Psicologia ambientale, tutte le info

psicologia ambientale

La Psicologia Ambientale mette l’architettura al servizio dei bisogni emotivi dell’uomo. – Illustrazione di Henn Kim.

L’ambiente è un luogo dove l’uomo vive e sviluppa conoscenze, prova dei sentimenti ed emozioni, sviluppa relazioni e determina modi di agire.

La psicologia ambientale studia proprio questo: osserva e analizza il comportamento umano, le emozioni, gli affetti e i pensieri che lo determinano, in relazione all’influenza degli stimoli ambientali.

La psicologia dell’ambiente è una materia recente: essa è nata negli Stati Uniti d’America intorno agli anni ’70. Le discipline su cui attinge sono differenti, ricordiamo:

  • ecologia,
  • etologia,
  • scienze ambientali
    – scienza della progettazione,
    – architettura,
    – urbanistica
    -design)
  • processi ambientali
    -geografia

Oggetto principale di studio è come la mente umana vive e si relaziona con l’ambiente stesso, e come l’ambiente dà informazioni sull’agire delle persone. Circa una decina di anni fa la psicologia ambientale ha accolto al suo interno la psicologia dell’abitare, un ramo circoscritto al rapporto e al benessere dell’uomo e la sua casa.

Psicologia ambientale: di cosa si occupa?

La psicologia ambientale tiene in considerazione sia aspetti cognitivi-percettivi sia aspetti emotivi-relazionali, nell’interazione tra l’individuo e l’ambiente stesso.

A livello cognitivo studia come la memoria, l’apprendimento, l’attenzione variano e vengono influenzate positivamente o negativamente dall’ambiente. Emozioni, sentimenti e affetti a loro volta variano e si modificano anche in base al luogo di riferimento.

SETTORI DI APPLICAZIONE
I settori di applicazione della psicologia ambientale sono:

  • AMBIENTI COSTRUITI
    Soddisfazione residenziale, luoghi di abitazione, di lavoro, di cura, di studio;
  • RELAZIONE AMBIENTI
    Stress d’inquinamento, stress rumore, atteggiamenti verso l’ambiente (pericolo, difesa, conservazione).

E’ BELLO CIO’ CHE PIACE E CIO’ CHE RISUONA
Gli studi dimostrano che la bellezza di un luogo è soggettiva ed influisce sullo stress psicofisico dell’uomo.

Kaplan e Kaplan (1989) hanno individuato cinque caratteristiche che rendono un luogo attraente:

  1. Coerenza: ogni oggetto deve essere in relazione al tutto, cioè in base ad una regola (es. simmestria);
  2.  Leggibilità: ogni oggetto contiene un messaggio e questo deve essere esplicitato e coerente con il contesto e con chi lo usa;
  3. Complessità: elementi come la profondità, l’altezza e la quantità attraggono;
  4. Mistero: ogni spazio deve contenere oggetti in grado di creare curiosità e attrazione.
  5. I colori, la luce naturale e la presenza di elementi naturali come uno spazio verde influiscono sulla riduzione dello stress e dell’ansia.

Il tutto è più della somma delle singole parti, quindi ogni elemento rimanda delle sensazioni e pertanto deve essere studiato e inserito in modo che il tutto sia armonico.

Il ruolo dello psicoterapeuta per migliorare l’ambiente domestico

Il terapeuta è l’esperto delle relazioni e del mondo interiore del cliente. Il cliente parlando dell’acquisto della sua casa e dei suoi sogni, di come la vorrebbe, dà informazioni di se stesso.

Il terapeuta mettendo insieme tutti i pezzi del puzzle restituisce al cliente una storia meglio formata, una storia che si trasforma nell’organizzazione dello spazio fisico. Questa fase è determinante per la stesura del progetto stesso.

Prima ti conosco poi pianifico e realizzo.

Il cliente attraverso il terapeuta si sente al centro del progetto, decide lui. Il cliente dopo gli incontri di consulenza può scegliere tre strade:

  1. Affidarsi ad un architetto o interior design: perché sente il bisogno di un progetto concreto per lo spazio fisico;
  2. Continuare in modo autonomo: perché ha fatto chiarezza sulle sue scelte;
  3. Continuare con il percorso di consulenza psicologica: perché sente il bisogno di un confronto ulteriore e di essere accompagnato fino al realizzo.

Lo psicoterapeuta sistemico lavora principalmente con due sistemi: l’architetto o l’impresario e il commitente/cliente.

Psicologia ambientale e architettura

Relazione con l’architetto, l’architettura e l’impresario.
L’architetto è l’esperto dell’estetica, quindi colui che sa immaginare uno spazio finito con tutte le rifiniture (materiali, colori e arredi). Come esteta progetta lo spazio sulla base di un concetto fisico. Se una stanza misura 40mq lui pensa già alla pianificazione migliore per renderla bella ed armonica.

L’impresario dall’altra parte è l’esperto della sua esperienza quindi consiglia in base i feedback ricevuti dai clienti precedenti.

Relazione con il committente/cliente.
Il cliente esperto di se stesso e della sua storia, quindi in ambito ambientale è l’esperto della sua casa, secondo l’approccio sistemico. Lui infatti ha già l’idea di cosa vuole, ma non sa come pianificarla e realizzarla. Quando cerca e compra casa ha un sogno da realizzare e dentro ad esso si nascondono tante idee ed intrecci. Tutto questo perché il cliente ha già un’esperienza di “casa”, anche se è al suo primo acquisto, quindi sa già cosa vuole, perchè nella sua mente ha un concetto di spazio mentale.

Il passaggio svolto fin ora consisteva nel far progettare al tecnico mettendo in primo piano lo spazio fisico e l’estetica. Con la consulenza di psicologia ambientale c’è un cambio di visione: in primo piano c’è il cliente e la sua storia, e non viceversa.

NB: non è un percorso di psicoterapia, ma incontri di consulenza che vertono sulla relazione tra il cliente e la casa. Non c’è progetto né rendering o altro. Negli incontri il cliente si confronta sulle rifiniture e sul concetto di spazio mentale e spazio fisico, attraverso un processo di ipotizzazione e di immagini. Il risultato è riuscire a ipotizzare quell’ambiente domestico concreto, atto a soddisfare gli standard di benessere psicofisica desiderati dal cliente ma rimasti inespressi prima delle consulenze con lo psicoterapeuta.

ESEMPIO PRATICO DI PSICOLOGIA AMBIENTALE:

Un ragazzo di circa trent’anni decide di acquistare la sua prima casa. E’ single. I suoi genitori si sono separati quando lui era adolescente. A 18 anni va a vivere da solo; gli anni dalla separazione al conseguimento del diploma li vive nella casa del padre.

La nuova casa che acquista si trova nel comune dove abita la madre. E’ un’abbinata.
La casa per lui assume un valore di accoglienza. La stanza più significativa è la cucina. Il suo modo di essere lo porta a pensare al presente con un occhio al futuro ma allo stesso tempo al passato (origini).

ANALISI:
Fase del cliclo di vita: trampolino
Valore della casa: accoglienza. Ha bisogno che la casa si prenda cura di lui, tutto deve affermare che lui c’è.

Stanza ad alto valore simbolico: Cucina. Luogo di rilevanza materna, luogo del nutrimento.

Lui infatti vuole riaLlacciare il rapporto con la madre e recuperare il tempo passato, pertanto la cucina è al centro del progetto casa, deve essere la stanza più importante;

Materiali e colori: toni sul grigio, bianco e tortora perchè le emozioni racchiuse nel suo racconto sono di tristezza (passato) ma anche di speranza e di luce verso il futuro.

I materiali quali il legno (indica il movimento quindi la crescita personale del cliente, il calore l’accoglienza che ricerca), l’acciaio (rappresenta lo scudo che lo protegge nelle relazioni verso l’esterno, la forza che ha dimostrato nel passato e nel suo presente per fronteggiare gli eventi critici), la stoffa.

Il ben-essere percepito sarà dato dalla scelta accurata delle rifiniture e dalla risonanza tra l’ambiente e la storia di chi abita.

Articolo a cura di: Virna Tripodo, psicologa psicoterapeuta
ESPERTA IN PSICOLOGIA AMBIENTALE


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Esperta in psicologia ambientale, psicologia della casa e dell'abitare.

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