Pistantrofobia, la paura di fidarsi dell’altro

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Hai difficoltà a fidarti del prossimo? Potresti soffrire di pistantrofobia o pisantrofobia.

Questo termine è troppo giovane per figurare su wikipedia, ma se provi a spulciare su qualche dizionario americano troverai questa definizione:

Pistanthrophibiapaura di fidarsi delle persone a causa di passate esperienze negative o di relazioni sbagliate“. In pratica la pistantrofobia, tradotta anche come pisantrofobia o fiderefobia dal greco fidĕre (fiducia) e phobia (fobia, paura), pone dei forti limiti relazionali.

La fiducia, di per sé, è difficile da guadagnare… e se poi hai a che fare con un pisantrofobo diventa impossibile. Per il pisantrofobo la fiducia è un concetto astratto che non ha mai potuto far suo.

E’ vero, stando alla definizione, tale fobia sorge a seguito di una forte delusione relazionale, tuttavia è anche vero che nella vita tutti, primo o dopo, abbiamo subìto tradimenti e vissuto delusioni.

Allora perché qualcuno di noi diventa pisantrofobo mentre altri continuano a dare fiducia? 

L’esperienza è un’ottima insegnante. Se nella vita sei stato tradito e le delusioni ti hanno reso più cauto, è del tutto normale, ma tra la cautela e la pisantrofobia c’è una netta differenza.

Pisantrofobia o pistantrofobia: come nasce?

Nessuno ha ancora dato una risposta a questa domanda, saremo noi di Psicoadvisor.com a farlo per primi. Come premesso, la pisantrofobia è annoverata tra le “nuove fobie”.

Riteniamo che la pistantrofobia ponga le sue radici nella primissima infanzia. In che modo?
I genitori tendono a ridimensionare ciò che il bambino percepisce, semplificando il tutto con la classica frase “tanto è piccolo, non capisce“. Questa credenza è un’ingenuità che può nascondere grandi insidie.

L’infanzia del pistantrofobo è costellata di bugie, quelle che per il genitore sono semplici “bugie bianche”, per l’infante possono essere motivo di sfiducia e insoddisfazione.

Per comprendere meglio il tutto, ti propongo alcuni esempi.

“Sì, entra pure a scuola, la mamma adesso fa un servizio e viene da te” -dice la mamma per convincere il bambino a entrare (controvoglia!) in classe, è ovvio che la mamma non andrà a scuola se non a termine delle lezioni.

Oppure, un altro grande classico: “Se mangi tutto dopo andiamo alle giostre“. Anche in questo caso si tratta di una falsa promessa, una promessa che carica il bambino di aspettative.

Se il bambino è estroverso/reattivo, può reagire alle false promesse con rabbia, sfogandosi con capricci diffusi e compensando esalando le aspettative in altro modo.

Al contrario, se il bambino è più introverso/passivo, può rimuginare interiormente sulle false promesse. Quando le “bugie bianche” si protraggono nel tempo, il bambino accumula usa serie di feedback negativi che attribuisce all’esterno in modo indefinito. Il bambino non identifica il genitore come il colpevole della falsa promessa, non riesce a individuare il motivo, ma col tempo tende ad accumulare un sentimento di sfiducia.

Spesso, poi, s’innescano dei veri e propri circoli viziosi. Per ricongiungermi all’esempio di prima:

  • Genitore: “se mangi tutto, dopo ti porto alle giostre”

Attesa del bambino: non voglio mangiare ma mi costringo a farlo perché dopo i miei sforzi saranno premiati.

  • Bambino: “mamma, andiamo alle giostre?”

Stato d’animo del bambino: elevata aspettativa, attesa del riconoscimento di un merito. Attesa del premio.

  • Genitore: “no, la macchina si è rotta….!” Oppure: “ora sono chiuse, andiamo domani…!”

Stato d’animo del bambino: delusione e/o consolazione attesa per il giorno successivo. Consolazione che non arriva.

In pratica, col passar del tempo, il bambino matura dei sentimenti di sfiducia verso la vita e verso il prossimo. Nella vita da adulto, quel bambino sarà pronto a legarsi al dito ogni delusione e sventolarla in alto quasi come una bandiera. Si muoverà sospettoso nel mondo, stringerà relazioni incerte e ricche di dubbi, sarà lì ad aspettarsi la delusione dell’ennesima falsa promessa. Ogni relazione è vissuta come un “abbaglio” perché alla base c’è un pregiudizio intrinseco “questa persona mi deluderà”.

10 sintomi di Pistantrofobia

Ecco 10 caratteristiche che ti faranno capire la netta differenza tra chi è solo cauto e chi, invece, è pisantrofobo. Il pisantrofobo:

  1. Dubita di tutto ciò che gli viene detto, indipendentemente da chi glielo dice.
  2. Ogni volta che si proietta in una relazione, finisce sempre con un cuore infranto… male!
  3. Pretende molto dagli altri, anche nelle relazioni sentimentali, potrebbe avere la tendenza a bruciare le tappe e chiedere di fare “sul serio” prima che l’altro sia pronto (questo per sentirsi più sicuro, sicurezza che però non arriverà).
  4. Mette alla prova il suo partner o i suoi amici per testarne l’onesta.
  5. E’ diffidente nei confronti di tutti quelli che incontra.
  6. Tende a controllare il suo partner leggendo la messaggistica di Facebook, WhatsApp…
  7. Ha bisogno di rassicurazioni costanti nelle relazioni che per lui contano davvero.
  8. Basso livello di fiducia nelle proprie capacità.
  9. Pensa che non potrà mai fidarsi pienamente di qualcuno.
  10. Mancanza di fiducia nell’onestà altrui, con la tendenza a credere che gli altri possano avere sempre un secondo fine.

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