Perchè feriamo le persone che amiamo?

Come riconoscere se il nostro modo di amare è sano e portatore di benessere o se invece prepara il terreno a infelicità e frustrazione? Basta osservare come ci comportiamo e con quali atteggiamenti mentali ci disponiamo verso la coppia. Molte persone tendono infatti ad essere rabbiose nei confronti delle persone che maggiormente amano; con il patner, con i figli oppure oppure con i genitori. Perchè?

Voler ferire a tutti i costi e senza un motivo apparente, le origini

Bisogna riflettere quando basta una piccola indelicatezza o una minima scorrettezza da parte di una persona cara per suscitare una forte reazione di rabbia. In questo caso, bastano delle piccolezze come un ritardo di un quarto d’ora o la mancata risposta ad un sms per provocare una lite furibonda durante la quale si dicono o si fanno delle cose di cui in seguito ci si pentirà amaramente.

La rabbia che si può estrinsecare verso un partner deriva da questioni inconsce, regressive, legate ad una rabbia primaria che si è vissuta nell’ambito parentale, dalle prime cure materne, alla relazione con il padre, i fratelli, e l’ambiente socio-educativo.

La rabbia che il bambino è incapace di esprimere e di elaborare viene rimossa, e il rimosso può poi ritornare, riemergere in una relazione passionale adulta. D’altra parte se non agisse una rimozione vi sarebbero difese nevrotiche e psicotiche più gravi, di carattere psicotico, dissociativo, autistico, schizoide.

Da ciò deriverebbero anche i disturbi di personalità inerenti la sfera delle relazioni affettive, di carattere narcisistico, borderline, isterico-istrionico e finanche psicopatico/antisociale. Ma a prescindere dalle etichette psichiatriche diciamo che la rabbia è tanto più cattiva, quanto più ha un sottosuolo inconscio che non è stato bonificato. Il dolore dell’abbandono, o di un male subìto nell’infanzia, possono tradursi in rabbia malefica, da ciò può svilupparsi la ‘cattiveria’ che ha motivazioni inconsce.

La cattiveria nasce da sentimenti negativi come la solitudine, la tristezza e la rabbia. Viene da un vuoto dentro di te che sembra scavato con il coltello, un vuoto in cui rimani abbandonato quando qualcosa di molto importante ti viene strappato via.

Elaborazione della rabbia

Affinché la rabbia non generi cattiveria va terapizzata. Chi sente di essere arrabbiato deve evitare di diventare cattivo, pur avendo ragione di essere arrabbiato ha bisogno di elaborare e orientare la sua rabbia in modo giusto e legittimo, altrimenti passerà dalla parte del torto, il suo bisogno di giustizia lo porterà a distruggere e ad essere distrutto dalla sua stessa ingiustizia. Bisogna usare la rabbia prima di essere usati da essa.
Nel veleno della rabbia c’è anche un principio curativo, ciò è tipico di quasi tutti i farmaci che spesso si traggono da sostanze velenose, ed è questo principio che bisogna distillare con corrette metodologie e tecniche, per guarire e per avere una vera giustizia.

Bisogna dunque analizzare la rabbia, studiarla e non considerarla semplicemente come una cosa negativa da reprimere o dalla quale si finisce con l’essere posseduti.

Come si estrinseca la rabbia in età neonatale e infantile

Melanie Klein aveva individuato come la rabbia nei neonati e poi nella prima infanzia sia una componente essenziale dello sviluppo psicologico ‘normale’. I bambini vivono fantasie di rabbia devastanti, praticamente psicopatiche, che la Klein indica come ‘schizoparanoidi’ nella dinamica ‘seno buono’ – ‘seno cattivo’.

La madre viene vissuta dal neonato come buona quando soddisfa tutti i suoi bisogni, ma se il neonato avverte anche solo un minimo disagio, ad esempio un mal di pancia, una sensazione di fame o di sete, non immediatamente soddisfatta si arrabbia e odia la mamma ritenendola ‘cattiva’ e fantastica di punirla e di distruggerla.

Poi però, in uno sviluppo normale subentra la ‘fase depressiva’, per cui il neonato si pente della sua distruttività verso la madre e vuole ‘riparare’ . Si tratta di un conflitto evolutivo ‘normale’ tra odio e amore che può lasciare tracce più o meno importanti, e talvolta psicopatologiche, nel carattere di un individuo e quindi con pesanti conseguenze nella vita adulta, quando ad esempio la fase schizoparanoide viene rivissuta inconsciamente nei confronti di un partner.

Il bambino ‘normale’ vive intensi sentimenti di rabbiosa gelosia e invidia verso i genitori. I problemi nascono quando questo normale esperire la rabbia viene bloccato o punito eccessivamente o in modi ambigui. Ogni bambino piccolo, a causa delle sue normali frustrazioni biopsichiche, nutre un certo odio verso chi ama, e questo genera senso di colpa, bisogno di essere punito e al fine nuova rabbia.

Dalla rabbia ai sensi di colpa….il circolo vizioso

Fortunatamente, attraverso il gioco il bambino può ‘abreagire simbolicamente’ la sua rabbia, cioè farla emergere dal rimosso, dal tentativo di repressione senza sfogo, e dargli invece un sfogo distruttivo/creativo, ovvero che consente anche un’ elaborazione e una riparazione con lo sviluppo di sentimenti d’amore e il superamento del senso di colpa. In effetti il senso di colpa nasce e si radica nell’inconscio quando si è provato un forte odio verso le persone amate – i genitori – colpevoli in misura maggiore o minore di non aver compreso i bisogni affettivi del bambino.

Al fine di uscire dalla spirale di rabbia e senso di colpa i bambini distruggono giocattoli, fanno a pezzi le bambole, si divertono a mettere in scena mostri e aggressioni che hanno una violenza inaudita, ed in tal senso possiamo comprendere anche la funzione psicologica delle fiabe, piene di divoramenti, rapimenti, tormenti, assassinii, malefici che, tuttavia sono necessari affinché il pathos si risolva e si rivaluti nel lieto fine.

La rabbia è sempre distruttiva? La rabbia repressa
E’ necessario che vi sia uno sfogo, che quindi qualcosa possa esplodere, ma ciò dovrebbe diventare una sorta di ‘motore a scoppio’, deve cioè avere una funzionalità vitale evolutiva, piuttosto che mortale e regressiva. D’altra parte la psiche umana ha bisogno naturalmente anche di patologizzare, di regredire, di soffrire affinché possa costituirsi, possa vivere…

Tuttavia se il patologizzare diventa rabbia cattiva, che fa male ad altri in modo ingiusto essa va terapizzata sul nascere, diagnosticandola come un sintomo che non è solo segno di malattia, ma anche di una salute che può essere recuperata. Tuttavia spesso accade che lo sfogo non è possibile perché la rabbia resta repressa nell’inconscio al punto che la persona non riesce a riconoscere che prova rabbia, non la sente, ma questa c’è e genera frustrazione, calo dell’autostima e quindi depressione.

In buona sostanza la rabbia non riconosciuta ed elaborata si trasforma in subdola rabbia verso se stessi, fa sentire ‘sbagliati’, difettosi, e persino negativi, e quindi insicuri e depressi.

Come posso cambiare il mio atteggiamento rabbioso? Perdonare se stessi

Non è risolutivo limitarsi ad ammettere il male che avete fatto a coloro che avete ferito, parlando del vostro sincero pentimento e chiedendo perdono; tenete a mente che non potete forzare qualcuno a perdonarvi. Essi avranno bisogno del loro tempo per perdonare.

Prevenire è meglio che curare

Più che chiedere scusa è fondamentale impegnarsi a perdonare noi stessi. Mantenere risentimento verso sé stessi può essere deleterio nello stesso modo come mantenere risentimento verso qualcun altro. Rendetevi conto che un comportamento mediocre o degli sbagli non fanno di voi un essere cattivo o inutile. Per approfondimento leggi l’articolo “Scatti d’ira ingiustificata, cosa si nasconde dietro la rabbia”

Accettate il fatto che voi, come chiunque altro, non siete perfetti. Accettate voi stessi a dispetto dei vostri sbagli. Ammettete i vostri errori. Cercate di trattare altri con compassione, empatia e rispetto. E ancora, parlare con una guida spirituale o un amico/parente fidato può essere utile.

Il perdono di voi stessi o di altri, sebbene non facile, può trasformare la vostra vita. Invece di indugiare nel senso di ingiustizia e vendetta, invece di sentirsi arrabbiati o amareggiati, voi potete volgervi verso una vita di pace, compassione, gioia e gentilezza.

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Dottoressa in psicologia, esperta e ricercatrice in psicoanalisi. Admin del sito

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