Prima di immaginare il peggio, ricorda queste 6 cose

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Dottoressa in psicologia, esperta e ricercatrice in psicoanalisi. Scrittrice e fondatore di Psicoadvisor

Quante volte hai sofferto per qualcosa che non era ancora accaduto? Non per un dolore reale, già presente e riconoscibile, ma per una scena costruita dalla mente, proiettata qualche ora, qualche giorno o qualche mese più avanti. Una telefonata che temi di ricevere, una persona che potrebbe allontanarsi, un esame che potrebbe andare male, un cambiamento che potrebbe travolgerti, una perdita che non sapresti sopportare.

All’improvviso, ciò che potrebbe succedere comincia a sembrarti inevitabile

Non riesci più a distinguere una possibilità da una certezza, perché il corpo reagisce a entrambe nello stesso modo: il respiro si accorcia, lo stomaco si stringe, il sonno diventa fragile e ogni pensiero sembra condurre verso la medesima conclusione.

  • “Andrà male.”
  • “Non riuscirò ad affrontarlo.”
  • “Questa volta non ne uscirò.”

Quando accade, non stai semplicemente pensando al futuro. Stai cercando di anticiparlo per non esserne sorpreso. Immaginare il peggio può diventare un tentativo di protezione: se prevedo ogni disgrazia, forse soffrirò meno; se mi preparo alla perdita, forse non mi distruggerà; se non mi concedo di sperare, forse non resterò nuovamente deluso.

Eppure, questo meccanismo finisce spesso per chiederti un prezzo altissimo. Ti costringe a vivere oggi il dolore di domani, anche quando quel domani non arriverà mai. Ti fa attraversare cento volte una tragedia immaginaria, sottraendo spazio all’unica vita che, in questo momento, sta realmente accadendo.

Prima di immaginare il peggio, ricorda queste 6 cose

Il pensiero catastrofico non è ingenuità, pessimismo o mancanza di volontà. Molto spesso è la voce di una parte di te che ha imparato presto che le cose belle potevano interrompersi senza preavviso, che la serenità non era mai del tutto affidabile e che abbassare la guardia poteva significare esporsi a qualcosa di ingestibile. Prima di immaginare il peggio, allora, prova a ricordare queste sei cose.

1. Avere paura che qualcosa accada non significa sapere che accadrà

La paura possiede una straordinaria capacità di travestirsi da intuizione. Quando un pensiero ritorna molte volte, accompagnato da una forte attivazione emotiva, può assumere il peso di una previsione attendibile. Ti sembra di “sentire” che qualcosa andrà storto, come se il corpo stesse intercettando una verità che la ragione non vuole ancora ammettere. Tuttavia, non tutto ciò che senti intensamente è una descrizione accurata della realtà.A volte, ciò che chiami intuizione non è una lettura del futuro, ma il modo in cui esperienze precedenti continuano a orientare la percezione del presente

Il sistema nervoso non reagisce soltanto a ciò che sta succedendo, ma anche a ciò che ha imparato a temere

Se in passato hai sperimentato abbandoni improvvisi, malattie, instabilità, conflitti imprevedibili o adulti incapaci di rassicurarti, potresti aver sviluppato una particolare sensibilità verso ogni segnale di cambiamento.

Un messaggio più breve del solito può sembrarti l’inizio di un allontanamento. Un silenzio può diventare un rifiuto. Una sensazione corporea può trasformarsi immediatamente nel segno di una grave malattia. Un piccolo errore può assumere le dimensioni di un fallimento irreparabile.

Non perché tu sia incapace di ragionare, ma perché la tua mente ha imparato che, per sopravvivere, era meglio vedere il pericolo troppo presto piuttosto che accorgersene troppo tardi.

La paura, dunque, non è necessariamente una profezia. Può essere un archivio che si apre.

Quando senti che il peggio sta per accadere, chiediti: “Sto leggendo ciò che sta succedendo oppure sto riconoscendo, nel presente, qualcosa che assomiglia a un dolore già vissuto?” Questa domanda non serve a sminuire ciò che provi. Serve a restituire alla paura la sua vera natura: un segnale da ascoltare, non sempre una sentenza a cui obbedire.

2. Non devi affrontare oggi tutte le sofferenze che potrebbero arrivare domani

La mente ansiosa cerca spesso di risolvere in anticipo ogni scenario possibile…Vuole sapere che cosa farai se perderai quella persona, se il lavoro non andrà bene, se una diagnosi sarà negativa, se commetterai un errore, se resterai solo o se la vita prenderà una direzione diversa da quella sperata. Ti chiede di trovare adesso le risposte che, eventualmente, serviranno in un futuro ancora inesistente.

Il problema è che nessun essere umano può prepararsi completamente a un dolore prima di viverlo, perché quando qualcosa accade non siamo più esattamente la persona che lo aveva immaginato. Nel frattempo possiamo aver incontrato nuove risorse, ricevuto aiuto, maturato consapevolezze, cambiato prospettiva oppure scoperto una capacità che non sapevamo di possedere.

Tu stai valutando la tua forza futura con gli strumenti emotivi di oggi.

È come se, guardando una montagna da lontano, pretendessi di sapere già quanta energia avrai a metà del cammino, quali persone incontrerai, dove potrai riposare e quali sentieri alternativi scoprirai. Da quel punto, la cima sembra irraggiungibile soprattutto perché non puoi ancora vedere tutto ciò che esiste tra te e il punto più alto.

Non devi affrontare oggi ogni eventualità.

Oggi devi affrontare soltanto ciò che esiste oggi. Non la telefonata che potrebbe arrivare, ma l’attesa che stai vivendo. Non l’abbandono che temi, ma il bisogno di rassicurazione che senti. Non il fallimento futuro, ma il prossimo passo concreto che puoi compiere.

La vita raramente ci consegna un dolore insieme a tutte le sue conseguenze. Arriva per frammenti, e per frammenti troviamo il modo di attraversarla.

3. Sei già sopravvissuto a momenti in cui credevi che non ce l’avresti fatta

Probabilmente ci sono stati giorni in cui eri convinto che qualcosa ti avrebbe spezzato per sempre…Forse una persona se n’è andata e non riuscivi a immaginare come avresti potuto svegliarti senza cercarla. Forse hai ricevuto una notizia che ha diviso la tua vita in un prima e in un dopo. Forse hai dovuto lasciare una casa, un lavoro, un progetto o un’immagine di te a cui avevi affidato anni di speranze.

In quei momenti non ti sentivi forte. Non vedevi una via d’uscita. Non possedevi una consapevolezza speciale e, probabilmente, non avevi alcuna certezza che il dolore sarebbe diventato più sopportabile. Eppure sei arrivato fin qui.

Non significa che tutto sia guarito, che ogni ferita si sia chiusa o che ciò che hai vissuto sia stato necessario. Alcune esperienze non ci migliorano e non ci rendono automaticamente più saggi. A volte ci lasciano più stanchi, più guardinghi, più sensibili alla possibilità che tutto possa ripetersi.

Sopravvivere non significa uscire intatti

Significa che, anche mentre ti sentivi distrutto, una parte di te ha continuato a cercare una forma possibile di vita. Forse hai chiesto aiuto. Forse hai pianto per mesi. Forse hai continuato a compiere gesti minimi, quasi invisibili: alzarti dal letto, rispondere a un messaggio, prepararti qualcosa da mangiare, portare avanti una responsabilità, respirare fino alla sera.

Non sempre la forza assomiglia al coraggio

A volte assomiglia semplicemente al fatto di non esserti abbandonato del tutto, nemmeno nei giorni in cui non sapevi più come prenderti cura di te.

Quando immagini il peggio, la mente tende a mostrarti il dolore, ma cancella la persona che potresti essere mentre lo affronti. Ti rappresenta immobile, solo e privo di risorse, come se dovessi subire ogni evento senza poter reagire, scegliere, chiedere aiuto o cambiare direzione.

Ricorda, invece, tutte le versioni di te che hanno già attraversato ciò che sembrava impossibile. Non per obbligarti a essere forte ancora una volta, ma per non dimenticare che dentro di te esiste una storia di resistenza che la paura, quando arriva, tende a oscurare.

4. Anche se qualcosa andasse storto, non significherebbe che tutto è perduto

La catastrofizzazione comprime il futuro in un unico esito…Se una relazione finisce, resterai solo per sempre. Se fallisci un obiettivo, non realizzerai più nulla. Se una persona ti delude, non potrai più fidarti di nessuno. Se commetti un errore, quell’errore definirà il tuo valore.

In questo modo, un evento doloroso smette di essere una parte della storia e diventa l’intera storia. Eppure la vita non procede quasi mai in modo così lineare.

Ciò che oggi consideri una fine potrebbe diventare, nel tempo, un confine che non riuscivi a stabilire

Una perdita potrebbe mostrarti quanto ti eri allontanato da te stesso nel tentativo di non perdere l’altro. Un fallimento potrebbe interrompere una strada che percorrevi soltanto per dimostrare di essere abbastanza. Una delusione potrebbe costringerti a vedere qualcosa che l’amore, la speranza o la paura ti avevano impedito di riconoscere.

Questo non significa romanticizzare il dolore o sostenere che ogni cosa accada per una ragione. Esistono eventi ingiusti, privi di insegnamenti immediati e capaci di lasciare conseguenze profonde. Significa, piuttosto, ricordare che un evento non contiene già tutto ciò che diventerà.

Dopo qualcosa che va storto, esistono ancora scelte, incontri, cure, deviazioni e trasformazioni che non puoi prevedere. Il futuro non è soltanto il luogo in cui potrebbe realizzarsi ciò che temi. È anche il luogo in cui possono comparire risorse che oggi non riesci nemmeno a immaginare.

Non tutto ciò che si rompe deve essere ricostruito nello stesso modo. Alcune fratture ci permettono di smettere di abitare forme di vita che ci tenevano in piedi soltanto perché avevamo paura di cambiarle.

5. Non tutto dipende da te, e questo non è sempre un male

Chi immagina continuamente il peggio spesso porta con sé un senso di responsabilità smisurato…Pensa che, prestando abbastanza attenzione, potrà evitare ogni errore. Che scegliendo le parole giuste impedirà agli altri di allontanarsi. Che controllando ogni dettaglio terrà lontani gli imprevisti. Che, se qualcosa dovesse andare male, significherebbe non aver previsto, capito o fatto abbastanza.

Questa convinzione può nascere molto presto

Un bambino che cresce in un ambiente emotivamente instabile cerca spesso di trovare una spiegazione agli sbalzi d’umore degli adulti, alle loro assenze o alle loro reazioni imprevedibili. Poiché non può pensare che le figure da cui dipende siano incapaci di proteggerlo, può concludere che spetti a lui mantenere l’equilibrio.

Diventa bravo a osservare i volti, anticipare i conflitti, non disturbare, compiacere, intervenire prima che qualcuno si arrabbi. Impara che la sicurezza dipende dalla sua capacità di leggere ogni variazione dell’ambiente.

Da adulto, potrebbe continuare a vivere come se ogni esito fosse una sua responsabilità

Ma non puoi controllare la maturità emotiva degli altri. Non puoi impedire a qualcuno di mentire, andarsene o non riconoscere ciò che gli hai dato. Non puoi proteggere chiunque ami da ogni sofferenza, né evitare che la vita contenga cambiamenti, perdite e imprevisti.

Ammettere che non tutto dipende da te può fare paura, perché significa rinunciare all’illusione che il controllo garantisca la salvezza. Tuttavia, può anche essere profondamente liberatorio. Se non tutto dipende da te, allora non tutto ciò che accade parla del tuo valore.

Non ogni distanza significa che non sei stato abbastanza amabile. Non ogni fallimento dimostra che non ti sei impegnato. Non ogni dolore è la conseguenza di qualcosa che avresti dovuto capire prima. A volte hai fatto davvero ciò che potevi con le informazioni, le risorse e la consapevolezza che possedevi in quel momento.

Forse nessuno te lo ha mai detto, ma non eri nato per tenere insieme tutto. Non eri nato per impedire agli altri di crollare, per intuire ogni pericolo o per meritarti la serenità attraverso una vigilanza continua. Puoi essere responsabile della tua vita senza considerarti responsabile dell’intero mondo.

6. In questo momento sei ancora qui, e la tua vita non è già diventata ciò che temi

Quando la mente anticipa il peggio, il presente perde consistenza…Sei seduto in una stanza, ma emotivamente ti trovi già nel luogo della perdita. Qualcuno che ami è ancora accanto a te, ma tu stai già provando il dolore della sua assenza. Un problema non è ancora stato confermato, ma il tuo corpo sta già vivendo come se non esistesse alcuna soluzione. Così, nel tentativo di non essere colto impreparato dal dolore, rischi di non abitare pienamente ciò che possiedi.

Forse oggi c’è ancora una mano che puoi stringere, una conversazione che puoi avere, un corpo che sta facendo del suo meglio per accompagnarti, una finestra da aprire, una persona da chiamare, un progetto a cui dedicare un’ora, un pezzo di vita che merita di non essere sacrificato a ciò che potrebbe succedere.

Questo non è un invito a “vivere il presente” come formula consolatoria

Non basta ordinare alla mente di non preoccuparsi, soprattutto quando l’anticipazione del pericolo è diventata una modalità automatica di protezione. Si tratta, piuttosto, di tornare delicatamente ai dati reali. Che cosa sta accadendo adesso? Che cosa sai davvero? Di che cosa hai bisogno in questo momento, prima ancora di trovare una risposta definitiva?

Forse hai bisogno di informazioni più chiare. Forse di riposare. Forse di non restare solo con i tuoi pensieri. Forse di smettere di cercare compulsivamente conferme alla tua paura. Forse di permettere a qualcuno di aiutarti, senza sentirti un peso. Il presente non cancella l’incertezza, ma ti restituisce un luogo in cui puoi ancora agire. Ed è qui che la tua vita continua ad aspettarti.

Non devi convincerti che andrà tutto bene

Forse nessuno può prometterti che tutto andrà esattamente come desideri. La vita contiene una quota di imprevedibilità che nessun pensiero, nessuna preparazione e nessun controllo possono eliminare.

Tuttavia, tra il convincerti che andrà tutto bene e vivere come se fosse già andato tutto male esiste uno spazio molto più umano. È lo spazio del non lo so ancora.

  • Non so ancora che cosa accadrà.
  • Non so ancora come mi sentirò.
  • Non so ancora quali risorse troverò.
  • Non so ancora chi resterà accanto a me.
  • Non so ancora quale parte di me nascerà da ciò che oggi mi spaventa.

Il “non lo so” può sembrare fragile, eppure è spesso più vero sia della speranza forzata sia della catastrofe anticipata. Ti permette di non mentire a te stesso, ma anche di non condannarti in anticipo.

Forse, per molto tempo, hai immaginato il peggio perché nessuno ti ha insegnato che avresti potuto affrontare l’incertezza senza essere completamente solo. Forse hai creduto che preoccuparti fosse un modo per amare, che controllare significasse proteggere e che rilassarti fosse pericoloso, perché proprio nei momenti in cui abbassavi la guardia qualcosa cambiava improvvisamente.

Eppure la tua vita non deve continuare a essere organizzata attorno a ciò che temi di perdere.

Puoi imparare lentamente a restare dove sei, a distinguere il pericolo dalla memoria del pericolo, a non considerare ogni cambiamento una minaccia e a non chiedere al futuro di rassicurarti prima ancora di arrivare.

Se pensi che la tua mente sia diventata il luogo in cui ogni possibilità si trasforma in una condanna, se senti di vivere preparando continuamente il cuore a qualcosa che potrebbe ferirlo, o se desideri comprendere perché ti è tanto difficile affidarti alla vita senza anticiparne le perdite, allora “Lascia che la felicità accada” può essere il libro giusto per te.

Perché la felicità non coincide con la certezza che nulla andrà storto. È, piuttosto, la possibilità di non abbandonare ciò che è vivo, presente e autentico soltanto per difendersi da un dolore che non è ancora arrivato.

Prima di immaginare il peggio, dunque, ricorda questo: in questo momento la storia non è finita

Tu non conosci ancora tutte le strade che potrai percorrere, le persone che incontrerai, le parti di te che imparerai a conoscere e i modi imprevedibili in cui la vita potrebbe tornare a raggiungerti. Non sei già dentro ciò che temi. Sei ancora qui. E finché sei qui, esiste ancora qualcosa che può accadere. Il libro è disponibile a questo link su Amazon e in tutte le librerie d’Italia…ti aspetto tra le pagine.

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