Cosa non fanno le persone che si trascinano un vissuto traumatico

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Dottoressa in psicologia, esperta e ricercatrice in psicoanalisi. Scrittrice e fondatore di Psicoadvisor

Ci sono ferite che non si vedono, ma che pesano dentro come macigni. Sono quelle lasciate da esperienze difficili, da amori sbagliati, da genitori assenti, da sogni infranti e da battaglie combattute in silenzio. Sono le ferite del passato, quelle che, anche quando cerchiamo di andare avanti, sembrano avere ancora il potere di trattenerci.

Chi ha vissuto momenti traumatici spesso non lo mostra. Sono le persone che sorridono con gentilezza, che offrono aiuto senza chiedere nulla in cambio, che sembrano forti perché hanno imparato a sopravvivere. Ma dietro quella forza, c’è un bagaglio pesante, fatto di paure, insicurezze e di un senso di stanchezza che non si può spiegare facilmente.

Le cicatrici invisibili: il peso del passato

Il passato non si cancella, ma si può scegliere come conviverci. Eppure, chi si trascina un vissuto traumatico spesso si muove con passi incerti, trattenuto da una serie di comportamenti e schemi che, inconsapevolmente, continuano a tenerlo legato a ciò che è stato.

Non si tratta di mancanza di forza di volontà o di debolezza. Al contrario, queste persone hanno già dimostrato di essere incredibilmente resistenti. Ma il passato ha un modo subdolo di insinuarsi nel presente, condizionando scelte, relazioni e il modo in cui si vedono e vivono la vita. Cosa non fanno le persone che portano dentro un vissuto traumatico? Quali sono i comportamenti che le bloccano, che impediscono loro di sentirsi finalmente libere? Vediamolo insieme.

1. Non si permettono di essere davvero felici

La felicità, per chi ha sofferto tanto, non è mai una sensazione scontata. Spesso arriva accompagnata da un senso di colpa o dalla paura che sia solo temporanea. Chi ha vissuto momenti difficili tende a diffidare della felicità, come se non fosse qualcosa di meritato o come se, da un momento all’altro, potesse svanire.

Questa paura porta a un meccanismo di autodifesa: non permettersi di essere completamente felici per non rischiare di soffrire di nuovo. Così, anche quando la vita offre occasioni di gioia, queste persone le vivono con il freno tirato, incapaci di abbandonarsi completamente al momento presente.

2. Non lasciano andare il passato

Chi ha avuto un vissuto traumatico spesso lo porta con sé ovunque vada. I ricordi dolorosi continuano a riaffiorare, condizionando le scelte e la visione del futuro. Non è semplice lasciare andare, soprattutto quando il dolore ha lasciato segni profondi.

Spesso si vive ancorati a ciò che è stato, ripensando a errori commessi, a ingiustizie subite, a parole che hanno ferito. Questo continuo rivivere il passato impedisce di guardare avanti con serenità, lasciando poco spazio a nuove possibilità.

3. Non si concedono di fidarsi degli altri

Quando il dolore è stato causato da persone vicine, fidarsi di nuovo diventa un’impresa difficile. Chi è stato tradito, abbandonato o ferito fatica ad aprire il cuore e tende a costruire muri di protezione. Ogni gesto gentile viene analizzato con sospetto, ogni promessa viene presa con riserva.

Questa diffidenza porta a una solitudine silenziosa: da un lato si desidera il contatto umano, dall’altro la paura di soffrire ancora spinge a rimanere a distanza. Così, si finisce per sentirsi intrappolati in un paradosso doloroso: voler amare ed essere amati, ma non riuscire a lasciarsi andare completamente.

4. Non smettono di punirsi

Molte persone che hanno vissuto situazioni traumatiche portano con sé un senso di colpa profondo. Si sentono responsabili per ciò che è accaduto, anche quando non avrebbero potuto fare nulla per evitarlo. Questa colpa si manifesta in modi sottili, attraverso l’autosabotaggio, l’incapacità di riconoscere il proprio valore, il rifiuto della felicità.

Si diventa i giudici più severi di sé stessi, incapaci di perdonarsi per scelte fatte in momenti di fragilità. Il passato viene vissuto come una condanna, e il dolore diventa una sorta di punizione autoimposta.

5. Non si concedono di ricominciare davvero

Per lasciarsi alle spalle un vissuto traumatico, serve coraggio. Serve la capacità di chiudere una porta e di scegliere di guardare avanti con fiducia. Ma non è semplice. Spesso chi ha sofferto rimane intrappolato nel ciclo del dolore, incapace di immaginare un futuro diverso.

La paura di fallire, di soffrire ancora, di non essere abbastanza porta a rimanere fermi, a rimandare decisioni importanti, a evitare di fare quel salto verso il cambiamento. Così, il passato continua a influenzare il presente, impedendo di costruire qualcosa di nuovo.

6. Non si permettono di chiedere aiuto

Spesso chi ha vissuto traumi crede di dover affrontare tutto da solo. La vulnerabilità viene vista come un segno di debolezza, quando in realtà è un atto di grande coraggio. Chiedere aiuto, che sia a un amico, a un terapeuta o a una persona cara, è un passo fondamentale per iniziare a guarire. Nessuno dovrebbe portare il peso del passato da solo, eppure la paura di essere un peso per gli altri impedisce di aprirsi e ricevere il sostegno necessario.

7. Non riconoscono i propri progressi

Anche i piccoli passi contano, ma chi ha vissuto traumi spesso non riesce a vedere quanto sia già andato lontano. La mente è abituata a focalizzarsi su ciò che manca, su ciò che non è ancora stato risolto, ignorando i progressi fatti lungo il percorso. Imparare a riconoscere e celebrare anche le più piccole vittorie è essenziale per costruire fiducia in se stessi e guardare con speranza al futuro.

8. Non si prendono cura di sé

Chi porta un peso interiore tende a trascurare il proprio benessere fisico ed emotivo. Mangiare in modo disordinato, trascurare il sonno, evitare momenti di relax sono tutti segnali di una sofferenza che non viene affrontata. Prendersi cura di sé non è un lusso, ma un bisogno fondamentale per iniziare a stare meglio e rompere il ciclo del dolore.

9. Non credono in un futuro migliore

Quando il passato è stato doloroso, immaginare un futuro positivo può sembrare impossibile. La mente si abitua alla sofferenza e fatica a concepire che le cose possano cambiare. Ma il futuro non è scritto, e ogni giorno offre nuove opportunità per costruire qualcosa di diverso. Coltivare la speranza è il primo passo per smettere di essere prigionieri del passato.

10. Non si concedono di amare di nuovo

La paura di soffrire ancora impedisce di aprirsi a nuove possibilità. Chi ha subito ferite profonde teme di rivivere lo stesso dolore e per questo evita di esporsi emotivamente. Ma chiudere il cuore significa anche privarsi della possibilità di vivere esperienze belle e significative. Imparare a fidarsi di nuovo è una sfida, ma è anche l’unico modo per permettersi di vivere pienamente.

Liberarsi dal peso del passato

Chi porta con sé un vissuto traumatico non ha bisogno di essere salvato, ma di essere compreso. Non ha bisogno di frasi fatte o di consigli superficiali, ma di tempo, di pazienza e di qualcuno che sappia vedere oltre la corazza. Se anche tu senti di portarti dentro ferite che ancora pesano, sappi che non sei sola o solo. E che, a piccoli passi, è possibile smettere di trascinare quel bagaglio e iniziare davvero a camminare leggeri. La vita non è solo ciò che è stato. È anche ciò che scegliamo di costruire da oggi in poi. Ogni giorno è un’opportunità per ricominciare, per lasciarsi alle spalle il dolore e per aprire il cuore a ciò che verrà.

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A cura di Ana Maria Sepe, psicologo e fondatrice della rivista Psicoasvisor
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