Dire di no: perché a volte è così difficile?

dire sempre si

A volte vorremmo proprio dire di no. Invece tutto ciò che riusciamo a dire è: sì. Perché non riesco a dire di no? “Mi accorgo di dire  sì e fare fatica a rifiutare, quando invece sarebbe spontaneo farlo”.  Sono pensieri che fanno le persone che sono super disponibili, al punto  da restare imprigionate nel loro stesso comportamento, che da essere positivo e aperto verso gli altri, si trasforma in una gabbia. Cosa si nasconde dietro questa disponibilità incondizionata, che in realtà ci mette a disagio?

Immagina questa scena

Sei seduta sulla poltrona del tuo parrucchiere. Dopo una breve consultazione sul look che vorresti, lui comincia a sforbiciare qua e là, a trafficare intorno alla tua testa e a dare forma al tuo nuovo taglio. Solo che… non sta venendo come speravi: nel giro di pochi secondi, il tuo caschetto “midi” alla Alexa Chung si è trasformato in qualcosa che non è neanche suo lontano parente.

Addio alle tue amate mèches californiane. Eppure, quando il tuo parrucchiere ti mostra il misfatto, tu ti alzi e, con un sorriso forzato, gli dici: «È fantastico, lo adoro», mentre in cuor tuo ringrazi l’universo per esserti portata una felpa con il cappuccio. Ecco, ti è mai successo? In situazioni del genere è meglio dire quel che si pensa. Qui ti suggeriamo come esercitare il tuo diritto di critica senza ferire la sensibilità altrui.

L’esperienza di Roberta

Roberta, 22 anni, ci racconta del suo senso di frustrazione durante una cena: «Ho chiesto al cameriere che nella mia pizza Vegetariana non fossero aggiunti i peperoni, perché sono allergica. Ma lui o non ha sentito o se n’è scordato. Non volevo piantare una grana, così mi sono limitata a mangiare le parti senza peperoni. Risultato: alla fine ero ancora affamata».

PER COMINCIARE, SUPERA LA PAURA DEL CONFLITTO

Ti stupirà sapere che la maggior parte delle persone tende a fare come Roberta. Perchè?  Questo succede per un istinto legato alle nostre abilità sociali. «Tendiamo per natura a rifuggire il conflitto, perciò a volte preferiamo evitare i confronti scegliendo la rassegnazione. «Il lato buono è che risparmiamo agli altri dei momenti sgradevoli; ma questo comportamento ha degli svantaggi, a cominciare dal senso di infelicità che ci causa.

Le radici..nell’infanzia

Spesso questo dire sempre di sì è un’abitudine radicata che ci si porta dietro sin da bambini. Abituati ad obbedire a genitori, figure autorevoli ed insegnanti, alcune persone interiorizzano tale comportamento remissivo. È probabile che alcune esperienze primarie (di quando si era bambini) con queste figure adulte siano state frustranti o son state vissute tali dal bambino/a.

Di conseguenza, i successivi incontri con altre figure ritenute autorevoli sono stati interpretati come se si dovesse porre un’eccessiva attenzione all’altro, per non deluderlo. Ciò fa sì che permanga una dubbiosità ed insicurezza nell’assumersi la responsabilità di dire di no, cioè di non assecondare le aspettative dell’altro. In altri termini, dicendo sempre sì si evita il rischio di deludere e quindi di “non essere accettati”. In realtà la maggior parte delle volte l’eventuale delusione non c’è, oppure è ridicola ed insignificante.

L’ASSERTIVITÀ FACILITA LA TUA CRESCITA INTERIORE
Quando ci relazioniamo agli altri siamo soliti scegliere una di queste modalità:

  • aggressiva: ci mostriamo sulla difensiva, minacciamo, offendiamo
  • passiva: cediamo, acconsentendo a tutto ciò che ci viene detto
  • assertiva: esprimiamo in modo pacato quel che vorremmo.

Probabilmente non adottiamo sempre la stessa, ma se c’è qualcosa su cui gli esperti concordano è che solo mediante l’assertività riusciremo ad avere con il prossimo una relazione sana ed equilibrata.

Il caso di Anna

Quando Anna è in disaccordo con il suo compagno, tende a porsi in maniera aggressiva, tirando fuori il peggio di se e facendo molta fatica a controllarsi. Ma perché non riesce a dire ciò che vuole senza arrivare a quel punto?

Essere assertivi (nel lavoro, in coppia, in generale con gli altri) è uno sforzo che ripaga aiutandoci a evolvere come individui indipendenti. Affermare i nostri diritti senza aggressività, tenere in considerazione i nostri bisogni ed essere schietti senza sconfinare nella mancanza di rispetto è il solo modo di sfuggire all’insicurezza e al senso di malessere che a volte possono spingerci a sbottare, urlando tutto quello che ci passa per la testa.

Ma come ci si arriva?

Il primo passo è conquistare una buona sicurezza di sé. Non possiamo essere assertivi se non siamo fermamente convinti di quel che pensiamo e non sentiamo di meritare il rispetto degli altri. Tutti abbiamo il diritto di essere noi stessi. Chiunque cerchi di impedirceloo sta mettendo degli ostacoli sul nostro percorso verso l’autorealizzazione.

Maria ci racconta la sua esperienza

«Il mio computer non si accendeva, così l’ho portato da un tecnico. In due minuti mi ha detto che bisognava sostituire la scheda, il che mi sarebbe costato un sacco. Normalmente, da brava credulona, gli avrei lasciato il pc. Ma nella mia testa è scattato qualcosa: gli ho detto che volevo un secondo parere e me ne sono andata.  Ho fatto benissimo: il tecnico successivo mi ha spiegato che era solo un problema di batteria e me la sarei cavata con 30 euro»

In casi come questo, tenere la bocca chiusa può portare uno svantaggio economico. Dire quel che si pensa non solo aiuta a ottenere ciò che si desidera, ma anche a non farsi imbrogliare. Mettere in dubbio le affermazioni di qualcuno non è sempre un segno di sfiducia: è un diritto del consumatore quando paga per un servizio e qualcosa non gli quadra.

L’eccessiva disponibilità è un modo per non deludere

Le persone che fanno fatica a dire no, quando esprimono un diniego, possono sentirsi a disagio “perché è come se esistesse un conflitto tra un desiderio autentico (di esprimere la propria volontà, il sì) e l’interlocutore interno interiorizzato, rappresentato dal Super Io – nel linguaggio freudiano – che, invece impone di assecondare la volontà dell’altro. In altri termini, è come se si fosse guidati da un censore interno, molto rigido e poco malleabile.

Sarebbe opportuno che la nostra disponibilità verso gli altri fosse molto forte, ma non così rigida da costringerci a piegarci alle volontà degli altri. In questo modo rischiamo di indebolire la nostra posizione affettiva verso gli altri, rovinando il modo con cui ci relazioniamo ad essi. È un po’ come mostrarsi sempre deboli e mai assertivi, rischiando l’infelicità.

Dire sempre di sì è un modo per illudermi che gli altri mi vogliano bene: poiché presto sempre ascolto alle richieste dell’altro non si può mai dire niente contro di me.

UNA STRATEGIA DI LUNGO TERMINE PER DIVENTARE PIÙ SICURA

La prima cosa da fare è individuare i contesti in cui ci costa di più dire quel che pensiamo. Ricordate e annotate le occasioni in cui per qualche motivo siete rimasti paralizzati davanti al vostro interlocutore e il sentimento che avete provato.

Per esempio: il vostro datore di lavoro vi ha detto che ultimamente non siete molto produttivi.
Emozione: Vi siete sentiti piccoli e pieni di vergogna. Non siete stati capaci di rispondere che ultimamente vi sentite demotivati perché non si dà abbastanza valore al vostro lavoro

Praticate questo esercizio per tre settimane. Una volta che avretepreso coscienza di queste emozioni negative, cercate di distinguere quelle che derivano da vostre personali insicurezze, da quelle logiche e rispondenti al sentire comune per esempio: «Avevo ragione, avrei dovuto dire al capo quello che penso». Oppure «Mi sento sempre sottovalutata, anche dal mio compagno, da mia madre o la mia istruttrice di yoga: può essere che questo dipenda da un mio problema di autostima».

Una volta fatto ordine nei vostri pensieri, dovrete cominciare a lavorare su voi stessi per non trovarvi di nuovo ammutoliti quando avete qualcosa da dire e sapete che non è frutto della vostra immaginazione, né di una debolezza emotiva.

Se siete sicuri di avere il diritto di esprimere quel che desiderate, fatelo senza paura, sempre nei limiti del rispetto e della buona educazione. Una strategia che funziona sempre è iniziare il discorso specificando quel che non vi piace o che volete contestare

Per esempio: «Quando non si dà valore al mio lavoro…»). Proseguite spiegando le emozioni che vi provoca «Non mi sento a mio agio in ufficio») e infine esponete quel che vorreste: «Mi piacerebbe che si tenesse più in considerazione quel che faccio e mi si affidassero maggiori responsabilità per tirare fuori il meglio di me».

Come sempre quando si parla di crescita personale, riuscire a essere assertivi richiede tempo e impegno, ma i nostri sforzi saranno ricompensati. Ricordate che, anche se al momento non vi sembrerà un gran successo dirne quattro alla signora che vi passa davanti in coda alla cassa del supermercato, quanto più esercitiamo il nostro diritto di dire quel che pensiamo, tanta più sicurezza guadagneremo nel tempo.

Cominciamo a dire no nelle piccole azioni quotidiane. A poco a poco ci accorgeremo che questa incondizionata disponibilità in realtà ci mette in prigione. Il rischio di esprimere rifiuto invece ci darà la speranza di uscire da questa gabbia e di comprendere che le nostre relazioni vanno bene anche se qualche volta diciamo di no. Con l’esercizio impareremo a riconoscere quali sono le persone e le situazioni giuste per noi.

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi essere aggiornato sugli argomenti che salvaguardano la tua crescita emotiva, puoi seguirmi sulla mia pagina di facebook “Psicoadvisor“, aggiungermi su Facebook

Vuoi commentare e condividere con noi le tue esperienze? Iscriviti al gruppo di Psicoadvisor “Dentro la psiche

Per ricevere ogni giorno i nuovi contenuti sulla tua posta elettronica, iscriviti alla news letter di Psicoadvisor: clicca qui per l’iscrizione


Psicoadvisor.com propone solo contenuti di qualità, redatti da autori specializzati e altamente qualificati.

Nessun commento.

Lascia un commento