Ho tempo, ma non riesco a fare niente

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Alcune persone mi scrivono dichiarando d’aver molto tempo a disposizione, grazie al coprifuoco di questi giorni, chiusi in casa, senza andar al lavoro in ufficio o in bottega.

Queste stesse persone vorrebbero usufruire delle tante ore a disposizione per approfittarne e fare quei lavori in casa rimasti in sospesi o altro ancora.

Per esempio, di completare un cambio stagionale di vestiti, certe specifiche pulizie, oppure leggere quei libri, romanzi o novelle che avrebbero sempre voluto leggere, persino riviste che erano state tenute d’acconto, proprio pensando al futuro e di trovare il tempo opportuno per leggerle.

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Si tratta di donne e uomini che si sentono agli arresti domiciliari, cioè intrappolati in casa da alcuni giorni, e che non si rassegnano del tutto a stare altro tempo indeterminato in attesa di un responso dalle Autorità.

Comprendono le ragioni dei piani governativi, sebbene considerino esagerate le ristrettezze imposte, perché sentono che avrebbero seguito in pieno le regole della distanza sociale assolutamente richiesta dalla Sanità, senza essere obbligati a non uscire di casa.

Riuscire ad impegnarsi in casa in attività di tipo domestico o anche dedicarsi alla lettura dei libri selezionati, diventa sempre più difficile.

Perché?

Accettare di investire in modo proficuo nel privato della casa significa, inconsciamente per alcune di queste persone, subire la ristrettezza imposta dall’esterno senza protestare, assoggettarsi alle disposizioni di legge.

Dal punto di vista psicoanalitico significa obbedire al padre simbolico. In questo caso, la figura paterna è immaginata a livello del mondo interno e non tanto dalle Autorità preposte al divieto che effettivamente impongono le Ordinanze. E’ un interlocutore interno, che Freud avrebbe chiamato Super-Ego, che a livello inconscio vieta l’appagamento di certi bisogni.

Allo stesso tempo, diciamo che altri interlocutori interni, quindi inconsci, si ribellano al Super-Ego e confliggono con tale istanza.

Ciò porta al fatto che alcune persone non riescono a iniziare un lavoro in casa. Ci provano, ma non cominciano mai!

Ma potrebbe esserci un altro genere di motivo che causa il blocco delle attività private che sono al contempo da tempo desiderate, specie le letture dei libri prescelti.

Ipotizzo che si tratti di una irrequietezza, di un disagio psichico che derivi dal senso anomalo che prepara un’aspettativa di potenziale catastrofe.

Nella fantasia inconscia non si sa da dove, da che parte il nemico sparerà su di noi.

L’incertezza che regna in questo periodo sociale ed economico per un pericolo che si percepisce imminente, ma del tutto imprecisato, può minare il senso di stabilità.

Sembra difficile per qualcuno iniziare qualcosa di nuovo, anche solo leggere un libro, se si è occupati interiormente da una sensazione sgradevole di insicurezza e seppur di leggera persecuzione che incombe su e attorno a Sé. Certo bisogna far vincere il desiderio che va a braccetto con la ragione e che spinge a collaborare con le Autorità.

Nello stesso tempo possiamo comprendere la realtà psichica secondo la quale alcune persone non trovando in se stesse tale autonomia interiore, e così vengono bloccate da bisogni primitivi.

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Questi bisogni di sentirsi liberi di uscire di casa, o anche di sentirsi angosciati per qualcosa che minaccia loro, sembra in molte situazioni prevalere su ciò che sarebbe meglio seguire.

Nell’assoluta necessità di seguire le Ordinanze con la piena comprensione che il primo punto da seguire è quello di evitare di essere contagiati dal virus, ma anche e in particolare di contagiare più persone. Non possiamo che sperare che le Autorità trovino opportuno permettere di uscire di casa, seppur mantenendo per ora, la distanza sociale.

La paura di tornare alla normalità

Tutta la popolazione indubbiamente freme perché non vede l’ora di non stare più a casa.

Molti giovani non fanno che contare i minuti per uscire e ritornare alla abitudini sociali di prima. Gli adolescenti in particolare, che si stanno affacciando al mondo con una certa indipendenza dalla famiglia, sono stati trattenuti in casa e lo saranno ancora per diverse settimane.

Da 5 giorni la crescita dei contagiati e delle vittime si è ridotta e le guarigioni continuano a aumentare. Tutto ciò fa sperare per il meglio, tanto che alcuni immaginano una possibile anticipazione di uscita di casa, anche per non assistere a un ulteriore peggioramento della propria economia.

Immagino che la liberalizzazione delle uscite di casa sarà condizionate dal Governo da attente precauzioni onde evitare disastrose ondate di ritorno del virus.

Suppongo che lo studio statistico sulle evenienze di ammalamento, calcolerà un possibile contagio in rapporto massimo e in relazione ai posti di cura negli Ospedali.

Si deve ovviamente garantire un controllo assoluto sul rischio di possibile ritorno all’espansione di Covid-19.

Il ritorno alla normalità purtroppo non sarà possibile per tutti. Nelle prossime settimane la politica dovrà fare i conti con la situazione economica del Paese che sappiamo non presentarsi tanto rosea. Anche per questo il Governo e la Salute dovranno lavorare bene per garantire salute ai cittadini, ma anche un contenimento riguardo all’impoverimento economico del Paese.

Cosa ci aspetta fuori di casa?

Qualcuno è preoccupato di entrare in contatto con le cose interrotte oltre un mese fa’ per le infinite ragioni che coinvolgono le persone nelle loro personali faccende: la realtà economica è fra i primi neri pensieri.

Per questa ragione e per altre, si verifica per alcuni, un sentore anticipatorio di angoscia.

Un … Passata la tempesta … odo augelli far festa non sarà un richiamo festoso per tutti.

Aveva ragione il filosofo, prima che eccelso poeta, Giacomo Leopardi che polemizzava con la natura quando la madre traditrice prometteva una ricompensa ai figli dopo i guai trascorsi, (simboleggiati dalla tempesta) ma,  osservando, che al massimo la gente sarebbe ritornata ai guai di prima!

Nel nostro caso la situazione non permette a tutti di tornare ai guai di prima, ma purtroppo a guai maggiori di prima!

Ma non vorrei riferirmi soltanto a situazioni materiali, ma anche psicologiche.

Penso che tanti giorni a casa, nonostante il tormento di non poter muoversi, abbia costituito per molti un inconscio stato di intorpidimento che richiama una sorta di vacanza.

La vacanza deriva dal latino vacuum che vuol dire vuoto e infatti significa oggi, distoglier la mente dai nostri consueti.

La vacanza pertanto può essere anche tediosa e pesante, addirittura drammatica: sotto un certo aspetto, se ci pensate, anche la pena detentiva limitata potrebbe costituire una vacanza, purché non sia il carcere a vita!

Allora, accanto al lamento più che comprensibile da parte di tutti per questa vacanza costretta della quale ne avremmo fatto volentieri a meno, pensiamo anche che qualcosa di buono, potremmo da questa ricavare. La conoscenza di persone che ci sono state e sono accanto, anche per telefono o per i social. Qualcuno ha avuto e avrà modo di ascoltarsi e di pensare a sé in una prospettiva migliore. Inoltre ci sono persone che avranno letto libri o altro materiale che non sono stati in grado di leggere, di studiare più approfonditamente, di ascoltare musica, ecc..

Certo pur non essendo grati del tutto a questa pausa, che non consideriamo privilegiata, si può pensare e consolarci per dire a noi stessi che non tutto il tempo sia andato perduto!

A cura di Roberto Pani, specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia


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