Cosa significa sentirsi sempre in colpa per l’altro

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Dott.ssa in biologia e psicologia. Esperta in genetica del comportamento e neurobiologia. Scrittrice e founder di Psicoadvisor

Il senso di colpa è un’emozione complessa che ha una funzione adattiva: ci permette di riconoscere un errore e di porvi rimedio, favorendo la coesione sociale e il rispetto reciproco. Tuttavia, quando diventa eccessivo o ingiustificato, può trasformarsi in un peso emotivo che compromette il benessere psicologico e le dinamiche relazionali.

Molte persone sperimentano un senso di colpa persistente dopo un litigio, anche quando hanno agito nel giusto. Questo fenomeno può derivare da schemi appresi fin dall’infanzia e consolidati nell’età adulta. Esploriamo insieme le sue origini e alcune strategie per gestirlo.

Le radici del senso di colpa: dall’infanzia all’età adulta

L’infanzia rappresenta un periodo cruciale per lo sviluppo delle nostre modalità di regolazione emotiva. Il senso di colpa eccessivo può avere origine da diversi fattori. Nella gran parte dei casi è legato a una condizione intrinseca del modello educativo adottato culturalmente da ogni genitore, ma vediamo nello specifico.

Modelli educativi basati sulla colpevolizzazione. Crescere in un ambiente in cui le emozioni e i bisogni personali venivano sistematicamente invalidati o puniti può portare a interiorizzare l’idea che il conflitto sia un errore da evitare a ogni costo. I bambini che ricevono messaggi del tipo “Se ti arrabbi, fai piangere mamma e papà” o “Se soffro, è tutta colpa tua” da adulti potrebbero avere difficoltà a separare la responsabilità oggettiva da un senso di colpa immotivato.

Nella ferita dell’ingiustizia. Il modello educativo basato sulla colpevolizzazione può esercitare effetti più complessi. Se il bambino, al contempo, ha vissuto delle disparità di trattamento (in casa si sentiva messo da parte, percepiva che non gli si attribuivano meriti al contrario di altri bambini o cugini, se è cresciuto all’ombra di un fratello problematico o semplicemente preferito) da adulto, può presentare delle ambivalenze. Come si esprimono? Potrebbe avere scoppi d’ira per poi sentirsi tremendamente in colpa per come ha gestito la dinamica relazionale. In queste dinamiche, il senso di colpa perde il ruolo funzionale che ti ho descritto in premessa.

All’inizio dell’articolo ti ho spiegato che il senso di colpa ha una funzione adattiva, in quanto ci consente di riconoscere un errore e porvi rimedio. Tuttavia, quando il senso di colpa emerge in dinamiche complesse e mai elaborate che non riguardano tanto il presente quanto il passato, questa emozione non fa che intensificare dei sentimenti sottostanti che sono la vera causa delle dinamiche disfunzionali:

  • Senso di non valere
  • Sentire di non bastare a se stessi
  • Sensazione di non fare abbastanza o di non essere abbastanza
  • Senso di indegnità

Attenzione: il percepirsi di scarso valore non va confuso con l’autostima. Io posso reputarmi capace nel mio lavoro, molto abile in tanti aspetti della mia vita…. tuttavia, dentro di me, posso comunque coltivare un senso di inutilità accompagnato da una malinconia esistenziale.

Attaccamento e paura dell’abbandono. Secondo la teoria dell’attaccamento, le persone con uno stile di attaccamento insicuro tendono a temere il rifiuto e a sacrificare il proprio benessere per mantenere la relazione. Da bambini, possono aver imparato che l’affetto dei genitori era condizionato alla loro capacità di non creare problemi. Da adulti, questa dinamica si traduce nella difficoltà a esprimere i propri bisogni e nell’attribuire a se stesso la causa di qualsiasi problematica relazionale.

Perfezionismo e iper-responsabilità. Alcuni individui sviluppano un forte senso di responsabilità verso le emozioni altrui. Questo può essere collegato a un’educazione in cui venivano lodati solo per il loro comportamento irreprensibile o per la loro capacità di “far star bene gli altri“. In età adulta, il desiderio di essere sempre percepiti come persone gentili e comprensive può generare una difficoltà a sostenere il conflitto e a difendere i propri bisogni senza provare disagio.

Inversione dei ruoli durante l’infanzia: il bambino adultizzato 

L’inversione dei ruoli durante l’infanzia, nota anche come “adultizzazione infantile”, si verifica quando un bambino assume responsabilità che dovrebbero spettare agli adulti. Questo può accadere in diverse forme:

  • Accudimento emotivo: il bambino diventa il confidente, l’amico, la stampella o il supporto emotivo del genitore, spesso mettendo da parte i propri bisogni per prendersi cura delle fragilità dell’adulto. Il bambino percepisce il genitore come qualcuno da proteggere e di cui prendersi cura. Questo finirà per innescare nel bambino un senso di colpa per ogni intoppo o malessere genitoriale (compresa un’eventuale separazione).
  • Adultizzazione strumentale: il bambino assume compiti pratici e di gestione familiare, come prendersi cura dei fratelli, occuparsi delle faccende domestiche… Gli viene da subito attribuita una pressione economica e potrebbe sentirsi di peso se non assolve a un compito.

Essere “bambini adultizzati” può avere un impatto profondo sulla psiche e sullo sviluppo emotivo, portando a una serie di difficoltà in età adulta, tra cui il senso di colpa.

Senso di colpa per il proprio benessere. Se da piccoli si è stati abituati a prendersi cura degli altri, si può sviluppare la convinzione che prendersi del tempo per sé sia egoistico. Questo porta molte persone a sentirsi in colpa quando si concedono piacere, comprando qualcosa per sé, decidono di riposare, non producono abbastanza o addirittura se desiderano realizzarsi o l’indipendenza emotiva. Questo è vero soprattutto in presenza di dipendenza affettiva silente nei confronti delle figure genitoriali. La definisco “silente” perché non appare come le classiche forme di dipendenza affettiva.

All’apparenza la persona sembra essere svincolata dal legame familiare, tuttavia è frenata nella sua individualità: anche se adulta, si sente costretta a mentire con i genitori sull’uso che fa dei suoi soldi, dove andrà in vacanza… Tutto per timore del giudizio. Nota ancora più dolente, in questi casi, l’autoaffermazione è vissuta come un tradimento. Il retropensiero soggiacente al senso di colpa suona più o meno così: “se io mi emancipo, se io mi gratifico… Ti tradisco e tradisco le tue aspettative“.

Difficoltà nel porre limiti. Un adulto che è stato un bambino adultizzato può sentirsi in colpa nel dire “no”, perché ha interiorizzato l’idea che il suo valore dipenda dalla sua disponibilità verso gli altri. Questo può portare a dinamiche di iper-responsabilità e a difficoltà nel proteggere i propri spazi.

Tendenza a farsi carico dei problemi altrui. L’abitudine di prendersi cura degli altri fin da piccoli può portare a relazioni squilibrate, in cui l’adulto sente il bisogno di “salvare” il partner, gli amici o i colleghi, sperimentando un senso di colpa quando non riesce a farlo.

Difficoltà nel godersi la leggerezza. Se da bambini si è stati privati della spensieratezza, in età adulta può esserci una sorta di malinconia di sottofondo con la sensazione di dover essere sempre all’altezza delle situazioni, pena un senso di colpa profondo. Non viene mai considerato l’incontrollabilità degli eventi: se qualcosa va storta, è “colpa mia”.

Come altro si manifesta il senso di colpa generalizzato e come uscirne

Quando il senso di colpa è disfunzionale, può innescare una serie di reazioni automatiche, tra cui:

  • Chiedere scusa anche quando non si è nel torto, pur di ristabilire l’equilibrio nella relazione.
  • Sminuire le proprie emozioni, reprimendo la rabbia o la frustrazione per paura di apparire eccessivi.
  • Accettare situazioni ingiuste, perché il malessere legato alla colpa sembra più difficile da tollerare rispetto alla frustrazione per il mancato riconoscimento dei propri diritti.
  • Rimuginare sull’accaduto, analizzando ogni dettaglio del litigio alla ricerca di un presunto errore da correggere.

Affrontare il senso di colpa disfunzionale non significa ignorarlo, ma riconoscerne l’origine ed elaborarla, magari con l’aiuto di un professionista. Nell’immediato, potrebbe essere utile valutare in modo più “freddo” la propria responsabilità emotiva ma uno schema di pensieri rigido e guidato dal “senso di non valere” può distorcere le realtà più eclatanti e far emergere comunque colpa!

Comprendere il proprio funzionamento interno è il passo cruciale per alleggerirsi dei carichi del passato. Non puoi spegnere rimuginii e sensi di colpa da un giorno all’altro ma puoi provare a concederti una pausa, un po’ di spazio per autoesplorarti.

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Autore: Anna De Simone, psicologo esperto in psicobiologia
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