Ti ama davvero? 5 segnali che puoi osservare nella sua postura

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Dottoressa in psicologia, esperta e ricercatrice in psicoanalisi. Scrittrice e fondatore di Psicoadvisor

Quando vogliamo capire cosa prova davvero una persona per noi, tendiamo a concentrarci sulle parole. Su ciò che dice, sulle promesse che fa, sui messaggi che invia, sulla frequenza con cui ci cerca. Eppure, nelle relazioni affettive, una parte importante della comunicazione avviene prima ancora che venga formulata una frase.

Il corpo prende posizione

Si avvicina oppure arretra. Si distende oppure rimane in allerta. Si orienta verso di noi oppure continua a mantenere una parte di sé altrove. Cerca il contatto oppure lo tollera soltanto. E soprattutto modifica continuamente la propria postura in risposta alla nostra presenza.

Questo non significa che esista una postura capace di dirci: “questa persona ti ama”. Sarebbe una semplificazione ingenua. Nessun gesto isolato permette di diagnosticare un sentimento. Le persone possono essere timide, ansiose, stanche, neurodivergenti, cresciute in famiglie poco inclini al contatto fisico oppure semplicemente avere modalità espressive differenti. Quello che possiamo osservare è qualcosa di più interessante: la qualità della regolazione interpersonale.

Quando una persona è emotivamente coinvolta, infatti, il suo organismo tende a includerci nella propria organizzazione attentiva e corporea. La nostra presenza comincia, letteralmente, a modificare il suo modo di stare nello spazio. Ed è qui che la postura può raccontarci qualcosa che le parole, da sole, non riescono sempre a mostrare.

5 segnali che puoi osservare nella sua postura

Non cercare uno di questi comportamenti come se fosse una prova definitiva. Osserva piuttosto la configurazione complessiva, la continuità nel tempo e, soprattutto, ciò che accade spontaneamente quando la persona non sta cercando deliberatamente di comunicarti qualcosa.

1. Il suo corpo si orienta verso di te

Uno dei segnali non verbali più interessanti riguarda l’orientamento corporeo. Quando siamo realmente coinvolti in un’interazione, non rivolgiamo all’altro soltanto lo sguardo. Anche il tronco, le spalle, le gambe e spesso persino i piedi tendono progressivamente a orientarsi nella sua direzione. È una forma elementare di allocazione dell’attenzione: il corpo organizza lo spazio in funzione di ciò che, in quel momento, considera rilevante.

Può succedere mentre siete seduti con altre persone e, senza accorgersene, il partner mantiene il busto leggermente rivolto verso di te. Oppure mentre gli racconti qualcosa e interrompe ciò che sta facendo, gira le spalle nella tua direzione e modifica la posizione per poterti ascoltare meglio. Non è semplicemente “guardarti”. È farti spazio nella sua attenzione.

La differenza è importante perché possiamo guardare qualcuno senza essere davvero presenti. Possiamo annuire mentre continuiamo a digitare sul telefono, ascoltare a metà mentre pensiamo ad altro, mantenere il contatto visivo per educazione. Quando invece siamo emotivamente coinvolti, frequentemente assistiamo a una sorta di convergenza posturale: il corpo riduce le distrazioni concorrenti e si organizza intorno all’interazione.

Naturalmente non deve accadere continuamente. Nessuna coppia trascorre la giornata rivolta l’una verso l’altra. Ciò che conta è osservare se, quando qualcosa per te diventa importante, anche il suo corpo sembra registrarlo.

2. La distanza tra voi cambia spontaneamente

Esiste una geografia invisibile nelle relazioni. Qui entra in gioco la prossemica, cioè quella parte della comunicazione non verbale che riguarda il modo in cui utilizziamo le distanze interpersonali.

Con alcune persone manteniamo naturalmente più spazio. Con altre permettiamo una maggiore prossimità. Quando esiste intimità, il corpo tende progressivamente a considerare la presenza dell’altro meno intrusiva e più familiare. Ecco perché, in una relazione affettivamente significativa, possono comparire moltissimi piccoli movimenti quasi impercettibili: sedersi un po’ più vicino, cercare il fianco dell’altro sul divano, ridurre la distanza mentre si parla, avvicinare una sedia, appoggiare brevemente una mano sulla schiena passando accanto.

Sono micro-comportamenti affiliativi.

La cosa più interessante, però, non è quanto una persona ti tocchi. Alcune persone sono estremamente tattili, altre molto meno. È piuttosto osservare se la prossimità viene ricercata spontaneamente.

C’è una differenza enorme tra un corpo che ti cerca e un corpo che accetta la tua vicinanza soltanto quando sei tu a produrla.

Nelle relazioni sbilanciate, infatti, può accadere qualcosa di molto doloroso: una persona diventa sistematicamente l’iniziatrice della prossimità. È sempre lei ad avvicinarsi, cercare il contatto, sedersi accanto, prendere la mano, creare l’occasione. L’altro non necessariamente rifiuta. Ma raramente origina. Sul lungo periodo questa asimmetria può diventare molto più significativa di quanto sembri.

3. In tua presenza il corpo può permettersi di abbassare la tensione

Quando ci troviamo accanto a qualcuno di cui ci fidiamo, il corpo non deve necessariamente rimanere organizzato per monitorare continuamente ciò che potrebbe accadere. La postura può diventare meno rigida. Le spalle scendono. Le mani smettono di essere continuamente impegnate. Il respiro si fa meno trattenuto. La mandibola può apparire meno serrata. La persona occupa lo spazio in modo più naturale. In termini psicologici potremmo parlare di riduzione della vigilanza interpersonale. (Quando la prossimità dell’altro viene vissuta come sufficientemente sicura)

Sentirsi coinvolti affettivamente non significa soltanto desiderare qualcuno. Significa anche, almeno nelle relazioni sufficientemente sicure, poter essere progressivamente meno difensivi in sua presenza.

È una distinzione essenziale

Esistono relazioni molto intense nelle quali il corpo è continuamente attivato. Si aspetta una risposta, interpreta un silenzio, teme una distanza, controlla il telefono, monitora l’umore dell’altro. Quell’intensità può facilmente essere scambiata per amore. Ma l’attivazione non è necessariamente intimità. A volte è semplicemente incertezza relazionale.

Una relazione significativa, invece, tende almeno in alcuni momenti a consentire qualcosa di prezioso: non dover continuamente prevedere, interpretare, impressionare o difendersi. Il corpo può finalmente non esibirsi.

4. Il suo corpo risponde al tuo

Quando due persone sono profondamente coinvolte in una conversazione può comparire un fenomeno affascinante: i loro comportamenti cominciano parzialmente a coordinarsi.

Non significa assumere esattamente la stessa postura come in uno specchio. Parliamo piuttosto di sincronia interpersonale: piccoli aggiustamenti reciproci nella postura, nel ritmo dei movimenti, nella distanza, nella direzione dello sguardo e persino nei tempi della conversazione.

Tu ti avvicini leggermente e l’altro non arretra. Ti sposti e lui riorganizza la propria posizione. Ti animi mentre racconti qualcosa e la sua espressione diventa più partecipe. Ti fai improvvisamente seria e il suo corpo modifica tono e attenzione. È come se l’organismo dell’altro dicesse: “quello che accade a te entra anche nel mio campo percettivo”.

Questa capacità viene spesso descritta attraverso il concetto di responsività. Una persona responsiva non si limita a essere fisicamente presente. Registra ciò che accade all’altro e modifica almeno in parte il proprio comportamento in funzione di quella informazione. Ed è uno degli aspetti più profondi dell’intimità. Perché amare qualcuno non significa soltanto provare qualcosa verso quella parsona. Significa che ciò che vive non ci è psicologicamente indifferente: il suo disagio richiama la nostra attenzione, la sua vulnerabilità modifica il nostro modo di avvicinarci, il suo bisogno può indurci a rallentare, fare spazio, cambiare tono o comportamento.

5. Anche nei momenti difficili non trasforma il corpo in un’arma

Questo è forse il segnale più importante di tutti. È relativamente facile apparire affettuosi quando le cose vanno bene. Molto più informativo è osservare cosa accade al corpo quando arriva il conflitto. Una persona può essere arrabbiata, contrariata, delusa o ferita e mantenere comunque una postura che non diventa intimidatoria.

Può discutere senza invadere lo spazio dell’altro. Può essere furiosa senza incombere fisicamente. Può prendere distanza senza trasformarla in una punizione. Può interrompere una conversazione senza utilizzare il corpo per comunicare disprezzo.

Qui entra in gioco un concetto fondamentale: la regolazione dell’aggressività.

L’aggressività, intesa psicologicamente come energia necessaria per affermarsi, opporsi e proteggere i propri confini, appartiene a tutti noi. Il problema non è provarla. Il problema è ciò che ne facciamo.

Un partner può stringere la mandibola, alzarsi nervosamente, cambiare posizione, avere bisogno di allontanarsi per qualche minuto. Quello che conta è che non utilizzi sistematicamente postura, distanza o contatto fisico per dominare, intimidire, umiliare o destabilizzare. Perché il modo in cui qualcuno gestisce il proprio corpo durante un conflitto può dirci molto sulla qualità della relazione.

L’amore non ci impedisce di provare aggressività. Ciò che distingue una relazione sufficientemente matura è la possibilità di mentalizzarla: riconoscere ciò che si sta provando, comprenderne l’origine e trasformarlo in una comunicazione, anziché affidare al corpo, all’attacco o alla svalutazione il compito di esprimerlo

Il corpo può raccontarti molto, ma osserva soprattutto la coerenza

C’è un ultimo aspetto che vale più di qualsiasi singolo gesto: la congruenza. Le parole raccontano una storia. I comportamenti ne raccontano un’altra. Il corpo, spesso, aggiunge informazioni a entrambe.

Una persona può dirti “sei importante per me” e contemporaneamente non trovare mai tempo per esserci. Può essere estremamente affettuosa fisicamente e poi risultare indisponibile ogni volta che hai bisogno di sostegno. Può cercarti intensamente quando teme di perderti e allontanarsi non appena sente di averti nuovamente vicino.

Per questo non dovremmo chiederci soltanto: “Come mi guarda?”

La domanda più utile è più ampia: “Come si organizza questa persona nella relazione con me?” Mi include? Tiene conto di ciò che provo? La mia presenza produce curiosità o irritazione? Può avvicinarsi senza possedermi e prendere distanza senza farmi sentire abbandonata?

È qui che il linguaggio corporeo smette di essere una raccolta di “segnali da decifrare” e diventa qualcosa di psicologicamente molto più serio: un modo per osservare la qualità del legame.

E, forse, la domanda ancora più importante non è soltanto capire se l’altro ci ama. È capire come ci sentiamo noi mentre veniamo amati. Perché possiamo trascorrere anni cercando prove dell’amore di qualcuno e dimenticare di osservare l’unico dato che abbiamo sotto gli occhi ogni giorno: ciò che quella relazione produce dentro di noi.

Se per essere amati dobbiamo continuamente interpretare, inseguire, giustificare, ridimensionare ciò che sentiamo, convincerci che “in fondo è fatto così”, allora forse il problema non è soltanto stabilire quanto amore esista. Dobbiamo chiederci che forma abbia preso quell’amore e che prezzo stiamo pagando per restarci dentro.

A volte continuiamo a domandarci se qualcuno ci ama proprio quando avremmo bisogno di porci una domanda diversa: “In questa relazione, riesco ancora a sentirmi dalla mia parte?”

Se vuoi capire meglio l’altro, ma soprattutto capire te stesso dentro le relazioni, ho scritto un libro che può offrirti strumenti concreti per farlo.  Si intitola “Lascia che la felicità accada“, ed è il libro più letto e suggerito dagli psicoterapeuti. E’ un percorso per imparare a riconoscere i tuoi bisogni, comprendere perché alcuni legami riescono a coinvolgerti così profondamente, distinguere ciò che ti fa bene da ciò che ti tiene in allerta e, soprattutto, diventare più consapevole di ciò che scegli e di ciò che non vuoi più accettare.

Perché comprendere l’altro può aiutarci molto, ma comprendere noi stessi cambia il modo in cui amiamo, scegliamo e restiamo. Il libro già bestseller è disponibile a questo link su Amazon e in tutte le librerie…ti aspetto tra le pagine.

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