La fede, fattore protettivo nella malattia

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Psicologia e religione, in passato, hanno fatto spesso a cazzotti: dove finisce la personalità e dove inizia l’anima?!

Oggi la situazione è molto diversa, religione e psicologia sono due dimensioni ben confinate e ben identificate e non creano pregiudizi l’una rispetto all’altra. Papa Francesco ha raccontato che quando aveva 42 anni ha seguito una terapia psicoanalitica durata 6 mesi, percorso che, come riportato nel libro “Politique et société, ed. L’Observatoire” gli è stato molto d’aiuto.

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D’altro canto, anche la psicologia ha evidenziato empiricamente come la fede religiosa possa costituire un fattore protettivo in determinate psicopatologie.

Intendiamoci, la psicologia non è né atea, né religiosa, è una scienza e in quanto tale persegue la conoscenza della verità.

La fede religiosa come fattore di resilienza

La fede religiosa fornisce strategie di coping adattive, utili nel prevenire molti disturbi mentali come ansia, depressione, disturbo post traumatico da stress, (…).

Lazarus (1991) definisce il coping come: “gli sforzi cognitivi e comportamentali per trattare richieste specifiche interne o esterne (e i conflitti tra esse) che sono valutate come eccessive ed eccedenti le risorse di una persona.”

In psicologia il termine coping (termine inglese traducibile con “strategia di adattamento“) indica l’insieme dei meccanismi psicologici adattativi messi in atto da un individuo per fronteggiare problemi emotivi, interpersonali ed esistenziali, allo scopo di gestire, ridurre o tollerare lo stress, il conflitto e tutte le implicazioni del caso.

La fede religiosa, dunque, costituisce un fattore di resilienza e migliora le capacità di coping dell’individuo. In psicologia, la resilienza è un concetto che indica la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza alienare la propria identità. Va da sé che una persona resiliente detiene ottime strategie di coping.

La fede può essere intesa come uno strumento di “sanità mentale” quando:

  • E’ sinonimo di speranza
  • Aiuta a dare un senso al dolore
  • Fornisce fiducia nel prossimo e nell’avvenire
  • Offre supporto e consolazione
  • Fa sperimentare spesso gratitudine
  • Migliora la qualità dei pensieri (per chi segue i principi di bontà, generosità, altruismo, appartenenza a una comunità, la condivisione, la pace…)

E’ facile intuire che impatto può avere sulla nostra vita la qualità dei nostri pensieri. “Noi siamo forgiati dai nostri pensieri; noi diventiamo ciò che pensiamo. Quando la mente è pura, la gioia arriva come un’ombra che non ci lascia più” – Siddharta

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La fede religiosa come fattore protettivo nella depressione

I sintomi depressivi come la perdita di interesse, la sensazione di inutilità diventano significativamente meno frequenti nei pazienti che coltivando comportamenti di tipo spirituale come la speranza, la generosità, la collaborazione, l’amicizia con Dio o con il trascendente.

La fede migliora l’esito della psicoterapia

I ricercatori del McLean Hospital di Belmont, nel Massachusetts, hanno scoperto che la fiducia in Dio è associata a migliori risultati terapeutici. I ricercatori hanno seguito 159 persone nel corso di un anno per esaminare la relazione tra il livello di fede in Dio e le aspettative per il trattamento confrontandole, successivamente, con i risultati effettivi del trattamento psicologico. I pazienti con fede religiosa avevano il doppio delle probabilità di rispondere con successo al trattamento.

La fede ha un impatto sulle strutture cerebrali

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Secondo una ricerca condotta da Lisa Miller, professoressa di psicologia clinica presso il Teachers College della Columbia University, un ispessimento della corteccia cerebrale è associato ad attività spirituali e religiose.

Studi precedenti hanno collegato un assottigliamento corticale di specifiche regioni del cervello con un alto rischio di depressione maggiore. Lo studio della Miller e del suo team è stato pubblicato sull’autorevole “The American Journal of Psychiatry”.

Protegge dalla solitudine

Il sostegno sociale legato alle comunità ecclesiastiche potrebbe costituire un ulteriore fattore protettivo. Secondo una ricerca condotta presso l’University of Colorado at Boulder, la condivisione e lo scambio basato sui principi di generosità e gratitudine, riuscirebbero a fornire supporto e sicurezza fino a migliorare le aspettative di vita.

La spiritualità è legata a una filosofia di vita affine al benessere umano. E’ altrettanto vero che caratteristiche come l’altruismo, la gratitudine, le reti sociali, la distanza dall’isolamento… possono essere proprie di chi conduce una vita propositiva a prescindere dalla religiosità.

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