Dal conflitto irrisolto alla rottura: fattori che determinano la fine della relazione

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Illustrazione: Simone Ferriero

Approfondendo la letteratura in merito a quali fattori favoriscono la stabilità della coppia e quali invece ne determinano la fine.

E’ possibile individuare due dimensioni fondamentali che ne decretano la riuscita: la qualità e la stabilità della relazione, dove la qualità della relazione è un indicatore sintetico del benessere quando è positiva e del malessere quando è negativa.

Alcuni autori (Snyder 1979, Beach e O’Leary 1985) identificano la qualità della relazione  come il risultato della combinazione  di comunicazione, accordo, percezione del supporto, gestione del conflitto, mentre altri autori (Fincham e Bradbury 1987, Huston, Michale e Crouter, 1986)  ritengono che la relazione sia riconducibile ad una valutazione globale negativa o positiva dell’unione. Infine gli studi più recenti identificano il benessere della coppia non come due opposti che si contrappongono, felicità ed infelicità coniugale ma concepiscono la qualità di una relazione come un costrutto formato da dimensioni positive e negative indipendenti piuttosto che in relazione ad una singola dimensione bipolare, positiva e negativa (Weiss e Heyman, 1997). In base a queste teorie i partner possono esprimere in relazione alla loro via di coppia:

  • Valutazioni positive se sono coppie soddisfatte
  • Valutazioni sia poco positive sia poco negative se sono coppie indifferenti
  • Valutazioni molto positive e molto negative se sono coppie ambivalenti
  • Valutazioni negative se sono coppie insoddisfatte.

Quali sono i fattori che determinano la stabilità o la rottura della coppia?

Le ricerche più recenti hanno iniziato a valutare non solo la qualità della relazione ma anche la stabilità della relazione, intesa come impegno e il rapporto tra queste due variabili. Per cui se aumenta la qualità della relazione aumenta anche la stabilità ma non e’ detto che al contrario possa valere lo stesso principio poiché alcune relazioni pur essendo stabili sono caratterizzate da elevati livelli di conflitto e bassi livelli di soddisfazione. Un alto livello di impegno reciproco o commitment consente di superare il conflitto e di migliorare la relazione. Su queste due variabili si innestano una serie di fattori che possono  favorire lo sviluppo e il mantenimento della relazioni o esporla a rischio di rottura. Questi fattori secondo Cigoli e Sabatini (2000) sono:

1. Fattori cognitivi ed affettivi:

le credenze sulla coppia e le aspettative e l’idealizzazione reciproca, lo stile di attaccamento di ognuno dei componenti della coppia che confluiscono in una nuova struttura relazione la quale non e’ la sommatoria dei singoli stili ma una nuova modalità relazionale congiunta. Il livello di intimità che costituisce un ruolo protettivo fondamentale a sostegno sia della stabilità sia della qualità della relazione poiché e’ l’espressione del patto di coppia, la capacità di perdonare l’errore e di individuare il valore dell’altro.

2. Fattori interattivi:

la comunicazione che costituisce la modalità principale attraverso cui la relazione tra i partner viene vissuta e sperimentata e grazie a cui si costruisce il confine reciproco all’interno della coppia. Il conflitto invece e’ la dimensione maggiore all’interno della quale emerge la differente percezione che un partner ha dell’altro.

3. Fattori etici:

commitment con cui si intende l’impegno e la dedizione al rapporto attraverso cui si promuovono comportamenti a favore della relazione che consentono di aumentare e mantenere sia la qualità sia la stabilità della relazione. Tra i comportamenti di commitment si rileva quello di accomodamento che e’ il risultato della propria decisione a reagire a comportamenti distruttivi in modo costruttivo, inibendo i comportamenti distruttivi e cercando di mettere in atto comportamenti positivi. L’accomodamento ha un valore positivo se e’ il frutto di una riflessione relazionale e di una dedizione volontaria alla relazione finalizzata a creare e ricreare il legame altrimenti si traduce in processi di evitamento. Il supporto e’ invece inteso come un indicatore del sostegno e della comprensione che il soggetto riceve e da al partner, e’ l’espressione della cura relazionale reciproca.

4. Fattori relativi alle reti familiari ed amicali:

il rapporto vissuto nelle famiglie di origine costituisce un elemento fondamentale che determina i processi di interiorizzazione della modalità di essere e di concepire la coppia. Tra questi fattori si annovera anche l’accoglimento incrociato che e’ la modalità con cui il partner entra nella famiglia dell’altro e nella nuova rete di parentela.

Come si manifesta la crisi di coppia?

Ogni coppia attraversa una fase di delusione che segue quella dell’illusione e dell’idealizzazione, di fronte alla delusione possono attualizzarsi diversi percorsi per affrontare la crisi. E’ possibile identificare tre differenti percorsi che rappresentano la crisi di coppia:

  1. Percorso 1: evitamento della crisi che comprende quelle modalità adottate dalla coppia per evitare di riconoscere vissuti legati alla delusione. La coppia non riesce a misurarsi con la delusione e la crisi di coppia non e’ visibile pur essendo permeata da angosce profonde che non trovano canali di espressione e modalità di elaborazione. La comunicazione si caratterizza per incongruità dei contenuti e per il ricorso ad una disconferma reciproca.
  2. Percorso 2: La coppia si misura con la delusione attraverso un conflitto manifesto ed osservabile pur tuttavia e’ incapace di sviluppare delle risorse per superare la crisi che diventa un elemento stabile della coppia. Si contraddistingue per la presenza di accuse reciproche di inadeguatezza e nessuno dei due partner e’ in grado di uscire dalla spirale critica e disconfermante.
  3. Percorso 3: La coppia si misura con la delusione ed esprime un conflitto manifesto ed osservabile, la crisi costituisce un passaggio evolutivo attraverso cui la coppia supera le illusioni e definisce nuove modalità basate su aspettative reciproche adulte e sul riconoscimenti delle possibilità e delle caratteristiche individuali dell’altro.

L’elemento comune a tutte le coppie e’ la presenza della fase illusoria che caratterizza la fase dell’innamoramento e che ha il suo apice nella presa di coscienza della realtà e della disillusione. Durante questa fase, ogni componente della coppia recupera la propria identità e vive un processo di individuazione e di separazione, cercando di mantenere un contatto emotivo e affettivo con l’altro.

Per alcune coppie la fase di crisi dovuta alla caduta delle illusioni dell’innamoramento e al passaggio della fase delle delusioni, si cristallizza nella delusione e non consente di passare alla fase di evoluzione e di crescita, determinando un meccanismo chiamato “circolo della delusione”, in cui i partner si affannano per ripristinare l’illusione della fase dell’innamoramento, il fallimento di questo tentativo alimenta la delusione. Vi e’ una manifesta incapacità di accettare l’altro per quello che e’ nella costante delusione per il tradimento delle aspettative irrealistiche coltivate. Quando si vive una crisi di coppia e’ indispensabile  sviluppare una comunicazione basata sulla reale disponibilità all’ascolto e sul desiderio di capire ed individuare un terreno comune per comprendere che non e’ l’altro a deluderci ma che abbiamo proiettato su di lui fantasie  e aspettative eccessive come quello di renderci completamente felici, eterna passione, salvatore, ecc.

Come nasce il conflitto di coppia?

Il conflitto di coppia nasce dalla violazione delle regole relazionali che la coppia ha concordato, e per il mancato confronto sui building blocks che devono costituire il fondamento della relazione. Tale condizione determina il dilemma dei sentimenti con cui si intende il dilemma nell’esprimere i sentimenti tra il favorire il proprio interesse e favorire l’interesse della relazione. Per comprendere meglio tale dinamica ci si può rifare al demand-withdrawl pattern identificato da Ardone e Chiarolanza (2007), con cui si intende un pattern interattivo dove uno dei due partner vuole affrontare i problemi della relazione e l’altro lo allontana  per evitare di confrontarsi.

E’ il fallimento dello scambio tra apertura e capacità di risposta durante il processo di intimità da cui origina il conflitto poiché ad una richiesta di un partner, l’altro risponde con il ritiro, manifestando una mancanza di comprensione e di fiducia nell’altro. L’effetto di questo comportamento sull’intimita’ e’ che quanto più i partner mantengono la propria posizione (chiedere e rifiutare) tanto meno ognuno dei due sente che i propri bisogni trovano una risposta soddisfacente all’interno della relazione.

Nelle relazioni  sane ed adulte, i comportamenti di mantenimento e di consolidamento del rapporto sono efficaci e finalizzati a raggiungere sia il benessere del partner sia il proprio, entrambi i componenti della coppia possono ricondurre tali comportamenti alla cura e alla preoccupazione reciproca.

Nelle relazioni in crisi le attribuzioni positive diventano sempre meno frequenti per risolvere i problemi per cui il sentimento di fiducia tende a svanire e una percezione di profonda incertezza avvolge la coppia. L’empatia e l’impegno reciproco vengono meno e la capacità dei partner di controllare ed inibire gli impulsi distruttivi non viene arrestata, per cui si alimenta il ciclo di accuse e di rabbia. Il conflitto di coppia secondo Lewin (1948) si contraddistingue per una incompatibilità di obiettivi tra i partner, gli obiettivi dell’uno interferiscono con quelli dell’altro. Il conflitto può essere generato anche da una divergenza di interessi o secondo Grimshaw (1990) il conflitto e’ anche  il conflict talk che consiste nel parlare in modo conflittuale, alla contraddizione tra messaggi verbali e non verbali, all’uso di un linguaggio non verbale conflittuale come un tono di voce alto, espressioni facciali di disappunto, ecc. Canary, Cupach e Messman (1995) propongono quattro definizioni di conflitto di coppia:

Conflitto di coppia

  1. Il conflitto come fenomeno fluido e pervasivo secondo cui non vi e’ alcun riferimento a episodi o comportamenti specifici, non e’ presente un disaccordo specifico ma il conflitto caratterizza l’interazione della coppia indipendentemente da come sono affrontati i singoli episodi.
  2. Il conflitto come interazione contraddistinta da particolari disaccordi in cui sono presenti emozioni negative: il conflitto viene rappresentato come un risentimento e un litigio ma non vi e’ alcun riferimento alla modalità con cui viene affrontato.
  3. Il conflitto come modalità di gestione del disaccordo e comportamenti messi in atto per la risoluzione dello stesso: il focus e’ sulla gestione del conflitto in sé.
  4. Il conflitto inteso come puntuali comportamenti di gestione dello stesso attuati in particolari episodi di disaccordo: l’attenzione e’ posta sulle modalità conflittuali e sulle tendenze a rispondere agli episodi conflittuali.

Esiste un modo di litigare buono e uno cattivo?

La risposta a questa domanda e’ si poiché e’ soprattutto il modo con cui due partner si comportano durante una lite che determina l’esisto della stessa e del loro rapporto.  Secondo Gottman non e’ l’ira o la sua assenza a fare la differenza tra coppie felici e coppie infelici, un elemento decisivo e’ il fatto che le coppie stabili riescono durante una lite, a contenere i comportamenti eccessivamente negativi, riuscendo anche durante un conflitto ad agire comportamenti protettivi verso la coppia. Il fattore determinante la riuscita o il fallimento di una relazione dipende dalla capacità  di manifestare il proprio risentimenti durante le liti a patto di compensarlo con forme di gentilezza verso l’altro. Le coppie destinate a collassare sono quelle che criticano e si svalutano reciprocamente senza compensare in alcun modo questi atteggiamenti (ti ripago con la stessa moneta). Secondo Gottman gia’ le prime battute di una discussione costituiscono un pronostico di come questa si evolverà  e sull’esito della relazione poiché le coppie con maggiore stabilità evitano atteggiamenti negativi come la critica, il deridere e la svalutazione, pur dandosi la possibilità di esprimere il proprio disappunto inoltre evitano di non affrontare o procrastinare il litigio. Marshall (2006) propone tre regole da seguire in caso di litigio:

  • Evitare di incolparsi a vicenda e capire che la responsabilità dei fraintendimenti e dei problemi e’ riconducibile ad entrambi i partner.
  • Evitare di sminuire l’altro: entrambi i partner devono rendersi conto che sminuire l’altro induce solo una spirale negativa che porta ad ulteriori conflitti.
  • Il girare a vuoto: secondo l’autore la regola  dell’ “ottanta/venti” sostiene che le questioni realmente difficili da risolvere riguardano per quasi l’80% il passato e soltanto il 20% il presente, per cui quando una coppia si rende conto di questo, comprende anche da dove origina un litigio e può impedire che le stesse discussioni si presentino ripetutamente. Quando questo non avviene, probabilmente la coppia sta attuando uno schema di comportamento non mirato a risolvere il conflitto ma a mantenerlo.

Articolo a cura di Marco Salerno, psicologo psicoterapeuta
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