Le lodi che rovinano l’autostima del bambino

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Dottoressa in psicologia, esperta e ricercatrice in psicoanalisi. Scrittrice e fondatore di Psicoadvisor

L’autostima è come una piantina delicata, che ha bisogno di cure e attenzioni per crescere sana e forte. Le sue radici affondano nel terreno dell’infanzia e il genitore che si impegna a piantarle ben solide e a rendere fertile il terreno, il figlio potrà attingere a questa preziosa risorsa per tutta la vita, con tutti i suoi alti e bassi. In pratica, sarà proprio il genitore a contribuire alla crescita e allo sviluppo di quella che è una delle più importanti risorse necessarie per affrontare gli alti e i bassi della vita.

Ogni genitore vuole che suo figlio cresca sano e felice

Ogni genitore desidera crescere un figlio con una buona autostima. Ma in molti casi le strategie che usa sono assolutamente controproducenti. Per esempio, lodare il piccolo può essere molto dannoso, a meno che non venga dato il giusto peso a certe parole. Le lodi inappropriate finiscono per creare dei bambini eccessivamente insicuri, piuttosto che sviluppare dei bambini capaci, sicuri ed empatici. Quali sono le lodi che distruggono completamente l’autostima del bambino?

L’esempio clinico: quanto le lodi hanno invalidato la vita di Anna?

Anna è figlia del “Che brava e che intelligente che sei, tu sei la migliore di tutti. Da grande farai grandi cose”. I suoi genitori hanno sempre avuto una fiducia notevole nei suoi confronti. Per sua madre, Anna era in grado di fare qualsiasi cosa, già da piccola.

Poi, Anna ha dovuto fare i conti con la realtà…con l’enorme delusione che ha avuto crescendo, quando si è accorta per esempio di non essere così brillante, di non essere così intelligente e brava a fare tutto. Quando non ha passato il primo esame universitario, Anna ha dovuto combattere contro i fantasmi del passato: come posso aver fallito? Perché sono stata bocciata se sono una super donna?

Da quel giorno Anna ha dovuto fare i conti con l’ansia, l’insicurezza, la paura di essere un’incapace e di non essere all’altezza di nulla! Sono passati 12 anni dal giorno del suo primo disastroso esame, si è finalmente laureata, lottando contro i fantasmi del passato…contro quell’ansia che le impediva di studiare, di sentirsi degna di potercela fare.

Grazie a un notevole percorso introspettivo, Anna ha imparato ad accettare il fallimento, le sue imperfezioni…Ora è ancora impegnata a limare la sua autostima con fatica e a colpi di errori ma ce l’ha fatta, a sue spese è una donna nuova, ha imparato ad accettarsi. L’esempio di Anna accomuna tanti ragazzi che sono cresciuti in una campana di vetro, per colpa di genitori che inconsapevolmente hanno alimentato un Ego che poi si è rivelato suo carnefice.

Le lodi che rovinano l’autostima del bambino

Pare più che evidente che non possa esistere alcun genitore non desideroso che il proprio bimbo possa evolversi avendo una buona autostima. Non per nulla, la maggioranza dei genitori, reputa che la cosiddetta lode sia necessaria ad ogni bambino come l’aria. Tuttavia, questo modo di pensare raffigura perfettamente il prototipo di strategia in grado di produrre solamente effetti controproducenti. Infatti, se non viene dato il peso giusto a determinate parole, il lodare può diventare molto dannoso per qualsiasi bambino. Vi è un sottile e delicato filo che porta anche verso forme di narcisismo.

Se si desidera effettivamente favorire il suo sviluppo empatico, se si desidera che il proprio figlio sia sicuro e capace, allora si deve comprendere quali possano essere le tipologie di lodi che vanno a distruggere la sua autostima.

1. Lodare in maniera eccessiva e senza sostanza

Senza rendersene conto, molti genitori lodano in modo sproporzionato i loro figli. Ad esempio, alcuni genitori possono lodare il loro bambino per tutto il percorso verso casa solo per un buon tiro a canestro o un gol nella partita. Le lodi esagerate spesso includono parole come “eccezionale”, “perfetto” e “migliore”. Ma è certo che questi elogi esorbitanti non danno buoni frutti. Quando, per esempio, diciamo “sei intelligente” quando nostro figlio riesce a risolvere un problema, implichiamo che quando non riuscirà subito a risolverlo non è intelligente.

COSA FARE?

Rivolgere un complimento al duro lavoro, alla pratica, al tempo di studio e alla fatica fatta. Si tratta di elogiare le caratteristiche che ci interessa sviluppare, come la perseveranza e la dedizione. Pertanto, la prossima volta, un semplice “Buon lavoro!”, accompagnato da un sorriso o un abbraccio, potrebbe essere sufficiente.

2. Lodare le capacità naturali

È normale che i genitori si emozionino se il loro figlio segna più gol di chiunque altro o se mostra un talento musicale eccezionale per la sua età. Di conseguenza, i complimenti del tipo “sei un grande giocatore”, “sei un artista” o “sei il migliore” sono piuttosto comuni.

Ma ancora una volta, questi riconoscimenti si concentrano nell’evidenziare le caratteristiche erronee. Infatti, non possiamo dimenticare che in molti sport ed espressioni artistiche i bambini sono stati scelti per le loro abilità naturali, come il coordinamento, la velocità, il buon orecchio o la voce.

Tuttavia, queste capacità non sono sufficienti a ritagliarsi una carriera, quello che veramente fa la differenza è la persistenza e la dedizione. Non è la prima volta che dei bambini con delle ottime doti per la recitazione, ad esempio, non vanno lontano a causa delle loro decisioni sbagliate, mentre altri, meno dotati, fanno carriera grazie alla loro perseveranza.

La cosa peggiore è che questo tipo di elogi finisce per influenzare i bambini dato che, se hanno questa capacità, naturalmente, penseranno che non hanno bisogno di sforzarsi troppo. Infatti, uno studio condotto da psicologi della Columbia University ha rivelato che i bambini che ricevono questo tipo di lodi sono meno propensi a scegliere delle sfide difficili perché hanno paura di fallire, e questa li può portare ad arrendersi.

COSA FARE?

Centrare la lode sull’azione, piuttosto che nella capacità. Anche in questo caso, è preferibile concentrarsi sul loro desiderio di eccellere e lavorare sodo, perché quelle sono le cose che il bambino può effettivamente controllare e in cui è necessario essere motivati.

3. Trasformare le lodi in etichette

Non vi è niente di più limitante che le etichette, anche se sono “positive”. Le etichette, in linea di principio, riducono la nostra personalità a una caratteristica. Infatti, molti genitori, quando lodano i loro figli, usano sempre le stesse parole, con le quali creano un’etichetta. In questo modo, i bambini crescono pensando che sono solo “un giocatore”, “un atleta” o “un artista”. Tuttavia, se vogliamo che i nostri bambini si sviluppino pienamente, non è opportuno limitare il loro “io” a queste capacità.

Inavvertitamente, con questo tipo di lode i genitori stanno dirigendo l’attenzione dei loro figli verso queste capacità, facendo notare che sono solo questo e che probabilmente avranno successo nella vita solo per questo. Questo atteggiamento limita inevitabilmente il loro universo d’interessi.

COSA FARE?

Evitare l’uso di etichette negli elogi e cercare di espandere l’universo del bambino, facendogli intravedere il suo potenziale. Deve essere il bambino a scegliere ciò che gli piace e gli interessa veramente.

4. Trasformare le lodi in vergogna

In molti casi, i genitori cominciano lodando un atteggiamento o un’attività che il bambino ha fatto, e completano la frase con un richiamo, alla fine del discorso. Per esempio: “Sei stato bravissimo ad avere quel voto: ho fatto bene a farti giocare meno alla play station, così hai studiato di più. Ecco, non dimenticarlo, altrimenti in futuro andrai malissimo e avrai brutti voti”

Quello che era iniziato come un complimento per il voto raggiunto, finisce per generare la sensazione di minaccia nel bambino. L’aggiunta di un “te lo avevo detto” toglie alla lode tutte le sensazioni positive che si desiderava risvegliare, i bambini non comprendono l’ironia, e tanto meno il sarcasmo.

Quando aggiungiamo alla fine della lode una frase di questo tipo, il bambino resta con l’amaro in bocca e la lode non riesce a rafforzare il comportamento positivo, trasmette l’idea che, qualunque cosa lui faccia, i suoi genitori non saranno mai soddisfatti. Pertanto, finisce per creare un senso di disperazione e disfattismo, quindi non sorprende che il bambino assuma un’attitudine difensiva e di sfida.

COSA FARE?

Concentrarsi sullo sforzo realizzato, nella soluzione del problema, piuttosto che nelle difficoltà che questo potrebbe causare. Naturalmente, non si tratta di ovviare alle conseguenze dei problemi, ma di garantire che la lode faccia il suo lavoro: fare in modo che il bambino si senta bene e rafforzi il comportamento positivo.

5. Aggiungere pressione alla lode

Le lodi dovrebbero mirare a motivare i bambini, non devono aggiungere più pressione. Ma spesso i genitori fanno l’errore di trasformare la lode in una fonte d’ansia. Ad esempio, alcuni genitori dicono: “Hai fatto molto bene, la prossima volta farai meglio”, o “Sei stato grande, la prossima volta non mi aspetto di meno da te”. Il problema è che in questo modo nel bambino si instilla la paura del fallimento. Il bambino deve caricarsi sulle spalle le aspettative dei genitori, e queste sono spesso così grandi da schiacciarlo.

COSA FARE?

Lodare il risultato attuale, senza fare riferimento al futuro, non aggiungere ulteriore pressione. È importante che il bambino capisca che è amato a prescindere dai successi o dagli errori. In questo modo non diventerà una persona dipendente dal giudizio degli altri.

RICORDA

Se è giusto che ogni genitore aspiri al meglio per il proprio figlio è anche, tuttavia, doveroso non caricarli di troppe aspettative. Anche se per ogni mamma e papa il proprio figlio è capace di poter far qualsiasi cosa, è bene rendersi conto che la vita può, in certi casi drammaticamente, portare verso tutt’altri risultati.

La realtà è come una livella, ed ecco perché è quanto mai corretto, per non distruggere l’autostima del proprio figlio, non prendere “lucciole per lanterne”. Se, infatti, un domani fosse bocciato ad un esame si rischierebbe di far apparire brutti fantasmi che potrebbero portarlo a far credere di essere un fallito.

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A cura di Ana Maria Sepe, psicologo e fondatrice della rivista Psicoasvisor
Autore del libro Bestseller “Riscrivi le pagine della tua vita” Edito Rizzoli
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