A proposito di farmaci, psicoterapia e psicofarmaci

pillole

I farmaci sono davvero utili? Se sì quando? E una psicoterpia SERVE DAVVERO…? Ho lavorato per anni con le persone cosiddette “disabili” o come preferisco chiamarle persone con qualche limitazione nel funzionamento.

Lavoro da molto in un carcere, con i pazienti detenuti. In entrambi i contesti si fa un grande uso di farmaci e psicofarmaci. Spesso si inorridisce anche solo all’idea di entrare nello studio di uno psicologo (o psicoterapeuta).

L’orrore aumenta all’ennesima potenza quando si ravvisa la necessità di un invio da uno specialista per un sostegno farmacologico (lo specialista di solito è uno psichiatra. Risultato: “Ma io non sono mica matto!!!”.

Come dico spesso ai miei pazienti, se ho la tosse non trovo nessun problema nell’assumere un antibiotico o un mucolitico prescritto dal medico o a volte da un farmacista. Anzi sono contento che siano stati inventati farmaci che, in qualche caso, possono salvare la vita. Ma lo psicofarmaco genera ancora paura, nonostante si ricorra spesso (a volte anche troppo) ad altri tipi di medicine.

La guarigione in psicoterapia è un percorso faticoso e duro per il paziente, occorre che si impegni con forte motivazione in un cambiamento del proprio stile di vita e di pensiero e lo modifichi in uno più funzionale.
Talvolta i sintomi sono così penosi, la sofferenza così grande da indurre a pensare: “Non ce la farò mai, nessuno può aiutarmi!”. Ecco allora che talvolta (non sempre logicamente) un sostegno farmacologico facilita il percorso di guarigione concomitante alla guida offerta dallo psicoterapeuta.

Uno dei miti da sfatare è che generino dipendenza: certo occorre che venga prescritta la medicina giusta, al minore dosaggio possibile, per il minor periodo possibile. Una volta raggiunti gli obiettivi psicoterapici soddisfacenti, è necessario un graduale abbandono del supporto farmacologico. Laddove possibile, e se non siamo in presenza di patologie croniche o gravi, come la schizofrenia.

Infine occorre che lo psicoterapeuta sia preparato a conoscere possibili effetti collaterali e l’impatto psicologico che possono avere sulle interpretazioni del paziente in modo da intervenire nella modifica dei pensieri non utili (“miglioro grazie al farmaco”, “non riuscirò più a farne a meno”, “affronto le situazioni che mi facevano paura grazie all’ansiolitico”, ecc. ecc.).

In sostanza: psicoterapia ed integrazione con farmaci (anche eventualmente cosiddetti “naturali” ma che agiscono sugli stessi centri nervosi su cui agisce la medicina) funzionano e possono essere un potente alleato per il paziente, con le dovute cautele e facendo chiarezza sul loro impiego.

A cura della Dr.ssa Sara Rosaria Mammano

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