Le cose di te stesso che non sai e che dovresti conoscere

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Dottoressa in psicologia, esperta e ricercatrice in psicoanalisi. Scrittrice e fondatore di Psicoadvisor

Ognuno di noi presume di conoscersi e, in effetti, sappiamo un mucchio di cose su chi siamo! Sappiamo perfettamente quando e dove siamo nati, sappiamo dove abbiamo vissuto, cosa abbiamo studiato, conosciamo il nostro curriculum… ma non sappiamo affatto perché abbiamo compiuto determinate scelte, cosa ci ha indotti a innamorarci di una data persona e perché «siamo fatti in un certo modo». Non sappiamo perché abbiamo delle resistente e perché, per raggiungere i nostri obbiettivi, sembra che dobbiamo affannarci più degli altri!

Lasciatelo dire, per quante cose tu possa sapere di te stesso, ciò che sai è solo una piccolissima parte della complessità che ti porti dentro. Le scienze psicologiche ci aiutano a conoscerci meglio e a creare un nesso causa-effetto tra i nostri vissuti passati e i comportamenti che assumiamo nel presente. Ecco alcune cose che dovresti conoscere di te stesso ma che ancora non sai.

Le cose di te stesso che non sai e che dovresti conoscere

Conoscere profondamente una qualsiasi materia significa padroneggiarla. Solo chi si conosce fino in fondo può dirsi padrone della sua vita. Chi non si conosce affatto, infatti, non ha mai conquistato il vero libero arbitrio. Avere libero arbitrio significa poter scegliere liberamente a cosa dedicare le proprie energie fino a poter scegliere di amare chi ti piace e non chi colma i tuoi vuoti!

C’è una bella differenza tra agire reagire. Purtroppo manca una vera cultura della salute emotiva e così la gran parte di noi si limita a reagire agli eventi e agli stimoli esterni. La nostra vita si trasforma, così, in un riflesso di ciò che è esterno da noi. Diventiamo ciò che gli altri ci fanno credere di essere e non ciò che desideriamo essere. Find a piccoli ci insegnano che c’è sempre qualcosa più importante di noi. Una delle tante frasi cult che abbiamo sentito: «non piangere, sennò la mamma si arrabbia» e così impariamo che le emozioni degli altri sono più importanti delle nostre e moduliamo le nostre espressioni emotive in base a ciò che esterno a noi! Quello che abbiamo imparato, però, è una falsa verità. Le nostre emozioni contano eccome e noi non siamo subordinati a nessuno!

Purtroppo i modelli genitoriali avuti ci hanno insegnato a non ascoltarci, a non guardarci dentro, anzi, a ignorare e sopprimere i nostri reali bisogni perché abbiamo implicitamente appreso che c’è sempre qualcosa più importante di noi: un’apparenza da salvare, un legame da proteggere, un’aspettativa da soddisfare (…) e intanto, cosa ne è di noi stessi? Diventiamo piccoli piccoli, reagiamo, viviamo emozioni anche intense ma finiamo per costruirci una vita che non riflette ciò che desideriamo. Tutto questo, a causa di una serie di apprendimenti impliciti. Possiamo porre rimedio a tutto se impariamo a conoscerci davvero e a restituirci lo spazio e il tempo che fino a oggi c’è stato negato. Ecco alcune cose che dovresti sapere per conoscerti meglio e diventare il vero protagonista della tua vita.

Hai una memoria implicita

Sapevi di essere dotato di una memoria del tutto inconsapevole? Si tratta di una forma di memoria a lungo termine che hai acquisito con le tue esperienze passate. In modo precoce, da bambino, hai imparato (hai appreso inconsapevolmente) cosa poterti aspettare dagli altri, dai legami e da te stesso e ogni giorno ti comporti seguendo l’apprendimento fatto decine e decine di anni fa!

La memoria implicita più studiata nelle scienze psicologiche e nelle neuroscienze è la “memoria emozionale”. Vi è una memoria emozionale associativa e non associativa. L’associazione si forma tra uno stimolo e una risposta. Per esempio, se hai appreso che un legame affettivo può ferirti, quando qualcuno si avvicina a te in modo genuino, tu tendi ad allontanarti. Al contrario, puoi essere attratto da chi con te mette distanze.

Se sei molto sensibile o ti arrabbi spesso, leggi questo

La memoria emozionale non associativa è quella che ti fa offendere alla minima critica, è quella che ti fa sentire profondamente ferito se un amico si dimentica di chiamarti. In termini tecnici, questo genere di memoria amplifica e sensibilizza la persona a determinate emozione. Alcuni di noi si reputano persone molto sensibili, non sanno che questa forte sensibilità, in realtà, è un riflesso della memoria emotiva.

Nel nostro passato, la ripetizione di esperienze che ci hanno fatto sentire inferiori, sviliti, impotenti, scherniti, non ha fatto altro che sensibilizzarci a determinate emozioni. Quando un tuo amico si dimentica di telefonarti, puoi sentirti ferito e rifiutato solo perché, nel tuo passato, ti sei sentito spesso così! Se ci fai caso, se quello stesso amico si ricorda di telefonarti, non vivi l’evento come atto di stima, amore e affetto… Non lo vivi perché la tua memoria implicita è più allenata a richiamare determinate emozioni!

Ecco, allora la prossima volta che senti un’emozione molto forte, ricorda a te stesso di questo meccanismo! Non sei tu ipersensibile ma è il tuo vissuto che ti ha sensibilizzato su certi temi! Possiamo sensibilizzarci anche alla rabbia, dando vita a frequenti risposte aggressive. Questo nasce perché, nel nostro passato, ci siamo sentiti troppo spesso impotenti e la nostra memoria implicita ci amplifica ogni ingiustizia subita!

Le tue emozioni sono corporee

Ecco un’altra verità che forse ignori. Le tue emozioni sono corporee. Ciò che senti nella mente, riesci a sentirlo perché nel tuo corpo si stanno verificando una serie di variazioni biochimiche. Tu non sei ciò che senti. Puoi sentire paura ed essere spaventato ma ciò non fa di te un insicuro o un vigliacco: le emozioni sono reazioni fisiologiche e sono solo transitorie! Se ti senti sopraffatto da un’emozione, ricorda a te stesso che è solo di passaggio.

Puoi allenarti alla soddisfazione

Quando è stata l’ultima volta che ti sei sentito soddisfatto di te? Magari quando hai superato un ostacolo personale, quando ti sei spinto fuori dalla tua zona di comfort, quando ti sei fatto valere con il salumiere e gli hai spiegato che 250 grammi non equivalgono ai 2 etti che avevi chiesto, oppure quando hai risposto a tono al collega che per l’ennesima volta voleva scaricarti il suo lavoro! Le circostanze possono essere tante.

Quando ti senti insicuro e demoralizzato, cerca di evocare con tutte le tue forze quella sensazione di auto-soddisfazione! Magari evoca quella sensazione anche di sera, prima di metterti a letto: allenerai il tuo cervello alla soddisfazione!

Rifletti suoi tuoi modelli

Tutto ciò che sei oggi riflette apprendimenti del passato. Ripensa ai modelli genitoriali che hai avuto e al modo in cui comunicavano con te. Se, per esempio, ti trattavano come un subordinato e pretendevano molto da te, probabilmente tu applicherai lo stesso modello comunicativo con i tuoi affetti. Parola dopo parola, giorno dopo giorno, impariamo a comunicare così come è stato fatto con noi e, al contempo, assumiamo la strategia comportamentale che durante la nostra infanzia si rivelava vincente.

Per esempio, molti di noi sono estremamente accondiscendenti perché l’unico modo per avere l’affetto dei propri genitori era fare la loro volontà! Così abbiamo imparato ad assecondare ciò che vogliono gli altri per non essere rifiutati.

Riflettendo sui modelli che hai avuto, puoi comprendere perché oggi tendi a trattare gli altri in un certo modo e perché ti circondi di determinate persone!

Rifletti su ciò che risuona in te

Hai mai notato come certi personaggi di libri, film o serie TV sembrano parlare direttamente alla tua anima? Magari non sai nemmeno spiegarti il perché, ma quando li vedi sullo schermo o leggi le loro storie, senti qualcosa muoversi dentro di te. È come se parlassero di te, delle tue emozioni, del tuo vissuto.

Sei sempre stato attratto dal protagonista luminoso e amato da tutti? Oppure hai sentito una connessione più profonda con i personaggi messi da parte, con quelli incompresi, con i ribelli o persino con il cosiddetto “cattivo” della storia? Nulla è casuale. Le nostre preferenze parlano di noi, ci svelano frammenti della nostra interiorità che spesso ignoriamo.

Ecco perché l’autoriflessione è così potente. Fermarsi, osservare, ascoltarsi senza giudizio può aprire porte che non sapevi nemmeno esistessero dentro di te. Conoscersi meglio significa regalarsi nuove possibilità di essere. Significa darsi la libertà di crescere, di cambiare, di trasformarsi in ciò che più desideriamo.

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A cura di Ana Maria Sepe, psicologo e fondatrice della rivista Psicoasvisor
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