Depersonalizzazione: sentirsi un estraneo

depersonalizzazione

Può succedere per la prima volta quando ti svegli oppure mentre stai guidando o in qualsiasi altra situazione.
All’improvviso, inspiegabilmente, qualcosa cambia. Le persone e gli oggetti intorno a te sembrano diversi: strani, stranieri. Anche tu ti senti strano come se fossi un extraterrestre appena sbarcato su un altro pianeta…

Che cosa ci sta succedendo? Parliamo di depersonalizzazione

Le manifestazioni essenziali della depersonalizzazione,(definita anche OOBE, ossia out-of-body experiences, cioè esperienze extracorporee) concernono la sensazione che il proprio corpo, parti di esso, o i propri pensieri siano “distaccati” rispetto al proprio Sé; questa sensazione dà luogo ad un processo di estraniazione come se i propri pensieri ed il proprio corpo fossero osservati dall’esterno, a volte l’individuo si percepisce come “meccanizzato” e senza sentimenti. In molti casi il soggetto riferisce che l’esperienza può essere paragonata alla visione di un film dove il proprio corpo e/o i propri pensieri vengono visti dall’esterno (più da spettatore che da agente attivo). Spesso alla Depersonalizzazione si accompagna la Derealizzazione, ovvero la sensazione che la realtà circostante sia strana e confusa.

Il caso clinico, l’esperienza di Anna

Anna soffre di ansia inoltre ha una bassa autostima; il suo quadro clinico è tipico di chi ha subito un trauma nell’età infantile. Per certi aspetti potremmo definirla narcisista ma è solo una maschera per difendersi dai giudizi altrui.

“Dottoressa, molto spesso mi sento distaccata dal mio corpo, io guardo il mio corpo e non riesco a capire come sono dentro in esso. Mi ascolto parlare con la gente e sembra che la mia voce sia quella di qualcun altro. Sento di non vivere veramente ma di recitare una parte. Mi guardo allo specchio e non mi riconosco. Non che mi dispiaccia, dato che quando si verificano questi episodi non avverto ansia, ma in ogni caso vorrei capire cosa ci sia di sbagliato in me.

Queste parole descrivono molto efficacemente un episodio di depersonalizzazione.

Depersonalizzazione….e dopo?

Almeno il 50 % delle persone sperimentano nel corso della loro vita un episodio di depersonalizzazione. In genere questi episodio è transitorio e sparisce senza lasciare alcuna conseguenza. In alcuni casi la depersonalizzazione diventa una condizione cronica.

Chi soffre di un disturbo di depersonalizzazione cronica ha il timore di impazzire, ma questo non succede mai. In genere, questo disturbo di depersonalizzazione coinvolge gli individui con un’intelligenza superiore alla norma; sono le statistiche a confermarlo. Soffriva di depersonalizzazione Jean Paul Sartre e la descrisse magistralmente nella “Nausea”.

Bisogna precisare, però, che la depersonalizzazione è poco comune come disturbo puro e quasi mai si presenta da sola: molto spesso rappresenta il sintomo di un’altra malattia come la schizofrenia, il disturbo dissociativo dell’identità, la depressione o i disturbi d’ansia.

I sintomi della depersonalizzazione

La depersonalizzazione può manifestarsi con differenti sintomi, come sentire il corpo intorpidito o privo di vita, la sensazione di avere i piedi, le mani o altre parti non collegate al resto del corpo.

Come ho già spiegato prima, il soggetto sente il suo corpo come estraneo anche se sa il corpo è suo. In alcuni casi può sentirsi come un robot o avere una sensazione di irrealtà come se fosse in un sogno o dentro un film. Può sentirsi un osservatore esterno del suo corpo e/o dei suoi processi mentali. I pensieri vertono ossessivamente su temi quali vita, morte, infinito, ecc. L’esame di realtà viene mantenuto (per esempio, la persona sa che la sensazione di essere un automa è solo un sentimento e non la realtà) .
Le persone con questo disturbo soffrono in silenzio e agli occhi degli altri sembrano normali.

Depersonalizzazione, perchè si innesca?

Nella depersonalizzazione, il corpo si dissocia dalla mente: questo consente alla persona di mantenere l’illusione di un controllo psicologico mentre sperimenta una sensazione di impotenza e di perdita di controllo sul proprio corpo. E’ un po’ come se con il distacco da se stessi, la persona si dicesse: “Non sono io quello che sta vivendo questa brutta esperienza. Non sta succedendo veramente a me, sta succedendo al mio corpo ma la mia mente è da un’altra parte”.
Con il tempo la dissociazione diventa una modalità automatica di risposta in tutte le situazioni che creano ansia, disagio…

N.B: Alcune persone che soffrono del disturbo di depersonalizzazione, soffrono anche di autolesionismo. In casi come questi il dolore provocato dalle pratiche autolesive viene preferito alla terribile esperienza di estraneità.

Dersonalizzazione, come difesa contro un trauma

Molte persone che soffrono di una depersonalizzazione hanno avuto delle esperienze traumatiche: abusi sessuali o fisici, operazioni chirurgiche importanti, ferite gravi, incidenti stradali, essere aggrediti , essere coinvolti in catastrofi, rapine, ecc.

La depersonalizzazione come difesa contro la depressione

Ovviamente non tutte le persone che soffrono di depersonalizzazione hanno subito degli abusi o hanno avuto delle esperienze traumatiche! Molte volte la depersonalizzazione è una forma di difesa da una depressione sentita come intollerabile. In altra parole , la persona piuttosto che sentire un dolore insopportabile “sceglie” inconsciamente di anestetizzarsi con la depersonalizzazione.
In questi casi può essere aspicabile l’intervento farmacologico: medicine quali gli antidepressivi triciclici (desipramina, imipramina) e la fluoxetina sono abbastanza efficaci nel trattamento del disturbo.

Che cosa peggiora la depersonalizzazione?

Il disturbo peggiora facendo uso di stupefacenti. Anche una dose minima di marijuana, può innescare, in una persona predisposta, un episodio di depersonalizzazione.

Disturbo di depersonalizzazione nel DSM-5

All’interno dei Disturbi dissociativi del DSM-5 la derealizzazione è stato inclusa nel nome e nei sintomi di ciò che precedentemente era definito Disturbo di depersonalizzazione e che ora si chiama Disturbo di depersonalizzazione/derealizzazione.
La Fuga dissociativa è ora uno specificatore dell’Amnesia dissociativa e non una categoria diagnostica separata.

Come si cura il disturbo di depersonalizzazione?

Se la depersonalizzazione è associata ad altri disturbi come ansia, depressione e attacchi di panico, una volta curati questi disturbi, la depersonalizzazione scompare rapidamente.

Se invece la depersonalizzazione è l’unico disturbo,è consigliabile scegliere un terapeuta specializzato in disturbi dissociativi: purtroppo la terapia della depersonalizzazione cronica non è semplice né breve.
Alcuni persone rispondono bene ad un trattamento farmacologico con antidepressivi. E’ importante sapere che nel 50% dei casi il disturbo scompare da solo.

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Dottoressa in psicologia, esperta e ricercatrice in psicoanalisi. Admin del sito

1 Commento a “Depersonalizzazione: sentirsi un estraneo”

  1. Antonino Pilloni

    Gen 17. 2018

    Ciao. Io sono una di queste persone che soffrono di questo disturbo. Ce l’ho da anni, e si è cronicizzato. Non so se ti ricordi ma, tempo addietro, ho raccontato nella tua pagina Fb, la sventura diessere stato bollato come un Disturbato mentale di tipo narcisistico paranoide, da uno psichiatra poi mandato via dal CSM della mia ASL di appartenenza. Ricordo di avergli parlato anche di questo disturbo, che non mi curò, in quanto lui pensava che stessi cercando solo la sua attenzione per “usarlo”. La diagnosi di disturbo di depersonalizzazione, mi è stata diagnosticata nei primi mesi dell’anno passato, solo che associato a questo disturbo, avevo (non sono mai riuscito a quantificare il tempo) dei momenti di amnesia, con cadute a terra (mi sono pure fratturato il piede destro) subito dopo essermi accorto dei sintomi, con la sola variante che, al mio “risveglio”, molti oggetti che avevo in meno, o posati in un posto, si trovavano da un’altra parte, senza che alcuno li avesse toccati. Inoltre, dopo la caduta, mi ritrovavo lontano dal punto in cui avevo sentito i sintomi. Ero spaventato all’inizio, ma ricordo che al risveglio la mia mente era più leggera. Mi sono rivolto da una neurologa, specializzata anche in psichiatri, ed il suo primo sospetto fu che i sintomi assomigliavano molto ad un determinato sintomo di crisi epilettiche. Mi fece fare ogni tipo di accertamento, ma non risultava nulla a livello neurologico, ma per prudenza la neurologa mi diede il Tolep da 300 mg, da prendere 3 volte al giorno, oltre agli altri medicinali che prendo (antidepressivi inclusi). I sintomi sono scomparsi non del tutto, e a volte ritornano, ma senza svenimenti, o vuoti di memoria.
    Non dico che sto bene, ma la sensazione di vivere in un’altra realtà la percepisco, soprattutto mentre sogno (anche di questo ho parlato nella tua pagina). Credo che questo disturbo possa essere curato solo con anti epilettici Questa è la mia storia… Ciao!

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