Perché non riusciamo a troncare una relazione abusante?

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Dott.ssa in biologia e psicologia. Esperta in genetica del comportamento e neurobiologia. Scrittrice e founder di Psicoadvisor

Quando si instaurano determinate dinamiche di potere è davvero difficile chiudere un rapporto, sia per chi è artefice della condotta abusiva, sia e soprattutto per chi quella condotta la subisce. Parlare di violenza psicologica o abusi emotivi non è qualcosa di esagerato, ma qualcosa di doveroso. La Legge n. 69 del 19 luglio 2019,  ha apportato modifiche al codice penale che finalmente riconosce la violenza psicologica come un reato. Talvolta gli abusi emotivi si presentano isolati ma più spesso, sono solo il primo passo di un escalation che culmina con la violenza fisica.

Anche rimanendo entro lo spettro dell’abuso emotivo possiamo assistere a diversi gradi di aggressività: la violenza psicologica può essere più o meno pervasiva, più o meno invalidante per chi la subisce. Le relazioni abusive hanno caratteristiche comuni quali:

  • Il partner tende a isolarti da amici e famiglia.
  • Pretende che la relazione sia l’elemento principale e/o esclusivo della tua esistenza.
  • Il partner vuole costantemente sapere cosa fai e con chi sei.
  • Non ti lascia alcuna autonomia oppure ti elargisce autonomia con la condizionale (es. a patto che tu abbia find my iPhone attivo).
  • Assume il controllo delle tue finanze, oppure, se non sei economicamente autosufficiente, nella coppia non esiste un “noi finanziario”. Il denaro diviene un potente strumento di potere.
  • Nel giro di poco, ti ritrovi senza avere programmi personali.
  • Il partner non si assume mai la responsabilità di un errore, mai una colpa… anche quando si arrabbia, è colpa tua. E’ colpa tua se perde il controllo
  • Mostra sentimenti intensi e pervasivi come gelosia patologica e ossessività
  • Il partner tende a manipolarti e usa il gaslighting; se qualcosa non gli conviene, «te lo sarai immaginato!» oppure «è solo nella tua testa».
  • Incorre in aggressioni verbali, fisiche o sessuali.

La comunicazione con un partner abusante è spesso minacciosa e osservandola dall’esterno può mostrare chiaramente due livelli: uno di potere e l’altro subordinato. Chiudere una relazione abusante non è semplice perché la vittima finisce per interiorizzare il suo ruolo subordinato e, per impotenza appresa, si convince di non poter fare un torto al partner.

Perché la vittima non riesce a troncare una relazione abusante?

Quanto più nella relazione sono presenti pesanti dinamiche di controllo, tanto più sarà difficile raggiungere il distacco. Secondo la linea amica statunitense dedicata alla violenza domestica (National Domestic Violence line), sono necessari in media almeno sette tentativi prima di riuscire a separarsi da un partner violento. Ma se la relazione è nociva, allora perché la vittima non si mette in salvo?

  • Il legame traumatico, anche se doloroso, è molto intenso e difficile da spezzare.
  • Spesso il partner abusante è anche minaccioso
  • La vittima non ha nessun posto dove andare
  • La vittima non è economicamente autosufficiente
  • La vittima è sopraffatta da sentimenti di paura e vergogna
  • La vittima porta avanti la relazione nel disperato tentativo di tenere unita la famiglia o la promessa di unione
  • La vittima è preoccupata da come potrebbe sentirsi e reagire il suo partner

Parlare di «vittimizzazione» può far storcere il naso a qualcuno, tuttavia, chi subisce abusi emotivi o fisici è una vittima e, no, non se l’è cercata. La vittima non va mai biasimata. Prova a porti questa domanda: quante persone, poste in condizione di poter scegliere liberamente, sceglierebbero per se stesse un destino doloroso? La vittima non sceglie ogni giorno di lasciarsi abusare, deridere, sminuire, controllare, schernire o maltrattare. Questo è ciò che si potrebbe dire dall’esterno, tuttavia la vittima vive una forma di costrizione.

Come chiudere una relazione abusiva

Se hai ritrovato nella tua relazione le caratteristiche di un rapporto abusante, sappi che puoi metterti in salvo anche se la salvezza non arriva da un giorno all’altro: è necessaria costruirla e ben organizzarla.

Molte persone tentano più volte di lasciare il partner abusante senza mai farcela fino in fondo. Alla fine cedono e ritornano con il partner abusante. Per prevenire una recidiva, è opportuno lavorare su una rete di sicurezza: amici e parenti possono essere ottime risorse di supporto. Riallacciare una vecchia amicizia potrebbe essere un buon punto di partenza.

Non tornare indietro

Con la rottura bisogna poi prepararsi alla mancanza. Per quanto un partner possa averti ferito e svilito, è normale che possa mancarti. Se ti manca, non pensare che sarebbe stato più giusto rimanere nella relazione, non fare passi indietro! Nei momenti di nostalgia ripensa all’abuso subito e ricordati che tutti (compresa/o tu) meritano una relazione sana, sicura e appagante.

Nei momenti di nostalgia, un buon esercizio terapeutico consiste nello scrivere una nota dove ricapitoli i motivi per i quali hai voluto troncare e perché, per te, può essere di vitale importanza non tornare indietro.

Metti te stessa/o al primo posto

I tuoi sentimenti contano ed è importante dare priorità al tuo benessere. Scappare da una relazione maltrattante non significa arrendersi, piuttosto significa aprire le porte a una vita più sana. Certo, chiudere una relazione è una scelta difficile, ma quando la relazione è malata si tratta di prendere una scelta difficile ma giusta per se stessi.

Se inizi a ragionare in termini di benesserecura di sé il più è fatto. E’ importante concentrarti sulla tua crescita, le tue opportunità (quelle a breve termine e quelle che ancora non riesci a vedere) e soprattutto sull’elaborazione.

Terminata la storia, concediti il tempo per guarire, non avere la pretesa che, di punto in bianco, la tua vita diventi un dipinto perfetto. Con la separazione hai compiuto il primo grande passo verso la stima di te, ora hai ancora qualche piccolo passettino per trasformare la tua vita nel capolavoro che meriti.

Lavora per diventare indipendente

Viviamo in tempi difficili, è vero… ma non si può omettere questo argomento. Tutte le ricerche suggeriscono che una maggiore sicurezza finanziaria può  ridurre il rischio di relazioni abusanti, violenze da parte del partner e anche di incorrere in un elevato numero di malattie.  In altre parole, trovare un lavoro, anche in piena umiltà, potrebbe fare la differenza.

Chiedi aiuto a un esperto

E’ luogo comune pensare che la psicoterapia sia un “trattamento d’élite”, in realtà, i centri convenzionati offrono cicli di psicoterapia al costo di un ticket. I costi variano in base alla regione di appartenenza, in genere, con un ticket dal costo che oscilla dai 45 ai 56 euro si ha accesso a quattro sedute.

Non solo centri convenzionati, in diverse città d’Italia si può avere accesso a servizi gratuiti, gruppi di supporto guidati da un esperto o di auto-aiuto. Ormai su tutto il territorio nazionale esistono associazioni e centri onlus dedicati al sostegno delle donne vittime di abusi, informati sulle iniziative attive nella tua città.

Guarda avanti: tu non sei la tua relazione

Nei momenti di difficoltà, bisognerebbe avere la lucidità per pensare a un domani raggiante. Le vittime ancora non lo sanno, ma la vita può essere davvero bella, ricca e appagante. Iniziare a fare progetti, fissare una routine della cura di sé, programmare la propria indipendenza, apprezzare il supporto dei propri cari… sono tutti processi che allontanano dalle relazioni d’abuso.

In ogni momento del processo bisogna sempre tenere ben in mente una cosa, giusto per non farsi sopraffare dallo sconforto o dalla vergogna. La tua relazione non riflette chi sei, non riflette la tua forza o il tuo valore. La tua relazione può solo essere un indicatore delle difficoltà che stai affrontando nel presente e che hai dovuto affrontare nel passato. Quando sarai pronta/o, sarai in grado di costruire relazioni più sane e più appaganti, nel frattempo, concentrati solo sulla tua guarigione e sul recupero.

Una lettura preziosa

Se desideri approfondire come funzioniamo a livello emotivo e desideri avere uno spettro più ampio di possibilità e conoscenze, Il mio libro “Riscrivi le pagine della tua vita” è un valido aiuto. Nel libro ho raccolto molti strumenti, esercizi psicologi e teorie utili a comprenderti. Leggendo il libro scoprirai che, seppur complesso, sei una persona meravigliosa che aspetta solo l’occasione giusta per vivere la vita che merita!

Autore: Anna De Simone, psicologo esperto in neuropsicobiologia
Autore del libro “Riscrivi le pagine della tua vita” edito Rizzoli
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