Sentirsi soli, distanti e diversi da tutti

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Dott.ssa in biologia e psicologia. Esperta in genetica del comportamento e neurobiologia. Scrittrice e founder di Psicoadvisor

Molti di noi, ad un certo punto della nostra vita, abbiamo sperimentato una sensazione di solitudine, diversità o non appartenenza. Quando questa sensazione segue alla chiusura di una storia d’amore o a un lutto è fisiologica, ma quando è radicata nella quotidianità e permane per lunghi periodi, presenta causa da ricercare probabilmente in un vissuto problematico o in un’infanzia difficile.

Sentirsi soli anche se circondati da affetti

In questo contesto, non è raro sentirsi soli in famigliasentirsi soli in coppia o in mezzo a tanta gente. Il sentirsi soli prende una connotazione più ancestrale e diviene uno stato interiore, a prescindere dallo stato sociale: insomma, è possibile sentirsi soli da sposati così come è possibile sperimentare un forte senso di non appartenenza quando all’apparenza si vive in una famiglia unita.

Secondo lo psichiatra Weiss, il senso di solitudine può essere descritto come: «un importante (e doloroso) segnale d’allarme sulle nostre relazioni: ci avverte che qualcosa non va, che dai nostri rapporti non riceviamo le risorse di cui abbiamo bisogno per il nostro benessere generale e per il nostro buon adattamento». Il sentirsi soli e tristi sembra essere legato ad un aspetto interiore che non può prescindere dal vissuto personale.

Ti basterà pensare: come mai, a parità di amici o di status lavorativo, alcune persone si sentono più sole di altre? O ancora, come mai, ad alcuni basta una carezza del partner per sentirsi appagati, mentre altre persone sono alla costante ricerca di attenzioni e vogliono prove d’amore continue? 

Quello del sentirsi soli, in psicologia, è un tema importante che ha interessato gli autori più illustri. Secondo Carl Jung: la solitudine non deriva dal fatto di non avere nessuno intorno ma dall’incapacità di comunicare le cose che ci sembrano importanti o dal dare valore a certi pensieri che gli altri giudicano inammissibili. Per Jung, dunque, il sentirsi soli rimanda all’incapacità di condividere con gli altri, ciò che è davvero importante per sé. Partiamo da questo presupposto: tutti vogliamo essere accettati e instaurare dei legami è un’esigenza umana fondamentale.

C’è però chi, a causa di un vissuto difficile, presenta difficoltà a istaurare legami basati su bisogni autentici perché nel relazionarsi cerca ancora di soddisfare bisogni ancestrali insoddisfatti e legata a un passato molto lontano, parliamo di bisogni ormai inappagabili, che nel presente non avrebbero più ragione d’esistere.

Bisogni inappagabili: la solitudine di chi, da bambino, non ha ricevuto validazione e amore

Quella sensazione di solitudine che può accompagnarti nella vita quotidiana, che magari si fa più forte nel periodo natalizio, in prossimità del tuo compleanno o generalmente alla sera, quando ti metti a letto… presenta origini ben lontane.

Questa sensazione di solitudine può derivare da bisogni di accudimento e relazionali rimasti insoddisfatti durante l’infanzia. Queste mancanze si sono poi cristallizzate nella tua mente e creano delle incongruenze e degli inappagabili bisogni di accudimento e bisogni di appartenenza.  Tali bisogni sono inappagabili perché fanno ormai parte del passato, potrebbero essere appagati solo se tu avessi a disposizione una macchina del tempo.

Allora non c’è rimedio? Sì, c’è, ed è anche più facile di ciò che puoi immaginare. Per superare la sensazione cronica della solitudine non devi fare altro che accettare ed elaborare il tuo vissuto. Se non hai mai letto miei articoli precedenti e ora ti senti confusa, ribadisco ancora una volta che il nostro inconscio “ragiona” un po’ come un bambino, non segue una logica razionale e non ha radicato il concetto di tempo.

Senza un’evoluzione e senza nuovi feedback, per il tuo inconscio, ciò che era vero 20 anni fa, quando magari eri una bambina… è vero anche oggi! Se da bambina ti sentivi sola e i tuoi bisogni emotivi non erano insoddisfatti… oggi finirai per instaurare relazione volte a soddisfare quei vecchi bisogni emotivi creando un loop dannoso, che non ti consentirà di progredire.

Da ciò si capisce che una bambina non amata, se non elabora quella carenza affettiva e quell’eventuale ferita del rifiuto materno (o della figura di accudimento avuta durante l’infanzia), tenderà poi a sviluppare un senso di vuoto incolmabile, una solitudine ancestrale e un senso di non appartenenza… paradossalmente anche se circondata da amore!

Questa solitudine è solo un retaggio del passato. Le ferite dei bambini non amati (o amati in modo disfunzionale) si trasformano in una serie di mancanze che non si percepiscono come tali ma vivono, silenti, nel quotidiano.  Tali mancanze generano ansie, insoddisfazioni, paure, rabbia, rimorsi, senso di solitudine, bassa autostima, senso di inadeguatezza…. ma dato che non è facile individuarle diventa difficile porre rimedio.

Nella tua vita da adulta, molte delle tue soddisfazioni mancate sono la sintesi delle tue insoddisfazioni passate. Fin dalla nascita, eri fortemente legata a tua madre; tua madre, più di ogni altra cosa, rappresentava il custode dell’appagamento di ogni tuo bisogno. L’unico intoppo è che non tutte le mamme (anche se s’impegnano) agiscono in armonia con i bisogni emotivi dei figli. Ogni bisogno insoddisfatto può lasciare ferite. Quel mancato riconoscimento, quel torto subito o semplicemente la percezione di crescere all’ombra di un figlio prediletto… possono causare ferite interiori difficili da sanare.

Come uscirne?

Con l’accettazione, l’elaborazione e con l’auto-affermazione e, dato la soggettività del vissuto personale, un percorso psicoterapeutico è sempre la strada migliore. Per ora, inizia con il capire che non devono essere gli altri (fidanzato/a, amici, madre…) a dover colmare quel senso di vuoto o di solitudine che ti porti dentro, inizia a maturare l’idea che puoi riuscirci da te, puntando sulla tua auto-realizzazione. T

Mi sento diverso da tutti, non mi sento mai parte di nulla

Nota bene, il tuo eventuale senso di diversità è strettamente correlato al senso di non appartenenza. Può essere anche legato a un basso livello di empatia che a sua volta dovuto al dolore che provi. Cioè, se non riesci a empatizzare con il prossimo nella costituzione dei legami, non sai che anche il prossimo può sentirsi come te e così finirai per sentirti diverso da tutto e tutti, un alieno sulla terra. Il senso di diversità può essere associato anche a un senso di inadeguatezza che ti porti dentro, quindi vale quanto detto prima.

Bassa empatia e alessitimia come coadiuvanti del senso di diversità e non appartenenza

L’empatia è quell’abilità che consente alle persone di entrare in sintonia con i propri e gli altrui stati d’animo. Al contrario, l’Alessitimia implica l’incapacità o l’impossibilità di percepire le proprie e le altrui emozioni. Poiché non riesci accedere ai tuoi stati interiori e a capire le tue emozioni, ti percepisci come diversa/o. Se non riesci a riconosce le tue emozioni e non riesci ad accedere ai tuoi stati interiori, come puoi trovare nell’altro similitudini con te? Ecco come nasce il senso di non appartenenza, non vieni da un altro pianeta, semplicemente devi imparare ancora a conoscerti meglio, a esplorare il tuo mondo interiore e l’interiorità altrui. Non riconosci negli altri tratti di te stessa/o perché non riesci a guardare a fondo dentro di te.

Come usare il tuo passato per migliorare il tuo presente

Pochi di noi hanno avuto la fortuna di essere costantemente valorizzati! Tutte le volte che gli altri non hanno creduto in noi, ci hanno insegnato a non farlo! Le volte che gli altri ci hanno umiliati e scherniti, ci hanno insegnato a essere timorosi e sfiduciati. Famiglia, amici di scuola, insegnanti… ci hanno implicitamente insegnato a metterci da parte, a svalutare il nostro valore intrinseco, a ignorare l’immenso potenziale che ci portiamo dentro.

Da adulti abbiamo la possibilità di riscattarci, di guardarci per ciò che siamo e che possiamo essere! Abbiamo la possibilità di liberarci da zavorre emotive e dai condizionamenti, ci mancano solo gli strumenti giusti per farlo. Nel mio libro «d’Amore ci si ammala, d’Amore si guarisce» ho provato a raccogliere e mettere a disposizione, tutti quegli strumenti psicologici indispensabili per garantirci la rinascita che meritiamo! Lo consiglio caldamente, da lettore a lettore. Lo trovi a questo indirizzo amazon o in qualsiasi libreria.

Autore: Anna De Simone, psicologo esperto in psicobiologia
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