La prima e vera vittima del manipolatore: se stesso

Illustrazione: Sad King by Rabin Dhakal

La manipolazione è un tema che nella nostra quotidianità ci troviamo a vivere molto più spesso di quanto possiamo pensare. In misura maggiore o minore probabilmente tutti abbiamo manipolato interagendo con gli altri. Non è difficile ritrovarsi in modo più o meno consapevole e in ogni ambito della propria vita, di esserne vittima e a volte anche artefice.

Il concetto di manipolazione è così ampio da assumere varie sfaccettature

Non necessariamente si deve essere deboli o insicuri per essere manipolati. Si può manipolare una persona facendo un discorso molto elaborato e convincente; anche una sola parola, espressa al momento giusto con il tono e l’inflessione di voce adeguata, può influire sullo stato d’animo di una persona.

Tuttavia ci sono persone che vanno ben oltre una sola manipolazione…persone che adottano la manipolazione come loro stile di relazionarsi per eccellenza; è il caso del manipolatore patologico.

“Di sicuro almeno una volta nella vita ci siamo sentiti come marionette nelle mani di qualcuno…legati da questi fili invisibili che devastano la nostra personalità”

È ben chiaro il concetto: il manipolatore è colui o colei che nel relazionarsi con l’altro instaura una sorta di gioco perverso. Facendo leva sulla debolezza e sul bisogno di affetto della sua vittima, il manipolatore usa le armi a lui congeniali per arrivare al suo scopo: la colpevolizza, la critica, ricorre al vittimismo, la aggredisce per ottenere soddisfacimento alle proprie richieste.

Probabilmente il manipolatore per eccellenza è la prima vittima di se stesso.

Il manipolatore nello strumentalizzare il prossimo finisce per essere la prima vittima dei suoi stessi atteggiamenti manipolatori.

Il manipolatore  può essere un partner, un familiare, un amico, un conoscente, un collega. Quando si fa riferimento al manipolatore si pensa subito al prototipo dell’individuo carismatico, che riesce a richiamare l’attenzione in modo eclatante ma dentro di sè esiste un’altro estremo radicalmente opposto.

A quella figura così sicura di sè si oppone una persona immatura, non autosufficiente, che necessita di attenzione costante e che desidera essere al centro dell’attenzione. Da qui il bisogno di assumere tecniche manipolatrici molto sottili, fino addirittura a impersonare  il ruolo di persona malata o che sta soffrendo. Questo atteggiamento non è da riscontrare in un potenziale partner o amico ma è anche tipico di una madre istrionica o della cosiddetta madre totalitaria.

Per un’approfondimento ti consiglio la lettura dell’articolo “Tipologie di madri e ripercussioni in età adulta

Da queste attitudini apparentemente pietose e bisognevoli, il manipolatore va tessendo la sua ragnatela nella quale cadranno tutte le persone di “buon cuore”. Infatti, bisognerebbe essere davvero “cattivi” per non soccombere ai richiami (che non si presentano mai come richiami in piena regola ma piuttosto camuffati), di un povero individuo che è stato tanto sfortunato nella sua vita.

Così, in molte occasioni il manipolatore ha la sua dose di malsana responsabilità per ogni volta che uno di noi lo asseconda, dato che ci stiamo assumendo la percentuale di responsabilità corrispondente per cedere alle manipolazioni.  Così, molte volte ci convertiamo in complici della manipolazione perchè non sappiamo come affrontare un manipolatore.

L’altra faccia del manipolatore

Ma, oltre alla conoscenza popolare del manipolatore come una persona che controlla i suoi sentimenti per realizzare i suoi obiettivi e che gestisce le più diverse situazioni per ottenerne profitto, vorrei fare luce sull’altra faccia del manipolatore e approfondire le diverse motivazioni che portano questo individuo ad adottare certi schemi comportamentali.

Ha problemi di autostima

Il manipolatore normalmente presenta una bassissima autostima. Crede di non essere sufficientemente in grado o capace di conseguire quello che desidera per via convenzionale. In questo modo assume la manipolazione come una strategia per realizzare i suoi propositi partendo dal ricatto emotivo (l’unica arma a lui congeniale).

E’ molto insicuro

In genere, il manipolatore è portato ad assumere atteggiamenti manipolativi solo per la necessità di vivere una sensazione di potere. E’ il suo bisogno di affermazione a indurlo in determinati atteggiamenti. Vive per la soddisfazione di raggiungere gli obiettivi strumentalizzando lo sfortunato che si trova di fronte.

Dato che non riesce a confidare nelle sue capacità, ha un continuo bisogno di riaffermarsi ed il modo che utilizza è quello di sottomettere gli altri al suo ricatto. Solo così riesce ad avere una sensazione di sicurezza anche se falsa.

Ha ricevuto feedback disfunzionali a livello relazionale

Il manipolatore non vede altri mezzi per esprimere le sue necessità, i suoi bisogni. In realtà, il manipolatore non ha la capacità di guardarsi davvero dentro per comprendere quelle che potrebbero essere i suoi reali bisogni: è da questo deficit che partono i suoi atteggiamenti più macchiavellici.

A questo deficit se ne aggiunge uno ancora più grave ; il manipolatore è completamente incapace di assumersi una qualsiasi responsabilità e per questo finisce per incolpare il prossimo di ogni sua insoddisfazione o fallimento.

Cosa potrebbe fare la vittima per uscirne?

Innanzitutto imparare a riconoscere il gioco perverso di cui è parte integrante, imparare a mettere dei chiari confini e farsi rispettare. Per poter arrivare a tale risultato occorrerà un lavoro finalizzato ad aumentare l’autostima, rafforzare la propria dimensione personale ed il riconoscimento e rispetto dei propri bisogni.

Cosa potrebbe fare il manipolatore?

Lui dovrebbe essere disposto (ma difficilmente lo farà) a mettersi in discussione e capire che non è in grado di entrare davvero in relazione. Imparare a leggere l’altro come un individuo che esiste fuori da sé, e di cui è giusto avere pieno rispetto. Imparare a chiedere in modo più adeguato senza usare l’altro.

Di una cosa dobbiamo essere consapevoli, entrambe queste figure hanno delle difficoltà. Sia chi più o meno consapevolmente accetta di interpretare il ruolo della vittima, perché senza questo tale gioco perverso non potrebbe esistere, che il manipolatore stesso.

Entrambe hanno bisogno di fare un lavoro su delle proprie specifiche lacune, che consentano ad uno (il manipolatore), di imparare ad entrare in relazione nel rispetto dell’altro, e non solo come qualcuno da usare.

E alla vittima di divenire più consapevole dei propri bisogni, e del proprio valore. Di imparare ad amarsi di più per entrare finalmente in un rapporto sano, dove poter anche ricevere ciò di cui ha pieno diritto, e non solo dare. Nessuno dei due sa entrare davvero in relazione, quindi entrambe hanno bisogno di essere sostenuti e guidati per poter ritrovare se stessi, e l’altro.

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Dottoressa in psicologia, esperta e ricercatrice in psicoanalisi. Admin del sito

1 Commento a “La prima e vera vittima del manipolatore: se stesso”

  1. Alessandra

    Mar 26. 2018

    In un rapporto di amicizia frasi come: “se sei davvero mia amica come dici, fai così”, “se mi vuoi bene, fai così/torna la persona che mi piace tanto”, “mi stai deludendo,pensavo mi volessi più bene di così” e simili…possono essere considerate manipolazione/ricatti emotivi?

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