Il mio partner soffre d’ansia e depressione: cosa faccio?

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Chi soffre di ansia o depressione, non sempre è capace di vedere gli sforzi che gli altri fanno: la stessa condizione emotiva funge da filtro distorcente della realtà, fornendo solo una visione limitata dove il focus principale è il dolore.

Se una persona che ami soffre di una condizione mentale/emotiva, non è un compito facile starle accanto. La mente turbata non riesce a vedere oltre se stessa e il proprio dolore e questa limitazione preclude ogni possibilità di vivere una vita piena e gratificante. Al contempo, mancando la visione d’insieme, talvolta chi soffre di ansia o di depressione non sempre riesce ad apprezzare gli sforzi che gli altri fanno. Semplicemente, gesti e attenzioni passano sfocati sullo sfondo, in primo piano c’è solo insoddisfazione e dolore.

Dal punto di vista di chi soffre di un disturbo mentale (perché ricordiamolo, l’ansia, così come gli attacchi di panico e la depressione sono veri e propri disturbi), questo è del tutto naturale. Prova a pensarci: come puoi goderti la vita o apprezzare dei gesti dolci se sei 24 ore su 24 indaffarato a sorreggere un macigno?

E’ doloroso vedere qualcuno a cui tieni soffrire e non essere in grado di aiutarlo. Può essere avvilente ascoltare la persona che stimi e apprezzi, parlare di se stessa in termini estremamente negativi e in una maniera che non si allinea affatto al modo in cui tu la vedi. Non c’è parola che tu possa pronunciare, qualsiasi complimento non sfaterà le sue credenze. Chi soffre di depressione e depressione ansiosa, è intimamente convinto di non valere nulla e di non avere nulla per cui valga davvero la pena vivere… e questo può farti sentire sconfitto, impotente e disarmato. Stesso discorso quando ami una persona che si auto-limita a causa di un disturbo d’ansia.

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La malattia viene prima

L’errore che si fa quando si cerca di supportare una persona amata mentre combatte con un disturbo mentale è sottovalutare il disturbo. Immagina se la persona che ami si fosse fratturata una gamba: di certo non le chiederesti di stendere le lenzuola o peggio, correre una maratona. Le consiglieresti di attendere i tempi di calcificazione dell’osso, eseguire una terapia di riabilitazione e infinite, prima di correre una maratona, di fare tantissimo allenamento.

Quando si ha a che fare con una malattia mentale, la situazione non è molto diversa. Bisogna curarsi, riabilitarsi e infinite allenarsi per ritornare a vivere. Per fortuna ansia e depressione sono condizioni reversibili, cioè, la guarigione è possibile. Su questo fronte, però, si dovranno affrontare due difficoltà: la prima è la volontà del singolo di iniziare un cammino di guarigione. La seconda difficoltà consiste nell’accedere a cure psicologiche adeguate. L’adeguatezza del professionista può fare la differenza e talvolta bisogna fare più di un tentativo.

Non c’è da meravigliarsi, anche quando si tratta di dolori del corpo la situazione non è sempre lineare: per esempio, per dolori articolari prima di comprendere quel è il cammino da intraprendere, potrebbero essere necessarie più visite tra reumatologi, ortopedici… per poi magari scoprire che si trattava di un dolore legato a uno schiacciamento delle vertebre, per il quale era necessario un neurologo! Se per i dolori che affliggono il corpo siamo disposti ad impegnarci, dovremmo impegnarci altrettanto per quei dolori che affliggono la mente e che hanno, inevitabilmente, ripercussioni anche sul corpo.

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Prendere atto che l’ansia è la depressione sono dei disturbi da curare è il primo passo che conduce verso la guarigione. Se il tuo partner non vuole proprio saperne di consultare uno psicoterapeuta, prova a chiedergli il motivo e prova ad analizzare il modo in cui tu gli hai posto la questione.

Se lo forzi ad andare in psicoterapia, sappi che puoi portare il cavallo al pozzo ma non puoi costringerlo a bere, quindi, in questo caso, puoi solo accettare la situazione così com’è, perché non puoi cambiarla.

Consigli per la tua sopravvivenza

Quando il partner soffre di una condizione mentale, gli equilibri di coppia sono del tutto sbilanciati: viene prima il disturbo e solo dopo la coppia. Questo è un qualcosa che dovresti essere pronto ad accettare, ma se è vero che nella coppia il disturbo può essere invalidante, è altrettanto vero che nella tua vita non dovrebbe esserlo: ecco perché hai bisogno di imparare a ritagliarti i tuoi spazi.

Ritagliare i tuoi spazi significa aggiungere qualità alla tua vita, creare un luogo in cui tu puoi evadere, in cui tu puoi mettere te stesso al primo posto (così come giusto che sia). Ricorda che nessuno può mai essere ritenuto responsabile delle azioni di un altro adulto.

I sentimenti di impotenza fanno parte del tuo ruolo di supporto, un ruolo difficilissimo da assumere e sì, se ti senti scarico o esaurito, è del tutto normale. Non sei da biasimare se talvolta sei tentato di allontanarti, per questo non puoi e non devi sentirti in colpa.

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Le esigenze personali non possono essere sepolte per troppo tempo: prendersi cura di sé è necessario per poter vivere bene e, nel tuo caso, per poter fornire supporto all’altro. Allora assicurati di passare molto tempo con i tuoi amici, la tua famiglia, praticare i tuoi hobby e non temere di confidarti con un buon amico. Se le pressioni diventano invalidanti per la tua vita o non hai buoni rapporti con i familiari, non esitare a chiedere aiuto a un professionista.

Consigli pratici per la coppia

Ho già scritto più volte che non puoi e non devi sentirti responsabile per ciò che sta vivendo il tuo partner. Per molte persone, il confine tra impotenza e sensi di colpa è labilissimo, soprattutto per chi, alle spalle, ha un’infanzia di trascuratezza emotiva in cui è stato praticamente abituato a mettere se stesso in secondo piano. Se non vedi un’evoluzione vicina, impara a fare i conti con accettazione e impotenza mettendo a fuoco che il suo malessere non parla di te.

Nella vita quotidiana, puoi ricordare alla persona amata che non si sentirà per sempre in quel modo, che ansia e depressione sono disturbi dai quali è possibile guarire. Chi ne soffre da molti anni, in genere è estremamente sfiduciato. In questi casi, più che mai, la speranza è ciò che mantiene in vita una persona, la motiva a reagire, la speranza di una prospettiva migliore, per quanto lontana o difficile da raggiungere, c’è!

La luce alla fine del tunnel è un luogo di rinascita che esiste, è concreto. I pretesti sono tanti: un viaggio rimandato da troppo tempo così come un traguardo, un corso di studi o una semplice cena, ricca di affetto. Le coppie consolidate possono usare un’arma in più. I bei ricordi aiutano a riaccendere la speranza. Le coppie, nel tempo, creano migliaia di ricordi meravigliosi: rispolverarli insieme può riaccendere la speranza.

Chi soffre d’ansia e di depressione, generalmente ha poche risorse sociali o le svaluta. Tu fai esattamente l’opposto. Valorizza l’importanza dell’apertura al prossimo, del dialogo, del confronto e, se riesci, incoraggia la persona amata a rispolverare vecchie amicizie o farne di nuove.

Vedere una persona amata lasciarsi andare è qualcosa di terribilmente doloroso. Ricorda che non sei uno psicologo, talvolta basta manifestare la propria presenza per offrire un genuino conforto. Non puoi aspettarti che il conforto che sei pronto a offrire sia in grado di cambiare le cose, ma puoi approcciarti alla relazione in modo ottimistico e non pressante.

Trasforma ogni conversazione in qualcosa di ottimistico: dispensa semi di speranza. Se il tuo partner soffre d’ansia, sappi che generalmente vi sono dei fattori scatenanti, se riesce a comprenderli, evitali. Presta attenzione al suo linguaggio del corpo e soprattutto: impara a disinnescare. Se una discussione non è costruttiva e sai che non porterà da nessuna parte, semplicemente evitala.

Sappi che puoi mostrare il tuo sostegno e il tuo amore anche con gesti pratici: preparare il pranzo, aiutare nelle faccende domestiche… certo, per qualcuno questi gesti potrebbero sembrare eccessivamente indulgenti, ma per chi soffre di depressione possono significare davvero tanto: alzare una padella o semplicemente alzare se stesso dal letto, per chi soffre di depressione è un atto di forza enorme e non un gesto naturale.

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