotto presso l’Università Claude Bernard di Lione, l’uso di verbi connessi all’attività fisica (es. vai, fai, attacca, etc.) ci influenza aumentando automaticamente la forza, l’intensità e la grinta nello svolgere un’azione. Attenzione, invece, al fatto che se queste stesse parole vengono utilizzate nella loro forma negativa (es. non andare, non fare, stop, etc.), non sortiscono alcun effetto… anzi, verosimilmente spingono a fare proprio ciò che non si vuole.

L’importanza del dialogo interiore

Un dialogo interiore adeguato è uno dei presupposti più importanti di una vita soddisfacente e sana perché la qualità di ciò che ti dici ogni giorno influirà: su ogni situazione, sul tuo stato d’animo, sul tuo atteggiamento, sulle relazioni, e sulla tua capacità di gestire adeguatamente le prove che la vita ti porrà davanti. Cosa puoi fare?

Ecco un piccolo esercizio molto efficace per migliorare il proprio dialogo interiore. Scrivi su un foglio una lista di affermazioni positive che ti riguardano, e pensaci più volte nell’arco della giornata. L’importante è tu sia costante, in quanto studi hanno dimostrato, che occorrono almeno 21 giorni prima che una nuova abitudine venga automatizzata. Anche se all’inizio quello che ti dici ti sembrerà non vero, continua ugualmente perché con il passare dei giorni inizierà a divenire più reale. La costanza come in tutte le cose paga sempre!

Una lettura preziosa che ti cambia la vita

Non aspettare che siano gli altri a farlo. Non aspettarti considerazione dall’esterno. Hai presente quando vedi un bambino andare per la prima volta in bicicletta sotto gli occhi ammirati dei genitori? Il bambino dice «guardami, mamma, guarda quanto sono bravo». Molti adulti vivono bloccati in questa modalità. «vi prego, mondo! Nota quanto sono bravo». Questo arresto è legato a carenze nel passato. Nessuno può tornare indietro e darti la considerazione e la comprensione che non hai mai avuto quando più ne avevi bisogno. Quel bisogno, però, ora è rimasto intatto e ciò che posso fare è darti i mezzi per soddisfarlo da solo. Perché tu puoi farlo. Puoi guardare a te stesso come farebbe un genitore fiero e orgoglioso di ciò che sta diventando il suo bambino. Puoi e anzi, meriti di essere considerato, stimato e amato. L’unico inconveniente è che gli altri inizieranno a notarti solo quanto tu noterai te stesso. Gli altri, inizieranno ad amarti davvero solo quando tu inizierai ad amarti.

Ma come si fa ad amarsi?

Ecco un’altra cosa semplice, proprio come camminare e parlare. Ti spiego come compiere questa grande impresa nel mio libro «d’Amore ci si Ammala, d’Amore si Guarisce». Ti prometto che, quando avrai letto l’ultima pagina, avrai la considerazione di cui hai bisogno. Mollerai la presa e smetterai di affannarti dietro a persone o cose che ti tormentano. Puoi trovare il mio libro in qualsiasi libreria d’Italia o su Amazon, a questo indirizzo.

A cura di Ana Maria Sepe, psicologo e fondatrice della rivista Psicoasvisor
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