La triangolazione del narcisista (in coppia, in famiglia e sul lavoro)

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triangolazione psicologia

Nonostante il titolo, la triangolazione non è una peculiarità tipica del narcisista. Questa dinamica è messa in atto dai bugiardi patologici, dai manipolatori, istrionici e, più in generale, dalle persone tossiche.

Si tratta di una dinamica tanto comune che, tutti noi, almeno una volta nella vita, ne abbiamo fatto parte. La triangolazione può presentarsi in diversi “formati“, così da adattarsi alle relazioni d’amicizia, ai rapporti romantici o alle cooperazioni professionali. Il narcisista sfrutta particolarmente questa dinamica in quanto gli fornisce il nutrimento di cui ha bisogno per fornire conferme al suo ego.

Cos’è la triangolazione?

Nel vasto elenco dei comportamenti tossici, la triangolazione è probabilmente quello più comune. E’ molto frequente nelle famiglie disfunzionali ma anche tra i banchi di scuola, nei luoghi di lavoro e nelle relazioni di coppia.

La triangolazione nei “rapporti a due” vede l’introduzione di una nuova presenza, percepita dalla “vittima” come minacciosa, come persona con la quale competere.

Con la triangolazione il manipolatore si riserva il diritto di lanciare un nuovo giocatore in campo e, al contempo, esercitare potere e controllo su entrambi i players.

Il manipolatore introduce una terza persona nella relazione per consolidare il suo potere e aumentare il controllo. In genere la triangolazione ha un bersaglio preferenziale ma talvolta non è così, perché il manipolatore si può compiacere di entrambe le pedine.

Nella dinamica più classiche, il narcisista manipolatore per fare ulteriore presa sul partner introduce la presenza di un ex o di un potenziale amante. Lo scopo è innescare insicurezza per assumere ancora più potere con delle piccole rassicurazioni che egli stesso elargisce con sapienza al bersaglio preferito.

In famiglia, dove ci cono almeno due figli, la triangolazione può avvenire tra genitore manipolatore, il figlio preferito e il capro espiatorio. Non mancano modelli di triangolazioni tra madre, figlio e padre. Lo scopo del genitore manipolatore è mettere gli altri due elementi della famiglia l’uno contro l’altra, seminare insicurezza e assicurarsi potere.

Nei luoghi di lavoro la triangolazione può farsi davvero pesante, in quanto vi sono già dei rapporti asimmetrici scanditi da ruoli e responsabilità.

Insomma, la triangolazione può presentarsi in molte forme ma è caratterizzata da sentimenti e scopi ben precisi. Il manipolatore, come vedremo, raggiunge il suo scopo, consolida il suo potere e paradossalmente stringe un legame ancora più forte con il bersaglio designato. Come è possibile? Mediante quel meccanismo noto come legame traumatico. Vediamo degli esempi più specifici.

La triangolazione nella famiglia disfunzionale

Sara e Giovanni sono fratelli, sono ormai adulti e vivono lontani da casa. Pur essendo fratelli si comportano come due estranei, un buon rapporto fraterno è stato precluso della perenne triangolazione attuata dalla madre.

Agli occhi della madre, fin da bambino, Giovanni era il preferito, destinato a fare grandi cose, Sara era il capro espiatorio della famiglia. Giovanni, dunque, era il bersaglio designato della triangolazione ma la madre traeva nutrimento narcisistico da entrambi i figli.

Il genitore manipolatore strumentalizzava a turno i figli, utilizzandone uno per far presa sull’altro: induceva alla competizione, faceva coalizioni segrete e aveva reso l’ambiente domestico fortemente competitivo. Sara e Giovanni sono cresciuti “sgomitando” tra loro, la posta in palio era l’amore materno.

I sentimenti comuni tra le pedine erano di svalutazione-valutazione, sicurezza-insicurezza, competizione, senso di inferiorità-superiorità… A turno i bambini si dividevano questi vissuti emotivi, interiorizzandoli.

La triangolazione nelle relazioni di coppia

Anna e Matteo sono fidanzati da diversi mesi durante i quali Matteo ha praticato un selvaggio love bombing (ha sommerso Anna di attenzioni, amore e affetto… sono stati mesi di sorprese e frequenti fughe romantiche).

Anna è innamorata persa ma ha notato che negli ultimi tempi Matteo si è allontanato, le manda meno messaggi del solito e le lunghe fughe romantiche sono divenute una rarità. Matteo ha anche iniziato a parlare di Lisa, una collega di lavoro molto avvenente e che le fa la corte. Stando a Matteo lui non fa niente per alimentare l’interesse di Lisa che, a suo dire, è del tutto spontaneo e addirittura indesiderato.

Matteo si trattiene a lavoro con Lisa e quando sono insieme evita di rispondere alle telefonate di Anna. Il clima nella relazione con Anna inizia a irrigidirsi e compaiono le prime gelosie, intanto Matteo stringe un ulteriore relazione con Lisa. A Lisa dice che presto o tardi chiuderà con Anna, mentre con Anna afferma che Lisa è molto avvenente ma che non c’è nulla… Intanto il clima che si è generato è di insicurezza, competizione e gelosia, lo stesso che si era generato tra Giovanni e Sara, nell’esempio precedente.

Il manipolatore riceve drammaticità e attenzioni, due ingredienti fortemente desiderati per appagare il suo costante bisogno di controllo e potere. L’insicurezza seminata in Anna non fa da repellente, Anna non si allontana perché l’alternanza dei sentimenti che sperimenta non fanno altro che consolidare quello che viene chiamato legame traumatico.

Legame traumatico

La comprensione non stenta ad arrivare quando i protagonisti della triangolazione sono due bambini in balia della madre (Sara e Giovanni), ma quando si tratta di un adulto, perché Anna non scappa? Perché Anna subisce il comportamento di Matteo? Le possibili risposte sono molteplici, ne riporto le tre più comuni.

Ipotesi #1 – le relazioni seguono un copione
Anna, durante la sua infanzia, potrebbe aver interiorizzato un modello affettivo disfunzionale e la relazione con Matteo non farebbe altro che fornire conferme e seguire un copione già preconfezionato.

Ipotesi #2 – il legame traumatico
Anna è stata ammaliata dal love bombing iniziale ed è entrata in un circolo vizioso fatto di punizioni e ricompense.  Le relazioni basate sull’intensità (come gli estremi alti e bassi tipici delle relazioni d’abuso) hanno effetti analoghi a quelli dati dalle sostanze stupefacenti. Questo meccanismo ha anche una spiegazione neurobiologica. Gli alti e bassi emotivi possono creare dipendenza perché gli alti sono sostenuti dalla dopamina, che induce euforia, mentre quando la vittima sperimenta i bassi, non ha le energie e la lucidità per capire cosa sta succedendo perché tutto ciò che desidera è “un’altra dose”, sperimentare di nuovo l’altezza degli “alti”. Tale meccanismo è alla base del legame traumatico.

Ipotesi #3 – periodo di vulnerabilità
Anna sta passando un brutto momento. Ha subito di recente un lutto o una perdita e, in questo periodo di vulnerabilità, si è aggrappata a Matteo.

In genere non c’è mai una risposta sola e spesso le varie ipotesi si sovrappongono.

Strumentalizzare l’altro

Chi attua la triangolazione usa le persone come se fossero oggetti. Strumentalizza l’altro per un suo tornaconto in termini di appagamento. L’altro è vissuto come un’estensione, qualcosa di utile per proteggere il proprio ego.

La triangolazione, per il manipolatore, è facile da attuare, costa poca fatica e, in più, dà un tornaconto assicurato. Ecco perché in genere questa modalità diviene preferenziale. Ciò significa che chi triangola con il proprio partner, probabilmente lo fa anche sul lavoro e nella famiglia di origine.

Come si disinnesca la triangolazione? Con l’apertura, il dialogo e l’autenticità. La soluzione è il confronto senza filtri e senza intermediari. Solo in questo modo si può valutare obiettivamente cosa sta realmente accadendo e agire di conseguenza.

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