Il film Follemente, diretto da Paolo Genovese, offre una rappresentazione straordinariamente visiva del dialogo interno che accompagna le nostre scelte e i nostri comportamenti, specialmente nei momenti emotivamente significativi come un primo appuntamento. La narrazione, che rende tangibili e personificate le diverse parti della psiche dei protagonisti, si presta a una lettura psicoanalitica profonda. Attraverso la lente della teoria freudiana della personalità e il concetto di dialogo interno tipico della psicologia dinamica, possiamo esplorare come il film racconti la lotta interiore tra desideri, paure e aspettative sociali, mostrando il complesso equilibrio tra Io, Es e Super-Io.
Il teatro della mente: Io, Es e Super-Io in scena
Sigmund Freud ha teorizzato che la psiche umana sia strutturata in tre istanze fondamentali:
- L’Es, la parte più primitiva della psiche, dominata dagli istinti e dai desideri. È il luogo delle pulsioni più profonde, spesso irrazionali, che spingono verso il piacere immediato senza considerare le conseguenze.
- Il Super-Io, che rappresenta la coscienza morale e le norme interiorizzate. È l’insieme dei divieti, delle regole sociali e delle aspettative che abbiamo introiettato nel corso della vita, spesso attraverso l’educazione e la cultura.
- L’Io, che si pone come mediatore tra l’Es e il Super-Io, cercando di bilanciare le pulsioni istintive con le esigenze della realtà e le norme sociali.
In Follemente, i personaggi che abitano la mente di Lara e Piero incarnano queste istanze, dando voce alle forze contrastanti che lottano per il controllo delle loro decisioni. Ogni protagonista è accompagnato da un’intera squadra di voci interiori che lo guidano, lo frenano, lo confondono o lo spronano. È una rappresentazione visiva e narrativa del flusso di pensieri che ognuno di noi vive quotidianamente, soprattutto nei momenti di incertezza emotiva.
Differenze nella rappresentazione del pensiero maschile e femminile
Un elemento scenografico interessante di Follemente riguarda la differente rappresentazione del pensiero maschile e femminile. Mentre la mente di Piero è strutturata come una stanza di archiviazione, quella di Lara appare più elaborata, caotica e variegata. Questa scelta registica non è casuale e può essere letta in chiave psicoanalitica.
La stanza di archiviazione nella mente di Piero rappresenta un’organizzazione mentale più lineare e compartimentata. Gli uomini, secondo alcuni studi sulla psicologia cognitiva e psicoanalitica, tendono a suddividere i pensieri in categorie ben definite, razionalizzando le emozioni e dando loro un ordine gerarchico. Questo tipo di elaborazione mentale rispecchia il principio freudiano della predominanza dell’Io, che cerca di gestire il conflitto tra Es e Super-Io attraverso una struttura logica e pragmatica.
D’altra parte, la mente di Lara è presentata come un ambiente più dinamico e complesso, con un’interazione continua tra emozioni e pensieri. La psicoanalisi ha spesso sottolineato come il pensiero femminile tenda a essere più interconnesso, con una maggiore permeabilità tra le diverse istanze psichiche. Questo riflette una modalità di elaborazione più integrata, in cui l’inconscio, le emozioni e la razionalità coesistono in un continuo flusso di dialogo interno. Il maggiore livello di complessità nella scenografia mentale di Lara suggerisce una mente che non suddivide rigidamente le informazioni, ma che le elabora in modo simultaneo, con un dialogo costante tra emozioni e riflessioni.
Questa differenza di rappresentazione non implica una superiorità di un modello sull’altro, ma piuttosto evidenzia due modalità diverse di affrontare le emozioni e le esperienze. La mente maschile, più schematica, cerca di ridurre il caos attraverso la categorizzazione, mentre la mente femminile, più fluida, si muove in un intreccio continuo tra passato, presente e futuro, tra emozioni e razionalità.
Il dialogo interno e il conflitto tra razionalità ed emozione
Il film è costruito attorno al dialogo interno, un processo psicologico in cui diverse parti della nostra personalità si confrontano nel tentativo di prendere una decisione. Questo processo diventa particolarmente intenso nelle relazioni amorose, in cui entrano in gioco diversi fattori psicologici:
- La paura dell’intimità – Lara e Piero si trovano a dover gestire le proprie insicurezze e il peso delle esperienze passate. La mente diventa un’arena di dibattito tra chi spinge per lasciarsi andare e chi, invece, teme il coinvolgimento.
- L’auto-sabotaggio – Spesso le voci interne più critiche (Super-Io) pongono barriere alla possibilità di vivere un nuovo amore, portando a comportamenti evitanti o autodistruttivi. Questo si riflette nei dubbi e nelle obiezioni che emergono nei personaggi-mente di entrambi i protagonisti.
- L’attrazione tra inconscio e conscio – L’incontro tra Lara e Piero è una battaglia tra consapevolezza razionale e spinte inconsce. La loro comunicazione è influenzata da pensieri che non sempre affiorano esplicitamente, ma che il film materializza attraverso il confronto tra le loro parti interiori.
Accogliere le nostre voci interiori: il primo passo verso la libertà emotiva
Spesso siamo portati a pensare che le voci contrastanti dentro di noi siano un segno di indecisione o di fragilità, ma la verità è che ognuna di esse ha una storia da raccontare. Quelle voci che ci mettono in guardia, che temono l’amore, che ci spingono a fuggire, sono spesso il riflesso di ferite profonde, di esperienze passate che hanno lasciato un segno nella nostra psiche. Alcune di queste ferite derivano da traumi evidenti, altre da quelli che potremmo definire “traumi invisibili”, come l’essere stati costantemente giudicati da bambini, il sentirsi inadeguati o il non essere mai stati abbastanza per chi avremmo voluto ci vedesse davvero.
Accogliere queste voci non significa lasciare che ci dominino, ma comprendere che sono parti di noi che cercano di proteggerci, anche se a volte lo fanno in modi disfunzionali. Ogni paura, ogni dubbio, ogni resistenza ha una radice, un’origine che merita di essere ascoltata con empatia. Non possiamo costringere il nostro dialogo interno al silenzio, ma possiamo imparare a dialogare con esso, a trasformarlo da un campo di battaglia a uno spazio di ascolto e di comprensione.
Solo accettando queste parti di noi possiamo davvero liberarci da schemi ripetitivi e aprirci all’amore in modo autentico. L’amore per gli altri passa attraverso l’amore per noi stessi, e questo significa anche accettare che dentro di noi convivono voci diverse, talvolta dissonanti, ma tutte meritevoli di essere comprese. In fondo, il vero viaggio verso la felicità non è quello che ci porta a eliminare le nostre paure, ma quello che ci insegna a camminare insieme a loro, senza farci fermare dal loro peso.
Follemente ci insegna che amare non è mai un percorso lineare
Spesso pensiamo che le voci contrastanti dentro di noi siano segno di indecisione o fragilità, ma in realtà ciascuna porta con sé una storia. Le paure che ci frenano, i dubbi che ci tormentano, le resistenze che ci spingono a fuggire sono tracce di ferite passate, alcune evidenti, altre invisibili, come il sentirsi costantemente giudicati o mai abbastanza per chi avremmo voluto ci vedesse davvero.
Accogliere queste voci non significa lasciare che ci dominino, ma comprendere che, per quanto a volte disfunzionali, cercano di proteggerci. Ogni paura ha una radice che merita ascolto e comprensione. Non possiamo costringere il nostro dialogo interiore al silenzio, ma possiamo trasformarlo in un luogo di ascolto anziché di conflitto.
Solo accettando e comprendendo queste parti di noi possiamo liberarci da schemi ripetitivi e aprirci all’amore in modo autentico
L’amore per gli altri passa attraverso quello per noi stessi, che include anche le nostre fragilità. Il vero viaggio verso la felicità non consiste nell’eliminare le nostre paure, ma nel camminare con esse senza esserne sopraffatti. Questa riflessione è al cuore del mio libro Il mondo con i tuoi occhi, dove esploro il modo in cui le esperienze, le ferite e il dialogo interiore influenzano la nostra percezione della realtà e delle relazioni. Comprendere le nostre voci interiori ci aiuta a trasformare le fragilità in forza e consapevolezza, arricchendo non solo noi stessi, ma anche i nostri legami con gli altri.
Anche Follemente ci insegna che amare non è un percorso lineare
Ma un viaggio in cui ragione ed emozione, passato e presente, speranza e paura si intrecciano. Ogni relazione è una danza interiore in cui le nostre voci si alternano, alcune incoraggiandoci a buttarci, altre trattenendoci con il peso delle ferite. Eppure, proprio in questa complessità risiede la bellezza dell’amore: nel coraggio di affrontare l’incertezza, di fidarci di noi stessi e dell’altro.
Lara e Piero ci mostrano che non esiste un solo modo di vivere le emozioni: amare significa accettare il conflitto interiore senza permettergli di decidere per noi, trovando un equilibrio tra ciò che temiamo, ciò che desideriamo e ciò che scegliamo di essere. La chiave per relazioni autentiche non è eliminare le nostre voci interiori, ma imparare ad ascoltarle con amore e consapevolezza, trasformandole in una guida anziché in un limite. In fondo, amare è anche questo: accogliere la nostra complessità senza paura e aprire il cuore alla possibilità di amare ed essere amati. Per immergerti nella lettura e farne tesoro puoi ordinarlo qui su Amazon) oppure in libreria
A cura di Ana Maria Sepe, psicologo e fondatrice della rivista Psicoasvisor
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