Innamorarsi di chi va e torna. Che cos’è una relazione indefinita

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Le relazioni indefinite

Innamorarsi di chi va e torna. Che cos’è una relazione indefinita e come può danneggiare il benessere psicologico.

Le restrizioni continuano, la permanenza forzata a casa si prolunga e non c’è possibilità di incontrarsi, di avvicinarsi, condividere faccia a faccia interessi, traguardi, preoccupazioni, e così via. La reclusione collettiva ha portato un inevitabile spostamento del piano delle relazioni, che si ritrovano improvvisamente catapultate soltanto sul mondo virtuale.

Con questo slittamento si toglie inevitabilmente una buona fetta della comunicazione non verbale nell’incontro dal vivo, una parte essenziale per stabilire una connessione intima con l’altro; non c’è possibilità di guardarsi negli occhi, di abbinare le parole al linguaggio del corpo, di essere vicini fisicamente. Di conseguenza la comunicazione viene facilmente limitata dai dispositivi, il “parlarsi” è derubricato allo “scriversi” con la consapevolezza di non sapere se e quando arriverà una risposta.

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Tale modalità, in un periodo storico che ci costringe a restare lontani, è tanto diffusa quanto rischiosa per la salute psicologica, specialmente quando permane un’eccessiva vaghezza nel rapporto e diventa un’impresa titanica porre un giusto equilibrio tra distanza e vicinanza.

All’inizio la storia può sembrare una favola, ma con il passare del tempo e delle restrizioni qualcosa cambia: lui (ma tutto ciò può essere riferito anche ad una donna) dimostra pochissima chiarezza sulle sue intenzioni, smette di rispondere ai messaggi e alle chiamate, appare distratto, vago quando provate a chiarire.

Trascorso un po’ di tempo vi ricontatta, ma senza investire molto tempo nel dialogo, non riprende la discussione ed è alquanto sfuggente. Una relazione del genere si affianca alle paure, alle incertezze sul futuro e sui cambiamenti drastici della quotidianità, acutizzando il malessere psicologico e lo stress.

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Cosa comporta una relazione indefinita?

La relazione indefinita è spesso caratterizzata dalla danza tra sparire e ritornare, ovvero il ghosting e l’orbiting. Il ghosting vuol dire interrompere i contatti senza dare una spiegazione a cui talvolta segue l’orbiting, un ritorno fatto di sms sporadici, qualche telefonata o visualizzazione delle storie che nella maggior parte delle situazioni non decolla in una relazione stabile.

Questo non è altro che un rapporto tossico perché non crea condivisione e reciprocità: invece di una crescita permane uno stallo asimmetrico, nel quale uno scappa e l’altro “rincorre” anche con azioni mentali.

Non contano solo i comportamenti, i tentativi di contatto, di ricevere una spiegazione o di migliorare la qualità del rapporto, ma anche tutto l’investimento emotivo e cognitivo che si riversa su quella relazione e quindi il tempo speso a pensare, ipotizzare, agire, giustificare e così via.

Quando la relazione funziona, il ghosting e l’orbiting accadono, ma sono destinati a svanire gradualmente per lasciare spazio ad un’evoluzione nella coppia. Che si superi o no la crisi, si arriva ad una certezza: stiamo insieme o ci congediamo.

Nel primo caso la relazione prosegue e si rafforza, nel secondo termina e ci si separa definitivamente, ad ogni modo in entrambi si palesa un rispetto reciproco, si interrompe quello stagnante stare nel “mezzo” tra l’essere amici e fidanzati, ma anche estranei e conoscenti, mai completamente divisi o uniti, che una relazione confusa avvia con estrema facilità generando dolore.

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Un legame funzionale, che per esigenze straordinarie diventa improvvisamente a distanza, può quindi includere un momento di silenzio, che tuttavia viene analizzato dalla coppia anche in videochiamata o al telefono.

Non c’è timore di discutere o di dividersi, ma si comunica ciò che va e non va in maniera diretta, limpida e trasparente anche a costo di arrivare ad una fine. Questo non succede quando ci si trova di fronte ad una relazione tossica e indefinita, nella quale ci si promette di porre una giusta distanza dall’altro, per poi ritornare al punto di partenza, così invece di andarsene o di limitare i tentativi di dialogo, il desiderio di unirsi aumenta, si insiste a giustificare i suoi comportamenti, a comprenderli da varie angolature, fino convincersi di spiegazioni improbabili e inverosimili.

È facilissimo, pertanto, interpretare erroneamente le sue parole, le azioni (ciò che pubblica, quello che ha detto un mese fa e così via) per dare un senso a quello che sta succedendo e quindi dipanare l’ignoto.

Di questo passo, però, si finisce troppo spesso per attribuire la sua vaghezza “all’esterno”, allo stress relativo all’emergenza sanitaria, con tutte le preoccupazioni correlate, ma non alla relazione in sé, allontanandosi sempre di più da ciò che l’altro sta sottilmente comunicando.

È estremamente comune, quindi, “raccontarsi” spiegazioni più comode e indolori (ad esempio: “ha avuto delle pessime esperienze ed è diffidente”, “è stressato perché non va a lavorare e non vede gli amici”, “è il periodo che porta ad essere più lontani, ma passerà e io posso aiutarlo” e così via) per non vedere, e quindi accettare, che non cambierà con il vostro aiuto, né tanto meno diventerà più presente e coerente con la pazienza, il tempo, le dimostrazioni, e che, con i fatti, vi ha già dimostrato ciò che può offrirvi, ovvero una presenza intermittente e superficiale.

Vivere tutto ciò in un periodo che limita le uscite, le valvole di sfogo e amplifica le paure, è apportare altro stress anziché prendersi cura di sé, con il rischio di ammorbare le giornate piuttosto che arricchirle, solidificare le credenze negative su di sé e sugli altri, nonché contrarre disturbi depressivi o ansiosi, ad esempio.

Trascorrendo maggior tempo a casa si riducono gli spazi di comunicazione con l’esterno, la possibilità di incontrare nuove persone e di vivere altre relazioni, nonché di dissipare la paura della solitudine, un problema molto frequente in chi intrattiene una relazione virtuale quando “non conosce nessun altro”.

Attraversare un periodo proficuo per la salute psicologica, in questi casi, significa proprio approfondire gli aspetti di sé che conducono a scegliere, e a restare, in un rapporto indefinito.

Perché si finisce in una relazione indefinita?

Molte persone possono incontrare un uomo o una donna che non chiarisce le sue intenzioni, la differenza è che non tutti investono tempo e risorse dopo aver riscontrato l’incoerenza, l’alternanza tra momenti di vicinanza e sparizioni.

Chi esce istantaneamente dal “gioco” di vaghezza, ha ben chiaro che questo tipo di rapporto non soddisfa le proprie esigenze; chi ci resta, invece, si è perso qualche passaggio nella conoscenza personale, così lascia che le sofferenze irrisolte influiscano sulle scelte, sulle azioni e sui pensieri.

Si desidera spesso un legame stabile, duraturo, intimo, tuttavia “si incappa” in un uomo assente, instabile, vago che regala una relazione completamente opposta rispetto a quella che ci si aspetta, ma a cui non si vuole rinunciare, raccontandosi infiniti pretesti per non allontanarsi definitivamente.

Sebbene comporti una notevole mole di stress, stare in una relazione sbagliata conserva un vantaggio secondario, quello di non impegnarsi davvero con nessuno, di restare “occupati” ad acciuffare le farfalle svolazzanti che fuggono e tornano.

Una relazione indefinita è paragonabile ad un lavoro logorante e traballante: toglie molto spazio a sé per dedicarsi ad una storia inconcludente che sottrae le energie anziché alimentarle. Questo “lavoro”, però, è utile a non sentire altri dolori; non si tiene stretto non per un reale sostentamento o un autentico interesse, ma perché distrae da un problema più importante che, se ascoltato, libera dalla sofferenza.

Dall’altra parte, lui può desiderare una relazione stabile e chiara, ma cercare tutt’altro, da cui non riesce a separarsi per paura di restare solo o perché collezionare uno o più contatti lo fa sentire importante senza investire, di fatto, tempo e risorse in una relazione autentica.

Quando la situazione diventa complicata, ovvero quando si insiste nel ricevere spiegazioni o si chiede maggior vicinanza, o ancora si prova ad allungare la conversazione nel tentativo di avvicinarsi, accade la fuga, per evitare quindi di approfondire il legame.

Autore: Nicole Valery Tornato, psicologa-psicoterapeuta
specializzata in psicoterapia cognitiva 
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Bibliografia
Freedman G., Powell D. (2018). Ghosting and destiny: implicit theories of relationship predict beliefs about ghosting. Journal of Social Personal Relationships.
Guidano V. (1988). La complessità del sé. Bollati Boringhieri
Guidano V. (2008). La psicoterapia tra arte e scienza. Raffaello Cortina Editore
Koessler R. (2018). When your Boo becomes a ghost: the association between breakup strategy and breakup role in experiences of relationship Dissolution. Consulted 28/02/2020 by Scholarship@Western.
LeFebvre et al. (2019). Ghosting in emerging adults’ romantic relationship: the digital dissolution disappearance strategy. Imagination, cognition and personality.

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