Test psicologico: quale varco attraverseresti?

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Dottoressa in psicologia, esperta e ricercatrice in psicoanalisi. Scrittrice e fondatore di Psicoadvisor

Immagina di trovarti davanti a questi sei varchi. Non sai con certezza che cosa ci sia dall’altra parte. Puoi intuire qualcosa dal paesaggio, dalla luce, dalla forma del passaggio, ma nessuno può garantirti dove conduca.

Quale attraverseresti?

Naturalmente non si tratta di un test diagnostico né di uno strumento psicometrico. È un gioco proiettivo: un’immagine ambigua può diventare uno spazio sul quale depositiamo qualcosa del nostro mondo interno. E proprio per questo la domanda interessante non è tanto che cosa significa quel varco in assoluto, ma perché, tra tutti, in questo momento hai scelto proprio quello.

Perché un varco è qualcosa di particolare. Non è ancora il luogo in cui arriveremo, ma non è più neppure quello dal quale proveniamo. È un confine. E i confini hanno sempre avuto un’enorme importanza nella nostra vita psichica. Separano ciò che conosciamo da ciò che non conosciamo ancora, ciò che possiamo controllare da ciò che dobbiamo scoprire, il mondo nel quale abbiamo imparato a stare da quello nel quale potremmo diventare qualcosa di diverso.

Per attraversare un varco, infatti, dobbiamo compiere un gesto apparentemente semplice ma psicologicamente complesso: lasciare per qualche istante alle nostre spalle ciò che ci è familiare senza avere ancora la certezza di ciò che troveremo davanti. Ed è proprio qui che ognuno di noi reagisce in modo diverso.

C’è chi ha bisogno di vedere la luce prima di muoversi. Chi preferisce un passaggio rassicurante. Chi è attratto da ciò che non riesce ancora a decifrare. Chi vuole sentire davanti a sé uno spazio enorme. Chi può attraversare il buio soltanto se intravede una possibilità in fondo. E chi, invece, ha bisogno di una porta: qualcosa che separi nettamente un “prima” da un “dopo”.

Fai il test

Guarda l’immagine in alto e scegli ma non scegliere quello che consideri più bello e non cercare di capire quale possa essere la risposta “migliore”. Osserva l’immagine e presta attenzione al varco verso cui senti una piccola attrazione immediata, prima che cominci il ragionamento. Poi scopri cosa potrebbe raccontare la tua scelta.

1. Il varco tra le rocce

Hai scelto un passaggio stretto, quasi impervio. Non puoi vedere tutto ciò che si trova dall’altra parte, ma puoi vedere chiaramente la luce. Questa scelta può attrarre chi, in questo momento della propria vita, sente di poter affrontare anche qualcosa di difficile purché riesca a intravederne il senso.

Non hai necessariamente bisogno di un percorso semplice. Puoi tollerare la fatica, la complessità, persino una certa quota di paura. Quello che diventa molto più difficile da tollerare è procedere senza comprendere perché.

Potresti essere una persona che, nei momenti critici, cerca significati, spiegazioni, collegamenti. Comprendere ciò che è accaduto può essere il tuo modo di rendere l’esperienza nuovamente pensabile. In termini psicoanalitici, potremmo dire che cerchi di trasformare ciò che è stato soltanto vissuto in qualcosa che possa anche essere rappresentato mentalmente.

C’è però un dettaglio interessante: il tuo varco è molto stretto.

Potrebbe raccontare anche la sensazione di essere arrivato a un punto nel quale non puoi portare con te tutto ciò che avevi prima. Alcuni passaggi della vita funzionano proprio così. Per attraversarli dobbiamo rinunciare a un’immagine di noi, a una relazione, a una certezza, a un ruolo che abbiamo sostenuto troppo a lungo. E allora il conflitto può diventare questo: voglio andare avanti, ma che cosa dovrò lasciare indietro per riuscirci?

La luce che hai scelto suggerisce però qualcosa di importante: dentro di te potrebbe essere già presente l’intuizione che, oltre la fatica, esista una condizione diversa. Forse non sai ancora esattamente quale. Ma riesci già a immaginarla.

2. L’arco ricoperto di vegetazione

Il tuo varco non separa bruscamente due mondi. È morbido, antico, immerso nella natura. Dall’altra parte il percorso continua senza fratture evidenti. Potrebbe significare che, quando qualcosa deve cambiare, preferisci le trasformazioni che non ti costringono a rinnegare ciò che eri prima.

Non hai necessariamente bisogno di tagliare, chiudere, cancellare. Hai bisogno di integrare. Ed è una differenza fondamentale. Esistono persone che riescono a cambiare soltanto attraverso rotture nette: “da oggi non sarò più così”, “questa parte della mia vita è finita”, “non voglio pensarci più”.

Tu potresti essere maggiormente attratto da un altro processo psichico: conservare qualcosa del passato mentre costruisci una forma nuova. Il tuo cambiamento, allora, assomiglia più a una rielaborazione che a una cancellazione. Ciò che è accaduto rimane nella tua storia, ma non deve necessariamente continuare a determinarne ogni pagina successiva.

Anche il fatto che il passaggio sia avvolto dalla vegetazione può essere significativo

La natura cresce lentamente. Non obbedisce agli ordini, non accelera perché qualcuno glielo chiede. Forse una parte di te sta iniziando a riconoscere che alcuni processi interiori funzionano nello stesso modo.

Non possiamo comandarci di essere guariti. Non possiamo ordinare alla paura di scomparire, al lutto di terminare, a un legame di non farci più male. Possiamo però creare condizioni nelle quali qualcosa possa lentamente trasformarsi.

Il rischio, per chi sceglie questo varco, è talvolta quello di restare troppo a lungo nelle zone intermedie, aspettando che il passaggio avvenga senza richiedere una decisione. Ma maturare significa anche questo: capire quando possiamo accompagnare un processo e quando, invece, dobbiamo finalmente compiere un passo.

3. La porta socchiusa

Tra tutti i varchi hai scelto quello che offre meno informazioni. La porta è aperta, ma non abbastanza da permetterti di sapere davvero cosa troverai. E proprio questa potrebbe essere la ragione della tua scelta. Una parte di te potrebbe essere attratta da ciò che non è ancora stato completamente spiegato, definito o conosciuto.

La porta socchiusa rappresenta bene una dinamica profondamente psichica: il desiderio nasce spesso proprio nello spazio lasciato vuoto. Se tutto fosse visibile, certo, prevedibile, una parte della tensione scomparirebbe. Il desiderio, invece, vive anche dell’assenza, dell’attesa, di ciò che possiamo soltanto immaginare.

Potresti essere una persona con un mondo interno molto ricco, capace di fantasticare, anticipare, costruire scenari. Ma questa stessa capacità può avere due esiti molto diversi.

Può diventare creatività. Oppure può trasformarsi in inquietudine.

Quando non sappiamo qualcosa, infatti, la mente tende a riempire il vuoto. E molto dipende da ciò che abbiamo imparato ad aspettarci dalla vita e dagli altri. Chi ha conosciuto relazioni sufficientemente affidabili può pensare: non so cosa troverò, ma potrò affrontarlo. Chi ha dovuto imparare presto che ciò che non conosceva poteva diventare pericoloso può invece riempire quello stesso spazio con scenari minacciosi.

La tua scelta potrebbe quindi portarti verso una domanda interessante: quando non so cosa accadrà, che cosa immagino spontaneamente? Una possibilità? Una minaccia? Una delusione? Oppure finalmente qualcosa che non assomigli a ciò che conosco già?

La porta, inoltre, ha un’altra caratteristica: può essere attraversata, ma può anche essere richiusa. Forse hai bisogno di sapere che, anche quando esplori qualcosa di nuovo, non perderai completamente la possibilità di proteggerti.

4. Il passaggio sull’acqua

Hai scelto il varco che, più degli altri, non offre vere pareti. Davanti a te c’è uno spazio aperto e una successione di appoggi. Non puoi attraversare tutto con un solo movimento: devi procedere passo dopo passo.

L’acqua, nell’immaginario psichico, è spesso associata a ciò che non possiamo rendere completamente stabile: emozioni, profondità, cambiamento, elementi della nostra esperienza che non si lasciano controllare con la stessa precisione con cui controlliamo un oggetto concreto. Eppure il tuo percorso attraversa proprio quell’elemento.

Potresti essere in una fase nella quale stai imparando qualcosa di molto importante: non è necessario eliminare l’incertezza per poter procedere. Ti basta trovare il prossimo punto sul quale appoggiare il piede.

Questo varco può attrarre chi ha trascorso molto tempo cercando di prevedere ogni conseguenza prima di prendere una decisione. Ma la vita psichica non funziona sempre così.Alcune risposte diventano disponibili soltanto dopo che abbiamo compiuto il primo passo.

È uno dei grandi conflitti dell’età adulta: vorremmo conoscere in anticipo l’esito delle nostre decisioni, mentre molte decisioni importanti devono essere prese proprio quando quell’esito non può ancora essere conosciuto. Lasciare una relazione. Cambiare lavoro. Mettere un limite. Dire qualcosa che abbiamo taciuto per anni. Smettere di interpretare continuamente le aspettative degli altri.

5. Il passaggio nel bosco

Hai scelto il varco più oscuro. Non perché ami necessariamente il buio, ma forse perché riesci a percepire che il buio non coincide con la fine del percorso. In fondo c’è luce.

Questa scelta può essere particolarmente significativa per chi sente di avere dentro di sé territori che non desidera più evitare. Parti dolorose della propria storia. Sentimenti contraddittori. Rabbia verso persone amate. Bisogni che un tempo abbiamo giudicato “troppo”. Paure delle quali ci siamo vergognati. Aspetti di noi che abbiamo imparato a nascondere per poter mantenere un legame.

La psicoanalisi nasce, in fondo, da un’intuizione molto simile: ciò che non vogliamo vedere non smette per questo di partecipare alla nostra vita. Continua ad agire. A volte nelle relazioni che scegliamo. A volte nelle reazioni che non comprendiamo. A volte nei copioni che continuiamo a ripetere pur promettendoci ogni volta che sarà l’ultima.

Attraversare il bosco significa allora avvicinarsi a ciò che abbiamo tenuto ai margini della coscienza senza confonderlo con tutta la nostra identità.

Non siamo soltanto le parti luminose di noi. Ma non siamo neppure soltanto ciò che ci ha feriti.

La maturazione psichica richiede proprio questa possibilità: attraversare zone interne difficili senza credere che ci inghiottiranno. Forse hai scelto questo varco perché una parte di te è stanca di aggirare continuamente qualcosa. E comincia a pensare che il modo migliore per liberarsene non sia evitarlo ancora. Ma finalmente attraversarlo.

6. Il grande cancello aperto

Hai scelto il varco più ampio. Non c’è quasi nulla che nasconda ciò che si trova dall’altra parte: spazio, distanza, orizzonte.

Questa immagine può attrarre chi avverte soprattutto un bisogno di espansione. Forse hai vissuto troppo a lungo dentro confini diventati stretti: aspettative familiari, ruoli consolidati, relazioni nelle quali avevi poco spazio, doveri che hanno occupato una parte enorme della tua identità.

E quando accade, spesso non desideriamo semplicemente “cambiare qualcosa”. Desideriamo respirare.

C’è una differenza enorme. Il bisogno di libertà non nasce sempre dalla voglia di fuggire. A volte nasce dopo anni trascorsi ad adattarci così bene che abbiamo smesso di accorgerci di quanto poco spazio fosse rimasto per noi.

Il grande cancello può quindi rappresentare una spinta verso ciò che, in psicoanalisi, potremmo chiamare processo di soggettivazione: diventare progressivamente capaci di riconoscere desideri, limiti e direzioni che non siano soltanto la risposta alle aspettative dell’altro.

Non significa diventare egoisti. Significa smettere di costruire tutta la nostra identità attorno alla domanda: “Che cosa devo essere affinché gli altri continuino ad amarmi?” e iniziare, almeno qualche volta, a domandarci: “Che cosa accade a me mentre vivo in questo modo?”

Il rischio di chi desidera grandi spazi, naturalmente, può essere quello di idealizzare la libertà. Nessun luogo ci libera automaticamente dai conflitti che portiamo dentro. Possiamo cambiare città, partner, lavoro o vita intera e ritrovarci, poco dopo, a ricostruire inconsapevolmente gli stessi equilibri.

Per questo attraversare davvero il tuo varco non significa soltanto uscire. Significa capire che cosa, dentro di te, non vuoi più ricreare dall’altra parte.

Forse il punto non è sapere dove conduce il varco

Ogni volta che attraversiamo un cambiamento importante, una parte di noi vorrebbe ricevere una garanzia. Vorremmo sapere se staremo meglio. Se abbiamo fatto la scelta giusta. Se ci pentiremo. Se qualcuno rimarrà. Se saremo ancora noi stessi dopo aver lasciato andare ciò che ci ha accompagnato per anni.

Ma crescere emotivamente significa anche sviluppare la capacità di vivere per qualche tempo tra due forme di noi stessi: quella che conosciamo molto bene e quella che non è ancora completamente nata.

È uno spazio scomodo. Ed è proprio per questo che spesso torniamo indietro.

Non sempre perché ciò che abbiamo lasciato fosse davvero ciò che desideravamo, ma perché almeno era conosciuto. La psiche, infatti, non cerca soltanto ciò che ci fa stare bene. Cerca anche ciò che riesce a prevedere. E qualcosa di doloroso ma familiare può apparire, paradossalmente, meno minaccioso di qualcosa di nuovo che non sappiamo ancora leggere.

Ecco perché alcuni dei passaggi più importanti della nostra vita non iniziano quando smettiamo di avere paura. Iniziano quando comprendiamo che avere paura non significa necessariamente essere sulla strada sbagliata.

Guarda ancora una volta il varco che hai scelto. Forse non ti sta dicendo chi sei. Forse sta raccontando qualcosa di più interessante: il modo in cui, proprio adesso, hai bisogno di avvicinarti a ciò che ancora non conosci.

Perché non sempre scegliamo il varco che desideriamo di più. A volte scegliamo quello che, finalmente, siamo pronti ad attraversare. Ed è anche di questi passaggi interiori che parlo nel mio ultimo libro “Lascia che la felicità accada: di ciò che ci trattiene dentro forme di vita che conosciamo, anche quando non ci fanno più bene, e della possibilità di riconoscere ciò che sentiamo, comprendere da dove nasce e iniziare, finalmente, a scegliere in modo più libero. Il libro è disponibile a questo link su Amazon e in tutte le librerie d’Italia…ti aspetto tra le pagine.

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ℹ️ Nota importante

I test pubblicati su Psicoadvisor non hanno alcuna finalità diagnostica o terapeutica. Pur essendo elaborati con cura  non sostituiscono in alcun modo un colloquio con un professionista della salute mentale. Il loro intento è stimolare riflessione, introspezione e autoascolto. Crediamo che ogni persona possa beneficiare di momenti di contatto con il proprio mondo interiore, anche attraverso strumenti leggeri, evocativi e simbolici come questo.

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