Trauma bonding: un legame traumatico difficile da spezzare

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Il rinforzo intermittente e la dissonanza cognitiva giocano un ruolo fondamentale nel mantenimento della relazione con un narcisista.

Eccoci di fronte a un’altra parola d’importazione: traumatic bonding o trauma bonding. I trauma bonding sono definiti come dei “legami traumatici”, cioè rapporti affettivi che non vertono sull’amore, la stima e il rispetto reciproco, bensì su ricatti emotivi, paure e incastri.

Dall’esterno, qualsiasi relazione sentimentale in cui vi è una chiara vittima viene mal giudicata, perché è facile pensare: ma perché non ti separi?” – “perché ti lasci trattare in quel modo?”.  Nel nostro gruppo di Facebook (Dentro la Psiche) quando qualcuno si espone raccontando pubblicamente le sofferenze del suo legame invalidante, scattano i commenti che nella maggior parte dei casi suonano così:

  • Ma sei scema? Lascialo!
  • Scappa!
  • La relazione ce l’hai voluta tu…

Pià che consigli, questi sembrano giudizi velati che servono solo a incrementare l’impotenza e la vergogna della vittima (il victim blaming è un fenomeno che svilisce ulteriormente la vittima di un trauma psicologico o fisico e ne ritarda o impedisce il recupero). Per marginare il victim blaming e mitigare questo fenomeno dei giudizi affrettati, ho deciso di dedicare un articolo ai legami traumatici e in particolare al quesito che segue.

Perché la vittima non scappa via?

Le coppie che vertono su dinamiche di abuso psicologico, molestie morali e su ogni forma di violenza, sono tantissime e non riguardano solo i “legami romantici” ma anche il rapporto genitore-figlio.

Quando pensiamo all’amore ciò che dobbiamo avere in mente è una condizione di benessere, dove il legame è caratterizzato da fiducia, lealtà e soprattutto comprensione e rispetto reciproco. Purtroppo non tutti i rapporti hanno queste caratteristiche e anche le relazioni d’abuso, dai media, vengono chiamate “relazione d’amore”. La realtà è ben diversa: se il legame fa soffrire, semplicemente non si tratta di amore ma di una relazione insana e molto distruttiva.

Ecco la domanda fatidica: se la relazione fa così soffrire, perché la persona non scappa via? Perché le relazioni abusive con partner narcisisti e manipolatori durano anni e anni?

Le risposte a questa domanda risiedono nei concetti di dipendenza affettiva, nella codipendenza e in quello che è definito legame traumatico che spinge sempre “più avanti” l’asticella del grado di sopportazione della vittima.

Traumatic bonding: legame traumatico

La vittima non è “stupida” se non scappa via dalla relazione, purtroppo pensa di aver già stretto un legame troppo profondo e dal quale non può sottrarsi. In molti casi, il legame stretto sembra così intenso che i rapporti con altre persone passano in secondo piano.

E’ spaventoso guardare un amico sperimentare una relazione d’abuso, bisogna considerare che alla base vi è sempre una forma di dipendenza: il traumatic bonding e la dipendenza affettiva (o codipendenza) si verificano sempre in simultanea e vi è una forte base biochimica.

Il legame traumatico s’innesca a seguito di cicli ripetuti di abuso con rinforzi intermittenti di ricompense o punizioni. Questo modello, perpetuato nel tempo, crea potenti legami emotivi che resistono a ogni tipo di cambiamento. Il rinforzo intermittente è uno strumento pericoloso che il narcisista, e altri manipolatori, usano per costruire una sudditanza e dipendenza da parte del partner.

Il rinforzo intermittente

Il rinforzo intermittente è una tattica di manipolazione estremamente potente ed efficace.

Le ricerche dimostrano che quando le persone ricevono una ricompensa a intervalli costanti, iniziano ad aspettarsi la stessa ricompensa… questo avviene anche nelle relazione sane, dove la reciprocità aiuta il legame e aumenta il rinforzo. Nei legami insani, quando la persona riceve ricompense random, intervallate da maltrattamenti e forti alti e bassi, la persona inizierà a lavorare più duramente per ottenere la ricompensa sperata.

Le relazioni basate sull’intensità (come gli estremi alti e bassi tipici delle relazioni d’abuso) hanno effetti analoghi a quelli dati da altre dipendenze (dipendenza da gioco, droghe o alcol). L’interazione con un partner psicopatico o narcisista favorisce uno schema specifico di comportamento compulsivo che è mascherato da relazione intima. Come premesso, in realtà, un legame del genere non è una relazione d’amore ma una dipendenza emotiva con tutte le implicazioni biochimiche del caso.

Dal momento che la maggior parte delle relazioni manipolatorie ha più bassi che alti e poiché la persona manipolatrice è complessivamente dannosa, questo genera un legame traumatico.

Il risultato? Il legame traumatico funziona come un collante che cementifica la relazione e ostacola l’allontanamento del partner.

Gli alti e bassi emotivi possono creare dipendenza perché gli alti sono sostenuti dalla dopamina, che induce euforia, mentre quando la vittima sperimenta i bassi, non ha le energie e la lucidità per capire cosa sta succedendo perché tutto ciò che desidera è “un’altra dose”, sperimentare di nuovo l’altezza degli “alti”. E’ questo il meccanismo principale che tiene agganciata la vittima.

Il rinforzo intermittente crea un clima di dubbio, paura e ansia che costringe la vittima a cercare costantemente l’approvazione dal manipolatore che ha il potere di alleviare la sua angoscia. Quando finalmente la vittima otterrà le attenzioni che voleva (mediante adulazione, sesso e vedendo che per qualche tempo il partner è tornato ad essere la persona amabile che conosceva), si consoliderà il legame traumatico e continuerà ciclicamente, a oltranza, come una vera dipendenza.

Dissonanza cognitiva

Il tema della dissonanza cognitiva, in psicologia, è molto complesso, qui ne parlerò in maniera molto semplificata. Il termine “dissonanza cognitiva” descrive una situazione in cui si hanno, contemporaneamente, due pensieri completamente contrastanti o un comportamento che è in conflitto con le proprie convinzioni.

Anche la dissonanza cognitiva entra in gioco nel traumatic bonding con il narcisista. In che modo? La nostra psiche non tollera i dualismi ed è costantemente a caccia di coerenza e per questo attua dei meccanismi di difesa per “eludere” eventuali “dissonanze”.

Quando dentro di noi si verificano delle incongruenze, in automatico, vi è una spinta atta a permetterci di razionalizzare e/o cambiare il nostro atteggiamento, le nostre credenze, valori o azioni, cioè usiamo delle strategie per ridurre la dissonanza (incongruenza) che stiamo vivendo.

Per esempio, se hai speso 1000 euro per uno smartphone che non ti piace, ripensando al tuo investimento, inizierai a credere che quello smartphone poi non è così male, inizierai a fartelo piacere, inizierai a pensare che quello smartphone vale l’investimento! Questo perché è molto più comodo farsi piacere l’oggetto piuttosto che analizzare ed elaborare l’errore di aver speso tanti soldi per qualcosa di brutto! E’ un po’ ciò che accade nella relazione con un narcisista o un manipolatore, dove gli investimenti emotivi sono enormi.

Nella relazione con un narcisista gli investimenti non sono l’unica posta in gioco, vi sono vissuti emotivi, proiezioni, conflitti irrisolti… è chiaro che che la matassa da scogliere è enorme! Quando si tratta di un legame traumatico, la dissonanza cognitiva gioca un ruolo importante perché:

  • la vittima può ignorare o minimizzare gli abusi subiti fino a normalizzarli.
  • Può giustificare il comportamento del manipolatore (“mi ama, sta facendo del suo meglio”, “è costretto a comportarsi così”).
  • La vittima crede più facilmente a ogni bugia (“è solo una fase, le cose cambieranno”).
  • Crea nuove cognizioni (un po’ come farsi piacere lo smartphone dell’esempio precedente…).
  • La vittima attua enormi sovracompensazioni in altri ambiti della vita.

Il legame traumatico è una catena

Patrick Carnes (autorevole autore americano, celebre per i suoi lavori sul ruolo del sesso nelle relazioni di dipendenza) ha descritto il traumatic bonding come “un forte attaccamento emotivo tra una persona maltrattata e il suo maltrattatore” definendo il forte legame come il risultato di un ciclo di violenza emotiva o fisica perpetuato nel tempo.

Molti teorici concludono affermando che più lunga è la durata della relazione e più sarà difficile il distacco. Il legame con il manipolatore è più forte se la sua vittima è cresciuta in una famiglia disfunzionale perché è più incline e assuefatta a determinate dinamiche.

Cosa fare? Bisogna lavorare su se stessi, spostare l’attenzione dalla relazione a sé. Un supporto psicologico, in queste circostanze, è fortemente consigliato.

Nota bene: l’articolo è scritto al femminile ma vale per entrambi i generi. I miei contenuti vogliono sensibilizzare all’amore (quello vero, e non ai legami malati) e quindi al rispetto per se stessi, a prescindere dal genere o dall’orientamento sessuale.

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