Non sono stato amato da chi avrebbe dovuto farlo

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Ci sono persone che nell’intera vita non riusciranno mai a pensare e tanto meno a dire: “Mia madre non mi ha amato“, oppure “Mio padre non mi ha voluto bene“, probabilmente perché sono pienamente inconsapevoli di aver avuto un genitore inadeguato, poco attento!

Queste persone vagano nel mondo con bende sugli occhi. Bende che all’apparenza proteggono dal male della consapevolezza ma che nella realtà dei fatti causano malesseri ancor peggiori.

Sulla pagina FB di Psicoadvisor, leggendo i commenti sprezzanti di “mamme indiscusse” o di “figli alienati” viene fuori che la gran parte di noi non vuole vedere l’ovvio. Molte mamme si sentono chiamate in causa, si sentono offese quando si parla dell’impatto materno sullo sviluppo emotivo dei figli… neanche se avessi scritto il loro “nome e cognome” nell’articolo!

Ecco che arrivano le accuse: “Che ne sai tu dei sacrifici che fa una mamma per tirare su un figlio…!”. – Nossignora, non lo so, ma l’articolo non parla di lei! L’articolo non conosce la sua storia. I nostri articoli non conoscono la storia di nessuno di voi ne’ presumono di saperla.

Personalmente, quando scrivo un articolo lo faccio pensando che c’è tanta, troppa inconsapevolezza sulle tematiche genitoriali e sulle dinamiche relazionali del rapporto genitore-figlio e molti commenti lasciati su Facebook confermano questa evidenza di fondo.

Sull’altro versante spuntano le figlie, anche loro offese nel profondo, anche loro che pongono tutto su un piano personale: “mia madre mi ha amata a suo modo, aveva le sue difficoltà certo… ma che ne sai tu?! Non esistono mamme perfette” Come se avessi detto il contrario. Nessuno ha parlato di mamme perfette. E… Ancora, io non so nulla di voi che leggete! So che ci sono figli maltrattati che non sanno di esserlo. So che molte figlie alienate crescono con convinzioni del tutto sballate. So che un po’ di auto-consapevolezza farebbe bene a tutti. Senza accuse e senza giudizi.

La relazione genitore-figlio è troppo sottovalutata

Anche nella maternità (o paternità), come in ogni relazione, si aprono conflitti e ambivalenze emotive, ma quando i figli vengono sistematicamente feriti vuol dire che ci troviamo di fronte a un complesso di madre negativa che vale la pena di indagare. Le mancanze emotive, infatti, possono essere molto diverse l’una dall’altra e dare origine a sofferenze psichiche differenti, così come diverse possono essere le conseguenze sulla personalità dei figli. Ancora, così come diverse possono essere le motivazioni alla base del comportamento materno/paterno.

Qui nessuno giudica. Si riporta un fatto ovvio: il legame che si costruisce con i genitori può avere un impatto forte nella vita della prole, anche quando questa sarà adulta. L’inconsapevolezza è la peggiore alleata, in qualsiasi contesto della vita… ma per prendere consapevolezza bisogna iniziare dalle origini, si capirà che le conseguenze più nefaste sono portate dai figli non amati cresciute con figure di riferimento disorientanti, non curanti, abusanti o addirittura manipolatrici.

Non sono stato amato

Chi di noi, ripensando alla sua infanzia, riesce a dire: “Non sono stato amato”? Davvero pochi, molti di noi, anche se nel profondo sentono che le cose stanno così, non riusciranno mai ad affermarlo. Una frase come questa, terribile e distruttiva, non può affiorare neppure nel silenzio di un dialogo interiore: fa troppo spavento, non ci appartiene… semplicemente non è così, non è reale. Eppure, la sua fondamentale verità cerca incessantemente di esprimersi.

La via più breve è quella della esplicita affermazione, e poiché chi vive nell’inconsapevolezza, o meglio, nella mancata accettazione preclude tale mezzo, la vaga consapevolezza del proprio “essere non amato” si apre complicate vie d’uscita.

E da qui: -perché instauro solo relazioni sbagliate? -Perché capita tutto a me? -Mi detesto! -Non sono abbastanza. -Non sono all’altezza. -Devo fare meglio… -Devo, Devo, Devo…! Nell’articolo “carenza affettiva nell’infanzia, la radice invisibile di tutti i mali“, ti ho parlato molto di questo. Ma adesso, senza uscire dal seminato, spostiamoci di nuovo sulla consapevolezza del mancato amore e di quanto può far male.

Con spensieratezza, qualcuno può raccontare che da bambino ha dovuto sempre cavarsela da solo, oppure che ha ricevuto un’educazione estremamente lassista. Qualcuno racconta, senza inibizione, di esser cresciuto con genitori troppo presi dal lavoro, oppure assenti… ancora, che impartivano rigidi principi religiosi, o che li rendevano timorosi! Qualcun altro racconta che i genitori avevano nei suoi confronti grosse ambizioni, che erano incapaci di interessarsi a particolari bisogni… o semplicemente riferisce di essere cresciuto all’ombra di un fratello o sorella preferito. Nel peggiore dei casi, si rivede nel profilo del capro espiatorio.

Pur affermando tali cose, quel “qualcuno” non mette in discussione il ruolo genitoriale. Quel qualcuno si focalizza su se stesso, sul suo essere incompleto, sulle sue mancanze… senza mai interrogarsi su come è nata la percezione di sé, senza interrogarsi su chi per primo l’ha instillata! Insomma, troppe credenze e poche riflessioni.

mancanza di amore
Illustrazione: MondoOmino

Di tanto in tanto, cambiano gli argomenti con cui “quel qualcuno” prova a spiegare il suo fondamentale disagio. Qualcuno sposta completamente il problema e pone tutto sul piano fisico: come se dimagrendo riuscisse a risolvere ogni problema. E qui ritorno all’immagine iniziale, quella di persone che brancolano nel buio, che con bende agli occhi vagano alla ricerca di una qualche salvezza. Persone inquiete per questo o per quel motivo, senza tuttavia affrontare l’origine di tutto.

E così, vagando bendanti alla ricerca di qualche soddisfazione, quel qualcuno evita accuratamente una semplice verità: non sono stato amato e continuo a non esserlo!

Questa è una verità che vale anche per chi è stato “amato troppo” (legame di dipendenza, legame assolutistico, totalitario) o per chi è stato amato nel modo sbagliato. L’assenza d’amore si cela dietro molte maschere, ecco perché spesso è difficile da identificare.

Chi inizia a scardinare i primi strati di questa folta inconsapevolezza, cerca di moderare la forza esplosiva del dolore accumulato inconsapevolmente, cerca di mitigare la forza del “non sono stato amato” filtrandola attraverso un gergo psicologico. Allora afferma di aver accumulato frustrazioni durante la prima infanzia, afferma di avere una bassa autostima o di aver subito una ferita narcisistica… di non aver sviluppato un attaccamento sicuro… Eppure un semplice “non sono stato amato” potrebbe essere molto più efficace.

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2 commenti su “Non sono stato amato da chi avrebbe dovuto farlo”

  1. Io ho avuto 3 figlie sono mamma di una ragazzina di tredici anni e nonna, e ancora nn ho finito di crescere. Ringrazio il mio psicoterapeuta e leggo molto volentieri i vostri bellissimi articoli che mi offrono koccasione per riflettere ancora. Grazie… Di cuore

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