Educare alle emozioni per contrastare la violenza sulle donne

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Premessa. Noi esseri umani siamo l’unica specie vivente in cui esiste il concetto di genere. Studi antropologici, etologici e sociopsicologici ci confermano che quello di genere sia un costrutto meramente sociale. Persino la genetica, ad oggi, degli oltre 20.000 geni che è riuscita a sequenziare del genoma umano, non ne ha individuato neanche uno che possa essere direttamente riconducibile a un fenotipo comportamentale tipicamente maschile o femminile.

Quindi le differenze che noi vediamo nella cognizione, nell’emozione e di conseguenza nel comportamento di uomo e donna, sono prevalentemente riconducibile a una dimensione sociale. In genetica comportamentale, infatti, si parla di “interazione gene-ambiente“, dove per ambiente si intente il contesto sociale di sviluppo dell’individuo. Allora bisogna prendere atto che se uomo e donna sembrano apparire così diversi, questo si verifica perché fin da quando vengono al mondo sono trattati -in modo del tutto inconsapevole- dai genitori prima e dalla società poi, in modo diverso.

Una sana uguaglianza fa bene all’uomo e alla donna

È indispensabile affrontare il tema delle diseguaglianze di genere in modo accurato, i discorsi pubblici che mettono al centro l’uomo, la violenza sulle donne e le dinamiche di potere, trascurano il fatto che gli stessi uomini, soffrono di pressioni sociali ed economiche e non percepiscono affatto i privilegi di cui sono accusati.

Le campagne per contrastare la violenza sulla donna non debbono diventare un motivo di ulteriore scontro e attrito tra uomo e donna ma un momento di incontro e ascolto, dove il vero scopo è un’educazione all’affettività sana.

Un po’ di dati

In Italia, il potere polito è per il 70% nelle mani dell’uomo, la presenza della donna nel Parlamento è appena al di sopra della soglia minima di rappresentanza, che è appunto del 30%. Il gap salariale è una realtà: gli stipendi medi degli uomini -a parità di esperienza maturata, ore di lavoro e impiego- sono superiori a quelli delle donne. C’è addirittura una situazione assurda per la quale i generi commercializzati per il sesso femminile, a parità di qualità, sono più costosi. La donna guadagna meno ma deve essere disposta a spendere di più (il gap è presente nell’industria dell’abbigliamento, utensileria, oggettistica… Per esempio i rasoi depilatori femminili costano di più dei rasoi da barba, a parità di prodotto).

I casi di violenza di genere sono tristemente noti, i femminicidi registrano un trend in aumento, per non parlare dei cosiddetti “reati spia” quali stalking, molestie, violenza domestica e stupri. La donna si trova in una chiara condizione di fragilità indotta dal contesto sociale. Parlare di educazione emotiva ci consente di sfatare quei pregiudizi che si traducono in atteggiamenti svilenti e condotte pericolose per la donna e non solo.

Una concreta parità di genere, infatti, avrebbe enormi ricadute anche sul sesso maschile, se i dati sul femminicidio sono tristemente noti, ci sono altri dati di cui pochi parlano, quelli sui tassi di suicidi. Ogni anno, in Italia, si suicidano all’incirca 4.000 persone, circa il 78% di chi compie questo estremo gesto è uomo. Nessuno ne parla ma le pressioni economiche e sociali, l’ideologia radicata che quello maschile sia il sesso forte, pone anche l’uomo in una condizione difficile.

Non solo parole. Le azioni concrete messe a punto da CLE srl e Psicoadvisor

Educare a una sana affettività non deve essere considerata un’utopia. Ognuno può fare la sua parte e se le acque non si smuovono da sole, allora dobbiamo farlo noi! È stato presentato ieri, presso la sede di Confindustria Bari BAT il progetto “Educazione emotiva contro la violenza sulle donne”, promosso dall’azienda CLE -leader della Digital Trasformation- con noi di Psicoadvisor. Il progetto conta sul patrocinio di Confindustria Bari e Barletta-Andria-Trani e dell’Ordine degli Psicologi della Regione Puglia.

L’iniziativa è la prima in Italia ad avvalersi di questionari statisticamente validati (strumenti tipicamente usati in ambito della ricerca scientifica) per indagare la presenza di pregiudizio covert in un ambiente a prevalenza maschile e, al contempo, erogare un corso in-formativo con un approccio multidisciplinare in un contesto aziendale.

«Abbiamo voluto promuovere questa iniziativa perché intendiamo portare avanti un progetto di educazione, formazione e informazione per tutta l’azienda affinché si possa avere la giusta consapevolezza per prevenire e contrastare la violenza sulle donne» – ha dichiarato Mariarosaria Scherillo, CEO di CLE.

«Parlare di parità di genere, affrontare il tema del femminicidio con un approccio multidisciplinare, ci darà modo di porre le basi per una sana uguaglianza. Personalmente sono orgoglia di far parte di un progetto che possa restituire valore, giustizia, dignità, comprensione e vicinanza parimenti all’uomo e alla donna, perché questo vuol dire uguaglianza» – questa la dichiarazione della dott.ssa Anna De Simone, fondatrice di Psicoadvisor

«Le acque non si smuovono mai da sole, se un sistema non riesce a cambiare, è necessario che le PMI e perché no, anche le grandi imprese operanti sul territorio italiano si associno all’iniziativa.» – conclude così la dott.ssa Ana Maria Sepe, fondatrice di Psicoadvisor.

Educare alle emozioni in azienda e contrastare la violenza sulle donne

Il progetto è già partito con la somministrazione del questionario atto a evidenziare la presenza di pregiudizi covert e con le prime fasi di scoring dei dati. A fine gennaio partirà il corso formativo presso gli uffici CLE (29, 30, 31 gennaio e 1 febbraio).

Le quattro giornate di formazione metteranno l’accento sul legame che esiste tra malessere individuale e contesto sociale. Si affronteranno i temi della “cultura di genere” e si getteranno le basi di una sana “cultura emotiva” che si faccia promotrice di una identità positiva, atta a eliminare l’anonimia e il conformismo a modelli che per secoli l’ambiente sociale ci ha imposto. Gli stessi modelli che, come premesso, fanno registrare numerose perdite umane, malesseri e forti squilibri. È evidente che tali modelli sociali legati alla cultura di genere debbano cambiare perché insostenibili per l’intera comunità.

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