Disturbi psicosomatici e le somatizzazioni

Ascolta il tuo corpo ed impara a guarire con il tuo spirito, non c’è altra medicina che la tua stessa natura non possa darti.

Ascolta il tuo corpo ed impara a guarire con il tuo spirito, non c’è altra medicina che la tua stessa natura non possa darti.

Sentimenti ed emozioni esercitano un effetto sul corpo tanto da dare origine ad una malattia con caratteristiche e modalità di sviluppo proprie.

Mente e corpo: entità spesso considerate come separate che invece sono strettamente collegate e interdipendenti, la psiche rappresenta infatti una complessa funzione del nostro corpo inscindibile da esso. Insieme formano un unico sistema integrato, influenzato da fattori biologici, psicologici, sociali.

Fermo restando quanto appena detto, probabilmente si tende ad identificarsi maggiormente con la propria mente che non con il proprio corpo, al punto che a volte può essere vissuto come maggiormente accettabile un disturbo di natura fisica più che psicologica.

Ciò che può accadere dunque è che inconsapevolmente si “preferisca” spostare, trasferire sul corpo o su una parte di esso ciò che è difficile affrontare direttamente, e che dunque si trasforma in qualcosa che si può affrontare dall’esterno, con una cura, un farmaco, intervento medico, evitando così i vissuti emotivi scomodi che possono essere alla base della manifestazione somatica.

Il “sintomo” che la mente crea può avere una funzione protettiva, essere un compromesso che permette di instaurare un equilibrio considerato accettabile, che ha dunque un costo apparentemente basso. Questo è uno dei meccanismi alla base di alcuni Disturbi di somatizzazione, i quali sono più frequenti di quanto non si pensi.

Hanno una genesi multifattoriale (fattori costituzionali, sociali, culturali, evolutivi, ambientali etc.) e insorgono spesso in concomitanza con fattori di stress psicosociale, con grandi cambiamenti nella vita del soggetto, più spesso eventi negativi, legati a un conflitto con un’importante persona di riferimento o a una perdita, rispetto ai quali il soggetto stesso inconsapevolmente si autocensura. Può conseguirne dunque, in personalità particolari, un’espressione del conflitto o del dolore psichico a livello corporeo anziché verbale.

I disturbi psicosomatici (o somatoformi) sono caratterizzati dalla presenza di sintomi fisici che suggeriscono l’esistenza di un disturbo organico (da qui somatoforme), i cui sintomi però in realtà non sono giustificati né da una condizione medica generale, né dagli effetti diretti di una sostanza e né da un altro disturbo mentale: in pratica non esistono reperti organici che li possano dimostrare o meccanismi fisiologici noti che li possano spiegare, e per i quali esiste l’ipotesi, che siano legati a meccanismi e conflitti psicologici.

Disturbi di somatizzazione e correlazioni con gli organi

I disturbi di somatizzazione possono comportare la compromissione di più apparati; possono presentarsi, quindi:

  • disturbi dell’apparato gastrointestinale: quali nausea, meteorismo, vomito, diarrea, colite, ulcera, gastrite, intolleranza a cibi diversi;
  • disturbi dell’apparato cardiocircolatorio: quali aritmia, ipertensione, tachicardia;
  • disturbi dell’apparato urogenitale: quali dolori e/o irregolarità mestruali, disfunzioni dell’erezione e/o dell’eiaculazione, anorgasmia, enuresi;
  • disturbi dell’apparato muscolare: quali cefalea, crampi, torcicollo, mialgia, artrite;
  • disturbi della pelle:quali acne, psoriasi, dermatite, prurito, orticaria, secchezza cutanea e delle mucose, sudorazione eccessiva;
  • disturbi pseudo-neurologici: quali sintomi da conversione come alterazioni della coordinazione e/o dell’equilibrio, paralisi o ipostenie localizzate, difficoltà a deglutire, afonia, cecità, sordità, diplopia, amnesie;
  • disturbi del comportamento alimentare: quali anoressia, bulimia, binge eating.

Affinché si possa parlare di disturbo di somatizzazione, deve essere presente una storia di molteplici lamentele fisiche, cominciata prima dei 30 anni, che portano ad una continua ed estenuante ricerca di trattamento, e talvolta anche di continui interventi chirurgici, ad un punto tale da poter causare significative menomazioni nel funzionamento sociale, lavorativo, o in altre importanti aree della vita della persona.

Disturbi di somatizzazione e sintomatologia

Devono inoltre essere soddisfatti i seguenti criteri:

  • quattro sintomi dolorosi: una storia di dolore riferita ad almeno quattro localizzazioni o funzioni (ad esempio, dolore alla testa, all’addome, dolori mestruali, dolori nel rapporto sessuale o durante la minzione);
  • due sintomi gastrointestinali: una storia di almeno due sintomi gastrointestinali in aggiunta al dolore;
  • un sintomo sessuale: una storia di almeno un sintomo sessuale o riproduttivo in aggiunta al dolore;
  • un sintomo pseudo-neurologico: una storia di almeno un sintomo o deficit che fa pensare ad una condizione neurologica non limitata al dolore.

Nel caso in cui ci fosse una condizione medica generale collegata ai sintomi, le lamentele fisiche o la menomazione sociale e lavorativa conseguente sono sproporzionate rispetto a quanto potremmo aspettarci dalla storia, dall’esame fisico o dai reperti di laboratorio. I sintomi però non sono prodotti in maniera intenzionale né sono simulati.

Disturbi psicosomatici e manifestazioni sintomatiche

Disturbo somatoforme indifferenziato

Caratterizzato da una o più lamentele fisiche( per esempio, stanchezza, perdita di appetito, problemi gastrointestinali o urinari), la cui durata è di almeno 6 mesi;

Disturbo di conversione

Caratterizzato da uno o più sintomi o deficit riguardanti funzioni motorie volontarie o sensitive, che suggeriscono una condizione medica generale; si ritiene che qualche fattore psicologico sia associato col sintomo o col deficit, in quanto l’esordio o l’esacerbazione del sintomo o del deficit è preceduto da qualche conflitto o da un altro tipo di fattore stressante.

E’possibile codificare il disturbo in base al tipo di sintomo o deficit presenti; per cui si distinguono:

  • Disturbo di conversione con sintomi o deficit motori,
  • Disturbo di conversione con attacchi epilettiformi o convulsioni,
  • Disturbo di conversione con sintomi o deficit sensitivi
  • Disturbo di conversione con sintomatologia mista, in cui, sono presenti sintomi di più categorie.

Dal punto di vista psicoanalitico, il “Disturbo di conversione“(che viene considerato la più drammatica delle condizioni somatoformi) viene spiegato come rappresentazione simbolica di un conflitto inconscio; ad esempio, un conflitto relativo al vedere qualcosa potrebbe essere espresso attraverso la cecità, o ancora, un impulso sessuale o aggressivo proibito potrebbe essere espresso attraverso una paralisi fisica.

Tuttavia, i pazienti con sintomi di conversione mostrano una certa indifferenza verso i loro sintomi, una certa noncuranza emotiva rispetto alla gravità di condizioni disabilitanti, quali, appunto, la paralisi o la cecità. Non è chiaro però, se tale”indifferenza” sia dovuta all’incapacità di esprimere con parole le proprie esperienze affettive o ad una dissociazione post-traumatica di affetti che potrebbero essere espressi ma sono sentiti come troppo dolorosi per poterli integrare nell’esperienza complessiva della propria vita mentale.

Disturbo algico

il disturbo algico è caratterizzato da un intenso dolore localizzato in una o più zone del corpo, il quale causa disagio e menomazione significativi nella vita della persona, compromettendone il funzionamento globale quotidiano. Si può riscontrare un utilizzo importante di farmaci, in particolare antidolorifici e tranquillanti. Si ritiene che qualche fattore psicologico giochi un ruolo importante nell’esordio, gravità, esacerbazione, o mantenimento del dolore, il quale non deve essere prodotto intenzionalmente o simulato. A seconda della durata si può diagnosticare il disturbo algico:

  • acuto: durata inferiore ai sei mesi;
  • cronico: durata superiore ai sei mesi.

Esso, inoltre, può essere di tipo:

  • associato con fattori psicologici;
  • con fattori psicologici e condizione medica, nel caso in cui si valuta che anch’essa abbia avuto un ruolo nell’esordio o mantenimento del dolore.

Il dolore può essere connesso ad una situazione stressante o conflittuale contingente, o può permettere alla persona di evitare attività sgradite e/o di attirare su di sé l’attenzione.

Ipocondria

Caratterizzata dalla preoccupazione di avere, o di poter avere, una malattia grave, basata sull’erronea ed indebita interpretazione dei sintomi somatici da parte del soggetto. Si tratta infatti di un sintomo, non di una malattia; tali sintomi possono essere espressi in vari modi: possono essere presenti dolori e disagio minimi che tengono comunque occupata l’attenzione del paziente, possono essere presenti paure irragionevoli circa la possibilità di sviluppare malattie gravi, sentendo così la necessità di prendere precauzioni eccessive, oppure ancora, segni benigni possono essere interpretati come dotati di un significato patologico.

Queste espressioni di disagio possono manifestarsi in modo indipendente o insieme. I sintomi ipocondriaci sono molto comuni, specie in una società come la nostra , afflitta da nuove e sempre più numerose malattie, alcune delle quali ancora oggi incurabili, che spaventano le persone; tuttavia tali sintomi sono perlopiù transitori. Solo una piccola parte arriva all’attenzione e quindi alla valutazione medica, le quali però non bastano a rassicurare, a placare la preoccupazione del paziente.

La durata del disturbo deve essere di almeno 6 mesi. La differenza tra l’ipocondria e il disturbo di somatizzazione, è che nel primo caso il paziente si preoccupa dei suoi sintomi, del loro significato e della possibilità di essere gravemente malato, mentre il paziente con disturbo di somatizzazione lamenta sintomi fisici multipli, diversi e ricorrenti in vari distretti corporei.

Disturbo da dimorfismo corporeo

Caratterizzato dalla presenza di preoccupazione per un supposto difetto fisico: se è presente una piccola anomalia, l’importanza che la persona le dà è eccessiva.

Pseudociesi o gravidanza isterica

Caratterizzato dalla falsa convinzione di essere incinta, associata a segni obiettivi di gravidanza, quali rigonfiamento addominale, flusso mestruale ridotto o amenorrea, sensazione soggettiva del movimento fetale, nausea, tensione e secrezione mammaria, doglie.

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Dottoressa in psicologia, esperta e ricercatrice in psicoanalisi. Admin del sito

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