Monopolizzare la vita quotidiana in coppia; il partner dominante

partner-prevaricatore

“Le persone immature che cadono in amore distruggono a vicenda la propria libertà, creano un legame, una prigione.” Osho

Si dice che, nelle coppie, sia normale che una persona tenda a dominare l’altra psicologicamente. Forse, ma quando il rapporto è troppo sbilanciato, la vita quotidiana diventa opprimente e fonte di angoscia. Eppure, consapevolmente o meno, sono molte le persone che tendono ad assumere un atteggiamento prevaricante sul partner. Ovviamente, il partner dominante non ha sesso; può essere sia l’uomo che la donna a dominare sul partner.

In generale, si dice che gli uomini siano dominatori e le donne sottomesse. Capita, ma non è la regola, soprattutto in una società in continua evoluzione come la nostra. Tutto dipende dal proprio vissuto, dal proprio profilo psicologico e dalle dinamiche che si instaurano all’interno della coppia.

Cosa vuol dire avere un partner dominante?

Il partner(dominante), in genere, assume un comportamento aggressivo prevalentemente verbale; tende a monopolizzare le scelte quotidiane: se e quando fare determinare cose; per esempio, se e quando andare al cinema, il film da vedere, quando andare a cena fuori, in quale ristorante andare, con quali amici uscire, quando e dove andare in vacanza….insomma è sempre lui ad avere il monopolio su tutto.

Il caso clinico di Anna

“Anna è sposata con Fabio; in casa è sempre lei a occuparsi di tutto; le bollette da pagare, la gestione della casa, l’educazione dei figli… Non chiede quasi mai il parere di Fabio prima di prendere una decisione, non chiede mai aiuto a Fabio, convinta che non sia capace di fare nulla. Beh, proprio nulla no, Fabio ha un ruolo piuttosto marginale in famiglia: si limita a buttare giù la spazzatura, ad aiutare a pulire casa (dietro direttive precise di Anna), a fare la spesa (tutto scritto su un foglio e guai se non rispetta la lista).

Tutto sommato a Fabio fa comodo, lui odia le responsabilità. E’ lei ad avere il monopolio del telecomando, è lei che decide a che ora pranzare, cenare…e guai se non si rispettano gli orari; Fabio dovrà lasciare qualsiasi sua attività pur di rispettare le direttive di Anna. A Fabio, a volte capita di suggerire dove andare in vacanza ma Anna è pronta a dissuaderlo criticando la sua scelta e sminuendolo nonostante Fabio sia un uomo intelligente.

Questo tipo di comportamento, che chiaramente mina le basi dell’autostima, è un chiaro abuso del proprio potere che, in genere, nasce per compensare e rimediare a una antica e profonda insicurezza, a un vissuto infantile difficile e talora umiliante. Anna sembra provare piacere ad affermarsi proprio quando l’affermazione equivale a un’umiliazione di Fabio.

Dominatori e dominati, genesi dei ruoli

Generalmente sia il dominatore che il dominato soffrono della paura dell’abbandono. Tanto i dominatori quanto i dominati sembrano essere stati bambini insoddisfacenti che non sono riusciti ad appagare i desideri dei propri genitori. Il dominatore cerca quindi di guarire cambiando ruolo e identificandosi nel genitore insoddisfatto, mentre il dominato ripete incessantemente uno scenario in cui, a forza di essere sottomesso, riuscirà infine a soddisfarlo.

Chi è dominato, soffre generalmente di una profonda insicurezza, spesso dovuta all’incostanza dei genitori; poco attenti alle prime esigenze di sopravvivenza nelle fasi iniziali della vita di un bambino. Ne deriva dunque un atteggiamento infantile volto a calmare e smorzare la violenza del dominatore, ma che al contrario scatenerà e alimenterà.

A volte una sottomissione può essere il frutto della ripetizione di schemi familiari

Per la madre di Fabio, la relazione con il modello sembra piuttosto facile da stabilire. Lui ammirava molto sua madre, che comandava e sottometteva il padre per qualsiasi sua esigenza. È cresciuto con un’educazione secondo cui i bambini non sono in grado di prendere loro stessi delle decisioni.

Tutti i Fabio del mondo, quindi, riprodurranno il modello del marito sacrificale. Mi correggo, non tutti! Altri si comporteranno alla stregua delle madri autoritarie: “lei portava i pantaloni in casa e ho visto mio padre soffrire per questo; io non farò la sua fine”

Il rapporto dominante-dominato è spesso più complesso

Si tratta di una dipendenza forte, anche per chi ha il ruolo del dominatore: chi sottomette, infatti, vive la perdita del controllo come una minaccia, per sé e per la coppia, anche se dall’esterno può dare l’impressione di essere più libero. Essere dominatore non significa amare meno dell’altro (finché si può parlare di amore), e viceversa.

Perché ci si lascia sottomettere?

Non è facile dare una risposta. Ogni coppia è un caso specifico. Ma ci sono comunque degli elementi comuni. Le persone sottomesse cercano spesso un ritorno all’infanzia, protezione e sicurezza. Come ho già accennato, chi  domina, invece, ha paura dell’abbandono, della separazione, e a volte nasconde il desiderio di essere sottomesso a sua volta.

In molti casi, il rapporto di sottomissione si sviluppa progressivamente, e finisce per andare bene alla coppia.

Come nel caso di Anna e Fabio, il meccanismo può far comodo a entrambi. Per un po’, tutto va (più o meno) bene: ognuno trova il suo equilibrio, sempre che le reazioni non superino un certo limite, non diventino opprimenti. Ma a poco a poco, gli eventi esterni o un cambiamento (i figli che vanno via di casa, la pensione…) alterano questo equilibrio.

Non ci sono più scappatoie: si è rimasti in due, si invecchia, e quello che prima era sopportabile, magari anche accettabile, può gradualmente diventare intollerabile. E quando la persona sottomessa cerca di ribellarsi, il dominatore può diventare ancora più possessivo e schiacciante, instaurando un circolo vizioso.

Come evitare di instaurare un rapporto di sottomissione?

Nella coppia, è normale essere più esperti del partner in qualche ambito. Per esempio, c’è chi è più portato a gestire le finanze, mentre lui/lei ha buon gusto nello scegliere un film, il ristorante….. Quello che deve far suonare il campanello d’allarme, è l’incapacità di uno dei due di fare spazio all’altro nel prendere le decisioni.

Ad esempio, non dovete pretendere di organizzare le vacanze dalla A alla Z, senza chiedere all’altro il suo parere: in fondo, sono anche le sue ferie, e anche lui/lei ha il diritto di esprimersi. Viceversa, volete ristrutturare casa ed è stato lui/lei a prendere in mano la situazione? Non lasciate che abbia sempre l’ultima parola, e non abbiate paura di esprimere le vostre idee. Fate attenzione ai segnali che indicano che il vostro rapporto sta prendendo una brutta piega, per poter intervenire per tempo.

Come creare l’equilibrio nella relazione?

Anche se attualmente la vostra relazione si è sbilanciata, non è detto che non si possa rimediare; a patto che la sottomissione non sia sempre stata il fondamento del vostro rapporto.

Per reinventare la coppia, ciscuno dovrà definire le proprie aspettative e i suoi contributi nei confronti del compagno e spiegare le proprie zone di intolleranza perché è questo che riapre le vecchie ferite e riporta alla mente le storie incompiute della vita di ciascuno.

Ecco i quattro punti cardine su cui fondare una relazione equilibrata:

1) Imparare ad amarsi con benevolenza, senza egocentrismo.

2) Imparare a rispettarsi osando dire di no (e precisando che il “no” riguarda la richiesta e non la persona).

3) Imparare a responsabilizzarsi di fronte alle proprie esigenze e ai propri sentimenti.

4) Imparare a rimanere fedeli verso se stessi, senza tradire i propri valori.

Quando lasciarsi?

Quando la sottomissione è così forte da trasformarsi in violenza, fisica e/o psicologica, può essere troppo tardi per recuperare il rapporto. La persona sottomessa deve chiedere aiuto indipendentemente dal partner, per trovare la forza di uscire da una relazione malsana e spesso pericolosa. Anzi, continuare la relazione è potenzialmente pericoloso.

Non è mai facile lasciare, ed è ancora più difficile quando si ha paura di essere abbandonati, come è spesso il caso tra dominatore e dominato. Questo è il motivo per cui un aiuto esterno (per esempio uno psicologo) è essenziale per trovare il coraggio di mettere fine a una relazione. La terapia può anche aiutare a capire come ci si è trasformati in vittime per ricostruirsi e vivere una relazione più equilibrata.

ATTENZIONE: contro le violenze domestiche, il Ministero delle Pari Opportunità ha attivato il numero verde 1522.


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Dottoressa in psicologia, esperta e ricercatrice in psicoanalisi. Admin del sito

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