Già da piccolo hai dovuto imparare in fretta a fare l’adulto

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Dott.ssa in biologia e psicologia. Esperta in genetica del comportamento e neurobiologia. Scrittrice e founder di Psicoadvisor
Nota bene. Il genere femminile impiegato grammaticalmente nel testo, vale anche al maschile.

Eri solo una bambina ma crescevi e maturavi prima del previsto. Anche se il tuo corpo era minuto e si stava ancora sviluppando, dentro di te c’era un piccola adulta che sapeva molto più di quanto i genitori potessero pensare.” (Anna De Simone). La crescita psicoemotiva di una persona è ben precisa e segue tappe specifiche, ognuna di queste con propri obiettivi da perseguire. Durante l’infanzia e l’adolescenza il bambino deve essere attratto dal mondo esterno, vivere con leggerezza e iniziare a creare la propria identità sociale. Il gioco, senso-motorio o di imitazione, diventerà un aspetto fondamentale per lui, da eseguire con i genitori o con altri bambini.

I genitori in queste fasi hanno un compito fondamentale, ovvero essere presenti per il proprio figlio e rispondere correttamente dal punto di vista emotivo alle sue richieste. Basta un solo sguardo della madre per soddisfare l’emotività del bambino. Se, però, ciò non è presente, si corre il rischio di incorrere nel fenomeno ‘dell’adultizzazione infantile’, ovvero il bambino che non ha vissuto il suo tempo, che è già nato grande.

Un caso clinico, la storia di Maria

Ecco Maria, una bambina che ha dovuto fare i conti con la sofferenza emotiva già da piccolina. Ha vissuto e sopportato le esperienze delle persone adulte. E’ stata spinta ad assumersi responsabilità che, alla sua età, non avrebbe dovuto ancora avere. Già a 5 anni ha dovuto imparare a camuffare le sue emozioni e a trovare le forze ovunque. Maria è stata una bambina ferita, una bambina con un’anima spezzata. Tutto a causa di una serie di circostanze che ha dovuto affrontare in tenera età.

I suoi genitori non avevano un rapporto felice e così Maria si è ritrovata a dover ascoltare tutte le loro discussioni, a vedere quanto non si sopportavano a subire le loro liti. La sua sfortuna? Essere quella più responsabile, l’alibi perfetto per dover aiutare la mamma con il fratellino di 3 anni.

Maria non ha avuto il tempo di essere una bambina, non ha potuto giocare con le bambole o con le bambine della sua età; era troppo impegnata a dover fare tutto ciò che la mamma le chiedeva o peggio a fare i conti con i sensi di colpa per non essere stata come mamma voleva.

Eh sì, perché quando si è piccoli, non si ha la maturità giusta per capire che sono i genitori ad assumere comportamenti sbagliati e il bambino finisce per convincersi che è lui a non essere meritevole d’amore ed è lui quello sbagliato che non sa rendere felice mamma.

Maria ha una ferita che brucia

Le ferite interiori sono quelle più devastanti, perché non si vedono… perché sono invisibili aglio occhi del mondo, perché sono invisibili agli occhi del mondo del bambino: il genitore! Nel caso di Maria, come nel caso di tanti altri piccoli adulti, i genitori pensano che ogni bambino stia chiuso nel suo mondo a viversi il momento. I genitori pensano che ogni bambino possa dimenticare presto ogni accaduto, o peggio, alcuni genitori pensano addirittura che i bambini non siano in grado di capire.

Purtroppo è vero il contrario. I bambini, a modo loro, capiscono e assorbono tutto: astio, sofferenze e contrasti familiari.

Maria, come altri bambini che hanno vissuto la sua situazione, sa bene che tutto quello che vive le scuote l’anima…. ciò che non sa è che se ora le conseguenze non si manifestano, da adulta la vita le presenterà il conto, e sarà un conto salato da pagare, proporzionale agli errori commessi dai suoi genitori!

Maria era una bambina con una ferita bruciante, una ferita ben nascosta e difficile da curare.

Una bambina non ha i mezzi giusti per vivere tra conflitti familiari, tra inasprimenti genitoriali e tra le oscillazioni d’umore della mamma. Una bambina è una principiante in questo strano gioco delle vita! A volte Maria piangeva. Sì, ma lo faceva quando era sola a letto, al buio e non piangeva per capriccio ma perché si trovava a fare i conti con una cosa più grande di lei, più grande di ogni uomo adulto: la frustrazione.

La condizione di impotenza di Maria era indotta dai comportamenti incoerenti e conflittuali dei genitori. Maria aveva presto imparato a sentirsi vuota e a capire che in quel mondo non c’era nessuno che potesse supportarla o capirla.

All’età di Maria, i genitori generalmente impartiscono regole, dicono cosa si può e cosa non si può fare. I genitori di Maria finivano per fare ciò che intimavano ai figli di non fare. “Maria non strillare!” e durante le liti, i genitori puntualmente alzavano la voce. “Maria non offendere tuo fratello!” E i genitori, puntualmente si offendevano a vicenda… Anche questo è qualcosa che genera confusione nei bambini ma nell’infanzia di Maria era l’ultimo dei problemi.

Il vestito d’adulto, indossato da un bambino, aiuta a incassare il colpo

Il tempo scorreva, Maria cresceva ma le cose non cambiavano neanche per il suo ottavo compleanno… la sua vita era ancora ricca di incoerenza e dolore. I genitori continuavano a ignorare e negare le esigenze della piccola Maria che, per adattarsi alla situazione, ha dovuto ben presto vestire i panni di un’adulta. Maria fin da subito mostrava pazienza e integrità, non gridava, non dava fastidio e non faceva capricci.

Maria osservava con tristezza quello che le accadeva intorno, la sua tristezza mutò ben presto in rassegnazione. Maria sapeva di non poter fare nulla perché nessuno poteva aiutarla o capirla. Nessuno poteva vedere il suo dolore che, con il trascorrere degli anni, iniziò a pensare fosse addirittura ingiustificato… ma il dolore c’era, ed era reale.

Ogni giorno Maria simulava benessere, lo faceva per la famiglia. A scuola, le maestre iniziarono a notare che qualcosa non andava nella vita della piccina. Le maestre decisero di fissare un colloquio con i genitori, suggerirono un supporto psicologico per la piccola Maria riferendo che in classe manifestava dei disagi. I genitori non ci pensarono due volte: le maestre non capivano niente, Maria per loro stava bene! Qualsiasi piccola incertezza mostrata o non esisteva affatto, oppure, quando palese, si sarebbe “aggiustata da sola con la crescita”.

Un genitore dovrebbe fare qualcosa per un figlio in difficoltà, allora perché riesce abilmente a mostrarsi cieco di fronte a certe sofferenze?

Un genitore, nell’accettare un disagio psicologico nel figlio, dovrebbe mettere in discussione il proprio operato. Dovrebbe ammettere delle colpe, dovrebbe capire che in determinati ambiti ha fallito… E’ più facile negare tutto che mettersi in discussione.

Il bivio: dalla consapevolezza all’oscurantismo

Così come Maria, tutti i bambini che hanno avuto un’infanzia difficile, crescendo, si sono ritrovati -più o meno inconsapevolmente- davanti a un bivio. Da un lato vi è la via del perdono, della consapevolezza, delle esperienze emotive correttive. Dall’altro lato vi è la strada dei modelli comportamentali inconsci, delle credenze e dei meccanismi disfunzionali che si perpetuano senza fine.

E’ vero, l’assenza di qualcosa nell’infanzia può trasformarsi in un vuoto emotivo che da adulti sarà impossibile da colmare.

Chi sceglie la prima strada (quella del perdono e della consapevolezza) accetta l’esistenza di quel vuoto e capisce che ormai fa parte del passato e che il presente può essere plasmato con nuove prospettive. Chi sceglie la seconda strada, tenta a tutti i costi di colmare quel vuoto collezionando solo fallimenti. La seconda strada è fatta da dipendenza affettiva, tratti narcisistici, inconsapevolezza e mancata realizzazione.

Le esperienze, belle o brutte che siano, hanno sempre uno scopo: la strada della consapevolezza

Poiché Maria è stata una bambina ferita nascosta sotto un’apparenza adulta, tutti i problemi che potrà incontrare in futuro diventeranno esperienze con cui crescere. Maria maturerà, imparerà e diventerà un’adulta in grado di trasformare il dolore in qualcosa di buono e di positivo che l’aiuterà ad andare avanti.

Vincerà con la resilienza, imparerà il valore del saper esprimere e identificare le sue emozioni, saprà gestirle e, soprattutto, imparerà a perdonare. Perdonerà i suoi genitori per non essere riusciti a fare di meglio e perdonerà se stessa per essersi sentita colpevole e non meritevole d’amore senza esserlo mai stata davvero. Quando Maria si renderà conto di tutto ciò, la ferita che albergava nel suo intimo inizierà a risanarsi formando una cicatrice che con il tempo imparerà a guardare con coraggio.

Certo, le capiterà di soffrire ancora e probabilmente si presenteranno nuove ferite che riapriranno quella che sembrava già rimarginata. Maria però non dovrà temere! La bambina ferita di un tempo potrà diventare un’adulta molto forte, capace di dare valore ai sorrisi, circondarsi di persone positive e apprezzare a pieno i bei momenti.

Come rinascere

Se ti sei rivisto in alcuni di questi punti, probabilmente ti starai chiedendo: cosa fare? Certo, puntare il dito contro i genitori e vivere perennemente arrabbiati non è la cosa giusta. Anche lasciarsi sopraffare dal rancore e dalla nostalgia per ciò che poteva essere ma non è stato non è la via. Allora come muoversi? Vivere intrappolati in cicatrici del passato significa rinunciare per l’ennesima volta a se stessi, e tu una possibilità di riscatto la meriti. E per afferrarla non basta la forza di volontà. Il motivo?

Prova un po’ a svitare un bullone senza l’attrezzo giusto, a mani nude. Puoi essere caparbio, assennato, determinato… ma senza la chiave giusta otterrai solo mani dolenti e dita sanguinanti. Ecco perché circa un anno fa ho deciso di scrivere un libro, per fornirti tutti quegli strumenti utili per concederti la possibilità di costruirti la realtà che meriti. Il libro in questione s’intitola «Riscrivi le Pagine della Tua Vita», ed è il più consigliato dagli psicologi. Lo trovi su Amazon,  a questo indirizzo o in tutte le librerie (edito da Rizzoli). Fidati di me, la forza di volontà ce l’hai e hai anche tanta determinazione, non dubitare mai di questo. Prima ho omesso una cosa: chi è cresciuto in una famiglia malsana ha una grande sete di riscatto! E va bene così. Sfruttala per rimettere al mondo te stesso, perché sì, si nasce due volte, la prima quando vieni al mondo ed è scandita dai tuoi genitori, la seconda è quando decidi di volerti bene e affermare finalmente la tua identità.

Autore: Anna De Simone, psicologo esperto in neuropsicobiologia
Autore del libro “Riscrivi le pagine della tua vita” edito Rizzoli
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