Autodifesa emotiva per difendersi dalle aggressioni psicologiche

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autodifesa emotiva

Consapevolezza corporea ed Autodifesa secondo l’innovativo protocollo Monti-Guerrini. Quando si parla di autodifesa occorre prendere in considerazione due parametri fondamentali: psicologia e biomeccanica (intesa quest’ultima come conoscenza della struttura corporea e delle sue dinamiche).

Per aspetti psicologici si intende la capacità di lettura della realtà interna ed esterna, di cogliere le sfumature emotive legate al momento e attivare i processi decisionali dettate dalla consapevolezza nel qui ed ora di ciò che sta accadendo.

Autodifesa psichica e fisica

Alla base dell’autodifesa troviamo il principio fondamentale della fiducia in ciò che proviamo in quel preciso istante e quali comportamenti attivare per evitare o sfruttare al meglio le situazioni che si presentano.

Quando parliamo di autodifesa, la tendenza è quella di pensare ad una situazione di pericolo per strada, ovvero ad un’aggressione che arriva dall’esterno in un luogo all’aperto.

Le statistiche indicano che attualmente le forme più diffuse di aggressione avvengono in famiglia, nelle relazioni di coppia e nei luoghi di lavoro, soprattutto nei distretti sociosanitari dove gli operatori spesso sono vittime delle violenze di alcuni utenti.

Non ha molto senso quindi parlare di autodifesa, forse sarebbe più opportuno parlare di autodifese, nel senso che, una lettura adeguata dei diversi contesti porta ad attivare strategie di intervento diverse a seconda delle situazioni. I parametri di valutazione possono essere vari: spazi a disposizione, presenza di altre persone, presenza di attrezzi potenzialmente pericolose, ecc.

Un programma funzionale a nostro avviso deve basarsi allora su approccio psicologico umanistico-bioenergetico e sulla reattività corporea fondata sui principi del wing tsun che consente di far leva sulle regole fondamentali della biomeccanica. Queste ultime sono necessarie per sviluppare il massimo delle potenzialità corporee sfruttando al meglio i cambi di peso, gli spostamenti, la tensione ed il rilassamento.

Come si apprende l’autodifesa

Il programma si basa su un’interazione continua tra lo psicologo ed il docente in modo da favorire al massimo l’attenzione costante di tutti i partecipanti. La disposizione a cerchio e la valorizzazione delle esperienze pregresse dei partecipanti consente di superare la lezione classica della lezione frontale con l’uso delle slide per entrare nel vivo dei vissuti soggettivi (approccio umanistico) accogliendo, validando e chiarificando le emozioni in campo.

In questo modo anche gli altri membri vengono attivati da un punto di vista emotivo ed è qui che inizia il lavoro interiore, nel senso che ogni partecipante comincia ad alfabetizzarsi da un punto di vista emozionale riconoscendo le emozioni fondamentali: rabbia, paura, disgusto, dolore, ecc. e ricollegandole ai diversi distretti corporei.

Sarà il lavoro di condivisione che aiuterà i partecipanti non solo a riconoscere le sfumature emotive ma anche a trasformarle affinché la paura non divenga panico, l’ansia non divenga paralizzante e la rabbia non divenga sfogo incontrollato.

Successivamente i partecipanti prenderanno coscienza dei propri confini personali, della loro capacità di imporsi e della loro tendenza a subire. Come entro in relazione con gli altri?
Qual è la mia modalità di pormi nei riguardi degli altri?

Difendersi dalle violenze psicologiche

Capire la labilità o la solidità dei nostri confini aiuta a comprendere meglio le reazioni degli altri quando attiviamo certi nostri comportamenti.

Le violenze non solo quelle fisiche ma anche psicologiche, sono le tendenze di alcuni colleghi o superiori a prendersi eccessive confidenze, a ritenere normale ridicolizzarci pubblicamente o trattarci con sufficienza.

Il dramma di queste violenze, talvolta sottili, è che rischiano di venire percepite dalla vittima come un fatto normale, come un qualcosa di naturale, rischiando di minare seriamente l’autostima della persona.

Il lavoro sui confini prevede allora il lavoro bioenergetico: il grounding, ovvero la capacità di radicarsi nel qui ed ora, l’arco ed il bend over, per riscoprire l’integrazione mente-corpo attraverso la consapevolezza delle tensioni muscolari e il loro scioglimento.

Si prosegue con i lavoro a coppie sui “sì e i no” che vogliamo esprimere e che spesso non siamo in grado di pronunciare, sul gridare “Io”per ridefinirsi meglio nella nostra unicità, sull’attivazione dell’aggressività difendendo i propri confini e sperimentando il contatto con l’altro.

Cosa comunica il tuo corpo agli altri?

Il lavoro prosegue quindi con la comunicazione corporea, sulla capacità di lettura della propria postura. Il nostro corpo parla di noi, così come la nostra gestualità. Il nostro porci con le spalle incurvate, un atteggiamento impacciato ed una voce flebile, mette gli altri nella convinzione di poter in qualche modo sopraffarci.

La lettura che facciamo su di noi è fondamentale per capire come modificare la struttura e la sua posizione, come il modo di camminare, l’inclinazione della testa, la sicurezza con cui entriamo o non vogliamo entrare in contatto con gli altri.

Altro aspetto fondamentale è lo sguardo. Lo sguardo tradisce le nostre intenzioni e la nostra capacità di vedere il mondo. Riesco a tenere lo sguardo dell’altro o tendo ad abbassarlo?
Come vivo lo sguardo dell’altro?

Saper gestire lo sguardo significa evitare di inviare stimoli ambigui che possono essere fraintesi
o che possono far intendere una debolezza, una fragilità di cui qualcuno potrebbe approfittare. Lo sguardo comunica la nostra sicurezza/insicurezza nel gestire noi stessi nel mondo, ecco perché occorre lavorarci molto.

Saper leggere se stessi

Un’altra componente fondamentale è la capacità di fidarsi delle sensazioni provate. L’ansia è un campanello di allarme che ci mette davanti alla consapevolezza di un pericolo imminente. Analizzarla è importante per leggere il contesto ed evitare un pericolo importante.

Essere presenti a se stessi è fondamentale per questo, in quanto consente di attivare strategie di evitamento prima che il pericolo si faccia realmente minaccioso e subentri il panico paralizzante. Lo stesso vale per la paura. Accogliere questa sensazione ed accettarla significa prepararsi all’azione difronte ad una situazione che, per qualche motivo, sentiamo minacciosa.

Nel nostro programma inseriamo delle tecniche di mindfulness e le fantasie guidate per aiutare i partecipanti ad essere presenti a se stessi, a cogliere le sfumature emotive, le tensioni, i blocchi del respiro e ad attribuire ad essi un significato.

Saper leggere se stessi aiuta in qualche modo a capire la realtà intorno in quel preciso istante e ad attivare quei comportamenti che possono in qualche modo toglierci il pericolo. Così, per esempio, di fronte alla rabbia altrui la persona non interverrà con ulteriore rabbia innescando il pericolo della colluttazione ma saprà gestire la situazione scaricando la collera dell’altro e sfruttando a proprio vantaggio la situazione.

Autodifesa fisica

La parte marziale, come abbiamo detto, si basa sulla conoscenza del corpo e sull’uso della forza. I princìpi sono quelli del Wing Tsun ma non si tratta di apprendere tecniche e movimenti prestabiliti. Di fronte ad una situazione di pericolo in cui si è costretti a difendersi da un’aggressione fisica non serve a niente provare a recuperare dalla memoria una serie di movimenti appresi a memoria.

La realtà è sempre viva e dinamica mentre gli schemi sono un qualcosa di morto, di non adattabile al mutare delle circostanze. Ciò che rimane di immutabile sono i principi sui quali si basa il corpo umano e la reazione a certe situazioni. Capire come si si spinge, come afferrare, come sfruttare il peso per uscire da una situazione di blocco, come sfruttare una torsione, è possibile solo comprendendo i meccanismi di funzionamento del corpo umano.

Oltre a questo, è importante capire quale è il modo personale di vivere il contatto fisico. Come reagisco difronte ad una spinta? Mi irrigidisco? Tendo a deviare la forza assorbendola? Ogni reazione fisica è il riflesso della struttura caratteriale soggettiva.

L’armatura caratteriale

Il carattere, intesa come armatura, è l’insieme delle difese psichiche che si riflette attraverso le tensioni muscolari che, in qualche modo, possono essere allentate consentendo alle emozioni congelate di liberarsi.

Un attento lavoro corporeo aiuta allora anche a modificare alcune sfumature caratteriali rendendo le difese più flessibile, più plastiche in grado di fornire risposte più adeguate alle circostanze.
In questo si capisce meglio il concetto di unione mente corpo e di circolarità fra sensazioni corporee e vissuti psichici. Questo percorso è interessante per tutti coloro intendono davvero scoprire le reali potenzialità del proprio corpo e la capacità di sviluppare una forza ed un vigore che mai avrebbero sospettato.

A cura di Andrea Guerrini, psicologo e pedagogista
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Un commento su “Autodifesa emotiva per difendersi dalle aggressioni psicologiche”

  1. Torna a pennello: proprio stamane ho avuto a che fare con una deficiente che voleva insultarmi e umiliarmi. L’ho sfanculata con nonchalance.

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