Senso di inadeguatezza e immagine corporea

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Nella società attuale l‘immagine corporea è ritenuta a vario titolo, molto importante, poiché definisce apparentemente chi siamo, la nostra provenienza, il nostro status sociale e via dicendo.

L’immagine corporea è qualcosa che ci appartiene e che costruiamo a partire dal rapporto che istauriamo con noi stessi: infatti essa rispecchia più o meno inconsciamente il giudizio ed il valore che ci attribuiamo. In che modo?

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Ad esempio un’attenzione particolare data al proprio aspetto, la cura eccessiva del trucco o dell’acconciatura potrebbe correlarsi con un’elevata importanza attribuita al giudizio esterno, al bisogno di riconoscimento e apprezzamento altrui; per contro un eccessivo lassismo nella cura di sé, trasandatezza e noncuranza potrebbero essere messi in relazione tanto quanto con un atteggiamento anticonformista e controdipendente, che con vissuti di disagio emotivo e basso amor proprio. Ed è proprio di questo ultimo aspetto che intendo parlare in questo articolo, ossia quando l’immagine corporea traduce e riflette una scarsa autostima e mancanza di senso del proprio valore.

Senso di inadeguatezza e immagine corporea

Si tende a presumere infatti che un corpo snello e agile, sia preferibile in quanto sinonimo di cura di sé ed equilibrio nel rapporto con il cibo e con un’adeguata attività motoria, magari privilegiando il contatto con la natura e la vita all’aria aperta. Al contrario un corpo appesantito e più grosso richiama alla mente l’ ingordigia, la scarsa attenzione agli aspetti estetici e di salute, la mancanza di amor proprio.

Queste associazioni più o meno inconsce e consapevoli nascono perlopiù da costrutti sociali, ma sono talmente pregnanti da invadere anche la psiche individuale tant’è che è il soggetto stesso le sente appropriate e incontrovertibili.

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Chi ha un aspetto non conforme all’idea socialmente accettabile, è in sovrappeso e non corrisponde ai canoni estetici normalmente condivisi, giunge pertanto all’introiezione di vissuti di inadeguatezza, senso di inferiorità e non accettazione che possono declinarsi da un lato in un rifiuto completo dei dettami sociali e dall’altro a sentimenti depressivi e disagio emotivo.

In entrambi i casi esiste una sofferenza intrinseca che compromette il funzionamento del soggetto inducendolo alla solitudine, all’isolamento rabbioso e a sensi di colpa e vergogna per il suo stato, inteso come subito e verso il quale si sente impotente.

Tali sentimenti possono essere superati attraverso una rielaborazione dell’idea che si ha di sé, svincolandola dalla percezione che un corpo non conforme a certi canoni debba necessariamente essere non piacente, non gradevole e pertanto svalutante per chi ne è in possesso.

Ciò significa imparare ad accettare il proprio corpo, valorizzando se stessi, le proprie risorse, i propri punti di forza e anche i punti deboli che molto spesso rappresentano, in nuce, il germe di nuove potenzialità e opportunità.

L’accettazione di sé rappresenta il primo passo verso il benessere ed è possibile unicamente grazie all’abbandono dei giudizi negativi interiorizzati e dell’idea di dover essere diversi da ciò che si è: ideali non congrui con la propria identità possono indurre, infatti, bassa autostima e scarso valore personale.

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Infine vorrei trattare brevemente un disturbo psicologico estremamente affine all’immagine corporea ossia il disturbo da dismorfobia.

Disturbo da dismorfobia

Il disturbo si caratterizza per la presenza di preoccupazione eccessiva per un difetto, reale o presunto, nell’aspetto fisico. Se presente, il difetto viene caricato di importanza elevata, causando compromissione del funzionamento globale del soggetto e grave disagio emotivo.

I difetti denunciati possono riguardare diversi aspetti del corpo come capelli più o meno folti, acne, eccessiva peluria, gambe o pancia ritenute grosse a volte anche al di là delle reali misure. I soggetti affetti da questo disturbo provano un disagio difficile da controllare e soprattutto appaiono incapaci di tranquillizzarsi di fronte a prove evidenti che il difetto non esista o non sia di tale gravità.

Infine essi occupano molte energie ed ore al giorno pensando al loro difetto, osservandolo e cercando di camuffarlo.

Per quanto tali attività di osservazione abbiano lo scopo di far diminuire l’ansia, in realtà finiscono per far aumentare la preoccupazione e il disgusto nei confronti di se stessi.

I soggetti con tale disturbo spesso soffrono anche di ideazione paranoide in quanto pensano che gli altri possano notare il loro difetto e schernirli. Per tale motivo tendono ad evitare situazioni sociali e lavorative che possano esporli eccessivamente. L’evitamento delle attività in contesti extra familiari può portare ad un isolamento sociale estremo, tanto da non uscire di casa.

Questo disturbo può avere ovviamente ripercussioni gravi nella vita dell’individuo che ne soffre, colpendo il senso di stima di sé, le interazioni sociali e il benessere globale dell’individuo.

In situazioni di questo tipo può essere utile prendere coscienza ed elaborare i vissuti negativi che si celano dietro a tali ideazioni disfunzionali, il modo in cui il soggetto si relaziona con se stesso e con gli altri, in quanto il difetto fisico, potrebbe essere il riflesso di un senso di Sè frammentario, vacillante e non sufficientemente differenziato, mentre il basso livello di autostima potrebbe dipendere dall’interiorizzazione di un’immagine di Sé negativa, non sufficientemente valorizzata, riconosciuta e accetta.

A tal fine ritengo necessario favorire e supportare lo sviluppo di un’identità più coerente e coesa, improntata sulla valorizzazione di Sé, l’accettazione e il riconoscimento delle proprie risorse interne, attraverso la riorganizzazione della propria esperienza emotivo-relazionale e corporea.

A cura di: Morena Romano, Psicologa-Psicoterapeuta
Specializzata in Psicoterapia Analitica Junghiana
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