Mentire a se stessi inconsciamente: vedere solo ciò che si vuole vedere

La nostra immaginazione può alterare ciò che vediamo e sentiamo? A quanto pare, la realtà che ci circonda può essere differente da ciò che percepiamo davvero a causa della nostra immaginazione. Questo può modificare ciò che effettivamente vediamo e udiamo, a riprova che la realtà è più soggettiva, che oggettiva.

Noi vediamo quello che vogliamo vedere, non quello che abbiamo realmente davanti agli occhi

Guardiamo, ma possiamo anche non apprendere né comprendere.  Cos’è che noi definiamo realtà? La realtà che ci circonda è assolutamente soggettiva; ognuno la vede con i propri occhi e ci mette dentro solo quello che vuole vedere, sentire e credere. Tutto ciò che non rientra nella realtà che vogliamo lo neghiamo anche se esiste.  Possiamo quindi razionalmente dedurre che il mondo assume non l’aspetto che vediamo, ma quello che noi gli vogliamo dare.

Poi invece c’è la realtà oggettiva. Nella realtà oggettiva troviamo le cose come sono effettivamente anche quelle che non ci piacciono. È proprio così che iniziamo a negare tante cose che sono scomode e che non vogliamo ammettere di vedere. Quindi crediamo solo ciò a cui vogliamo credere e vediamo solo ciò che vogliamo vedere e come lo vogliamo vedere.

In poche parole mentiamo a noi stessi.

Psico-racconto sul pensiero desiderante

Uno psicoanalista era convinto che sognare dei pesci fosse la causa di tutti i disturbi psicologici. Quando i pazienti venivano da lui e cominciavano a parlare dei loro problemi, l’analista li interrompeva e chiedeva loro:

Psicoanalista: Scusi, ma ha sognato la notte scorsa?
Paziente: Non so … Sì, credo di sì.
Psicoanalista: Non avrà sognato dei pesci, vero?
Paziente: Ah … no, no.
Psicoanalista: Cosa ha sognato allora?
Paziente: Beh, ho sognato che stavo camminando lungo una strada.
Psicoanalista: C’era forse una pozzanghera sulla strada?
Paziente: Beh … non lo so.
Psicoanalista: Ma, avrebbe potuto esserci?
Paziente: Credo di sì.
Psicoanalista: Potevano esserci alcuni pesci in quella pozzanghera?
Paziente: No, no.
Psicoanalista: Sulla strada del suo sogno c’era qualche ristorante?
Paziente: No.
Psicoanalista: Ma potrebbe esserci stato ...
Paziente: Beh, credo che forse poteva esserci un ristorante.
Psicoanalista: E servivano del pesce in quel ristorante?
Paziente: Beh, credo che trattandosi di un ristorante forse servivano del pesce.
Psicoanalista: Aha! Lo sapevo! Lei ha sognato dei pesci.

Né razionale e tantomeno logico

Come lo psicoanalista della storia, ci fidiamo di tali decisioni perché crediamo che il nostro pensiero sia logico e razionale, non consideriamo che è profondamente influenzato dai nostri desideri, aspettative e sogni.

Infatti, il desiderio segnala che ci manca qualcosa, e il pensiero desiderante è la risposta mentale a quel bisogno.

Il problema è che a volte questo desiderio è così grande che il pensiero ne diventa schiavo. Allora non siamo in grado di vedere i segnali che indicano che stiamo andando fuori strada, vediamo solo quello che vogliamo vedere e traiamo le conclusioni che vogliamo trarre, ignorando la realtà.

E questo può causarci gravi problemi.

Quali sono le insidie del pensiero desiderante?

Il pensiero desiderante nasce dal desiderio, non dalla realtà, così spesso diventa fonte di molti problemi nella nostra vita quotidiana.

Ci fa concentrare troppo sui risultati

Il pensiero desiderante è soprattutto concreto, è finalizzato al raggiungimento di un obiettivo nel più breve tempo possibile.

Quel senso di urgenza causato dal desiderio ci gioca brutti scherzi, perché ci impedisce di programmare in modo corretto e percepire i segnali che indicano che stiamo sbagliando strada.

Fondamentalmente, il pensiero desiderante ci offre le giustificazioni logiche di cui abbiamo bisogno per fare degli errori e prendere il sentiero che vogliamo, anche se non è il migliore o il più conveniente.

Ci impedisce di vedere evidenze e ostacoli

Il pensiero desiderante fa in modo che traiamo conclusioni e prendiamo decisioni sulla base di ciò che più ci piace, piuttosto che analizzando i dettagli tenendo conto della realtà.

Questo tipo di pensiero si basa sulle emozioni piuttosto che sulle prove. Il problema di fondo è che desideriamo così tanto che qualcosa accada o sia vero, da rifiutare l’evidenza del contrario. Infatti, uno studio condotto presso l’Università di New York ha mostrato che il pensiero desiderante alimenta le fantasie sul nostro futuro, in modo tale che ci fissiamo di più nei vantaggi che negli svantaggi, così che, alla fine, prendiamo decisioni peggiori.

Causa grandi frustrazioni

Uno dei principali problemi causati dal pensiero desiderante è che finiamo per vivere nel mondo fantastico che abbiamo costruito nella nostra mente, basato nelle conclusioni errate che abbiamo preso.

In pratica, è come se vivessimo in un castello di carte. Ovviamente, appena soffia il vento della realtà quel castello cade. Allora veniamo sopraffatti da frustrazione, delusione e tristezza.

Perché lasciamo che il pensiero desiderante prenda le redini?

Il nostro pensiero funziona più o meno come la memoria. Cioè, a volte distorce alcuni ricordi dimenticando alcuni dettagli e aggiungendone altri perché a noi risulta più conveniente, sia per evitare i ricordi dolorosi o per consolidare l’immagine che abbiamo di noi stessi, evitando le dissonanze.

In una ricerca, alcuni psicologi hanno chiesto a un gruppo di persone di leggere una serie di previsioni, alcune erano molto convenienti per loro e altre decisamente negative.

Il compito di ciascun partecipante era di determinare l’affidabilità della fonte. È interessante notare che le persone tendevano a indicare che le previsioni più convenienti per loro provenivano da fonti affidabili, mentre attribuivano le previsioni negative a fonti inaffidabili. In pratica, il nostro desiderio di far sì che le cose funzionino bene ci fa perdere la prospettiva.

Possiamo anche lasciare che il pensiero desiderante prenda le redini per evitare di avere a che fare con una realtà complessa, che non siamo disposti ad accettare.

Quando le cose non funzionano come vorremmo, invece di accettare la realtà, decidiamo di guardare solo quello che conferma la nostra visione del mondo. Quindi ci sentiamo meglio. Naturalmente, questo meccanismo si attiva normalmente a livello inconscio.

Come utilizzare a nostro favore il pensiero desiderante?

Il pensiero desiderante in sé non è negativo, è solo necessario imparare ad usarlo a nostro vantaggio. In realtà, il desiderio che sta alla sua base ha un enorme potere motivante che possiamo sfruttare attraverso la tecnica WOOP (Wish/Desiderio, Outcome/Risultato, Obstacle/Ostacoli and Plan/Progetto):

1. Desiderio
Pensate a qualcosa che desiderate intensamente. Quel desiderio diventa un obiettivo realizzabile. Tenete presente che mentre i desideri possono essere vaghi e generali, l’obiettivo dovrebbe essere concreto e quantificabile.

2. Risultato
Immaginate il miglior risultato possibile, lasciate che la sensazione di realizzazione vi riempia.

3. Ostacolo
Tornate alla realtà, concentratevi sugli ostacoli che vi impediscono di raggiungere questo obiettivo e scegliete il più grande.

4. Progetto
Pensate alle soluzioni possibili e selezionate un’azione concreta ed efficace che vi permetta di superare questo ostacolo.


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Ana Maria Sepe

Ana Maria Sepe

Dottoressa in psicologia, esperta e ricercatrice in psicoanalisi. Admin del sito

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