Io non presto le mie cose

Ci sono persone assai disponibili a prestare qualunque cosa che possiedono e altre che non desiderano prestare nulla.

Perché?

Le ragioni possono essere tante.

La delusione di aver fatto un’esperienza di prestito di un oggetto a amici che non è mai stato restituito, perché è stato perduto.

Perché per ottenere indietro quel che ci appartiene, dobbiamo ricordarlo molte volte a chi abbiamo presto la sua restituzione.

Sembra che sia chi ha ricevuto il prestito che fa un favore a noi che siamo coloro che abbiamo prestato. Invece di essere ringraziati subiamo quasi l’umiliazione di essere degli scocciatori richiedenti.

Perché quel che abbiamo prestato torna indietro nelle nostre mani rovinato, se non addirittura non funzionante!

Ma ci sono altri motivi più prettamente personali c, cioè che riguardano la nostra personalità.

Siamo stai depredati di affetto e gli oggetti assumono un valore nel loro possesso  e non si deve perdere nulla. 

Un fratello aveva tutti vantaggi e ci lasciava sempre senza ciò che invidiavamo.

Si tratta dell’organizzazione mentale, non tanto del bisogno di possesso assicurato delle nostre cose.

C’è in alcuni di noi una specie di ossessione di aver il controllo degli oggetti che ci appartengono.

Per esempio i libri che abbiamo comprato e che sono postati nella nostra libreria.

Qualcuno che è un collega o un amico ci chiede in prestito un libro.

Noi in tal caso non desideriamo separarci da ciò che è nostro carnalmente!

“No mi dispiace, non presto più i libri, so che tu me lo restituiresti, ma è una questione di principio: sono geloso delle mie cose, specie per quel che riguarda i libri. Poi non so dove lo ho messo e debbo ricordarmi che te lo ho prestato, magari mi serve all’improvviso e non lo trovo più. Preferisco comprartene una copia- dicono a volte”.

Sembra incredibile un simile atteggiamento rivolto ad un amico, eppure molte persone hanno bisogno di tenere sotto controllo tutte le loro cose che sanno di avere nella propria casa. Ma é così che accade!

E’ più forte di loro, non si può togliere loro tale controllo sulle cose, si scompenserebbero un poco, starebbero in pensiero sino a che il loro tesoretto non ritornasse nelle loro mani.

Ci sono invece persone che hanno una filosofia di vita molto meno ossessiva.

Vivono in un disordine un po’ ordinato.

Non sanno esattamente quel che possiedono, vivono più alla giornata.

Se trovano il libro richiesto, lo prestano volentieri, magari si dimenticano di averlo prestato, magari se lo ricomprano, se chi ha ricevuto il prestito non è solerte a restituirlo e ricordare che è avvenuto il prestito tempo prima.

Non avviene una radicalizzazione del possesso specie di oggetti di poco valore.

In un certo senso, è come se tali oggetti non ci fossero nella loro vita.

Gli oggetti si usano e non hanno un valore intrinseco, salvo particolari eccezioni, ma solo strumentale: il tuo disco vale come il mio ed è interscambiabile.

Dice il generoso: Il mio giubbotto può essere usato da te come da me.

La mia identità non subisce traumi se ti presto qualcosa.

Tu però me lo devi restituire in tempi accettabili e non rovinarmelo, ma mi aspetto che lo tratti con rispetto e educazione!

Certo quando si tratta di grandi somme di denaro o di oggetti di grande valore, l’atteggiamento può cambiare!

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia


Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia Alma Mater Sudiorum Università di Bologna, Psicoterapeuta e Psicoanalista

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