La coppia aperta: il tradimento consensuale

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Dott.ssa in biologia e psicologia. Esperta in genetica del comportamento e neurobiologia. Scrittrice e founder di Psicoadvisor

Una relazione aperta consiste in un rapporto emotivo primario tra due persone che concordano sulla possibilità di avere rapporti intimi con terzi. Nel medesimo scenario si parla anche di rapporto non esclusivo. Una relazione aperta si differenzia dalle relazioni poliamorose. Nel poliamore la coppia concorda sulla possibilità di avere più partner romantici, quindi di innamorarsi e amare più partner contemporaneamente.

Nel poliamore manca l’idea di un rapporto primario di esclusività emotiva. In altre parole, nella coppia aperta si ha un’esclusività emotiva ma non fisica, quindi si rende legittimo il tradimento. Nel poliamore l’esclusività non esiste affatto. In questo articolo metteremo da parte il concetto di poliamore ci soffermeremo su quelle che sono le coppie aperte basate su un rapporto non esclusivo.

La coppia aperta e il tradimento consensuale

La nostra società si sta evolvendo e sta mutando rapidamente, da ogni punto di vista. La tecnologia ha cambiato il nostro modo di vivere e anche il modo in cui concepiamo i rapporti e la disponibilità dell’altro. Basta una doppia spunta blu su whatsapp per pretendere che l’altro ci risponda prontamente.

È cambiato anche il nostro modo di vivere l’amore e le relazioni. Oggi siamo, per fortuna, più emancipati. Uomo e donna hanno pari diritti. Nella vita ci aspettiamo soddisfazione emotiva e finanziaria, nel partner cerchiamo soddisfazione sessuale, conforto, amore, eccitazione e supporto emotivo.

Forse, però, il cambiamento più “significativo” che si sta verificando a livello relazionale riguarda proprio la monogamia e il tabù del tradimento: le coppie aperte sono sempre più numerose ed è ancora più grande il numero di persone che accetta il “tradimento” come parte del rapporto.

I giudizi morali lasciano il tempo che trovano: nella coppia ognuno deve fare i conti solo con se stesso e con il partner. Il tradimento è sempre esistito quindi, in un certo senso, le relazioni aperte non sono esattamente una novità, la vera svolta è l’accettazione vicendevole del tradimento che, se consensuale, non è più tale.

La relazione aperta funziona?

Il centro di ricerca dell’Università di Guelph (Ontario, Canada) ha condotto uno studio secondo il quale circa il 7% delle coppie del Nord America sono attualmente impegnate in una relazione non esclusiva. Secondo Jessica Wood, psicologa sociale e autrice dello studio, la ricerca di una relazione aperta sarebbe una naturale risposta alle nostre crescenti esigenze.

Cercare di soddisfare tutte le esigenze che accompagnano la nostra vita può mettere sotto pressione la relazione e per far fronte a questa pressione alcune persone valutano un rapporto non esclusivo, o meglio, valutano l’idea di cercare gratificazioni altrove legittimando il tradimento. Anche se il consenso individuale non tarda ad arrivare, nella società odierna i rapporti non esclusivi attivano un forte stigma sociale: Sono percepiti come immorali o peggio, malati.

Lo studio della dott.ssa Wood, pubblicato sul Journal of Social Personal Relationships, ha rivelato che il grado di soddisfazione raggiunto in una coppia non esclusiva è il medesimo che si evince in un rapporto monogamo. E quindi? A fare la differenza non è tanto la struttura della relazione (esclusiva o non esclusiva) bensì la soddisfazione sessuale.

In entrambi i rapporti (monogami e non) le coppie che più si impegnavano nell’intimità avevano relazioni più soddisfacenti, dove si discuteva più raramente e non si valutava una separazione. Al contrario, nelle coppie in cui ci si dedicava con meno impegno all’intimità, le discussioni erano più frequenti e il grado di soddisfazione più basso.

Importanti considerazioni sullo stile di attaccamento

Lo studio della dott.ssa Wood è ricco di difetti di forma. La valutazione del grado di soddisfazione lascia spazio a molti dubbi, in più il campione esaminato non è stato sottoposto ad alcun test circa lo stile di attaccamento.

Chi ha uno stile di attaccamento disorganizzato/ambivalente potrebbe appoggiare l’ipotesi di una coppia aperta perché non ha avuto un’educazione emotiva tale da consentire il perpetuarsi di un legame maturo, stabile e duraturo. Queste persone sono reticenti a tutto ciò che è routine, monogamia inclusa.

Le persone con uno stile di attaccamento insicuro-evitante sarebbero ben felici di rivolgere la propria attenzione altrove pur di mantenere quella distanza di sicurezza dal partner. Per non parlare di chi ha uno stile di attaccamento insicuro-ansioso che sarebbe disposto ad accettare qualsiasi compromesso pur di mantenere la relazione primaria: sopportare il tradimento diventa lo scotto da pagare per evitare l’abbandono.

Il livello di soddisfazione andrebbe misurato in modo più attento, in più, prima di condurre uno studio del genere, per capire se le relazioni aperte possono funzionare o meno, andrebbe indagato lo stile di attaccamento dei singoli individui che compongono la coppia.

Per molti, infatti, la relazione aperta potrebbe essere solo un escamotage per evitare un vero legame profondo. Per altri, invece, la relazione non esclusiva potrebbe essere una variazione sul tema, necessaria dato che non è stato possibile sviluppare il concetto di stabilità.

In linea teorica, in una relazione appagante, il singolo non dovrebbe sentire alcun bisogno di “pescare fuori dal letto coniugale”. Chi sente questo bisogno, anche se condiviso con il partner, dovrebbe porsi qualche quesito in più sul suo mondo interiore. Magari è un bisogno legittimo e genuino, legato al rapporto e ad esigenze personali… oppure è il riflesso di un inquietudine interiore che andrebbe analizzata.

La monogamia non è una necessità sociale ma un’esigenza evolutiva

Al contrario di ciò che molti pensano, la monogamia non è assolutamente un costrutto sociale. Non è la vergogna a metterci in relazioni stabili ed esclusive, bensì millenni di evoluzione. Secondo l’antropologa e biologa Helen Fisher, le relazioni non esclusive non possono funzionare per ragioni evolutive. Per millenni la selezione della specie ci ha portati a stabilire un legame di attaccamento monogamo. Fin dalla nascita siamo predestinati a realizzare una relazione preferenziale (con la madre o la figura di attaccamento primaria).

Il sistema che regola l’attaccamento ha una base biologica antica al pari dei sistemi che regolano la fame e la sete. Questo sistema si è evoluto in modo che i nostri antenati potessero concentrarsi su un partner alla volta così da garantire le maggiori possibilità al rituale di accoppiamento e alla sopravvivenza della specie.

Al contrario di altre specie, i neonati dell’essere umano hanno bisogno di cure per molti anni prima di diventare autosufficienti e questo ha mosso la catena evolutiva verso un piano che assicurasse l’unione tra due individui a favore del sostegno e del mantenimento della prole.

Chi desidera una relazione aperta non vuole rinunciare a nulla: vuole preservare il suo profondo attaccamento a un partner esclusivo e andare a letto con altre persone. In più, vuole essere onesto al riguardo abbandonando così l’idea del tradimento. Tutto questa può avere un senso logico… tuttavia, secondo Helen Fisher, il nostro sistema nervoso centrale non può farlo in modo corretto perché semplicemente non è stato programmato per questo! Pertanto dietro le coppie aperte si nasconde sempre un vissuto particolare da analizzare.

La dott.ssa Helen Fisher afferma che ciò che accade “a porte chiuse” non è affatto lineare e chi vive una relazione aperta fornisce a se stesso e agli altri degli alibi razionali. Chi vive una relazione aperta, infatti, potrebbero spiegare intellettualmente e cognitivamente ciò che sta facendo e potrebbe anche sembrare molto sensato, tuttavia l’essere umano è molto più complesso di come appare.

In termini soggettivi, supponiamo che una relazione aperta potrebbe anche funzionare. In fondo, difinire cosa può soddisfare in una relazione è un po’ come definire la propria interpretazione di “successo personale“. Ognuno ha una sua idea. Ma è bene porsi delle domande: la volontà di avere una relazione aperta da dove nasce? Come si interseca con il mio passato? Mi preclude qualcosa?

Note

Affinché una relazione aperta funzioni, entrambe le parti non solo devono accettare ma anche incoraggiare il partner a fare nuove esperienze. Naturalmente non è necessario conoscere i dettagli delle avventure del partner, ciò significa lasciare fuori dalla relazione parti del proprio partner… quindi bisogna accettare anche l’idea di non conoscere profondamente l’altro. Non tutte le persone hanno la capacità di accettare questi fattori e ognuno di noi può dare un peso differente a ognuno di questi.

Ci sono molte persone abili nel separare l’amore dalla lussuria, ma non per tutti è così. Allora è bene porsi altre domande. Avendo relazioni con terzi, non si andrebbero a creare legami emotivi? Questi legami emotivi non rappresenterebbero una minaccia per la relazione primaria? Un semplice bacio non ti porterà a pensare a quella persone per giorni? Questi pensieri potrebbero trasformarsi in desiderio… questo desiderio non rappresenta una minaccia per la tua relazione principale?

Finché si è onesti con se stessi e con il partner le prospettive possono essere positive; il problema è che talvolta non riusciamo a essere onesti con noi stessi. Per poter valutare una relazione aperta bisogna partire da una base:

  • Il rapporto di coppia deve essere molto solido
    Se già vacilla, è inutile tenerlo a galla con questo escamotage.
  • Entrambi i partner devono essere completamente onesti con se stessi e con l’altro
    Se uno dei due non lo vuole davvero, si spalancano le porte al risentimento.
  • E’ necessario stabilire alcune regole di base
    Frequenza, tempistiche…. senza delle regole ben precise, una relazione aperta diventa un pendio scivoloso.

Mettere in discussione i vecchi modelli è indice che il mondo sta cambiando ma ogni cambiamento necessita di un’elevata dose di consapevolezza. Qualsiasi scelta di vita dovrebbe essere fatta con attenzione, introspezione e consapevolezza. In psicologia non si parla mai di “giusto o sbagliato” bensì di “funzionale” o “disfunzionale”. In qualsiasi direzione scegliamo di muoverci, facciamo in modo di fare sempre scelte funzionali, realmente gratificanti. Il rischio che la decisione di “aprire una relazione” possa essere un ennesimo meccanismo di difesa, l’ennesimo escamotage inconscio… è alto, ecco perché bisogna porsi quante più domande possibili.

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