Vorresti vivere con pienezza ma qualcosa ti blocca? Tutti noi desideriamo vivere intensamente ogni giorno, esprimere chi siamo, goderci la vita. Eppure, anche se lo vogliamo profondamente, ci sentiamo bloccati. Qualcosa ci trattiene. Una forza invisibile, ma potente, ci fa restare in un terreno conosciuto, sicuro… eppure privo di quelle opportunità capaci di renderci veramente felici.
Il prezzo della rinuncia: rimpianti e insoddisfazione
Pensaci: quante volte hai rinunciato a fare qualcosa che desideravi? Spesso non è colpa tua. Il nostro modo di muoverci nella vita è il risultato di apprendimenti profondi, spesso acquisiti nell’infanzia. Apprendimenti che oggi ci condizionano più di quanto immaginiamo.
Perché ci tratteniamo? Ecco 4 motivi potenti (e inconsci)
Se non vivi con pienezza quanto desidereresti, la tua vita ti ha solo portato a compiere gli apprendimenti sbagliati. Un po’ come funziona a scuola, anche nella vita non si finisce mai di imparare. Vediamo insieme quali sono i motivi che ci inducono a frenarci.
1. Abbiamo appreso che i bisogni degli altri contano più dei nostri
Genitori prima, amici dopo, società ancora più tardi… Cresciamo con mille pressioni. Purtroppo ancora oggi manca un’educazione emotiva, così i nostri genitori ci fanno crescere con il peso delle aspettative. In primis tentiamo di soddisfare le aspettative genitoriali, poi quelle del gruppo dei pari, amici, insegnanti e ancora più tardi, quelle sociali. Crediamo che indossare un abito di marca sia importante, certo, lo è solo per renderci più accettabili.
Questo apprendimento implicito ha forti ripercussioni sulla nostra vita. Magari, a trattenerti, è il tuo bisogno di approvazione. I bisogni di approvazione e appartenenza sono innati nella specie umana ma quando ti trattengono dall’esprimere chi sei veramente, possono diventare molto disfunzionali. Nel tentativo di rispettare le aspettative e i bisogni altrui, ci dimentichiamo di dare il nostro meglio per soddisfare noi stessi! Ecco che ci accontentiamo (in amore, sul lavoro, in casa…) di quello che ci capita smettendo di costruire, di provarci!
2. Abbiamo imparato che non siamo abbastanza
Ti sei mai chiesto perché non ti piace l’incertezza? Perché preferisci stare nella zona di comfort piuttosto che esplorare i nuovi mondi che osi solo sognare? Questo ti capita perché non credi di farcela. La paura dell’ignoto, la resistenza, nasce solo quando non hai fiducia nelle tue risorse. Ecco che allora, nei casi più drammatici, emerge ansia e mania di controllo. Si tenta di controllare tutto per contenere, per paura di non farcela, perché l’idea che tu non sei abbastanza, che non puoi meritare il meglio, è così radicata in te da sabotarti tutto sul nascere.
Hai imparato che non meriti il meglio tutte le volte che hai dovuto rinunciare a qualcosa solo perché ti è stato detto (o fatto capire) che non saresti stato capace. «Non andare in bicicletta che ti fai male», «se ti fai male non venire a piangere da me, io ti ho avvisato». «Te l’avevo detto che sarebbe successo», «ma che hai combinato? Vergognati!», «Sei sempre il solito buono a nulla», «Hai rotto tutto! Ma sei scemo?». Queste e tante altre frasi simili risuonano nella mente del bambino come una condanna. Ben presto impariamo a non fidarci delle nostre risorse. Ci sentiamo impotenti dinanzi a tutto e perdiamo il nostro naturale spirito d’iniziativa, anche se la voglia di esplorare e sperimentare rimane intatta!
3. Abbiamo imparato a “fare” i buoni bambini
Chi ha paura del fallimento, ce l’ha solo perché gli è rimasto inculcato il terrore di sbagliare, di deludere mamma e papà. Anche se sono passate decadi e decadi da allora, anche se nella nostra memoria esplicita neanche ci sono più questi pensieri, la paura di deludere è lì e pone un freno a mano a tutto. La vergogna associata al fallimento è così elevata da essere inaccettabile, soffocante.
«E se sbaglio? E se non funziona? E se faccio brutta figura? Ma cosa penseranno di me?». Ci sono così tanti passi in avanti che non facciamo con la paura di fallire, quando questo timore nasce da qualcosa di così remoto che non appartiene più al nostro presente. Ecco perché prendiamo ogni errore, ogni fallimento così sul personale. Se queste parole ti risuonano dentro, hai bisogno di apprendere che tu puoi concederti il lusso di sbagliare. Non devi più fare il buono. Puoi sbagliare tutto. Fallire. Puoi, puoi, puoi. Non succede nulla, ti sentirai solo… finalmente, libero. Una sensazione per te inedita se da anni vivi in modalità contenuta.
4. Abbiamo imparato a ignorare i nostri bisogni
A furia di guardarci fuori, temere e tentare di rispettare le aspettative altrui, abbiamo finito per rinnegare parti di noi, sopprimere emozioni e bisogni, abbiamo finito per creare una matassa enorme di non vissuti. È da qui che puoi ripartire, è tempo di andare avanti, ma riuscirai a farlo solo compiendo gli apprendimenti giusti. Quando per anni ignoriamo ciò che ci portiamo dentro, perdiamo la via, letteralmente, la smarriamo e con essa, un po’ perdiamo anche noi stessi. Per fortuna non si tratta di una perdita irreversibile, anzi, tu sei lì, integro, non ti manca nulla, hai bisogno solo di un po’ di calma per imparare a conoscerti davvero, per ascoltarti e liberarti.
Nuovi apprendimenti, nuova vita
È arrivato il momento di scegliere te stesso e sperimentare nuovi modi di essere, con nuovi e inediti apprendimenti. Puoi imparare che non vale mai la pena barattare una parte di te per ricevere in cambio accettazione e stima. Così come puoi imparare che non sono i voti, non è il diploma, la laurea, lo status sociale, i brand, i titoli e neppure il lavoro che fai a renderti degno di amore e approvazione. Tu hai un valore intrinseco, tu meriti uno spazio e un tempo in cui esprimere pienamente chi sei e mostrare il meraviglioso mondo che ti porti dentro. Puoi imparare che sei abbastanza, che puoi agire nonostante le tue insicurezze!
Quando la nostra vita è governata da apprendimenti sbagliati, sono le ferite a guidare i nostri comportamenti e non le nostre ambizioni
Ogni bisogno nasce da una mancanza e non dalla naturale opportunità di appagamento, ecco perché non possono essere considerati bisogni autentici, essi rispondono a mancanze del passato. Se siamo intrappolati in bisogni che nascono per compensare alle mancanze del nostro passato (compiacere gli altri, rispettare aspettative, non voler fallire, non voler uscire dalla zona di comfort…), non riusciamo ad afferrare quell’appagamento che ci spetta.
I nostri comportamenti sono la sintesi di tutto ciò che abbiamo appreso
Continuiamo a rincorrere concetti come la perfezione (perché un tempo non siamo stati accettati), l’accondiscendenza (non sappiamo dire “no” perché un tempo non ci era concesso esprimere pienamente noi stessi), l’essere abbastanza (perché un tempo, non ci siamo sentiti stimati)… Allora cosa fare? Bisogna lavorare su se stessi, ed è necessario che tu ti guardi dentro per scoprire quelle meraviglie che ancora non conosci. Chi cerca di proteggersi in modo estenuante trattenendosi, non ha ancora conosciuto l’immenso potere delle risorse che ha, non sa ancora di cosa è realmente capace e vive la vita con un freno a mano tirato quando, in realtà, potrebbe volare! Arrivare lontano! In quei luoghi che tanto vorrebbe esplorare.
Dovremmo imparare a “contenere” i nostri vissuti emotivi e a prenderci solo il meglio dal contagio emotivo nei primi anni di vita
Quando veniamo al mondo, infatti, il nostro cervello recepisce tutti gli schemi ricorrenti di comunicazione non verbale. Ecco perché, anche se un neonato non ha ancora imparato a parlare, già capisce tutto del suo ambiente di sviluppo e di ciò che gli trasmette il legame di accudimento! Neuroni specchio e feedback facciale già gli dicono tutto, ancor prima di pronunciare le fatidiche parole “mamma” e “papà”.
Gli schemi ricorrenti che intercettiamo fin dalla nascita, divengono parte di noi e li mettiamo in rapporto con gli altri per reindirizzare il nostro comportamento. Diamo vita così alla cosiddetta inter-regolazione: le primissime modulazione delle sensazioni che proviamo scaturiscono nelle interazioni con gli altri. Quindi la prima esperienza che facciamo non è di un “me”, non è quella dell'”identità individuale” ma di un “noi”. Solo crescendo, se ne abbiamo la possibilità (e ciò significa se ci viene offerta sicurezza, fiducia e libertà) riusciamo ad affermare la nostra identità di persone complete, individui unici e a sé. In caso contrario, resteremo imprigionati in un perenne “noi”. Dove, anche se i protagonisti cambiando (da adulti il nostro “altro” sarà il partner e non il genitore), gli scenari restano immutati.
I primi schemi ricorrenti di inter-regolazione saranno usati per costruire i circuiti neurali (rappresentati principalmente nelle cortecce cerebrali con fitte connessioni verso le aree limbiche) che serviranno ad acquisire capacità di conforto, di auto-contenimento, di auto-regolazione, di auto-accudimento e, in definitiva, di una maggiore autonomia affettiva.
Il libro che può aiutarti a uscire dalla tua zona di comfort
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Ti aspetto lì per continuare il viaggio.