Gli effetti sul corpo (scientificamente provati) dell’amore ricevuto durante l’infanzia

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Dott.ssa in biologia e psicologia. Esperta in genetica del comportamento e neurobiologia. Scrittrice e founder di Psicoadvisor

Ciò che sto per scriverti cambierà radicalmente il modo in cui ti vedi e anche il modo a cui tu pensi al tuo organismo. Il tuo corpo non è qualcosa di statico e qualcosa in continua evoluzione e ha un legame strettissimo con la tua mente e i tuoi comportamenti. Per avallare tali affermazioni, vedremo insieme i risultati di alcune importanti ricerche. Ma proseguiamo per gradi.

Nel definire chi siamocosa vogliamocosa siamo disposti ad affrontare per ottenerlo, il nostro passato, la nostra infanzia, gioca un ruolo predominante. Non si tratta di una mera questione funzionale (come ho imparato a comportarti per ottenere ciò che voglio), si tratta anche di una questione strutturale (come si sono modellati i miei network neuronali e, di conseguenza, il mio equilibrio neuro-endocrino). Ogni organismo vivente è una storia a sé, ogni corpo ha le sue speciali peculiarità perché si è dovuto adattare a un ambiente di sviluppo unico. Ecco perché, anche se all’apparenza noi umani siamo tutti uguali, ognuno è profondamente diverso dall’altro.

Gli esperimenti sugli animali: i topini di Levine

La gran parte delle ricerche sull’uomo iniziano con osservazioni su esemplari animali: i topi. Seymour Levine, neuroscienziato che a partire dagli anni ’50 ha dedicato l’intera sua vita alla ricerca presso la Stanford University, ha collezionato oltre quattrocento pubblicazioni scientifiche. Molte delle quali possono mostrarci la rilevanza dell’impatto che hanno le emozioni sul nostro corpo, soprattutto quando le viviamo durante l’infanzia.

Senza soffermarmi troppo sulla lunga serie di evidenze che ha raccolto, mi soffermerò sulle osservazioni che ha fatto su una colonia di topolini. Se ci rifletti, nel regno animale, non esiste un’immagine più naturale di una madre che si prende cura del suo cucciolo. Questo fenomeno, così spontaneo, è ancora oggi un importante oggetto di studi per gli scienziati di tutto il mondo.

I topi, anche se non godono di buona fama, proprio come noi umani sono mammiferi e alla nascita ricevono cure genitoriali. Proprio come un cucciolo di uomo, quando un topo viene al mondo, la mamma s’impegna nell’accudirlo. Lo allatta, lo toeletta (gli lecca frequentemente il pelo per tenerlo pulito) e lo tiene vicino (la vicinanza fisica serve per garantirgli protezione e calore). Un topolino quando viene al mondo non sa nulla su quali sono i rischi dell’ambiente in cui nasce, è spaventato e ha bisogno di rassicurazioni, esattamente come un cucciolo di uomo!

Le osservazioni di Levine furono semplici. Notò che le colonie di topini che trascorrevano più tempo con la madre, che ricevevano più toelettature e vicinanza fisica, mostravano uno sviluppo fisico migliore. In particolare, mostravano una ridotta reattività neuroendocrina (più alta tolleranza allo stress!).

Cosa significa?

Cosa significa tutto questo? Che le sensazioni di sicurezza e di protezione sviluppate nel legame materno, possono forgiare un corpo più resistente allo stress e alle malattie. È la fisiologia a risentire di quelle cure. I gesti di cura genitoriali hanno un impatto sul nostro organismo e ci rendono più resilienti “da dentro”.

La progenie di topini cresciuta con “madri premurose” aveva delle prove fisiologiche tangibili delle attenzioni materne ricevute. Le sensazioni di protezione e sicurezza che aveva ricevuto nei primi periodi di vita si erano trasformate in qualcosa di strutturale, che era ormai entrato a far parte del corpo! Un’esperienza emotiva può tradursi in una condizione fisica.

Le osservazioni sull’uomo

Nel cervello dell’uomo, così come in quello dei roditori, c’è una centralina che ci rende più o meno resistenti alle avversità della vita. Qualcuno definirebbe questa caratteristica resilienza. Come adesso potrai immaginare, la resilienza è qualcosa di fisico, qualcosa di corporeo, perché essa prevede un buon funzionamento dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene. Si tratta di tre componenti che vengono definite, popolarmente, “la centralina dello stress”. Quando ci sentiamo esposti a minacce (paura dell’abbandono, del rifiuto, ansia, pressioni lavorative, scadenze economiche…) o ingiustizie, l’asse ipotalamo-ipofisi-surrente si attiva e agisce tramite rilascio di adrenalina e noradrenalina da un lato e cortisolo dall’altro.

Questo sistema ha ricadute importanti sull’intero organismo, ne segnaliamo solo gli effetti diretti:

  • bilancio elettrolitico
  • bilancio idrico
  • termoregolazione
  • metabolismo
  • digestione
  • respirazione
  • pressione sanguigna
  • risposta immunitaria
  • umore

Un’alterata regolazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene è frequentemente coinvolta nell’insorgenza di patologie organiche e psichiatriche. Indipendentemente dai meccanismi biologici sottostanti, appare evidente come un sistema in grado di modificare funzioni vitali così importanti come i processi digestivi, le risposte immunitarie e il tono dell’umore, abbia bisogno di un controllo efficiente; se questo è compromesso, si potranno avere patologie gravi come disturbi dell’alimentazione, patologie immuni e autoimmuni, disturbi funzionali a carico del sistema gastro-intestinale (come il colon irritabile) e altri seri disturbi quali ansia e depressione.

È opportuno ricordare che lo stress non è solo quello del lavoro o delle bollette da pagare. «Stress» è un termine estremamente generico. Il nostro organismo lo sperimenta anche quando ci sentiamo in colpa, sopraffatti, angosciati, frustrati, tristi… La qualità delle emozioni che sperimentiamo conta tantissimo.

Cosa c’entra tutto questo con le attenzioni che riceviamo da bambini?

Come ci dimostrano le osservazioni sui topi da laboratorio, la stabilità e il funzionamento dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, è sensibile alle esperienze precoci. Se durante la nostra infanzia ci siamo sentiti al sicuro e protetti, allora questo sistema biologico si sarà sviluppato in modo sano. Al contrario, se abbiamo sperimentato cure discontinue, assenze genitoriali, scarsa vicinanza fisica o addirittura se i nostri genitori sono stati fonti di sensazioni minacciose quali paura e angoscia, la nostra centralina dello stress diventerà molto sensibile. Ciò significa che, da adulti, tenderemo a sentirci più spesso sopraffatti, a scoraggiarci facilmente dinanzi alle avversità. Vedremo le imprese che ci aspettano nel mondo come più grandi di noi.

Un esempio banale? Se per chi tollera bene lo stress una vacanza è solo una vacanza, per chi ha un’asse ipotalamo-ipofisi-surrene ipersensibile le stesse fasi di prenotazione e uscita dalla zona di comfort possono diventare motivo di preoccupazione. Un esempio più pratico che ci coinvolge tutti nel quotidiano risponde alla domanda: quanto siete in grado di tollerare le circostanze avverse? Un’ordinazione al ristorante che non arriva, una commessa al supermercato lentissima, la coda del traffico urbano, l’impiegato della posta inefficiente…? Queste esperienze vi fanno giusto crucciare la fronte, o vi fanno andare su tutte le furie? Si tratta di semplici “sollecitazioni” alle quali tutti noi siamo esposti, solo che qualcuno interiormente le subisce parecchio, mentre su altri, scivolano via come piccole gocce d’acqua su un impermeabile.

Il corpo che ci accompagna fin dalla nascita è l’involucro delle nostre emozioni

Se per esempi così banali c’è una netta differenza, prova a pensare poi a chi tenta di costruire una carriera e deve fronteggiare le grandi avversità della vita. La verità è che il corpo che ci accompagna fin dalla nascita è l’involucro delle nostre emozioni, quelle stesse emozioni forgiano i nostri “sistemi organici” fino a creare un dialogo bidirezionale tra ciò che sentiamo e ciò che siamo. Se è vero che molto è già stato scritto nel nostro passato, è altrettanto vero che oggi, da adulti, possiamo regalarci quelle esperienze di sicurezza e quelle attenzioni che da bambini -più o meno involontariamente- i nostri genitori ci hanno negato.

Possiamo essere, per noi stessi, dei genitori migliori di quelli che abbiamo avuto. Possiamo imparare ad autoaccudirci e autorassicurarci anche durante gli eventi di vita più avversi. Come premesso, quelli che ho riportato in questo articolo sono solo l’ABC. Purtroppo c’è chi deve fare i conti con infinite resistenze, senso della solitudine, malattie fisiche oltre che affezioni emotive. Sta a noi imparare a prenderci cura di noi stessi, sta a noi imparare a tenderci una mano calma, sicura e stabile. Le emozioni che ci costruiamo oggi -anche se con fatica- possono ancora “ricablare” i nostri sistemi e renderci persone…. resilienti. Pronte a tutto per raggiungere i nostri obiettivi e non farci schiacciare dai drammi vissuti nel passato.

Libri consigliati: autoanalisi e self-help

Se ti è piaciuto questo articolo, sappi che è tratto dal primo paragrafo del capitolo VII del libro «Riscrivi le Pagine della Tua Vita». Il libro di Psicologia e self-help più venduto degli ultimi due anni! Si tratta di un manuale di auto-analisi alla portata di tutti, che può aiutarti a capire profondamente te stesso, cosa ti è mancato nel passato e come porre rimedio nel presente. Si trova in qualsiasi libreria d’Italia (e all’estero! È stato già tradotto in cinque lingue) o su questa pagina Amazon. Se poi sei interessato a comprendere meglio i meccanismi dell’attrazione, dell’innamoramento e della sfera affettiva (che, come intuibile, anche gettano le basi nella nostra infanzia e nelle esperienze passate), ti consiglio la lettura del bestseller «d’amore ci si ammala e d’Amore si guarisce», un’avventura alla scoperta di ogni parte di sé, della propria vita psicoaffettiva e sentimentale, disponibile a questa pagina Amazon e in tutte le librerie (dai un’occhiata alle recensioni degli altri lettori!). Conoscersi profondamente e comprendere le complessità del nostro sistema mente-corpo è un lusso che tutti dovrebbero concedersi!

Autore: Anna De Simone, psicologo esperto in neuropsicobiologia
Autore del libro bestseller “Riscrivi le pagine della tua vita” – Rizzoli
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