L’impatto psicologico della quarantena

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Illustrazione: Wenjin Yang

L’epidemia da Sars-CoV-2 ha visto molti Stati chiedere ai cittadini potenzialmente infetti di barricarsi in casa. Questo è ciò che si sta verificando anche nel nostro Paese; mentre lo scopo sembra essere la pubblica sicurezza, qual è il prezzo psicologico di questo provvedimento?

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Chi oggi è in quarantena combatte con un doppio rischio: il primo legato all’infezione, al virus… Il secondo rischio è legato alla salute mentale che diventa più difficile da proteggere. E’ proprio per questo che abbiamo deciso di dedicare un articolo per ringraziare tutti coloro che rispettano la quarantena e che, così facendo, stanno salvando vite umane. GRAZIE DI CUORE.

La quarantena può avere un impatto psicologico differente in base agli individui, tuttavia alcune evidenze statistiche rivelano effetti psicologici simili a lungo termine. L’impatto negativo sembra essere meno marcato quando chi è in quarantena diviene consapevole di star facendo una, seppur difficile, opera di bene.

Che cos’è la quarantena?

La quarantena è un isolamento forzato, indispensabile per limitare la diffusione di una malattia infettiva come il covid-19. Con la quarantena, le persone vengono separata dal luogo di lavoro e non possono entrare in contatto diretto con altri.

Nonostante l’elevato valore sanitario, questo provvedimento crea problemi riguardanti i diritti civili, specialmente in condizioni protratte di separazione dalla società o negato rimpatrio come nel caso del giovane diciassettenne di Grado trattenuto in Cina.

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L’impatto psicologico della quarantena

Uno studio pubblicato su The Lancet ha messo insieme una serie di dati raccolti sulle popolazioni in quarantena al fine di valutarne l’impatto psicologico. Stando agli autori dello studio, la quarantena non solo è una brutta esperienza nel momento presente (quindi mentre la si vive) ma può avere un ulteriore impatto emotivo a lungo termine che arriverebbe a protrarsi oltre la fine del provvedimento.

In sintesi, per almeno 3 anni successivi alla quarantena gli studiosi hanno rilevato:

  • Sintomi depressivi
  • Maggiore incidenza di PTSD
  • Maggiore sensibilità allo stress
  • Aumento di ansia e paura
  • Difficoltà a ricordare eventi positivi durante il periodo di quarantena
  • Frustrazione e demoralizzazione

L’impatto psicologico peggiora se la quarantena ha una durata superiore ai 10 giorni, per il Covid-19 il periodo di isolamento ha una durata di almeno 14 giorni. Vediamo tutti i dettagli dello studio.

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Gli effetti psicologici della quarantena potrebbero protrarsi per i tre anni successivi all’esperienza. Il primo risvolto tangibile è una maggiore sensibilità allo stress: l’incidenza della PTSD diviene 4 volte superiore a quella registrata in popolazioni non colpite.

Circa il 60% di chi ha vissuto in quarantena riferisce sintomi depressivi.

Durante la quarantena, cambia anche il modo in cui si percepisce il vissuto quotidiano: solo il 5% delle persone intervistate riferisce di aver vissuto un’esperienza positiva durante il periodo di quarantena.

L’isolamento e la noia sperimentati durante le quarantena innescano un brusco aumento dei livelli di paura e ansia. Cresce l’allerta generale anche dopo l’allarme, quando il pericolo sembra scampato.

Frustrazione e demoralizzazione sono i vissuti emotivi più frequenti anche al termine del provvedimento.

La quarantena è una misura sanitaria, ironia della sorte, gli autori dello studio hanno evidenziato che uno dei principali impatti negativi della quarantena riguarda l’incapacità di ricevere cure mediche adeguate e l’impossibilità ad accedere ai farmaci prescritti. Le condizioni sanitarie delle persone con vulnerabilità pregresse peggiorano.

La disinformazione gioca un ruolo cruciale. Alti tassi di disagio tra gli intervistati emergono a causa della confusione circa i reali rischi della malattia. Le difficoltà di accesso a informazioni puntuali e coerenti costituirebbero un forte aggravante per chi vive in quarantena.

Le interviste hanno rilevato un dato emblematico: le esperienze negative di maggiore impatto, stando agli intervistati, non si sono verificate durante la quarantena ma nel periodo successivo. In questa fase, la popolazione ha dovuto fare i conti con fattori quali stress finanziario, perdita di reddito, stigma sociale… Al rientro dalla quarantena, le persone hanno faticato a inserirsi nuovamente nella società perché malvisti dai “non contagiati“.

Gli effetti psicologici della quarantena sugli operatori sanitari

Gli effetti più gravi sono stati riscontrati tra gli operatori sanitari rimossi dai loro incarichi a causa dell’esposizione al virus.

Gli operatori sanitari messi in quarantena, al termine del provvedimento, hanno riferito di sperimentare alti livelli d’ansia al contatto con nuovi pazienti. La soddisfazione ricavata dal lavoro è crollata, sono aumentati i tassi di assenteismo ed è stato osservato una maggiore percentuale di abuso di sostanze.

Per mitigare gli effetti

In situazioni in cui la quarantena è ritenuta necessaria, per mitigarne gli effetti psicologici, i funzionari pubblici dovrebbero fornire una logica chiara circa i piani di contenimento dell’infezione. Il motto “navighiamo a vista” genera troppe incertezze che non fanno bene alla salute mentale.

Le informazioni sui protocolli da seguire dovrebbero essere chiare e di facile accesso. Inoltre, le autorità dovrebbero garantire la fornitura dei beni primari indispensabili (medicinali compresi).

Un sentito GRAZIE a chi è in quarantena

Chi vive la quarantena con la consapevolezza che si tratta di un grosso atto altruistico va incontro a meno ricadute negative. L’altruismo sembrerebbe un forte fattore protettivo.

Per mitigare gli effetti della quarantena, dunque, è importante fare appello all’altruismo delle persone isolate che, con il loro faticoso impegno, stanno salvaguardando il benessere collettivo. Per mitigare le ricadute negative è importante sensibilizzare le persone in quarantena e renderle consapevoli del valore collettivo del loro gesto.

L’analisi ha rivelato che quando la quarantena è volontaria e consapevole, è associata a meno stress con ricadute positive e minor frequenza delle conseguenze a lungo termine. E’ chiaro che l’altruismo e la resilienza di chi è posto in quarantena sono fattori protettivi.

Le persone consapevoli riescono a salvaguardare meglio la propria salute mentale. I cittadini delle zone a rischio dovrebbero essere più consapevoli del reale valore del loro sacrificio. La quarantena è una responsabilità civile ma anche un gesto umanitario dall’inestimabile valore.

Come autore di Psicoadvisor e a nome di tutto lo Staff, ringrazio le persone in quarantena che, con il loro impegno e coraggio rendono possibile il contenimento del virus! Mettetecela tutta per resistere all’emergenza: grazie di cuore per il vostro altruismo.

Nota bene:
sappiamo che la quarantena domiciliare è molto discussa. Sono stati diversi i casi di “fuga” dall’isolamento. E’ evidente che le persone “evase” non hanno ben compreso la situazione di emergenza in cui verte il nostro Paese. Il sentito grazie va alle persone che, con responsabilità e vigore, rispettano le disposizione delle Autorità.

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La Rassegna pubblicata su The Lancet
La meta-analisi ha individuato 3.166 ricerche, di queste solo 24 sono state idonee alla raccolta dei dati. Gli studi analizzati sono stati condotti in dieci paesi differenti, esaminando persone che sono state in quarantena a seguito dei casi di: SARS (11 studi), Ebola (5 studi), influenza H1N1 (3 studi), sindrome respiratoria del Medio Oriente (2 studi) e IE (1 studio).

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